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Archivi categoria : Artisti

RUGGERO MAGGI Non solo Libri, Libri d’artista di Ruggero Maggi, Università del Melo, Galleria di Arti Visive, Gallarate (VA), fino al 17/11/2017

Dal 19 ottobre al 17 novembre 2017, l’Università del Melo - Galleria di Arti Visive ospita la mostra di Ruggero Maggi Non solo libri che inaugura il nuovo progetto Officina Open, naturale proseguimento di Officina Contemporanea la rete culturale urbana promossa da Fondazione Cariplo nel 2013 con la partecipazione di undici importanti enti e associazioni culturali cittadine.
Officina Open nasce dalla collaborazione tra l’Università del Melo, luogo ospitante delle rassegne espositive, il Museo Maga e l’Assessorato alla Cultura del Comune di Gallarate che insieme realizzeranno una serie di piccole mostre da ottobre a maggio.
Dopo l’inaugurazione all’interno del Festival DUEMILALIBRI, termina il 17 novembre 2017, presso la Galleria di Arti Visive dell’Università del Melo.
I giorni 16 e 17 novembre negli orari di apertura al pubblico (dalle 16 alle 19 circa) sarà presente in galleria l’autore delle opere esposte, Ruggero Maggi.

 

Ruggero Maggi, artista da sempre abituato a inventare nuovi modi di fare arte, presenta una selezione di libri d’artista dove “ … il libro viene pensato e realizzato come oggetto artistico autonomo, creato per esplorare inediti territori di ricerca, per aprire finestre al di là delle quali si aprono infiniti nuovi mondi. Maggi come artista ha da sempre privilegiato la progettazione e realizzazione del libro come pratica artistica innovativa, lontana dai rigori di opere di grandi dimensioni e capace di innescare una sorta di cortocircuito tra la parola, l’immagine, il supporto, il formato e l’interazione con lo spettatore chiamato a cambiare il suo approccio con il libro e con l’opera d’arte ….” spiega Emma Zanella, curatrice della mostra, nel suo testo critico.

La mostra rientra nella manifestazione 2000libri rassegna letteraria, ideata e realizzata per la prima volta nel 1999, e giunta alla sua diciottesima edizione. Organizzata dall’Assessorato alla Cultura, vede coinvolte alcune librerie e realtà culturali del territorio e si svolgerà dal 13 al 22 ottobre 2017.

Ruggero Maggiartista e curatore. Dal 1973 si occupa di poesia visiva; dal 1975 di copy art, libri d’artista, arte postale; dal 1976 di laser art, dal 1979 di olografia, dal 1985 di arte caotica sia come artista - con opere ed installazioni incentrate sullo studio del caos, dell’entropia e dei sistemi frattali - sia come curatore di eventi.
Tra le installazioni olografiche: “Una foresta di pietre” (Media Art Festival - Osnabrück 1988) e “Un semplice punto esclamativo” (Mostra internazionale d’Arte Olografica alla Rocca Paolina di Perugia – 1992); tra le installazioni di laser art: “Morte caotica” e “Una lunga linea silenziosa” (1993), “Il grande libro della vita” e “Il peccatore casuale” (1994), “La nascita delle idee” al Museo d’Arte di San Paolo (BR). Suoi lavori sono esposti al Museo di Storia Cinese di Pechino ed alla GAM di Gallarate. Ha inoltre partecipato alla 49./52./54. Biennale di Venezia ed alla 16. Biennale d’arte contemporanea di San Paolo nel 1980.
Nel 2006 realizza “Underwood” installazione site-specific per la Galleria d’Arte Moderna di Gallarate. Nel 2007 presenta come curatore il progetto dedicato a Pierre Restany “Camera 312 – promemoria per Pierre” alla 52. Biennale di Venezia.
Dal 2011 con cadenza biennale (2013/2015/2017) presenta a Venezia con il Patrocinio del Comune di Venezia Padiglione Tibet, progetto esposto successivamente alla Biennale di Venezia, al Museo Diotti di Casalmaggiore (CR) e presso la Biblioteca Laudense di Lodi. Nel 2014 PadiglioneTibet partecipa alla Bienal del Fin del Mundo in Argentina e nel 2016 è presentato al Castello Visconteo di Pavia.
Nel 2017 Padiglione Tibet a Venezia a Palazzo Zenobio.

www.camera312.it
www.padiglionetibet.com


RUGGERO MAGGI Non solo libri - Libri d'artista di Ruggero Maggi
Dal 19 ottobre al 17 novembre 2017

Inaugurazione: giovedì 19 ottobre, ore 17.00
Orari: da lunedì a domenica 15.00|19.00
Ingresso: libero

Università del Melo - Galleria di Arti Visive 
Via Magenta 3
21013 Gallarate (VA)
Tel. 0331 708224 - udm@melo.itwww.melo.it
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Salvo. Un’arte senza compromessi, Galleria Dep Art, Milano

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Giovanni Boldini, Sale delle Arti, Reggia di Venaria, Torino








Nell’anno del decimo anniversario dalla sua apertura, inserita nelle Residenze Reali Sabaude nel Patrimonio UNESCO - ventidue edifici in tutto il Piemonte - la Reggia di Venaria,  ospita una straordinaria mostra dedicata a Giovanni Boldini, dal 29 luglio 2017 al 28 gennaio 2018, con oltre 115 opere.
Il fascino femminile, gli abiti sontuosi e fruscianti, la Belle Époque, i salotti: è il travolgente mondo di Giovanni Boldini (Ferrara, 1842 - Parigi, 1931), genio della pittura che più di ogni altro ha saputo restituire le atmosfere rarefatte di un’epoca straordinaria.
Letteratura e moda, musica e lusso, arte e bistrot  si confondono nel ritmo sensuale del can can e producono una straordinaria rinascita sociale e civile.
Una grande mostra antologica di Giovanni Boldini, sviluppata su un registro narrativo cronologico e tematico al tempo stesso. La mostra, già presentata a Roma, ha una ricca selezione monografica delle opere - di colui che nelle sue opere ha reso ed esaltato la bellezza femminile, svelando l’anima più intima e misteriosa delle nobili dame dell’epoca - si articola seguendo gli anni di attività dell’artista, ma è organizzata in quattro sezioni tematiche fondamentali per capire la parabola espressiva del maestro, arricchita da materiali e filmati sulle grandi dive del cinema muto, come spiega Sergio Gaddi:
"La donna era ancora poco considerata come soggetto protagonista. Il 'rivoluzionario' Boldini le ritrae facendo emergere la loro carica intima e sensuale. E, spesso, facendo arrabbiate i loro ricchi mariti, suoi committenti. È il caso del celebre dipinto di Donna Franca Fiorio del 1901: l'artista dovette rivederlo riducendo la scollatura e allungando la gonna".
Realizzata con il patrocinio della Città di Torino, la mostra ospita nelle Sale delle Arti della Reggia di Venaria, prodotta e organizzata da La Venaria Reale con Arthemisia è curata da Tiziano Panconi e Sergio Gaddi.
La mostra della Reggia di Venaria non si ferma al momento internazionale dell’esperienza creativa di Boldini, che peraltro abbandona presto l’avanguardia italiana dei macchiaioli, ma attraverso alcune importanti opere di confronto presenta anche 26 opere  di artisti a lui contemporanei, quali Cristiano Banti, Vittorio Matteo Corcos, Giuseppe De Nittis, Antonio de La Gandara, Paul-César Helleu, Telemaco Signorini, Ettore Tito, Federigo Zandomeneghi.

 

Le opere - tra cui le celebri La tenda rossa (1904), Signora che legge (1875), Ritratto di signora in bianco con guanti e ventaglio (1889), Signora bruna in abito da sera (1892 ca.), Mademoiselle De Nemidoff (1908) e, ospite d’onore, il capolavoro simbolo della Belle Époque: la grande tela dedicata a Donna Franca Florio, realizzata tra il 1901 ed il 1924 - provengono dai principali musei internazionali quali: il Musée des Beaux-Arts di Tours, Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino, Raccolte Frugone - Villa Grimaldi di Fassio di Genova, Collezioni Artistiche Banca Carige, Galleria d'arte moderna Empedocle Restivo di Palermo, Museo nazionale di Capodimonte e da prestigiose collezioni private difficilmente accessibili.
Oltre 100 capolavori tra olii e pastelli nella mostra Giovanni Boldini. Una raccolta ricca e spettacolare della produzione di Boldini e di altri artisti a lui contemporanei. Sessanta diversi prestatori, sapientemente coordinati in quattro anni di lavoro (questo il tempo di preparazione della mostra) da Tiziano Panconi, autore del catalogo ragionato di Boldini del 2002, e Sergio Gaddi.

 

La ricerca dell’attimo fuggente è, nelle opere di Boldini, cristallizzata nei colori, a olio, pastello o rapidi tratti di matita, e permane nei secoli rinnovando come una Madeleine proustiana il miracolo di riportarci indietro nei giorni incantati della Belle Époque. Giovanni Boldini non è stato solo uno dei protagonisti di quel periodo ineguagliabile o solo il geniale anticipatore della modernità novecentesca ma colui che nelle sue opere ha reso ed esaltato la bellezza femminile, svelando l’anima più intima e misteriosa delle nobili dame dell’epoca, per lui “fragili icone”. Un pulviscolo perfetto, disperso nell’universo della storia, eppure reso immortale: forse per questo Gertrude Stein disse che Boldini sarebbe stato il miglior pittore dell’Ottocento.
Nelle sale della Reggia di Venaria, accanto a capolavori assoluti di Giovanni Boldini e noti al pubblico come gli ormai iconici ritratti di Emiliana Concha de Ossa, Gabrielle de Rasty, solo per citarne alcuni, le ambientazioni cittadine e i nudi: in ognuno di essi c’è la sua immensa energia e inconfondibile potenza espressiva.
L’esposizione ricostruisce passo dopo passo il geniale percorso artistico del grande maestro italo-francese attraverso 4 sezioni: Il soggiorno a Firenze. Poetiche e verismo della luce macchiaiola; I primi anni di Parigi. L'amore per Berthe, il gallerista Goupil e la contessa de Rasty; Uno stile destinato al successo. Il pittore della vita contemporanea e Il fascino Belle Époque. Sensualità e magia del ritratto femminile.


LE SEZIONI

1 - Il soggiorno a Firenze. Poetiche e verismo della luce macchiaiola
L’innata curiosità, ma soprattutto il desiderio di evadere dall’ambiente provinciale quale era ai suoi occhi la Ferrara degli anni sessanta, portano il giovane Boldini ad emigrare alla ricerca di un confronto continuo, di nuove occasioni di ispirazione e di una sua vera dimensione di artista e di uomo. A Firenze partecipa al clima rivoluzionario e risorgimentale dell’epoca e diventa subito amico di Cristiano Banti, Telemaco Signorini, Vito D’Ancona, e poi di Michele Gordigiani, il più affermato ritrattista della Firenze granducale. Sono tutti esponenti di primo piano di quel gruppo di avanguardisti insofferenti come lui alle rigidità dell’accademia, che era appena stato definito dei macchiaioli. Durante questi anni di straordinaria creatività, Boldini studia una solida base luministica della sua successiva cifra pittorica francese. Di grande intensità sono il Ritratto del padre Antonio Boldini  del 1867 ed Il paggio. Giochi col levriero del 1869. La luce potente della macchia, con le sue forti contrapposizioni chiaroscurali, è infatti una sorta di ossatura compositiva sulla quale innesta i successivi aggiornamenti stilistici. I Macchiaioli, già dal 1856, erano infatti impegnati in un ammodernamento della pittura basato sull’osservazione diretta della natura, da rendere nella sua essenzialità espressiva attraverso un largo e potente fraseggio di luci e ombre, restituendo una speciale forza ottica capace di trasmettere verosimiglianza e vitalità al soggetto. Ma a differenza dell’approccio di questi artisti, che si concentrano soprattutto sulla manifestazione della luce nella natura, bilanciando i campi di colore per far durare  il momento dell’osservazione, Boldini percepisce in modo molto più deciso il fascino delle grandi metropoli europee e degli ambienti eleganti, convinto che la sua indole e il suo carattere dovranno necessariamente farlo uscire dalla provincia, portarlo lontano da quel mondo pur importante come Firenze, ma già troppo stretto per le sue ambizioni.

2 - I primi anni di Parigi. L'amore per Berthe, il gallerista Goupil e la contessa de Rasty
I modi naturalmente aristocratici, la vocazione alla mondanità e alla frequentazione degli ambienti altolocati, ma anche le grandi prospettive di carriera e la voglia di ottenere un riconoscimento economico adeguato per il suo lavoro, fanno sì che il fascino dell’ambiente frizzante della Ville Lumière  sia per lui irresistibile.
A Parigi conosce la modella e amante Berthe, ritratta splendidamente in Berthe che legge una dedica su un ventaglio (1878), con la quale avvia una lunga storia d’amore durata più di dieci anni ed inizia una proficua collaborazione con il mercante e gallerista Goupil, il più importante ed internazionale dell’epoca. Superato il periodo della pittura alla maniera settecentesca sostenuta dalle richieste del mercato, come si nota in numerose opere tra le quali il Marchesino a Versailles (1876) e la Signora con ombrellino (o parasole) (1876), lo stile che l’artista esprime nel pieno fulgore dell’esperienza parigina dopo il 1880 non è per nulla artificiale o peggio, superficiale, ma del tutto naturale e contemporaneo. Boldini, infatti, non imita il reale e meno ancora lo riproduce, ma aggiunge vita alla vita. È un pittore classico, nel senso che la sua pennellata veloce o sciabolata  è una rappresentazione della verità e della natura che rifugge l’artificio, ma trova il modo di fermare l’istante. Non è certamente un pittore manierista o accademico, perché il tratto dell’innovazione è deciso, non c’è traccia di imitazione.
La sua spiccata libertà di spirito gli permette, infatti, pur vivendo a Parigi, di riuscire a stare al di fuori delle seduzioni impressioniste così come, durante il periodo toscano, riesce a non farsi mai coinvolgere pienamente dalla logica espressiva dei macchiaioli.
Il periodo della giovinezza parigina di Boldini è caratterizzato anche dall’incontro con un’altra donna, la Contessa Gabrielle de Rasty, che rappresenta per lui l’opportunità d’inserimento nell’ambiente aristocratico parigino. Moglie del Conte Constantin de Rasty, Gabrielle conosce Boldini nel 1874 e intreccia con lui un’intensa relazione sentimentale destinata a durare per anni, testimoniata dalle opere La contessa de Rasty coricata e La contessa de Rasty a letto, entrambe del 1880.

3 - Uno stile destinato al successo. Il pittore della vita contemporanea
Giovanni Boldini
coglie la dinamica della rappresentazione istantanea, della scintilla di vita irripetibile e fugace, ma a differenza dello stile en plein air  degli impressionisti predilige l’interno dello studio e la ricerca della mobilità della bellezza letta nella dinamica della città. A partire dagli anni ottanta dell’Ottocento si comprende che una potente rivoluzione è imminente, e che un ruolo chiave potrà essere giocato da chi deciderà di farlo, dalla nuova classe che avrà coraggio, ambizione e voglia di fare. Comincia a farsi strada l’idea che il futuro non sia più una conseguenza dinastica, ma appartenga a chi è in grado di costruirlo. Produzione e consumo diventano gli architravi di un benessere raggiungibile e non più alla portata esclusiva di una ristretta élite , ma di chiunque voglia accettare la sfida del lavoro. Boldini è affascinato dai riti urbani alimentati dalla forza della storia che sta costruendo il mito del progresso e della scienza. Con il quadro Corse a Longchamp (1890) sembra anticipare il Futurismo, e allo stesso tempo coglie alla perfezione il motivo del vero, perché la sua pittura è basata su una velocità d’esecuzione più caratterizzata rispetto a quella degli impressionisti, in quanto giocata soprattutto sulla figura umana, sulla donna che viene sottratta alla quotidianità alla quale era stata destinata dal realismo per essere trasfigurata in una condizione regale, di divinità terrena basata sulla bellezza, come nel bellissimo pastello Ritratto di signora in bianco con guanti e ventaglio (1889). Crescono e si sviluppano il progresso economico, la socialità che diventa valore, il teatro, i salotti letterari, la necessità di incontrarsi per condividere un approccio mondano, che significa anche tessere rapporti, stringere alleanze, esibire uno stile di vita agiato da parte di una classe non più emergente, ma già affermata.

4 - Il fascino Belle Époque. Sensualità e magia del ritratto femminile
Il XX secolo si apre per Boldini all’insegna del successo internazionale, già sancito dalla mostra tenuta a New York nel 1897 che lo vede all’apice dell’apprezzamento per la sua abilità di ritrattista. Le donne di Boldini, ritratte in tutto il loro splendore di vita mondana e abbigliate con eleganza secondo la moda dell’epoca, sono sorridenti e palpitanti di vita. Il lusso che traspare dalle loro mises  ben si coniuga con le feste sfarzose, con il divertimento salottiero e con un’idea di leggerezza e spensieratezza, consolidando l’immaginario e la visione di un’epoca gioiosa. Nella stagione  della Belle Époque l’arte celebra il mito della femme fatale, della donna di charme, che nutrirà a lungo l’immaginario artistico fino a incidere profondamente anche nelle avanguardie novecentesche. Negli innumerevoli ritratti delle “divine”, tra le tante il Ritratto di Josefina Alverar de Errázuriz (1892), che animano il bel mondo della Ville Lumière, Boldini riesce a sublimare l’essenza dell’eterno femminino, alimentato da schiere di splendide donne desiderose di essere trasfigurate dalla magia magnetica dell’italiano di Parigi. C’è sempre qualcosa di conturbante nella donna di Boldini, e sembra che anche le modelle più algide e aristocratiche abbiano in realtà l’inconfessabile desiderio che la pittura sveli o lasci almeno intravedere la parte più intima della loro personalità, la zona d’ombra legata alle passioni più vere e laceranti. L’artista gioca sulle corde della sensibilità femminile, ma non si limita alla riproduzione della bellezza, indugiando piuttosto sulla consapevolezza di un ruolo, dove la femminilità possa essere esibita con una maggiore libertà espressiva. Il fascino della sensualità è esaltato anche dall’abbigliamento, e la donna, che si libera dai corsetti ingabbianti degli anni precedenti, privilegia gli abiti che ne possano valorizzare la figura e svelarne generosamente le grazie. È il caso dello straordinario ritratto Mademoiselle De Nemidoff (1908); esposto al Salon, rivela la personalità forte e volitiva della famosa cantante dell’Opéra di Parigi, delineata con la consueta capacità d’introspezione psicologica che rende i ritratti di Boldini assolutamente unici. Fasciata nel lungo abito nero che lascia scoperte le spalle bianche, Mademoiselle De Nemidoff è elegantissima e sinuosa, in una posa dinamica che pare anticipare un movimento serpentino. I nuovi abiti celebrano la rinnovata snellezza dei corpi e risultano adeguati alle molteplici attività e libertà che, in rottura rispetto al passato, non sono più precluse alle donne. In questo delicato e controverso passaggio dell’emancipazione femminile, la moda acquisisce le sembianze di uno specchio della società: uno specchio ricco di seduzioni per l’arte. Tuttavia, queste immagini di joie de vivre sembrano decontestualizzarsi dal periodo a cui sono riferite, già agli albori della guerra mondiale, e sembrano suggerire quanto la vita legata al “bel mondo” sia di fatto distante dagli accadimenti tragici che stanno per sconvolgere l’umanità, collocandole in un’atmosfera forse privilegiata, che rimane tuttavia ai margini della storia, suggerendo il segno d’incubazione di un’imminente decadenza non ancora percepita.

Le lettere inedite
Un importante capitolo del catalogo edito da Skira è dedicato alla pubblicazione di una quarantina di lettere inedite di Boldini, portate alla luce da Loredana Angiolino e Tiziano Panconi, curatore e presidente del Comitato scientifico, di cui fanno parte la stessa Angiolino, Beatrice Avanzi (curatrice del Museo d’Orsay), Sergio Gaddi, Leonardo Ghiglia e Marina Mattei (curatrice dei Musei Capitolini). Si tratta, nella quasi totalità, di un rilevante numero di lettere che Boldini, in veste di Presidente della commissione d’arte per la sezione italiana alla Esposizione Universale di Parigi del 1889, invia a Telemaco Signorini a Firenze. Questi, dietro richiesta di Boldini, svolge il delicato compito di scegliere e mandare a Parigi le opere degli artisti toscani partecipanti alla manifestazione. Sono scaglionate nel tempo, per un periodo che va dal febbraio all’aprile del 1889 e riguardano la preparazione dell’esposizione che si apre il 6 maggio 1889. In esse si ravvisa l’impegno costante dei due amici che collaborano per la riuscita dell’evento: la scelta delle opere, le pratiche legate al loro trasferimento dall’Italia in Francia, la sistemazione nelle sale e il superamento dei tanti problemi che sorgono nel corso del tempo. Le lettere contengono anche diversi aspetti privati o professionali come i commenti sui colleghi, le diatribe in ambito artistico e sono venate, specialmente quelle di Boldini, d’ironia e sagacia. Nel catalogo sono riprodotti 4 schizzi inediti di Boldini, realizzati in diverse occasioni tra il 1906 e il 1921.

Ambientazione liberty
La mostra è arricchita con oggetti e mobili in stile Liberty che daranno la suggestione delle affascinanti case del primo novecento, gentilmente prestate dalla Fondazione Arte Nova, con arredi di artisti come Gallé o Majorelle, e oggetti “à la mode”, dell’École de Nancy o dell’area austro-tedesca, dove l’Art Nouveau si declina in Jugendstil. Oggetti e arredi diventano il simbolo concreto della nuova interpretazione dell’eleganza femminile. La libertà e l’emancipazione si trova negli spettacoli, nella rappresentazione dei moderni “interior designers”, sulle riviste e per finire nella musica: questi sono gli anni in cui, chi può, trascorre il giorno in preparazione della serata, nei saloni o nei teatri, la musica è fondamentale, come arte e cibo. Il compositore più in voga nei salotti mondani parigini era senz’altro Reynaldo Hahn, definito “le roi des salons”. La sua musica affascinante, al pari di grandi maestri come Fauré, Massenet, Debussy, Dubois o Vierne, è spesso arricchita da copertine illustrate con motivi floreali: iris, ninfee, papaveri, glicini, cardi e foglie di castagno crescono sui vasi, nei mobili, e anche con la musica.

 

In parallelo, il visitatore potrà rivivere la magica atmosfera del tramonto della Belle Époque, attraverso i brani di film muti degli anni ’10, proiettati in mostra grazie al generoso prestito del Museo Nazionale del Cinema e dell’Archivio Nazionale Cinema d’Impresa-Centro Sperimentale di Cinematografia. Sono film in cui le grandi star dominano la scena, a volte sfoggiando toilettes vertiginose da inquiete maliarde, che ne fanno sculture animate in un paesaggio tra Gabriele D'Annunzio, Guido Gozzano e Annie Vivanti; a volte indossando abitini dimessi che conferiscono ai ruoli popolareschi di Francesca Bertini un'intensità alla Anna Magnani, che fanno pendent col naturalismo d'appendice di Carolina Invernizio. Una galleria di ritratti fotografici delle Divine che dialogano con i quadri di Boldini, sintetizzato, come in un “trailer” che suggerisse l'atmosfera del racconto, un montaggio di sequenze tratte da tre capolavori degli anni Dieci: Ma l'amor mio non muore di Mario Caserini (1913) con Lyda Borelli e Mario Bonnard; La signora dalle camelie di Gustavo Serena (1915) con Francesca Bertini e G. Serena, Tigre reale di Giovanni Pastrone (1916), con Pina Menichelli, Alberto Nepoti e Febo Mari.


Giovanni Boldini
Sale delle Arti

Reggia di Venaria
Dal 29 luglio 2017 al 28 gennaio 2018
A cura di: Tiziano Panconi e Sergio Gaddi
Patrocinio: Città di Torino
Prodotta e organizzata con Arthemisia
Sponsor: Generali Italia
Hotel Partner: AtaHotels
Media Coverage: Sky Arte HD
Progetto allestimento: Giovanni Tironi
Allestimento:T agi2000
Grafica in mostra e immagine coordinata: Angela Scatigna
Progetto illuminotecnico: Studio Quintiliani Murano
Catalogo: Giovanni Boldini Genio e pittura, a cura di Tiziano Panconi e Sergio Gaddi; Skira / Arthemisia, 22 x 28 cm, 288 pagine, 238 colori e b/n, cartonato, ISBN 978-88-572-3698-8, € 39,00
Audioguide: Antenna International
Offerta didattica a cura di: Coopculture
Biglietti: intero € 14; ridotto € 12, maggiori di 65 anni e quanti previsti da Gratuiti e Ridotti) giornalisti con regolare tessera dell'Ordine Nazionale (professionisti, praticanti, pubblicisti); dipendenti, agenti e subagenti Generali muniti di badge, clienti Generali muniti di Dem nominale accompagnata da documento di identità, per ulteriori riduzioni consultare il sito www.lavenaria.it.; Ridotto gruppi € 12,00 gruppi di min. 12 persone; Ridotto ragazzi dai 6 ai 20 anni - Universitari under 26 € 8,00; Ridotto Scuole € 4,00
Le biglietterie chiudono 1 ora prima.
Orari: Fino al 27 agosto 2017: Lunedì: giorno di chiusura · martedì, mercoledì e giovedì: dalle ore 10 alle ore 17 . venerdì e sabato: dalle ore 10 alle ore 19.00 · domenica e festivi: dalle ore 10 alle 19.30 . aperture serali Sere d’estate + tutte le mostre in corso: venerdì e sabato dalle ore 19.00 alle 23.30
Dal 29 agosto all’8 ottobre 2017: Lunedì: giorno di chiusura · da martedì a venerdì: dalle ore 10 alle ore 18 · sabato, domenica e festivi: dalle ore 10 alle ore 19.30
Dal 10 ottobre 2017: Lunedì: giorno di chiusura . da martedì a venerdì: dalle ore 9 alle ore 17 . sabati, domenica e festivi: dalle ore 9 alle ore 19.30
Audioguide:  € 5,00

Visite guidate: (prenotazione obbligatoria, gruppi max 25 persone, microfonaggio obbligatorio per gruppi e scuole secondarie di I e II grado); Gruppi € 80,00; Scuole € 60,00 (scuole primarie e secondarie di I e II grado)
Visita guidata + attività: € 90,00 (scuole primarie)

Microfonaggio obbligatorio: (per gruppi e scuole secondarie di I e II grado); Gruppi € 30,00; Scuole € 15,00
Informazioni e prenotazioni: Tel. +39 011 4992333 - www.lavenaria.it
Informazioni e prenotazioni scuole: Tel. +39 011 4992355
Centro studi catalogazione e archiviazione opere di Giovannni Boldini e dei Macchiaioli:www.museoboldinimacchiaioli.com
Generali Italia: Emanuela Vecchiet, Responsabile Corporate Identity & Media Relations - T. +39 040 671577 - M. +39 3315785946 - emanuela.vecchiet@generali.com; Renato Agalliu, Media Relations - Ufficio Stampa - M. +39 3281480555 - T. 026296422 - renato.agalliu@generali.com - www.generali.it

Fondazione Arte Nova: Tel. / Fax +39 0125 711298 - http://www.fondazioneartenova.org
Uffici Stampa: ARTHEMISIA - Adele Della Sala - ads@arthemisia.it - M. +39 345 7503572 - Tel. +39 06 69380306 (int. 288); Anastasia Marsella - am@arthemisia.it - M. +39 370 3145551 - Tel. +39 06 69380306 (int. 131); Salvatore Macaluso - sam@arthemisia.it - M. +39 392 4325883 - Tel. +39 06 69380306 (int. 332); Barbara Notaro Dietrich - b.notarodietrich@gmail.com - M. +39 348 7946585
LA VENARIA REALE: press@lavenariareale.it - Tel. +39 011 4992300 Andrea Scaringella (Responsabile); Matteo Fagiano; Cristina Negus
SKIRA. lucia@luciacrespi.it - T. +39 02 89415532

Reggia di Venaria
10078 Venaria Reale 
Torino

 

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Betto Lotti “Paesaggi lombardi luoghi dello spirito”, Spazio Eventi di Regione Lombardia, Palazzo Pirelli, Milano


Inaugurata con grande successo e affluenza di pubblico la mostra personale di Betto Lotti "Paesaggi lombardi luoghi dello spirito", presentata da Philippe Daverio e curata da Daniele Lotti e Lauretta Scicchitano.
L'esposizione rimarrà  
eccezionalmente aperta domenica 30 luglio, dalle ore 10 alle 18, presso lo Spazio Eventi di Regione Lombardia del Grattacielo Pirelli a Milano e, per l'occasione, saranno presenti i curatori. 

Il ricco percorso espositivo descrive l'attività artistica di Betto Lotti (1894 - 1977) attraverso oltre 70 lavori, opere pittoriche, acquerelli, carboncini, incisioni, datati fra il 1911 e il 1973, che evidenziano come nella sua pittura abbia privilegiato il tema del paesaggio, degli spazi aperti e descritto con una visione poetica i luoghi a lui molto cari, i paesaggi lombardi.
La mostra si apre con un nucleo di opere realizzate fra il 1911 e 1914, prevalentemente a carboncino, oltre a Le anime (1913) unico dipinto a olio rimasto del suddetto periodo. Sono questi gli anni in cui l'artista nel corso dell'Accademia, stringe una forte amicizia con Ottone Rosai, con il quale al termine degli studi realizza diverse esposizioni. Lo spazio successivo è incentrato sull'attività  incisoria, a cui Lotti si dedica per molto tempo, e che vede l'artista soffermarsi su temi e soggetti differenti, sia su scene di vita quotidiana legata al lavoro come Nel cantiere (1918) o La Grande Fornace (1913), sia su situazioni disimpegnate come La Taverna (1913). Che si tratti di acqueforti o di litografie, il segno è netto, secco, molto preciso e nitido, i volumi sono robusti, le linee eleganti e l'uso del chiaroscuro estremamente armonico. Accanto a questi lavori sono inoltre esposti alcuni bozzetti disegnati in trincea e durante la reclusione nel campo di concentramento austriaco di Sigmundsheberg, nel corso della prima guerra mondiale.
La sezione seguente è riservata agli anni '20 e '30, in questo lasso di tempo emerge la forte vena di illustratore e cartellonista, che vede Lotti coinvolto in collaborazioni in Italia e all'estero. Con rimandi al simbolismo e all'espressionismo, molto originali e di impatto, anche grazie alle cromie vivaci oltre al tratto ben definito sono La dame poussé par le vent (1925), l'illustrazione per la casa musicale Saporetti e Cappelli (1925) e Lotti Clown (1925) il poster che gli ha conferito notorietà  internazionale. 
Il percorso prosegue con un avvenimento importante nella vita dell'artista, il trasferimento di cattedra in Lombardia, inizialmente a Stradella e poi a Como, con le prime testimonianze legate a soggetti della realtà regionale fra cui si ricordano gli acquerelli In risaia (1934), Lago di Como (1940) e Barche sul lago di Garda (1957); temi che ritornano anche nei disegni e nelle chine di quegli anni come in Cantieri a Milano (1952) e in La Portatrice (1961). 
Queste opere preannunciano il cuore dell'esposizione, ovvero la sala dedicata alle tele dei paesaggi lombardi tutte realizzate ad olio. Caratterizzati da una forte legame con la natura, con la realtà  che lo circonda e in stretta connessione con il movimento del Novecento, che prediligeva purezza delle forme e armonia nella composizione, questi lavori sono anche carichi di spiritualità  e pervasi da un'atmosfera malinconica, legata al ricordo di un passato vissuto in Liguria e in Toscana. Dell'area lombarda vengono descritti i luoghi nelle differenti sfaccettature, ma anche i colori, il mutare della luce nelle varie ore del giorno, le persone, i lavori e le abitudini e ne emerge un racconto completo ed esaustivo. Nelle sue vedute, in cui si scorge un costante equilibrio compositivo, emergono, immersi in un'atmosfera silenziosa e solenne, gli elementi essenziali del paesaggio, raffigurati con colori tenui e luci soffuse.
Pennellate morbide e sfumate, toni delicati descrivono una scena di vita quotidiana, legata alla vita semplice e rurale nella tela Le Mondine (1952), dove quattro donne sono chine nella naturale gestualità del loro lavoro nelle risaie. L'essenzialità  delle rappresentazioni, degli elementi architettonici e naturalistici come si può osservare in Rustici al sole (1957), Autunno (1962), Brianza (1963) e Periferia (1967) mettono in luce gli stretti legami di Lotti con i maestri Carrà, Soffici, Rosai, De Pisis. Tuttavia la sua opera si contraddistingue per un timbro personale, con una grande attenzione volta a scandire gli spazi, a studiare i volumi e alla stesura del colore. I suoi paesaggi, pregni di lirismo romantico, descritti in maniera nitida e reale traducono sulla tela bellezze e vibrazioni naturali celate e svelano inoltre il vissuto dell'artista, l'aspetto emotivo, mentale e la forte spiritualità . 
Conclude la mostra una sezione legata ai lavori degli anni '70, caratterizzati da una pittura più asciutta ed essenziale, influenzata dai canoni dell'astrattismo geometrico e dall'amicizia con il gruppo degli astrattisti comaschi e milanesi.
Accompagna l'esposizione un catalogo in italiano e inglese con testo critico di Philippe Daverio, a cura di Daniele Lotti e Lauretta Scicchitano, edito da Studio Bolzani.

Betto Lotti (1894 - 1977) nasce a Taggia (Imperia), frequenta il Liceo Artistico a Venezia e si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Firenze dove stringe amicizia con Ottone Rosai. Ultimati gli studi, prosegue l'attività  artistica: carboncino, pittura a olio, acquerello e incisione sono le tecniche che predilige. Frequenta artisti come Carrà , Soffici, Papini, Campana con i quali condivide anni di grande fervore culturale ed artistico. 
Lotti già  dalle prime collettive di acqueforti mostra una precoce inclinazione naturale a questa tecnica e ottiene importanti riconoscimenti; nel 1913 a Firenze, in occasione della prima mostra personale con Rosai, i due artisti ricevono grandi apprezzamenti da parte di Marinetti, Boccioni, Carrà , Papini e Soffici.
Durante la Prima Guerra Mondiale viene internato in un campo di concentramento in Austria dove continua a dipingere. Nel 1918 torna a Firenze e frequenta il vivace ambiente artistico dello storico caffè delle Giubbe Rosse. In questi anni Lotti avvia una proficua attività di giornalista, illustratore e cartellonista in Italia e all'estero. Nel 1936 vince la cattedra di disegno a Como dove si trasferisce con la famiglia. Dal 1940 Lotti conferma la sua adesione al movimento artistico italiano del Novecento e si dedica prevalentemente alla pittura ad olio. 
Partecipa a mostre collettive e personali in sedi istituzionali e private ed è considerato una personalità di rilievo nel panorama artistico. 
Nella sua carriera ottiene riconoscimenti e premi, le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private. Su di lui sono stati pubblicati numerosi articoli, cataloghi e testi critici, fra cui si ricordano quelli di Luciano Caramel, Raffaele De Grada e Elena Pontiggia.


Betto Lotti: Paesaggi lombardi luoghi dello spirito
A cura di: Daniele Lotti e Lauretta Scicchitano
Presentata da: Philippe Daverio 
Catalogo italiano/inglese, con testo critico di Philippe Daverio, edito da Studio Bolzani
Orari dal lunedì al giovedì ore 9-12.30 e 14-17.30 | venerdì ore 9-13 
Apertura straordinaria domenica 30 luglio, ore 10-18 - presenti i curatori 
Ingresso: libero
Informazioniinfo@lottiart.it - mob. 338 7276041
Ufficio stampa mostra: IBC Irma Bianchi Communication - Tel. +39 02 8940 4694 -
M. + 39 328 5910857 - info@irmabianchi.it

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