Archivi categoria : Artisti

Sarenco, (Isaia Mabellini) Vobarno (BS) 1945 – Brescia, 6/02/2017

“Sono sempre stato costretto a creare scandali per spiegare me stesso... Opporre Opposizione, scritto in nero, con alcune lettere rosse per formare la parola poesia. La poesia, per me, esiste solo come lotta, come opposizione a qualcosa. Opposizione ideologica, opposizione politica, opposizione linguistica. Credo che la mia poetica possa essere riassunta in questo titolo. Opporre…
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Antonio Marras: Nulla dies sine linea, Triennale di Milano

Dal 22 ottobre 2016 al 21 gennaio 2017 La vita vera non si può ridurre a parole dette o scritte, nessuno può farlo, mai. La vita vera si svolge quando siamo soli, quando pensiamo, percepiamo, persi nei ricordi, trasognati eppure presenti a noi stessi, gli istanti submicroscopici… Diventiamo quello che siamo sotto i pensieri che scorrono…
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Boccioni: genio e memoria, MART, Rovereto, (TN)

“Sono stato molto in casa per lavorare e per sistemare tante piccole cose che troverò al mio ritorno. Ciò mi dà l’idea di avere un punto di fermata. In cinque anni di lavoro ho disperso tutto e non ho nulla. Voglio cominciare ad ordinare e tenere disegni, oggetti e ricordi!”
Umberto Boccioni, Diario, Milano, 30 agosto 1907 

Immagini della mostra e conferenza stampa


Nella ricorrenza del primo centenario della morte di Umberto Boccioni (1882-1916), il Comune di Milano e il Mart di Rovereto celebrano l’artista con due mostre che ne evidenziano, alla luce anche di documenti inediti, il percorso artistico e la levatura internazionale. Dopo il successo a Palazzo Reale di Milano, la mostra Umberto Boccioni. Genio e memoria si presenta in una nuova e inedita versione espositiva nelle sale del Mart.
Il progetto offre un percorso selettivo sulle fonti visive che hanno contribuito alla formazione e all’evoluzione dello stile dell’artista futurista. L’esposizione, frutto di un lavoro di ricerca svolto dai Musei Civici di Milano e promossa dalla Soprintendenza del Castello Sforzesco in collaborazione con il Museo del Novecento, il Mart di Rovereto e la casa editrice Electa, presenta circa 180 opere tra disegni, dipinti, sculture, incisioni, fotografie d’epoca, libri, riviste e documenti ed è sostenuta da prestiti e collaborazioni di importanti istituzioni museali e collezioni private italiane e straniere.
Umberto Boccioni. Genio e memoria dialoga con l’attività espositiva del museo, con le opere presenti nelle Collezioni museali e con i progetti della Casa d’Arte Futurista Depero, seconda sede del Mart. La mostra si lega, inoltre, all’attività di ricerca dell’Archivio del ‘900 del Mart, presso cui ha sede il CISF, Centro Internazionale Studi sul Futurismo.

Boccioni 100

Il Mart è il museo del Futurismo. Il più significativo movimento storico del primo Novecento vive infatti nelle nostre Collezioni, nei preziosi materiali dei nostri archivi storici, nelle sale della Casa d’Arte Futurista Depero, nelle pubblicazioni, nelle ricerche, nei laboratori per famiglie, nelle visite guidate. Da tutto il mondo pubblico e ricercatori si recano a Rovereto per scoprire il nostro patrimonio ed è proprio partendo da questa inestimabile ricchezza che costruiamo il nostro programma di attività. Il Futurismo ci appartiene e ci riguarda, tratteggia la nostra attività e ci rappresenta.
Nel 2016, quindi, non potevamo non celebrare l’anniversario della morte di uno dei più interessanti e noti artisti futuristi: Umberto Boccioni. La grande mostra che inauguriamo oggi conferma il nostro impegno, la visione che abbiamo, la capacità di contribuire al dibattito scientifico e, allo stesso tempo, di emozionare il grande pubblico.
Si tratta di un grande progetto curatoriale, reso possibile da una intensa collaborazione con alcune tra le maggiori istituzioni culturali italiane. Le politiche culturali sono anche sinergia, condivisione, economia di scala. La mostra di Boccioni concretizza queste istanze.
Ilaria Vescovi, presidente del Mart

La mostra dedicata alla figura di Umberto Boccioni rappresenta per il Mart l’occasione per indagare nuovi motivi in merito all’opera di uno dei massimi protagonisti del Novecento. In continuità con le recenti esposizioni tenutesi a Rovereto, il progetto contribuisce all’intento di tracciare una traiettoria che dalla crisi della pittura nella seconda metà dell’Ottocento possa portare alla considerazione di una continuità storica, tematica e attitudinale nel cuore della grande arte del Novecento italiano ed europeo non riducibile al concetto di un’avanguardia senza memoria.
La mostra conferma anche una delle principali vocazioni del nostro museo, sensibile alle ricerche sull’invenzione della modernità con particolare attenzione, nella città di Fortunato Depero, alle ricognizioni critiche sul Futurismo. Proprio dai fondi documentari del Mart emergono alcune testimonianze che integrano lo straordinario percorso predisposto per la recente mostra a Palazzo Reale.
Occorre sottolineare l’importanza e il coraggio di un progetto che nulla concede alla moda delle rassegne su figure capitali dell’arte, ma si avvale di opere fondamentali e documenti e fonti che con grande rigore ci ricordano la responsabilità nel pensare alla sensatezza e alle ragioni che dovrebbero sostenere un’esposizione come un contributo interpretativo e di prospettiva culturale nella valorizzazione del patrimonio affidato ai musei pubblici. Su tale condivisa responsabilità si è fondata la possibilità di questa importante iniziativa e della prestigiosa collaborazione con la città di Milano.
Gianfranco Maraniello, direttore del Mart

Umberto Boccioni. Genio e memoria è una mostra concepita dai curatori con un originale taglio critico che offre un percorso selettivo sulle fonti visive che hanno contribuito alla formazione e all’evoluzione dello stile dell’artista.
L’attività di Umberto Boccioni viene esplorata a Rovereto attraverso accostamenti con le opere dei suoi contemporanei e con preziosi materiali d’archivio. In un allestimento sobrio, serrato e filologicamente rigoroso, vengono presentate oltre 180 opere di tipologie e tecniche diverse distribuite in cinque sezioni intitolate: Atlante, Sogno simbolista, Veneriamo la Madre, Fusione di una forma con il suo ambiente, Dinamismi. La mostra di Rovereto non segue un andamento rigorosamente cronologico, ma piuttosto uno sviluppo tematico, con l’Atlante delle immagini e le carte boccioniane della Biblioteca Civica di Verona esposti all’inizio del percorso, come una sorta di autobiografia dell’artista che funziona da sorgente irradiante del percorso.
I fulcri tematici scandiscono il racconto di una straordinaria parabola artistica, dal Divisionismo al Futurismo, da una dimensione intimistica, ancora affascinata dal clima simbolista di inizio secolo e ricca di rimandi all’arte del passato, a una vitalistica apertura al mondo esterno stimolata dall’ideologia di Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del movimento futurista.
Il percorso coinvolge quindi lo spettatore nel ritmo incalzante delle trasformazioni dello stile che Boccioni ha compiuto, con energia, capacità tecnica e rapidità impressionanti, nell’arco di poco più di un decennio, tra il 1903 e il 1916.
Dopo le prime sale dedicate al tema della memoria, con l’Atlante e i Diari, che costituiscono il vero e proprio cuore della mostra, il percorso si snoda attraverso soggetti che rivelano l’intensa stagione simbolista di Boccioni (Sogno simbolista), con opere messe in rapporto con esempi della produzione di Previati, Bistolfi, Fornara, Romolo Romani, Rops, Redon e altri.
La parte centrale e più ampia della mostra vede protagonista la figura della madre, presente in numerosi ritratti che dalla scomposizione del colore divisionista arrivano alla scomposizione della forma e alla compenetrazione tra soggetto, luce e ambiente, tipica dell’avanguardia futurista. Una ricerca, quella di Boccioni, che culmina qualitativamente nelle celebri sequenze dei disegni con i Dinamismi, raggruppati nelle ultime sale intorno alla celebre scultura Forme uniche della continuità nello spazio.
I disegni provenienti dal Castello Sforzesco, il corpus grafico boccioniano più rappresentativo al mondo, insieme a opere appartenenti ad altre collezioni pubbliche e private, evidenziano il ruolo fondamentale del linguaggio grafico nella ricerca dell’artista e costituiscono, unitamente a una serie di documenti scritti e visivi, la struttura portante della mostra.
Umberto Boccioni. Genio e memoria è indubbiamente un progetto di ricerca ricco di novità documentarie che fa emergere la memoria e le fonti visive alle origini dell’arte di Boccioni.
L’esposizione si basa sul rinvenimento di una serie di scritti e documenti inediti riferiti all’artista, riscoperti di recente presso la Biblioteca Civica di Verona, e sull’eccezionale corpus dei disegni del Castello Sforzesco, integrati dai documenti provenienti dai fondi archivistici dell’Archivio del ’900 del Mart di Rovereto e da alcuni dipinti determinanti nella produzione dell’artista.
In mostra, per esempio, il Nudo di spalle (Controluce) (1909), proveniente dalle collezioni del Mart; ma anche Forze di una strada (1911) del City Museum of Art di Osaka; Elasticità (1912) del Museo del Novecento di Milano; e la celeberrima scultura, icona della plastica futurista e riprodotta sulle monete italiane da venti centesimi di euro, Forme uniche della continuità nello spazio (1913), proveniente dall’Israel Museum di Gerusalemme (Surmoulage del 1972).
La novità del concept espositivo è costituita da un nuovo approccio metodologico allo studio della produzione boccioniana, esplorata in rapporto ai referenti visivi antichi e moderni che segnarono profondamente la formazione dell’artista, individuabili in particolare nell’arte antica, nel Rinascimento italiano e nordico, nella ritrattistica barocca, nella cultura dell’Impressionismo e del Divisionismo, dei Preraffaelliti e del Simbolismo e nelle tendenze più aggiornate dell’arte visiva europea, dal Postimpressionismo al Cubismo. Tutti questi riferimenti sono contenuti nei tre diari giovanili (rivelatori, per l’approfondimento del contesto culturale del periodo, resi disponibili dalla Getty Research Library di Los Angeles) e soprattutto nelle tavole dell’Atlante, un vero e proprio diario figurativo, costituito da ritagli di immagini di opere d’arte composte su grandi cartelle, grazie al quale è possibile approfondire ulteriormente i rapporti di Boccioni con i suoi referenti visivi nonché il metodo, le intuizioni e gli sviluppi del suo lavoro artistico. Un materiale eccezionale pubblicato integralmente nel giugno scorso da Agostino Contò e Francesca Rossi in un regesto edito da Scalpendi, intitolato Umberto Boccioni Atlas.


Le sezioni della mostra

Atlante
La prima sala della mostra riunisce memorie visive e strumenti del pensiero di Boccioni, dai tre Diari giovanili (1907-1908) all’Atlante, dalle fotografie che ritraggono l’artista a illustrazioni con riproduzioni di antichi dipinti che egli raccolse nei suoi viaggi di studio. Due opere originali, un’incisione di Dürer e un dipinto di Frank Brangwyn, documentano il suo legame con i maestri antichi e contemporanei.
I grandi fogli dell’Atlante delle immagini costituiscono un ricco repertorio iconografico, selezionato e raggruppato sistematicamente, che porta alla luce la complessità della cultura visiva di Boccioni, in una prospettiva di continuità storica più che di rottura. I duecentosedici ritagli che compongono questa cartella sono tratti da riviste e albi illustrati della fine dell’Ottocento e dell’inizio del Novecento. Le altre due cartelle assemblano, invece, ritagli di articoli di giornali e riviste relativi a iniziative e manifestazioni del movimento futurista e alla vicenda personale di Boccioni negli anni 1912-1915.
Uno spazio apposito è dedicato alla memoria degli affetti rappresentata da alcuni ritratti, dipinti e disegni, che l’artista ha realizzato tra il 1906 e il 1915.

Sogno simbolista
Tra il 1906 e il 1907, i soggiorni a Parigi e in Russia e le visite ai musei di altre città europee permettono al giovane Boccioni di approfondire la conoscenza dell’arte internazionale, unendo allo studio degli antichi maestri uno spiccato interesse per gli artisti simbolisti che conosce anche grazie alla lettura di “Ver Sacrum”, “Simplicissimus” e “Jugend”, riviste fondate nel clima delle Secessioni, nonché di “Emporium”, il periodico diretto da Vittorio Pica che maggiormente diffonde, in Italia, la cultura modernista.
Sono qui esposti, in una fitta serie di relazioni con opere di altri artisti, da Previati a Fornara a Romolo Romani, a Rops e Redon, soggetti come Beata solitudo sola beatitudo, Quelli che vanno, famoso dipinto appartenente al ciclo degli Stati d’animo, e il Sogno – Paolo e Francesca.

Veneriamo la madre
La figura femminile e in particolare quella della madre rivestono un ruolo centrale nell’immaginario di Boccioni. I numerosi ritratti della madre Cecilia Forlani, della sorella Amelia, dell’amica Ines e di altre donne conosciute dall’artista mostrano l’evoluzione del suo stile. L’uso del controluce e di altri, suggestivi, effetti luminosi caratterizzano la maggior parte di questi ritratti che, seppur diversi per stile e ispirazione, rappresentano un’ossessione costante nella ricerca della personificazione dell’amore e dell’adorazione filiale.

Fusione di una forma con il suo ambiente
Fino al 1908 circa, la pittura di paesaggio di Boccioni si inserisce nel solco del tipico gusto divisionista per le vedute campestri osservate en plein air. Ma con il trasferimento a Milano, in un quartiere periferico in pieno sviluppo edilizio, l’artista comincia a osservare un paesaggio moderno, in continua trasformazione. Nella visione futurista della città moderna che si realizza nel 1911 in dipinti come Forze di una strada tutto si compenetra poiché tutto appare simultaneamente. All’origine del processo di compenetrazione delle forme con l’ambiente vi è, ancora una volta, lo studio della luce. Lo stesso studio che Boccioni esplorerà nei disegni preparatori alle sculture. Entro l’estate del 1913 completa una dozzina di sculture in gesso, in alcuni casi con inserti polimaterici, che presenta in una mostra personale itinerante a Parigi, Roma e Firenze. Le sculture, oggi in gran parte perdute e documentate da alcune foto storiche, erano esposte accanto a decine di disegni raggruppati per temi che evidenziavano i principali concetti su cui si concentrava la sua ricerca plastica: il dinamismo della forma umana, il prolungamento degli oggetti nello spazio, la modellazione della luce e dell’atmosfera, la fusione della testa con l’ambiente e le “forme uniche della continuità nello spazio”.

Dinamismi
La ricerca di Boccioni verso una fusione dinamica tra lo spettatore, l’ambiente e lo spazio in continua trasformazione approda programmaticamente al dinamismo plastico con il dipinto Elasticità, capolavoro del 1912. L’artista inizia allora a lavorare assiduamente sulla sintesi plastica del movimento anche nell’ambito della scultura: “Per rendere un corpo in moto, io non do, certo, la traiettoria… ma mi sforzo di fissare la forma che esprime la sua continuità nello spazio”, afferma.
Dalle verifiche teoriche che egli opera in una straordinaria serie di disegni sul tema del movimento del corpo umano discendono celebri dipinti e sculture originalissime come Forme uniche della continuità nello spazio, il più celebre dei suoi lavori plastici.


Boccioni: genio e memoria
Dal
5 novembre 2016 al 19 febbraio 2017
A cura di: Francesca Rossi con la collaborazione di Agostino Contò
Infoline: 800 397760
Contatti
Tel. 0464 438887; Numero verde 800 397760 – info@mart.trento.it – mart@pec.mart.tn.it – www.mart.tn.it/mostre
OrariMar-Dom 10-18; Venerdì 10-21; Lunedì chiuso
Biglietti: Intero: 11 €; Ridotto: 7 €; Hanno diritto al ridotto: visitatori dai 15 ai 26 anni di età; dai 65 anni di età; gruppi di visitatori di almeno 15 persone; soci o tesserati di enti convenzionati con il Museo; Amici dei musei convenzionatiBiglietto famiglia: 22 €; Biglietto unico tre sedi (Mart Rovereto + Casa Depero Rovereto + Civica Trento): Intero 14 € – Ridotto 10 €; Ingresso gratuito: ragazzi fino a 14 anni, Mart Membership e scolaresche; Amici dei Musei convenzionati, ICOM, AMACI, ANISA, CIMAM, Museum Pass Trento Rovereto Città di Culture, disabili (con accompagnatore per chi lo necessita), guide turistiche e interpreti turistici (in attività professionale), capigruppo e insegnanti accompagnatori di scolaresche, giornalisti (con tessera professionale), forze dell’ordine, professionisti settore Beni e Attività Culturali (Ministero e Soprintendenze).; Ingresso gratuito ogni prima domenica del mese
Gli orari di apertura e le tariffe possono essere soggetti a variazioni.
Si consiglia pertanto prima della visita di verificare al numero verde 800 397760
Ufficio Stampa: Susanna Sara Mandice: Tel. 0464 454124 – M. 334 6333148 – press@mart.tn.it – @mart_museum – s.mandice@mart.trento.it – @susellasara – press@mart.trento.it

MART
Corso Bettini 43
38068 Rovereto (TN)
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Giovanni Gastel, Palazzo della Ragione, Milano

Considero l’eleganza un valore di tipo morale…
è un fatto interioreche si riflette anche all’esterno, è un’equilibrioche impone delle regole dure, non c’entra niente con l’educazione.


Giovanni Gastel è un’icona della fotografia Italiana e internazionale. Il suo nome ha fatto il giro del mondo grazie alla collaborazione con le principali riviste di moda, ma il suo talento creativo non conosce confini, trovando espressione sia nell’ambito dell’informazione che in quello dell’arte, con il suo stile inconfondibile.

Non si può racchiudere Giovanni Gastel in un’operatività fotografica specifica. La fotografia l’attraversa a tutto tondo. Il suo occhio si posa svolgendo un racconto per immagini che è la summa delle sue radici. Non si può comprendere se non ripercorrendo la sua vita dalle origini. In quel dna profondo da cui attinge e che lo proietta oscillando tra un’aristocratica visione della vita alla operatività quotidiana. Realtà e sogno, spirituale e materiale, oscurità e luminosità, oscillazioni continue che si concretizzano nello scatto preciso che lo colloca in un apparente distacco, controllato, dato dal mezzo. Da immagini di moda, commerciali, da un lato, ma in costante ricerca di un modus diverso, non seriale, che seguono una sua precisa narrazione, a immagini che emergono dai legami del suo passato traducendosi in una poetica surreale, onirica. Entrambe si sviluppano nello spazio intimo e “protetto” del suo studio, come sulla scrivania di uno scrittore, delinea le sue scenografie.

Giunto al traguardo dei quarant’anni di carriera, Gastel festeggia con una retrospettiva allestita al Palazzo della Ragione, nella sua Milano. Una grande mostra articolata in quattro sezioni, dedicate ciascuna a un decennio di attività del fotografo, dagli esordi negli anni Settanta fino ai lavori più recenti. Un’occasione per approfondire l’evoluzione stilistica delle opere di Gastel e il contesto storico e sociale che ha plasmato i suoi scatti.
I celebri still life, i servizi per le copertine glamour realizzati tra Milano e Parigi, gli scatti su commissione e quelli dettati dall’ispirazione del momento. Tutti lavori contrassegnati da un gusto estetico poeticamente ironico, ma sempre teso verso una composizione equilibrata e armonica dell’immagine.
La mostra propone un ritratto di Gastel
in cui si intrecciano sia le vicende professionali, biografiche e familiari e documenta altresì il suo metodo di lavoro.
Una lettura inedita che contestualizza la sequenza di fotografie, prodotte per riviste e settimanali, quale proposta narrativa e poetica, composta da diversi capitoli.
Un modo di scrivere per immagini che è il riflesso delle parole che appaiono nelle sue poesie e nella sua scrittura autobiografica.
Il corpus espositivo comprende allora un intreccio tra materiali che riguardano la biografia, quanto documenti che testimoniano la classicità e la varietà della sperimentazione del fotografo artista.
Il lavoro di informazione, comunicazione e ricerca che Gastel ha sviluppato attraverso le riviste, le mostre e la sua personale indagine, viene presentato in un inedito display labirintico,ideato dallo studio Lissoni Architettura, dove gli insiemi per serie mettono in evidenza il carattere del suo modo di raccontare, la modalità personale dell’uso della luce e il confronto con i soggetti, nell’ininterrotto scambio tra la sua formazione e la sua professione, compresi l’educazione familiare, il suo muoversi nel mondo imprenditoriale e dei media contemporanei, sempre coltivando la sua passione poetica.

Per l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno: “Nelle sale di Palazzo della Ragione un maestro della fotografia conosce con questa mostra un importante momento di riconoscimento e approfondimento critico sui suoi primi quarant’anni di carriera, sempre fertile e creativa. Questa esposizione permette infatti di tracciare il cammino stilistico dell’artista, la sua formazione anche teatrale, il suo rapporto mai interrotto con la poesia e il legame profondo con il mondo della moda e del design, chiudendo così il cerchio di un percorso artistico che ha nel talento creativo e nel dialogo tra le arti il suo punto di equilibrio più profondo.

In occasione della mostra viene pubblicata, da Silvana Editoriale S.p.A., una monografia su Giovanni Gastel a cura di Germano Celant e con progetto grafico dello studio GraphX, in cui sono raccolte immagini, documenti, dichiarazioni, testimonianze e opere a formare un volume inedito sulla storia di Gastel fotografo e comunicatore nel mondo della moda, dell’informazione e dell’arte. Il viaggio immaginario che Gastel ha sviluppato attraverso le riviste, da “Vogue Italia” a “Harper’s Bazaar“, le campagne pubblicitarie, da Dior a Guerlain, le mostre, da Gastel per Donna a Maschere e Spettri a Palazzo della Ragione, è presentato attraverso la ricostruzione di quarant’anni di lavoro, su committenza e sperimentale. L’intento è di documentare il suo metodo operativo, basato sull’analisi e sulla proposta seriale del soggetto trattato: lo still life, il ritratto, lo scatto di moda e la ricerca.


Giovanni Gastel, Silvana Editoriale
Testi di: Germano Celant, Giovanni Gastel, Chiara Spangaro
Formato: 21 x 24
Pagine: 528
N. illustrazioni: 500 a colori
Rilegatura: Brossura con alette
ISBN/EAN:9788836634972
Prezzo: 45,00 Euro


Giovanni Gastel vive tra Milano e Parigi.
Nasce a Milano il 27 dicembre 1955, da Giuseppe Gastel e da Ida Visconti di Modrone, l’ultimo di sette figli.
Negli anni Settanta, avviene il suo primo contatto con la fotografia. Da quel momento, ha inizio un lungo periodo di apprendistato mentre un’occasione importante gli viene offerta nel 1975-76, quando inizia a lavorare per la casa d’aste Christie’s.
La svolta avviene nel 1981 quando incontra Carla Ghiglieri, che diventa il suo agente e lo avvicina al mondo della moda. Dopo la comparsa dei suoi primi still life sulla rivista “Annabella”, nel 1982. Inizia a collaborare con “Vogue Italia” e poi, grazie all’incontro con Flavio Lucchini, direttore di Edimoda, e Gisella Borioli, alle riviste “Mondo Uomo” e “Donna”.
Il suo impegno attivo nel mondo della fotografia lo avvicina anche all’Associazione Fotografi Italiani Professionisti, di cui è stato presidente dal 1996 al 1998. La consacrazione artistica avviene nel 1997, quando la Triennale di Milano gli dedica una mostra personale, curata da Germano Celant.
Il successo professionale si consolida nel decennio successivo, tanto che il suo nome appare nelle riviste specializzate insieme a quello di fotografi italiani quali Oliviero Toscani, Giampaolo Barbieri, Ferdinando Scianna, o affiancato a quello di Helmut Newton, Richard Avedon, Annie Leibovitz, Mario Testino e Jürgen Teller.
Nel 2002, nell’ambito della manifestazione La Kore Oscar della Moda, ha ricevuto l’Oscar per la fotografia. Attualmente è Presidente dell’Associazione Fotografi Italiani Professionisti e membro permanente del Museo Polaroid di Chicago.
Molte le mostre: Milano, Venezia, New York, Parigi.
Svolge la sua attività lavorativa nel suo studio in Via Tortona a Milano, dove continua a coltivare la sua passione per la poesia – l’ultima raccolta ha per titolo Cinquanta – e per la ricerca fotografica al di fuori degli schemi della moda.
Ricordiamo a Villa Reale di Monza la mostra conclusa a fine settembre 2016: Giovanni Gastel per Rolling Stone – Le 100 facce della musica italiana.
La sua ultima copertina per Rolling Stone di novembre:
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Germano Celant è conosciuto internazionalmente per la sua teorizzazione dell’Arte Povera. È inoltre autore di oltre cento pubblicazioni, tra libri e cataloghi, e curatore di centinaia di mostre nei maggiori musei ed istituzioni internazionali.
Dal 1977 è Contributing Editor della rivista “Artforum”, New York e dal 1991 della rivista “Interview Magazine”, New York; dal 1999 è responsabile della rubrica d’arte del settimanale “L’Espresso”, Roma; dal 2000 collabora con il mensile di design “Interni”, Milano.
Dal 1989 fino al 2008 è stato Senior Curator of Contemporary Art del Solomon R. Guggenheim Museum di New York; dal 1995 al 2014 è stato Direttore e dal 2015 Soprintendente Artistico e Scientifico della Fondazione Prada; nel 1996 è stato Co-Direttore Artistico della prima Biennale di Arte & Moda, Firenze; nel 1997 è stato Direttore della 47ma Esposizione Internazionale d’Arte, La Biennale di Venezia; nel 2001 è stato Commissario del Padiglione Brasiliano alla 49ma Esposizione Internazionale d’Arte, La Biennale di Venezia; nel 2004 è stato Supervisore artistico della programmazione dei cento eventi culturali di “Genova 2004, Capitale Europea della Cultura”; dal 2005 è Curatore della Fondazione Aldo Rossi, Milano e dal 2008 è curatore artistico e scientifico della Fondazione Annabianca e Emilio Vedova, Venezia. Dal 2009 al 2011 è stato Responsabile scientifico per Arte e Architettura alla Triennale di Milano. Nel 2015 è stato Curatore della mostra “Arts & Foods. Rituali dal 1851”, Padiglione Arte di Expo 2015, nella Triennale di Milano. Nel 2016 è Project Director di The Floating Piers, opera di Christo e Jeanne-Claude sul Lago d’Iseo.
Nel 1987 ha ricevuto il The Frank Jewett Mather Award per l’attività di critico d’arte; nel 2004 la laurea honoris causa in Architettura dall’Università degli Studi di Genova, Facoltà di Architettura; infine, nel 2013 il The Agnes Gund Curatorial Award da parte dell’Independent Curators International, New York.

GERMANO-CELANT, © foto Giovanni Gastel

GERMANO-CELANT, © foto Giovanni Gastel

Piero Lissoni  è architetto, designer e art director.
Nel 1986 apre Lissoni Associati, una realtà multidisciplinare con sede a Milano che sviluppa progetti d’architettura,  interni e disegno industriale. Seguono nel 1996 GraphX che si occupa di comunicazione visiva, successivamente Lissoni Architettura per i progetti architettonici e Lissoni Inc. a New York per l’interior design nel continente americano.
Le realizzazioni di architettura più recenti comprendono il Conservatorium Hotel di Amsterdam (2012), il Mamilla Hotel a Gerusalemme (2009), la ristrutturazione dello storico Teatro Nazionale di Milano (2009) e le sedi delle attività produttive di Kerakoll Design Lab (2014), Matteograssi (2011), Glas Italia (2010) e Living Divani (2007), tutte in Italia.  I progetti in corso di completamento sono The Oberoi Al Zorah Resort in Ajman (Emirati Arabi), due torri per il gruppo Swire Hotels a Shanghai, esclusive residenze e ville per The Ritz-Carlton Residences Miami Beach, il nuovo Roomers Hotel a Baden-Baden, un boutique hotel sulle rive del Lago d’Orta, un nuovo complesso nel centro di Mosca con negozi, hotel e appartamenti e l’architettura d’interni di una lussuosa townhouse a Chelsea, New York.
Piero Lissoni è direttore artistico di grandi marchi tra cui Boffi, De Padova, Lema, Living Divani e Porro; disegna inoltre per nomi internazionali tra cui Alessi, Alpi, Cappellini, Cassina, Fantini, Flos, Glas, Kartell, Kerakoll, Knoll e Salvatori. Numerosi sono i premi che ha ricevuto nel corso della carriera, tra cui ADI Compasso d’Oro, ed è membro dell’Advisory Board del Politecnico di Milano. Per GraphX è responsabile della direzione artistica e dell’immagine coordinata della maggior parte di queste aziende, la realizzazione dei servizi fotografici e delle campagne pubblicitarie, il disegno di cataloghi, siti web e packaging. Dal 2007 ad oggi GraphX segue il coordinamento visivo ed i manifesti della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica organizzata dalla Biennale di Venezia.

Piero Lissoni, © foto Giovanni-Gastel

Piero Lissoni, © foto Giovanni Gastel

Passavamo lunghi pomeriggi
guardando le formiche arrampicarsi sul muro.
Erano i giorni del nostro mondo chiuso.
Gli alberi altissimi sembravano eterni nel giardino
e noi con loro.
Poi siamo usciti nel mondo vero
e la vita ci è caduta addosso.
Un volo veloce
e già percepiamo il confine
il limite così vicino.
Ma c’è ancora vita
in questa vita
e gioia e speranza.
Che grande fatica il ricordo.
Cerco aiuto
ma tutti sembrano così lontani.

Giovanni Gastel, Milano 2016


Giovanni Gastel
dal
23 settembre 2016 al 13 novembre 2016
Curatore: Germano Celant
Progetto Esecutivo: Arch. Piero Lissoni
Orari
martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30 – 20.30; giovedì e sabato 9.30 – 22.30; lunedì chiuso; ultimo ingresso un’ora prima della chiusura
Biglietti: € 10,00 Intero
€ 8,00 Ridotto Minori di 18 o maggiori di 65 anni universitari con tesserino, gruppi di adulti oltre le 15 unità, possessori di appositi coupon o titolari di apposite convenzioni, soci Touring Club con tessera, militari, forze dell’ordine non in servizio, soci FAI, titolari Card Musei Lombardia, titolari Carta Civita, Giunti Card e Amici di Forma
€ 5 Ridotto scuole Alunni di classi di ogni ordine e grado. Ridotto speciale famiglia (adulto + bambino)

€ 8,00 uno o due adulti a testa con minore/i dai 6 ai 14 anni € 5,00 a testa
Gratuito minori di 6 anni, disabili e un accompagnatore, due insegnanti accompagnatori per ogni classe, giornalisti con tesserino.
Visite guidateGruppi € 100,00; Scuole € 80,00; In lingua € 120,00
Modalità di accesso: Singoli: prenotazione consigliata; Gruppi e scuole: prenotazione obbligatoria, min. 15 – max. 30 persone
Diritto di prenotazione: € 1,50 per i biglietti: intero, ridotto, gruppi ; € 1,00 per i biglietti: famiglia, ridotto speciale, scuole
Informazioni
Tel. + 39 0243353535 – www.palazzodellaragionefotografia.it
Ufficio Stampa: Isabel Guardans – Tel. 02 43990159 – isabel@guardanscambo.com
Ufficio Stampa Comune di Milano: Elena Conenna – tel. 02 88453314  – elenamaria.conenna@comune.milano.it

Palazzo della Ragione
Piazza Mercanti 1
Milano

Kengiro Azuma, (Yamagata, 12 marzo 1926 – Milano, 15 ottobre 2016)

Un monaco desideroso di imparare lo zen, chiese al maestro: “Qual’è la via che conduce allo zen?”. Il maestro rispose: “Senti il mormorio del torrente lontano?”. “Lo sento”, disse il monaco. E il maestro: “È lì l’ingresso”. La vera saggezza è vedere senza guardare, udire senza ascoltare. Il Maestro si immerge nell’attimo della vita che vive.…
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