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Un Lotto riscoperto, Lorenzo Lotto, Accademia Carrara, Chiesa di San Bernardino, Basilica di Santa Maria Maggiore, Bergamo

Lorenzo Lotto attraverso Bergamo
dal 3 dicembre 2016 al 26 febbraio 2017


Un grande progetto espositivo che si articola nella mostra Un Lotto riscoperto, presso Accademia Carrara, nell’itinerario in città Lorenzo Lotto Tour – LLT, organizzato dalla Fondazione Adriano Bernareggi, e nella visita al Coro della Basilica di Santa Maria Maggiore, proposta dalla Fondazione MIA.


“Un anno dopo Io sono il Sarto Accademia Carrara punta ancora l’attenzione su uno di quegli artisti che oggi si definiscono identitari per un museo. Quel Lorenzo Lotto irrequieto, visionario, modernissimo di cui la nostra pinacoteca conserva una delle maggiori raccolte al mondo. E proprio perché irrequieto e visionario, infallibile fotografo delle più sottili sfumature psicologiche, molto amato e studiato nel Novecento. Nonostante una simile ricchezza di studi, posso qui dire con orgoglio che l’esposizione è “ad alto tasso di novità”. Il museo come produttore di novità. Ma anche come chiave, per scoprire un territorio che ha moltissimo da offrire.” 
Giorgio Gori, presidente Fondazione Accademia Carrara
“Un percorso prezioso e, insieme, approfondito, nel mondo creativo di Lorenzo Lotto, pittore che non cessa mai di affascinarci. Invenzioni visionarie e dettagli umanissimi, luci tremule e composizioni sofisticate, volti indimenticabili e gesti espressivi da scoprire in un itinerario intenso che conta, tra capolavori riconosciuti, inediti e novità.”
Emanuela Daffra, direttore Fondazione Accademia Carrara
La Diocesi di Bergamo ha accolto volentieri l’invito a prendere parte attiva nella realizzazione di questo nuovo approfondimento su Lorenzo Lotto, che vede la collaborazione tra Accademia Carrara, Ufficio Beni culturali, Fondazione Adriano Bernareggi e le parrocchie cittadine. Molti dei capolavori che Lotto ha realizzato sono stati commissionati dalle chiese delle contrade della città, dove tutt’oggi sono custoditi con grande attenzione e passione. Il desiderio di guidare i visitatori in un percorso agile e articolato attraverso questi luoghi di fede e bellezza si concretizza in Lorenzo Lotto Tour – LLT, ideato dalla Fondazione Bernareggi: un viaggio che, a partire dal “museo diffuso” nella città, approda alla Carrara e da qui idealmente riparte in cerca di nuove scoperte.
Don Fabrizio Rigamonti, direttore Ufficio Beni Culturali e Ufficio Pastorale della Cultura Diocesi di Bergamo
“La Fondazione MIA è felice di contribuire alla mostra dedicata a Lorenzo Lotto promossa da Accademia Carrara. Lorenzo Lotto è una figura centrale nella storia della Basilica di Santa Maria Maggiore dove è conservato uno dei suoi gioielli, il coro intarsiato, ultima grande opera realizzata dall’artista. Interessante la scoperta della corrispondenza tra Lotto e gli allora Reggenti della Misericordia Maggiore, proprio mentre stava realizzando i disegni preparatori delle tarsie, tramite cui è stato possibile ricostruire la personalità e la psicologia del grande artista, nonché i segreti della sua arte. Nell’occasione, la Fondazione MIA comunica che a completamento dei lavori all’impianto di illuminazione della Basilica, si provvederà anche alla nuova illuminazione del coro.”
Fabio Bombardieri, presidente Fondazione MIA


Per incontrare il veneziano Lorenzo Lotto: due opere inedite, il racconto della scoperta, prestiti nazionali e internazionali in dialogo con gli straordinari dipinti della collezione dell’Accademia Carrara, un itinerario nella città di Bergamo, un progetto dedicato a un artista che a ogni nuovo sguardo torna a emozionare e sorprendere per la sua visone che appare così vicina alla nostra figurazione da apparire quasi “contemporanea”.
L’esposizione intende approfondire un importante momento del percorso di Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 circa – Loreto, 1556/57), una fase che coincide con gli ultimi anni trascorsi dal pittore a Bergamo.
Dall’Accademia Carrara alla Basilica di Santa Maria Maggiore, al Museo Adriano Bernareggi e oltre, verso le opere di Lotto presenti in città, luoghi in alcuni casi di difficile accesso, che sarà possibile visitare grazie a una rete di collaborazioni.
Punto di partenza: un eccezionale inedito che si collega a una delle imprese più celebri del pittore, la realizzazione dei disegni per le tarsie lignee del coro della Basilica di Santa Maria Maggiore, creduta sinora una replica antica di quella negli stalli del coro della Basilica, custodita nel Luogo Pio Colleoni. La mostra parte da questo capolavoro ritrovato.

Gianfrancesco Capoferri (da disegno di Lorenzo Lotto), La Creazione, 1523, tarsia lignea; Bergamo, Luogo Pio Colleoni

Gianfrancesco Capoferri (da disegno di Lorenzo Lotto), La Creazione, 1523, tarsia lignea; Bergamo, Luogo Pio Colleoni

L’oggetto, di finissima esecuzione, viene ora proposto come una delle tarsie, e non come una copia, destinata al coro intarsiato della Basilica di Santa Maria Maggiore, che furono realizzate a titolo di saggio e direttamente profilate da Lotto, che fornì il disegno e che rifinì personalmente. Un’impresa avviata nel 1522 e talmente originale, per tecnica e invenzioni di racconto, da rimanere unica, apice dell’intera carriera di Lotto per lo straordinario universo narrativo e simbolico. Accanto alla tarsia sono esposti due studi preparatori a inchiostro, realizzati per opere maggiori, uno dei quali inedito e di recente attribuzione.

Lorenzo Lotto, Due apostoli, 1510-12 circa, inchiostro su carta, Milano, Pinacoteca di Brera, cm 19 x 23

Lorenzo Lotto, Due apostoli, 1510-12 circa, inchiostro su carta, Milano, Pinacoteca di Brera, cm 19 x 23

Nel 1524 l’Europa intera è percorsa da tensioni religiose fra luterani e cristiani fedeli alla Chiesa di Roma. L’arte partecipa al dibattito e offre versioni, visioni, insegnamenti che indirizzino verso una presunta verità di fede. In quell’anno la confraternita della Misericordia Maggiore di Bergamo chiede a Lorenzo Lotto di concepire i cartoni per la decorazione intarsiata del coro della chiesa di Santa Maria Maggiore; lo scopo è fornire ai fedeli una rassicurante “enciclopedia” simbolica che organizzi il sapere religioso in una coerente costruzione spirituale. Ne scaturisce uno dei capolavori del pittore, un percorso visivo tra ermetismo e cabala, un cammino iniziatico che conduce attraverso una selva di allegorie dall’oscurità alla luce, dall’ignoranza al Sole divino della conoscenza.
Il percorso espositivo prosegue poi ponendo in dialogo alcuni dipinti di Lotto appartenenti alle raccolte dell’Accademia Carrara, con altre opere in prestito eseguite negli stessi anni.

Lorenzo Lotto, Ritratto di Lucina Brembati, 1521-23 circa, olio su tavola Bergamo, Accademia Carrara, cm 52,6 x 44,8

Lorenzo Lotto, Ritratto di Lucina Brembati, 1521-23 circa, olio su tavola Bergamo, Accademia Carrara, cm 52,6 x 44,8

Autentici capolavori: dall’enigmatico e affascinante Ritratto di Lucina Brembati alle Nozze mistiche di Santa Caterina di Palazzo Barberini a Roma, nel quale si ritrova quella felice vena narrativa e quella singolare attitudine a elaborare immagini non convenzionali, che caratterizza anche le invenzioni degli anni bergamaschi.

Lorenzo Lotto, Nozze mistiche di santa Caterina, 1524, olio su tela Roma, Gallerie Nazionali di Arte Antica, Palazzo Barberini, cm 98 x 115

Lorenzo Lotto, Nozze mistiche di santa Caterina, 1524, olio su tela
Roma, Gallerie Nazionali di Arte Antica, Palazzo Barberini, cm 98 x 115

Lorenzo Lotto, Ritratto di giovane, 1502 circa, olio su tavola; Bergamo, Accademia Carrara, cm 34,2 x 27,9

Lorenzo Lotto, Ritratto di giovane, 1502 circa, olio su tavola; Bergamo, Accademia Carrara, cm 34,2 x 27,9

Dal Ritratto di giovane al presunto Autoritratto del Museo Thyssen di Madrid,

Lorenzo Lotto, Autoritratto (?), 1510-13 circa, olio su tavola; Madrid, Thyssen-Bornemisza, cm 43 x 35

Lorenzo Lotto, Autoritratto (?), 1510-13 circa, olio su tavola; Madrid, Thyssen-Bornemisza, cm 43 x 35

Lorenzo Lotto, Assunzione di Maria, 1527, olio su tela; Celana, Chiesa di Santa Maria Assunta, cm 238 x 193

Lorenzo Lotto, Assunzione di Maria, 1527, olio su tela; Celana, Chiesa di Santa Maria Assunta, cm 238 x 193

all’Assunta di Celana, opera che dopo anni torna a essere protagonista di un’esposizione dedicata all’artista e che traspone su scala monumentale l’invenzione contenuta nella tarsia della Creazione; al San Pietro che piange e Giuda che restituisce i trenta denari, mai viste accostate, accomunate da un medesimo gusto per il racconto, arricchito da dettagli sorprendenti poiché quotidiani, per immagini animate da ombre discontinue entro le quali si fanno strada luci imprevedibili, per scorci audaci, per impaginazioni complesse e sempre varie. Insieme ci confermano un Lotto narratore, capace come pochi di parlare alla sensibilità moderna.
Nella chiesa di San Bernardino in Pigolo c’è la Pala di San Bernardino, olio su tela, del 1521.

Lorenzo Lotto: Pala di San Bernardino in Pigolo, olio su tela (287x268 cm), 1521


Lotto in Accademia Carrara. Note sulla “fortuna” dell’artista
di Paolo Plebani

Con un elenco di luoghi lotteschi si apre la lettera che Bernard Berenson inviava il 12 maggio 1895 a Isabella Stewart Gardner, impegnata, insieme al marito, in un lungo tour europeo che era iniziato nel giugno del 1894 e che sarebbe durato oltre un anno, la maggior parte del quale trascorso in Italia. Dalla sua stanza a Villa Kraus, sulle colline di Fiesole, il giovane e promettente storico dell’arte, formatosi a Harvard, forniva all’ambiziosa collezionista qualche utile consiglio di visita alla città di Bergamo e alla sua Pinacoteca.
La lettera, infatti, menziona esplicitamente alcune celebri opere di Accademia Carrara, ma il primo pensiero di Berenson, consegnato a una formula stringata e quasi lapidaria, come di chi sull’argomento non aveva bisogno di fornire ulteriori spiegazioni (“In the Gallery, the Lottos”), correva al protagonista delle sue recenti fatiche di studioso.
Berenson aveva pubblicato da pochi mesi la prima monografia dedicata a Lorenzo Lotto e l’artista era ormai da diversi anni al centro dei suoi interessi e delle sue ricerche, al punto da farne il banco di prova del suo modo di fare storia dell’arte. Pochi giorni dopo, sabato 18 maggio, Isabella e il marito, John L. Gardner, accompagnati da una coppia di amici, percorrevano le sale del museo, come indicano le loro firme apposte nell’album dei visitatori della Carrara. John Gardner moriva pochi anni dopo, nel 1898, e da quel momento Isabella si dedicò alla realizzazione di un grande sogno che cullava da tempo insieme al marito: la costruzione di un museo nel quale allestire gli oggetti d’arte che avevano raccolto e che continuerà a procurarsi grazie anche ai consigli di Berenson. A giudicare dalle scelte collezionistiche di Isabella, Lotto non fece mai davvero breccia nel suo cuore e Berenson, che pure esortò l’amica in più di un’occasione, non riuscì a farle comprare nessun dipinto dell’artista. Significativa in questo senso è la lettera del 1 giugno 1903, nella quale lo storico dell’arte scrive alla gentildonna per proporle l’acquisto di un ritratto di Lorenzo Lotto, un dipinto non identificato, nonostante venga descritto nel dettaglio e soprattutto con grande entusiasmo. La proposta non venne accettata, con grande rammarico di Berenson che, il successivo 5 luglio, scriveva all’amica: Carissima, quasi mi dimenticavo di dirvi quanto sono rammaricato del fatto che non acquisterete il Lotto. Credo voi siate molto, molto, molto, molto e mille volte ancora “molto” in errore; ma non ha senso augurare all’Isabella Gardner Museum più di quanto Isabella Gardner stessa desideri … Dimenticato rapidamente dopo la sua morte, persino schernito da qualche suo contemporaneo come l’Aretino, all’inizio dell’Ottocento, il secolo delle riscoperte, Lotto non godeva di buona stampa. Si consideri ad esempio il giudizio senza appello e per certi versi ingeneroso dello storico dell’arte tedesco Carl Friedrich von Rumohr, che risulta ancor più severo se si pensa che è inserito nel quadro di una valutazione sostanzialmente positiva della scuola pittorica bergamasca. Lotto avrebbe dovuto aspettare ancora per oltre mezzo secolo, prima di trovare in Bernard Berenson un appassionato e tenace avvocato patrocinatore della sua causa. Se tuttavia, le ben tre edizioni della monografia sull’artista pubblicate dallo storico dell’arte (1895, 1901, 1955) hanno avuto il merito di consacrare definitivamente la figura di questo pittore, il terreno per le ricerche di Berenson fu dissodato nei decenni intorno e dopo la metà dell’Ottocento da diversi appassionati cultori di Lotto. La cittadina orobica, custode gelosa di non poche testimonianze figurative dell’artista, si ritaglia in questa vicenda un suo spazio non secondario. Non è privo di significato ad esempio che nell’autunno del 1855 Sir Charles Lock Eastlake, pochi mesi dopo la nomina a direttore della National Gallery di Londra, tentasse di acquistare per il suo museo la pala che si trovava e tuttora si trova sull’altare maggiore della chiesa di San Bernardino a Bergamo, incaricando Prospero Arrigoni, intermediario e commerciante d’arte residente in Borgo San Leonardo, di fare un’offerta agli amministratori del luogo di culto …


Lotto è artista errabondo per antonomasia, ma le sue peregrinazioni si svolgono in territori circoscritti, dove ritorna più volte. Venezia, dove nacque nel 1480, Treviso, le Marche e poi Bergamo, dove risiedette dal 1513 al 1525. A Roma, alla corte papale, tra il 1508 e il 1509, nonostante Lotto non fu uomo da frequentazioni principesche. I suoi committenti furono umanisti, colti religiosi, ricchi mercanti. Per essi ha realizzato di volta in volta ritratti indimenticabili, immagini per la devozione privata, pale d’altare ogni volta sorprendenti, cicli di affreschi. Irrequieto, scosso da una religiosità tormentata, che si specchia in alcuni temi della riforma protestante allora agli inizi, incapace di curare con efficacia i propri affari, morì in povertà nel Santuario della Santa Casa di Loreto, dove si era ritirato a vivere.


Lorenzo Lotto | Attraverso Bergamo è un percorso che racconta uno degli artisti del Rinascimento più vicini alla sensibilità moderna, anche attraverso una serie di iniziative per il pubblico: visite guidate, percorsi didattici pensati per bambini e ragazzi, una pubblicazione e un progetto teatrale nel mese di gennaio.
Un progetto Fondazione Accademia Carrara con la collaborazione di Comune di Bergamo, Diocesi di Bergamo e Luogo Pio Colleoni, da dicembre 2016 a febbraio 2017, a cura di Emanuela Daffra e Paolo Plebani.


La Fondazione Accademia Carrara si è costituita il 25 giugno 2015 per meglio adempiere, alla luce dei cambiamenti sociali e culturali di questi ultimi anni, a quelle che furono le volontà del conte Giacomo Carrara. Egli, nell’istituire nel 1796 l’Accademia in estrema sintesi intendeva “promuovere lo studio delle belle arti onde giovare alla Patria e al Prossimo”. Azioni e finalità antiche, dunque, ma tuttora validissime. Proprio perché riconosciute come attuali e centrali nella costruzione della compagine sociale, si è scelto per lo straordinario patrimonio civico di Bergamo un modello di gestione che coniugasse autonomia, snellezza ed efficacia nel perseguire la più attenta conservazione e la più moderna valorizzazione a vantaggio della collettività. Il socio promotore di Fondazione Accademia Carrara è il Comune di Bergamo, insieme a soci fondatori quali Fondazione Credito Bergamasco, Fondazione Emilio Lombardini, SACBO spa e soci cofondatori, Fondazione MIA e Innowatio spa. Partner di Fondazione Accademia Carrara è Rulmeca Holding spa. Il consiglio di amministrazione è presieduto da Giorgio Gori e la vicepresidenza è stata affidata da Miro Radici. I consiglieri sono Angelo Piazzoli, Corrado Benigni, Marco Fumagalli e Willi Zavaritt. Il Comitato dei Garanti, anch’esso presieduto da Giorgio Gori, è composto da Tito Lombardini, Mario Ratti, Fabio Leoncini, Alessandro Cainelli, Ignazio Bonomi. Il direttore di Fondazione Accademia Carrara è Emanuela Daffra.
Nel 1796 nasce Accademia Carrara: 1.796 dipinti in collezione compresi tra il XV e il XIX secolo più di 130 sculture comprese tra XV e il XIX secolo; 2.824 disegni antichi 777 disegni realizzati, dall’inizio del XIX al XX secolo, da allievi di Accademia Carrara 1.632 calchi;  62 tra gessi, affreschi staccati, grandi cartoni preparatori circa 7.600 stampe antich;  1.300 libri antichi; 976 medaglie; 221 monete 46 sigilli antichi; 320 cornici; 180 tra mobili, bronzetti, porcellane, oggetti di oreficeria 60 ventagli; 133 peltri.
Autori: Donatello, Pisanello, Antonio Vivarini, Vincenzo Foppa, Andrea Mantegna, Giovanni Bellini, Carlo Crivelli, Sandro Botticelli, Bergognone, Cima da Conegliano, Vittore Carpaccio, Raffaello, Tiziano, Evaristo Baschenis, Fra Galgario, Tiepolo, Pittochetto, Canaletto, Piccio, Francesco Hayez, Pellizza da Volpedo. Tra i più ampi corpus al mondo di Lorenzo Lotto e Giovan Battista Moroni.


La Fondazione Adriano Bernareggi è un’istituzione legata alla Diocesi di Bergamo che svolge attività di animazione culturale. L’istituzione è fortemente impegnata sul territorio che ha dato i natali a Caravaggio e a Donizetti, ha adottato il Lotto e ospita veri e propri gioielli della storia architettonica. Una realtà da promuovere in un’ottica elevata, attraverso le forme più stimolanti della tradizione culturale: l’arte, la letteratura, la musica, il teatro. La Fondazione conta su un team di professionisti della cultura locale e non solo, impegnati a coordinare la conservazione e la diffusione della conoscenza su tutti i fronti. Un network di collaboratori provenienti dal mondo ecclesiale e laico, uniti nell’obiettivo di promuovere per tutti occasioni di crescita culturale. Alle iniziative itineranti nei teatri, nelle scuole e nelle parrocchie, la Fondazione Bernareggi affianca un’intensa attività espositiva e organizzativa all’interno di tre location di grande valore storico e artistico sia a livello strutturale sia per il loro contenuto. Tre spazi dedicati alla conservazione di realizzazioni storiche e artistiche, aperti a tutta la comunità. La Fondazione Bernareggi cerca di entrare nel dibattito culturale di interesse comune attraverso una serie di attività che comprendono tutti i principali ambiti del sapere: dal pensiero all’arte, dall’educazione alle performance teatrali, dalla parola scritta alla condivisione.


Il Museo Bernareggi
La struttura fu realizzata all’inizio del ‘500 dal celebre architetto Pietro Isabello per volere di Bartolomeo e Zovanino Cassotti e gode del contributo decorativo di Donato Fantoni. Nel 2000 il palazzo fu donato dagli eredi Bassi Rathgeb alla Diocesi, con l’espressa richiesta di adibirlo a museo. Il museo conserva 2.800 beni di cui 650 esposti nelle sale. Sono presenti opere di Lotto, Moroni, Rembrandt, Luca di Leida, Manzù.


Il Museo della Cattedrale
Inaugurato il 25 agosto del 2012, Il Museo della Cattedrale nasce da un’attività di scavi durata otto anni, da cui sono emerse un’antica cattedrale paleocristiana e una successiva cattedrale romanica del XII secolo, oltre a una domus romana del I secolo d.C. Oggi i resti sono visibili al pubblico grazie alla Fondazione che mira a far conoscere la storia della Chiesa attraverso le affascinanti eredità architettoniche dell’edificio.


L’oratorio di San Lupo
Dal 2007, dopo la ristrutturazione dell’ex oratorio di San Lupo, la Fondazione Bernareggi mantiene in vita un progetto espositivo legato all’arte contemporanea. Questo genere di impegno è quello che almeno negli ultimi anni ha avuto più risonanza sulla stampa di riferimento e ha richiamato più di 20.000 visitatori. L’impegno della Fondazione per l’arte contemporanea serve a offrire a un pubblico molto spesso lontano o perplesso in materia, occasioni di semplice conoscenza della natura, delle forme, delle logiche dell’arte contemporanea.


La Fondazione MIA
Sorge a Bergamo nel 1265 per opera di due domenicani, il vescovo Erbordo e il beato Pinamonte da Brembate. Nel tempo alla Misericordia il Comune delega le funzioni di pubblica assistenza e l’iniziativa dell’istruzione. Il Consorzio diviene con il passare degli anni istituzione di grandissima importanza non solo benefica, ma anche nel campo economico, sociale, culturale e dell’istruzione. Nel 1449 il Comune affida alla MIA la Basilica di Santa Maria Maggiore, monumento civile di proprietà del Comune di Bergamo, che da allora diviene “parte nobilissima e principale” dell’amministrazione del Consorzio. Nel 1454 il Papa Nicolò V° con una Bolla sanziona l’autonomia del “Consorzio della Misericordia” e sottrae la Basilica alla giurisdizione del Vescovo, sancendo il vincolo tra la MIA e la Basilica medesima. Dopo questa unione con la Basilica si moltiplicano le donazioni e i lasciti testamentari, in cambio di distribuzione di pane ai poveri e di avvio allo studio di studenti bisognosi. Allo splendore del culto della Basilica, come pure al mantenimento e continuo abbellimento dell’edificio, la MIA da sempre dedica parte delle sue risorse economiche. Le mirabili tarsie del coro (su disegno di Lorenzo Lotto), i preziosi arazzi di fabbrica toscana e fiamminga, il magnifico confessionale di Fantoni, le decorazioni barocche e tutto l’arredo sono opera della MIA. Le crescenti esigenze per garantire l’ufficiatura della Basilica suggeriscono nel secolo XVI la fondazione di una scuola di chierici (Accademia) poi trasformata in Collegio Mariano, che anticipa il ginnasio-liceo di piazza Rosate (la Misericordia Maggiore per oltre due secoli e mezzo si assume così l’onere di gestire la scuola pubblica superiore cittadina). Per secoli, quasi ogni primavera, esaurite le scarse provviste custodite nei granai, affluiscono in città migliaia di derelitti, che ottengono dalla MIA il minimo per sopravvivere fino al successivo raccolto. Alla fine del ‘700 la Rivoluzione Francese porta profondi cambiamenti e l’antichissimo Consorzio diviene parte della pubblica amministrazione. Attorno al XIX° secolo il Maestro Giovanni Simone Mayr, all’epoca il più noto e importante compositore europeo, concepisce il progetto della “Pia Scuola di Musica”, in cui sono accolti alcuni ragazzi poveri per apprendere il canto ed il suono. La Pia Scuola ha risultati eccellenti, sia per il valore dei discepoli (valga per tutti il nome di Gaetano Donizetti) sia per le esecuzioni in S. Maria. Qualche anno dopo, la Pia Scuola si stacca dalla Cappella Musicale e si trasforma nel Civico Istituto Musicale Gaetano Donizetti. Rimane oggi viva e attivamente operante la Cappella di S. Maria Maggiore, cui la MIA dedica le proprie cure. Dal 1808 la MIA confluisce nella Congregazione di Carità e nel 1937 nell’Ente Comunale di Assistenza. Nel dicembre del 1978 ritrova la sua autonomia. Con la normativa ultima, Legge Regionale n. 1/2003 l’istituzione da IPAB è passata a Fondazione e viene amministrata da un Consiglio composto da nove Consiglieri, nominati dal Sindaco del Comune di Bergamo. Dal gennaio 2004 la MIA – Congregazione della Misericordia Maggiore di Bergamo ha assunto la forma giuridica di Fondazione, in modo da poter proseguire – con strutture più adeguate alle necessità di oggi – la missione che l’ha contraddistinta negli oltre sette secoli di esistenza: occuparsi di istruzione, cultura, religione e assistenza, secondo i principi dello Statuto.


Luogo Pio della Pietà, ente benefico fin dall’inizio del 1476, in osservanza alle ultime volontà del condottiero Bartolomeo Colleoni, ha sede nell’edificio che era la dimora bergamasca del generale, che vi soggiornava quando si trovava a passare in città, giacché solitamente risiedeva con la famiglia in altre dimore come il “bellissimo palazo” di Brescia, costruito nel 1455, il Castello di Malpaga o la “Casa del Capitano” a Martinengo. L’edificio di Bergamo, anticamente appartenuto alla famiglia Suardi, era, invece, stabilmente abitato da Vanotto Colombi, uomo di fiducia del Capitano, che da questa residenza amministrava il vasto patrimonio immobiliare da lui conquistato. La dimora non fu oggetto di particolari ristrutturazioni prima che Bartolomeo, nell’ottobre 1475, destinasse il palazzo a sede della “Pietà” con il vincolo di inalienabilità. Giunto in età avanzata e privo di discendenza maschile, Bartolomeo aveva effettuato, nel 1466, una donazione inter vivos alla città di Bergamo di un ingente patrimonio di immobili, affitti, dazi e diritti sulle acque, e ne aveva affidato la gestione all’istituzione Luogo Pio con lo scopo di assegnare annualmente doti alle fanciulle povere da maritare o da monacare. Nel testamento del 1475 Bartolomeo attribuì all’Ente anche l’obbligo di garantire l’officiatura religiosa della sua Cappella, il suo completamento decorativo e la sua manutenzione. Con la nuova destinazione d’uso, il palazzo, divenuto Domus Pietatis, “Casa della Pietà“, fu rinnovato e abbellito con affreschi e decorazioni, tuttora in parte esistenti. Gli scopi originari del Luogo Pio, una delle più antiche istituzioni caritative d’Europa ancora in attività, sono garantiti dall’Ente che continua a mantenere il suo patrimonio artistico e culturale promuovendo la conoscenza della figura di Colleoni. L’istituzione si è adeguata, inoltre, alla normativa vigente, che nel 1975 ha abolito la dote dal diritto di famiglia, individuando come beneficiarie della liberalità del Colleoni istituzioni che hanno come fine il sostegno della donne emarginate e private della loro dignità sociale.


Lorenzo Lotto  attraverso Bergamo
dal
3 dicembre 2016 al 26 febbraio 2017
Orari
: 9.30 – 17.30; 
giorno di chiusura: martedì
Biglietti: €. 12,00 biglietto intero; €. 10,00 biglietto ridotto; ingresso gratuito fino ai 18 anni; ingresso ridotto dai 18 ai 25 anni
Catalogo: Un Lotto riscoperto, edito da Officina Libraria Milano, realizzato con il sostegno dell’Associazione Amici dell’Accademia Carrara, con testi di Matteo Ceriana, Emanuela Daffra, Michele Di Monte, Andrea Franci, Stefano L’Occaso, Paolo Plebani, Gianluca Poldi, Giovanni Valagussa
Per bambini, famiglie e scuole: laboratori e percorsi guidati a cura dei Servizi Educativi di Accademia Carrara organizzano attività e iniziative volte a riscoprire l’importante opera dell’artista. Adulti, bambini, famiglie, scuole: i visitatori della mostra sono coinvolti in percorsi guidati e laboratori didattici. Il lunedì, giorno dedicato agli adulti, gli educatori e le educatrici accompagnano il pubblico con percorsi tematici, offrendo una panoramica sul contesto storico-artistico e sugli artisti coevi a Lotto e proponendo una lettura della tarsia La Creazione, interpretandone i contenuti e i significati. La domenica, giorno dedicato alle famiglie, gli educatori del museo guidano alla scoperta della vita errante di Lorenzo Lotto, del suo iter creativo e dei significati nascosti all’interno della tarsia lignea. Dedicati alla scuola (dalla primaria alla secondaria di secondo grado) sono attivi visite guidate e percorsi con laboratorio: gli educatori conducono i partecipanti alla scoperta di Lotto, artista viaggiatore, e della tarsia del Luogo Pio Colleoni, osservandola da vicino; imparare facendo è la parola d’ordine per comprendere l’originalità di questa tecnica. Informazioni: servizieducativi@lacarrara.it
Visite guidate e itinerari turistici: per gruppi, a cura dell’area sviluppo museale di Accademia Carrara, coinvolge differenti pubblici e favorire sinergie con il territorio e i suoi interlocutori. L’area sviluppo del museo ha strutturato proposte di visita e itinerari turistici esclusivi in museo e nel territorio bergamasco. Le visite offrono l’opportunità di un rapporto diretto e approfondito con le opere di Lorenzo Lotto; un servizio dedicato anche ad aziende e associazioni, pensato per soddisfare esigenze di ospitalità e rappresentanza, usufruendo di servizi integrativi quali, ad esempio, le visite guidate effettuate da esperti e aperitivi a buffet. Bergamo e il territorio circostante propongono al visitatore innumerevoli spunti di interesse: luoghi da scoprire, tradizioni da raccontare, prelibatezze da degustare. Grazie alla collaborazione con alcuni operatori turistici, Accademia Carrara propone percorsi di visita, anche di più giorni, che permettono di ammirare oltre al museo, le meraviglie della Città Alta e i luoghi magici del territorio e di apprezzare l’ospitalità delle strutture ricettive bergamasche. 
Informazioni: info@lacarrara.it
Ufficio Stampaadicorbetta – press@adicorbetta.org – facebook. twitter. youtube. pinterest. linkedin. google+: adicorbetta – Tel. +39 02 89053149
#Books4Bricks: Accademia Carrara sostiene la ricostruzione del museo d’arte “Cola Filotesio” di Amatrice
Aderendo all’iniziativa del Comune di Amatrice Adotta un’opera, il gruppo di volontari di Accademia Carrara gestirà la vendita al pubblico di libri e testi storici dell’archivio del museo nelle giornate di sabato e domenica per tutto il corso della mostra dedicata a Lorenzo Lotto, dal 3 dicembre 2016 al 26 febbraio 2017.

ACCADEMIA CARRARA 
piazza Giacomo Carrara, 82
24121 – Bergamo
Tel. +39 035 270272 – facebook. twitter. youtube. pinterest. linkedin. google+: Accademia Carrara – www.lacarrara.it – info@lacarrara.it

Inaugurata la nuova sede della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Milano

Martedì 13 dicembre 2016 si è inaugura in viale Pasubio 5, a Milano, la nuova sede di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, uno spazio di cittadinanza, una storia da scrivere assieme. Dare nuova vita a un’area nevralgica di Milano dismessa da tanti, troppi anni. Donare alla città uno spazio comune di confronto, studio e crescita civile.
Alla luce di questo duplice obiettivo, perseguito con appassionata tenacia, la nuova sede della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli a Milano Porta Volta, con il progetto architettonico di Jacques Herzog e Pierre de Meuron (“un’opera rigorosa, austera, radicale, caleidoscopica e distintiva,” nelle parole di Carlo Feltrinelli), si staglia come un unicum nel panorama dell’urbanistica italiana contemporanea.
Oltre 6.000 persone hanno visitato la nuova sede di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli nella giornata inaugurale, animando gli spazi e la libreria e assistendo alle performance fino alle 23. La sfida di cittadinanza proposta ieri, riassunta nella parola chiave partecipazione, è stata colta. Fino a sabato, grazie alla collaborazione con Comune di Milano e Fondazione Cariplo, continua Voices and Borders, la rassegna di letture, proiezioni, incontri e spettacoli dedicati alle altre tre sfide di cittadinanza proposte dal mondo contemporaneo e raccolte dall’attività di ricerca di Fondazione: Confini, Sostenibilità, Fonti e Memoria.
Ad ognuna di queste sfide è dedicata una delle prossime giornate ed è associata una parola chiave in grado di raccontare al pubblico la relativa tematica: Borders, Planet, Memory.
Durante ciascuna giornata vengono proposti un testo di riferimento del patrimonio della Fondazione, una pubblicazione digitale della collana Utopie e un momento culturale/performativo in Sala Polifunzionale, cuore del progetto della nuova sede.
Sabato, con parola chiave Echoes, verranno raccolti gli echi dei giorni precedenti e proposta una giornata dedicata alla musica.
Il tema di fondo di Voices and Borders è il rapporto tra individuo e collettività, tra azione personale e trasformazioni sociali: uno sguardo sul presente che passa dalla conoscenza del passato e dalla convinzione che cambiare le cose, per migliorare le condizioni di vita di tutti, è possibile.
Il nuovo corso della Fondazione è infatti incentrato sul concetto di Spazio di Cittadinanza: sul pensiero e sull’azione intesi come azione civile, volta a consegnare alla collettività un cambiamento duraturo che nasce dal dialogo, dal confronto, dalla ricerca e dalla conoscenza.
Fino al 13 gennaio, in collaborazione con la Galleria Lia Rumma, la nuova sede di Viale Pasubio sarà arricchita dall’installazione site specific “Nineteen Locations of Meaning” dell’artista Joseph Kosuth.

Progetto e storia

Il volume dà conto di questa unicità, affiancando le parole dei protagonisti a un ricco apparato iconografico che illumina la storia dell’area e della Fondazione, riconducendole alla nuova comune progettualità: un’utopia che non sia irraggiungibile chimera ma visione concreta e condivisa.

La Biblioteca – Istituto Feltrinelli. Progetto e storia

L’“Annale” ripercorre per la prima volta l’intenso lavorio sfociato nella costruzione di una delle più singolari istituzioni culturali, la Fondazione Feltrinelli, raccontandone la storia corale e collettiva, ma anche proponendo i profili biografici individuali degli intellettuali che concorsero a gettarne le fondamenta. Al momento della sua fondazione, nel 1949, la Biblioteca Feltrinelli si impegnò in un progetto ambizioso e originale: la costituzione di un patrimonio bibliografico e documentario relativo alla storia del socialismo e del movimento operaio italiano ed europeo, attraverso un lavoro di ricerca e di acquisizione che prese forma attraverso la tessitura di un solido reticolo di contatti culturali internazionali.
Il progetto voluto da Giangiacomo Feltrinelli poté svilupparsi mediante la collaborazione di una nuova generazione di studiosi, che sarebbero stati protagonisti del rinnovamento della storiografia dell’età moderna e contemporanea, attratti dall’idea di partecipare a un progetto culturale inedito, in grado di sostanziare l’identità della sinistra di allora, che aveva eretto la storia a canone interpretativo e a linea-guida della trasformazione politica.
Giuseppe Del Bo e Franco Ferri, Franco Della Peruta e Gianni Bosio, Giuliano Procacci e Stefano Merli, Luigi Cortesi e Luciano Cafagna, furono, insieme con altri storici di rango, coloro che animarono con le loro prime ricerche e con la loro passione politica la Biblioteca Feltrinelli, di cui questo “Annale” ricostruisce le vicende, attraverso l’uso di inediti documenti d’archivio. Il clima di esasperata contrapposizione ideologica di quegli anni, segnati dalla guerra fredda e dallo stalinismo, almeno fino al cruciale 1956, non impedì che si compisse uno straordinario sforzo collettivo all’insegna del rigore filologico e del rispetto della realtà storica, sfociato nella realizzazione di una sede unica di conservazione del patrimonio culturale della sinistra europea, dalle sue radici illuministiche fino all’Ottocento, tra rivoluzione industriale, Quarantotto e Comune di Parigi.

FELTRINELLI
Collana: Annali Della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli
Pagine:  528
Prezzo: 50,00€
ISBN:  9788807990717
Curatori: Giuseppe Berta e Giorgio Bigatti


Informazioni: www.fondazionefeltrinelli.it – #FeltrinelliPasubio – Tel. 02 495 8341 –  @FondazioneFeltrinelli
Ufficio Stampa:  Consultant Barabino&Partners S.p.A. – Anna Manfredini –  a.manfredini@barabino.it – Tel.: 02 72023535

Fondazione Giangiacomo Feltrinelli
Viale Pasubio 5
Milano

 

Nanda Vigo: Exoteric Gate, Università Statale, Milano

Inaugurazione martedì 13 dicembre ore 18:00


Presentato Exoteric Gate di Nanda Vigo da Gianluca Vago, Rettore Università degli Studi di Milano, Andrea Pinotti, Commissione “La Statale Arte”, Donatella Volonté, curatrice del progetto, con moderatore Luca Clerici, delegato del Rettore alla promozione delle attività culturali.
EXOTERIC GATE è i
l nuovo progetto di Nanda Vigo creato appositamente per il cortile della Ca’ Granda, all’Università Statale di Milano. Un grande progetto, luce (h. 10 m) costituito da nove elementi distinti, otto piramidi di altezze diverse e un cilindro centrale.
Artista, architetto, designer, Nanda Vigo ha sempre avvertito la necessità di muoversi in territori distinti, consapevole che l’arte e l’architettura da sole non potessero esaurire la complessità del suo lavoro e che, dunque, fosse necessario elaborare un linguaggio transdisciplinare.
La Statale Arte rende dunque omaggio a un’artista il cui lavoro ha attraversato l’arte italiana degli ultimi decenni con una cifra stilistica riconoscibile e costante, capace di anticipare la trasversalità dei saperi e dei linguaggi nella fermezza di un’identica ricerca. Artista, architetto, designer, Nanda Vigo si è infatti sempre mossa in territori distinti, consapevole che l’arte e l’architettura da sole non potessero esaurire la complessità del suo lavoro e che, dunque, fosse necessario elaborare un linguaggio transdisciplinare.
Exoteric gate, oltre ad una forte esperienza sensoriale in cui la luce in movimento definisce una nuova dimensione spazio/temporale, è un’installazione, la prima realizzata per uno spazio esterno, che si pone come sintesi di una lunga ricerca avviata con i cronotopi negli anni Sessanta. 
Lo spazio definito dalla luce naturale e artificiale prescinde dalle coordinate cartesiane e diventa fluido, spazio percepito piuttosto che spazio reale.
Le forme dell’installazione creata per il cortile del Richini sono quadrati, cerchi e triangoli, forme primordiali e transculturali che Nanda Vigo considera il vocabolario di base per la costruzione di un linguaggio in cui il codice dei segni muta nell’interazione con la luce e le
superfici specchianti.
Le otto piramidi di altezze diverse sono riconducibili sia ai lavori degli anni Settanta, definiti “Stimolatori di spazio”, sia ai più recenti Deep Space: i primi sono piramidi-specchio in grado di attrarre lo spazio, le architetture circostanti e lo spettatore per restituire una visione multipla e smaterializzata della realtà; quelle del secondo tipo sono invece strutture dalle triangolazioni acute e direzionali, che suggeriscono uno spostamento ascensionale. Il cilindro centrale si inserisce nella serie dei Totem creati dal 2005, e fa riferimento in particolare a quella dei Neverending Light, strutture verticali che, dalla terra, si prolungano in alto verso lo spazio.
Il titolo Exoteric Gate, già utilizzato in lavori diversi dal ’76, traduce quel “passaggio esoterico” e quel viaggio filosofico che Nanda Vigo ha intrapreso già negli anni Sessanta alla ricerca di una sapienza umana. Si tratta dunque di un esoterismo umanista, che sta a fondamento dei diversi piani in cui la sua indagine si è sempre mossa: i piani del reale, dell’irreale e della trascendenza, tradotti in materia luminosa.

“Questa esposizione di concetti, è la prima di una indagine del linguaggio retroattivo alla mia espressione formale già concretizzata negli spazi vivibili cronotopici (spazio-temporali) prodotti dal 1962 ad oggi e sempre erroneamente interpretati o come oggettuali o come strutture minimali. Ho sempre rifiutato di esprimere il linguaggio interiore situato alla base del mio operare, considerandolo “oscurantista” , ma oggi lo ritengo necessario a conclusione di un ciclo operativo. Questo percorso esoterico che ho svolto attraverso l’Algeria, l’Egitto, il Sahara, l’Iran, l’Afganistan, l’India, il Nepal, il Guatemala, lo Yucatan e il Messico, dal 1972 al 1976, è stato programmato in tappe successive per permettermi di vagliare attentamente il senso della mia ricerca, comunque già preordinata. La trilogia è svolta su tre piani: reale, irreale e della trascendenza. Il “viaggio esoterico” è irreale (attraverso il sogno cosmico), mentre il reale apparente riguarderà il linguaggio del comportamento. e la trascendenza sarà un’esplicazione formale mezzificata dalle superfici specchianti. I tre piani sono complementari l’uno dell’altro e non è possibile determinare il momento esatto in cui l’irreale diventa reale per assumenre l’aspetto trascendente dell’illusione.”

Nanda Vigo

 Tutti i giovedì e i venerdì dal 15 al 22 dicembre e dal 12 gennaio al 10 marzo, dalle 17.30 alle 19.00, gli studenti dei corsi di laurea in Scienze dei Beni culturali e in Storia e critica dell’arte saranno a disposizione del pubblico per presentare l’installazione Exoteric Gate di Nanda Vigo e per una breve visita guidata del cortile d’onore della Ca’ Granda. Per partecipare alle visite guidate è sufficiente presentarsi nei giorni e negli orari indicati in calce a questo comunicato rivolgendosi agli studenti de La Statale Arte.
Exoteric Gate
(a cura di Donatella Volonté) è il secondo appuntamento di La Statale Arte, un’iniziativa promossa dall’Università degli Studi di Milano curata da Alberto Bentoglio, Silvia Bignami, Luca Clerici, Andrea Pinotti e Giorgio Zanchetti. Ogni appuntamento è accompagnato da una pubblicazione edita da Skira.
Exoteric Gate è realizzato con il patrocinio del Comune di Milano, della Regione Lombardia, del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, della Triennale di Milano e di Expo in Città, in collaborazione con l’Archivio Nanda Vigo, la Galleria Allegra Ravizza di Lugano, con Ravizza Brownfield Gallery Honolulu, con Arteventi e con il contributo di Fondazione Cariplo, di allestimenti Benfenati, di Gruppo 2A e di Angelini Design.
Il progetto grafico di Exoteric Gate è di Marco Strina.


Nanda Vigo, che ha da poco compiuto 80 anni, appartiene a quella generazione di personaggi che hanno reso Milano una delle capitali dell’arte mondiale, a partire dagli anni Sessanta: la città di Fontana, Manzoni, Gio Ponti. La sua continua indagine sulla luce ha fatto di lei un’interlocutrice imprescindibile per le neoavanguardie italiane.
Nanda Vigo è nata a Milano nel 1936. Vive e lavora tra Milano e l’Africa orientale.
Dimostra interesse per l’arte fin dalla tenera età, quando ha occasione di trascorrere del tempo in compagnia di Filippo de Pisis, amico di famiglia, e di osservare le architetture di Giuseppe Terragni da cui – si può azzardare a dire – ha imparato l’attenzione alla luce.
Dopo essersi laureata all’Institut Polytechnique di Lausanne e un importante stage a San Francisco, nel 1959 Vigo apre il proprio studio a Milano. Da quel momento il tema essenziale della sua arte diventa il conflitto/armonia tra luce e spazio, che l’artista utilizza nel proprio lavoro, anche come architetto o designer. Dal 1959 frequenta lo studio di Lucio Fontana prima, e poi si avvicina agli artisti che avevano fondato la galleria Azimut a Milano, Piero Manzoni ed Enrico Castellani. In quel periodo tra i diversi viaggi per le mostre in tutta l’Europa (più di 400 mostre collettive e personali), Vigo conosce gli artisti e i luoghi del movimento ZERO in Germania, Olanda e Francia.
Nel 1959 inizia la progettazione della ZERO house a Milano, terminata solo nel 1962. Tra il 1964 e il 1966 ha partecipato ad almeno tredici mostre ZERO, compresa NUL 65 allo Stedelijk Museum di Amsterdam e ZERO: An Exhibition of European Experimental Art alla Gallery of Modern Art di Washington D.C. Nel 1965 l’artista ha curato la leggendaria mostra ZERO avantgarde nello studio di Lucio Fontana a Milano, con la partecipazione di ben 28 artisti.
Tra il 1965 e il 1968 ha collaborato e creato con Gio’ Ponti la Casa sotto la foglia, a Malo (Vi). Nel 1971 Vigo viene premiata con il New York Award for Industrial Design per il suo sviluppo delle lampade (Lampada Golden Gate) e nello stesso anno progetta e realizza uno dei suoi progetti più spettacolari per la Casa-Museo Remo Brindisi a Lido di Spina (Fe).
Nel 1976 ha vinto il 1° Premio St. Gobain per il design del vetro.
Nel 1982 l’artista ha partecipato alla 40a Biennale di Venezia.
Nel 1997 ha curato l’allestimento della mostra “Piero Manzoni – Milano et Mitologia” a Palazzo Reale a Milano.
Dal 2006, in permanenza al Museo del Design della Triennale, sono presenti i lavori di Vigo.
Nella sua attività Vigo opera con un rapporto interdisciplinare tra arte, design, architettura, ambiente, è impegnata in molteplici progetti sia nella sua veste di architetto che di designer che di artista. Quello che contraddistingue la sua vivace carriera è l’attenzione e la ricerca dell’Arte, che la spinge ad aprire collaborazioni con i personaggi più significativi del nostro tempo ed a intraprendere sempre progetti volti alla valorizzazione dell’Arte come la mostra ITALIAN ZERO & avantgarde 60’s al MAMM Museum di Mosca.
Dal mese di aprile 2013 alcune opere di Vigo sono presenti nella collezione del Ministero degli Affari Esteri, e dal 2014/2015 al Guggenheim di New York e al Martin-Gropius-Bau di Berlino nell’ambito delle manifestazioni dedicate a ZERO.


Nanda Vigo: Exoteric Gate
Dal 14 dicembre 2016 al 11 marzo 2017
Orari: lunedì – venerdì 9-20 / sabato 9-17.30

Ingresso: libero
Visite guidate dagli studenti: dal 15 al 22 dicembre e dal 12 gennaio al 10 marzo ogni giovedì e venerdì 17.30/19.00Appuntamento in via Festa del Perdono 7, nell’atrio dell’ingresso principale. Per prenotare visite guidate a gruppi di almeno 10 persone e/o in altri giorni: visiteguidate.lastatalearte@unimi.it
Facebook / LaStataleArte – www.lastatalearte.it
Ufficio Stampa Exoterc Gate: Lara Facco P&C – Tel. +39 02 36565133 – press@larafacco.com – www.larafacco.com
Ufficio Stampa Università degli Sudi: Anna Cavagna e Glenda Mereghetti Tel. 02 50312983 – M. 334 6866587 – ufficiostampa@unumi.it

Università degli Studi di Milano
Cortile della Ca’ Granda
via Festa del Perdono, 7
Milano

 

 

Sincronie 2016, Villa Belgiojoso Brivio Sforza, Merate (LC)

La Fondazione Brivio Sforza apre nuovamente all’arte e al pubblico le porte di Villa Belgiojoso a Merate e presenta la seconda edizione del progetto di residenze d’artista interdisciplinari che, attraverso un percorso di commissioni site specific, porta nella contemporaneità la vocazione culturale di una delle dimore nobiliari più importanti e suggestive della Brianza. La Villa Belgiojoso di Merate, un tempo residenza della Principessa Cristina Trivulzio di Belgiojoso, nel corso dei secoli è stata teatro di visite e soggiorni da parte dei protagonisti del mondo dell’arte e della cultura: musicisti, artisti, scrittori e patrioti, come Ugo Foscolo, Giuseppe Molteni, Gioachino Rossini,  che hanno conversato nei suoi salotti, onorando la tradizionale ospitalità e sensibilità artistica della famiglia e che ora trova la sua naturale prosecuzione nel progetto Sincronie che riprende una “conversazione” iniziata secoli fa, ai tempi in cui la Principessa Cristina Trivulzio di Belgiojoso e Gioachino Rossini passeggiavano nei giardini della villa, e che ora prosegue come ininterrotta, in continuità con la solida tradizione di ospitalità e sensibilità artistica della famiglia.
Il progetto è stato presentato alla stampa da Ilaria Bonacossacuratore del Museo Villa Croce di Genova, da Marco De Michelis, docente di Storia dell’Architettura presso l’Università IUAV di Venezia e da Vincenzo Latronico, scrittore, saggista e giornalista, coordinati da Luigi Ficaccidirettore Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le provincie di Lucca e Massa Carrara. È stata l’occasione per dibattere sulla convivenza tra patrimonio storico e contemporaneo, sul concetto di paesaggio, inteso come evoluzione del rapporto tra natura e cultura e sulla contemporaneità come sintesi tra passato e futuro.
Il progetto Sincronie, a cura di Carlotta Testori, vuole sviluppare nel segno della contemporaneità, riprendendone i due punti fondamentali. In primis l’interdisciplinarietà, intesa come scambio e confronto tra creativi provenienti da ambiti differenti, e una fusione tra antico e moderno basata non sul contrasto, ma sull’inserirsi armonioso delle nuove energie creative in un contesto che, da tempi immemori, è casa per tutte le arti.
Oltre a sostenere la ricerca artistica, la Fondazione Brivio Sforza si pone come scopo anche la preservazione, la catalogazione e lo studio del prezioso archivio di famiglia, costante fonte di ispirazione per gli artisti di oggi. La Fondazione invita quindi gli artisti in visita a esplorare l’archivio, per poi offrire una rilettura con occhi contemporanei di questa raccolta di testimonianze storiche.
Per questa seconda edizione, sono stati invitati a immaginare un percorso ad hoc l’artista Luca Vitone (1964, Genova) e l’architetto Marco Palmieri (1969, Napoli). A entrambi è stato chiesto di lasciarsi suggestionare dai giardini che circondano la Villa e dalla loro storia. Il risultato è un gruppo di lavori site specific, cuore di una mostra che affianca le nuove opere esposte insieme ai reperti d’archivio, sinora mai mostrati al pubblico, che li hanno ispirati. La mostra occupa gli spazi della limonaia – o giardino d’inverno – una zona adibita ad accogliere le piante che temono il gelo invernale, le cui vetrate si affacciano sul giardino romantico.
Il parco di Villa Belgiojoso raccoglie in sé differenti giardini, creati nel corso dei secoli: uno del Seicento, in stile barocco, un giardino settecentesco all’italiana e infine un giardino di epoca romantica. Nell’archivio della Fondazione Brivio Sforza è presente un’ampia documentazione relativa alla trasformazione nel tempo dei giardini. Disegni, acquerelli e stampe originali del passato fanno da contrappunto alla sintesi offerta dallo stato attuale dell’architettura.
Questa documentazione è la nota d’avvio offerta a Luca Vitone e Marco Palmieri per scrivere un dialogo contemporaneo sul giardino della Villa, che con la sua attuale contaminazione di stili costituisce un prezioso spunto per una riflessione sul paesaggio, inteso come chiave di lettura del cambiamento nel modo di vivere e interpretare l’ambiente che ci circonda. Il paesaggio muta in funzione di nuove visioni del mondo e l’uomo modifica il paesaggio esteriore accordandolo al proprio paesaggio interiore.

Luca Vitone ha realizzato un’opera nel parco e un dittico negli spazi interni della villa. La pratica artistica di Luca Vitone si concentra sull’idea di luogo e ci invita a ri-conoscere qualcosa che già conosciamo, sfidando le convenzioni della memoria labile e sbiadita, che caratterizza il tempo presente. Il suo lavoro esplora il modo in cui i luoghi si identificano attraverso la produzione culturale: l’arte, la cartografia, la musica, il cibo, l’architettura, le associazioni politiche e le minoranze etniche. Vitone risolve lo scarto tra il senso di perdita di luogo che accompagna il postmoderno e i modi in cui il sentimento di appartenenza nasce dall’intersezione di memoria personale e collettiva, e ricostruisce e inventa percorsi dimenticati che si ricompongono in una sua personale geografia. Vitone si accorderà all’atmosfera di Villa Belgiojoso coinvolgendo la moglie Loredana Gintoli, arpista barocca, ha eseguito insieme al soprano Anna Carbonera musiche inedite composte dal Principe di Belgiojoso. La loro interpretazione diventa il contributo sonoro dell’opera nel parco della villa: un incontro simbolico tra la storia di Villa Belgiojoso e la dimensione naturale che la ospita. Nel corso dei lavori per la realizzazione del progetto, si è verificato un evento inatteso, dal grande impatto visivo e scenografico. Una monumentale Liquidambar pluricentenaria, logorata internamente da un parassita, si è piegata, spezzandosi, proprio laddove Vitone era pronto a intervenire con uno scavo, spingendolo, in accordo con Alessandro Brivio Sforza, a scegliere la straordinaria opera creata dalla natura quale alloggio per la sua installazione sonora eseguita da Gintoli e Carbonera. Questa sorta di reperto naturale, in dialogo con i ritrovamenti d’archivio, rende ancora più profondo il concetto di site-specific che caratterizza la produzione dell’artista a Villa Belgiojoso.

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La Liquidambar pluricentenaria


Marco Palmieri, che conduce un’indagine a tutto tondo sulla spazialità declinandola in arte, architettura, fotografia, allestimenti museali, ha realizzato un progetto di intervento paesaggistico su un’area del parco. Il lavoro viene presentato mediante una maquette, una tavola sinottica e due disegni ad acquarello all’interno della Limonaia, accompagnato dalle riproduzioni delle antiche tavole dei diversi interventi paesistici intervenuti sul giardino della villa, con le incisioni di Marc’Antonio Dal Re e i disegni di Giuseppe Pollack. L’intervento progettuale di Palmieri si riferisce alla porzione di giardino consecutiva al giardino barocco che, seguendo il suo progetto, si verrebbe a trovare a sbalzo su di un piccolo lago, realizzato seguendo princìpi della fitodepurazione. Questa nuova articolazione paesaggistica è concepita immaginando la sequenza di un bacino d’acqua, come uno specchio naturale in cui si riflettono il cielo e l’infinito, il cui terreno di riporto andrebbe a creare una successiva collina artificiale, contenente alcuni ambienti dove poter alloggiare opere presenti e future della collezione appartenente alla Fondazione Brivio Sforza. L’idea alla base è quella di reinterpretare il giardino secondo i canoni contemporanei, inserendosi in continuità con le creazioni del passato e, allo stesso tempo, tracciare una nuova destinazione d’uso coerente con le vocazioni del luogo.

Con questa seconda edizione di Sincronie, lo svolgersi del tempo si rivela ancora una volta filo conduttore del progetto: Villa Belgiojoso si trasforma in una macchina del tempo che fa tesoro del passato per riflettere sul presente e interrogarsi sul futuro.

Per permettere al pubblico di visitare la mostra, sono previste visite guidate gratuite aperte al pubblico su prenotazione con il seguente calendario: sabato 1, 8 e 15 ottobre dalle ore 16.00 alle ore 18.00. La prenotazione alle visite guidate è obbligatoria e potrà essere fatta via email scrivendo all’indirizzo: visitefondazionebriviosforza@gmail.com.


Marco Palmieri

Marco Palmieri, artista e architetto napoletano, vive e lavora a Milano. La sua formazione – dopo gli studi a Napoli, la pratica professionale a Parigi, l’insegnamento a Dublino – si completa a Milano come ultimo allievo di Ettore Sottsass. Palmieri inizia a esporre le sue opere nel 2008 a Milano nella galleria d’arte di Antonia Jannone, per poi proseguire a Parigi alla Galerie du Jour di Agnès B., a Napoli con una mostra presso il Castel dell’Ovo, a Torino nell’ambito di Artissima e in altre sedi, raggiungendo così un pubblico sempre più vasto di critici e collezionisti che segue attentamente il suo lavoro.
Tra le sue esposizioni personali più recenti: Galleria Antonia Jannone, Milano (2015), Casa Cava, Matera (2013), Galleria Antonia Jannone, Milano (2012), Galleria Antonia Jannone (2012).
Ha esposto in diverse collettive tra cui MIA Fair, Milano (2016), ARTISSIMA, Torino (2015), Galleria Giacomo Guidi, Roma (2015). 

Luca Vitone
Luca Vitone comincia a lavorare nella seconda metà degli anni Ottanta, focalizzandosi sull’idea di luogo: un qualcosa di conosciuto che va ri-conosciuto. Il suo lavoro esplora i modi in cui i luoghi si identificano attraverso la produzione culturale, in tutte le sue declinazioni.
Vitone ricuce lo strappo tra il senso della perdita del luogo, caratteristico del postmodernismo, e i modi in cui il senso di appartenenza si sviluppa nelle intersezioni tra la memoria collettiva e quella personale, ricostruendo e inventando sentieri dimenticati per riconfigurare una sua personale geografia.
Le sue gallerie di riferimento sono Pinksummer, Genova; Galerie Nagel Draxler, Berlino; Galerie Michel Rein, Parigi e Bruxelles.
Le opere di Luca Vitone sono state presentate in mostre pubbliche e private sia in Italia sia all’estero. Tra le sue esposizioni personali più recenti: Galerie Michel Rein, Parigi (2016), Galleria De Foscherari, Bologna (2015), Clages Gallery, Colonia (2015), Galerie Nagel Draxler, Berlino (2014).
Ha esposto in numerose mostre collettive tra cui: Museo della Città/FAR Fabbrica Arte, Rimini (2016), MAXXI, Roma (2016), Palazzo della Triennale, Milano, (2015), Museum of Contemporary Art, Zagabria (2015).

Carlotta Testori
Carlotta Testori è nata e vive a Milano. La sua prima esperienza di rilievo nel mondo dell’arte è a Pompei, dove partecipa a un progetto archeologico anglo-americano organizzato dall’Università di Bradford (UK) in collaborazione con l’Università di Stratford (Virginia, USA).
Dopo un anno passato a Parma a studiare Beni Culturali, si sposta a Milano dove si laurea in Scienze e Tecnologie della Comunicazione con una tesi in Estetica. Nel frattempo studia teatro e recitazione sia in Italia che a New York (presso il Lee Strasberg Institute), e comincia a lavorare come assistente agli allestimenti di mostre. Nel 2007 diventa responsabile dei progetti di arte contemporanea per la Testori UK Gallery di Londra, per poi spostarsi alla Simon Lee Gallery, sempre nella capitale inglese, dove rimarrà fino al 2010. Tornata in Italia, prosegue la collaborazione con gallerie per le quali cura gli allestimenti delle mostre e i testi. Dal 2010 è socio fondatore della Fondazione Testori, oltre a essere membro del comitato esecutivo per l’organizzazione di mostre di arte contemporanea. Nello stesso anno fonda il Carlotta Testori Studio di Milano, luogo di ricerca e sperimentazione artistica: uno spazio dedicato alla promozione di giovani artisti e alla realizzazione di progetti di arti visive e performative, che dirigerà fino al 2013. Dall’autunno 2014 collabora con la Fondazione Brivio Sforza, oltre a essere membro del comitato proponenti del premio letterario Giovanni Testori e lavorare come curatrice indipendente.

Villa Belgiojoso Brivio Sforza
Situata nello storico borgo di Merate, in provincia di Lecco, la Villa è una delle più sontuose dimore nobiliari della Brianza. L’edificio a pianta rettangolare fu originariamente disegnato dall’architetto Giacomo Muttoni e si affaccia sullo splendido Parco del Cannocchiale. Proprietà dei Marchesi Villani Novati nel Seicento, passa poi ai Principi di Belgiojoso che la ampliano, sopraelevando le due ali laterali e chiudendo il porticato, che viene trasformato in un vestibolo decorato a stucchi.
L’interno è caratterizzato da sale ornate da stucchi e affreschi, e conserva una biblioteca con gli arredi originali.
Il parco di Villa Belgiojoso raccoglie in sé differenti giardini, creati nel corso dei secoli: uno del Seicento, in stile barocco, un giardino settecentesco all’italianain con viali alberati e prospettive che si alternano a dossi. Un’elegante siepe di carpino scende dalla collina fino a circondare la fontana centrale, imitando il colonnato berniniano di San Pietro a Roma, e infine un giardino di epoca romantica, a
ll’inizio dell’ottocento con un elegante parco all’inglese.
Nell’archivio della Fondazione Brivio Sforza è presente un’ampia documentazione relativa alla trasformazione nel tempo dei giardini. Disegni, acquerelli e stampe originali del passato fanno da contrappunto alla sintesi offerta dallo stato attuale dell’architettura.


VILLA BELGIOJOSO – SINCRONIE 2016
Progetto interdisciplinare dedicato alle arti del nostro tempo, II edizione
A cura diLuca Vitone, Marco Palmieri
Visite guidate aperte al pubblicoSabato 1 ottobre dalle ore 16.00 alle ore 18.00 – Sabato 8 ottobre dalle ore 16.00 alle ore 18.00 – Sabato 15 ottobre dalle ore 16.00 alle ore 18.00
Ingresso:gratuito e a numero chiuso
Obbligo di prenotazionevisitefondazionebriviosforza@gmail.com
Ufficio Stampa:  
PCM STUDIO – press@paolamanfredi.com – Tel.: +39 02 87286582

Villa Belgiojoso Brivio Sforza
Atrio Belgiojoso
Via Roma 26
Merate (LC)
www.fondazionebriviosforza.com

I Maestri del Paesaggio, la natura selvaggia entra tra i monumenti della città di Bergamo

MAESTRI DEL PAESAGGIO 2016 Dal 7 al 25 settembre a BERGAMO 19 giorni di meeting, incontri e riflessioni a tu per tu con le più famose archistar del paesaggio,  installazioni verdi e spettacoli di luce in una dimensione di sogno e incanto per adulti e bambini. Il tutto nella cornice di natura e bellezza di Bergamo Alta e Bassa. I Maestri del Paesaggio, la…
Per saperne di più