SiteLock

Archivi categoria : Editoria

La danza dei cadaveri. La fiera dei venduti, De Piante Editore, Milano

Emilio Villa (1914-2003) fu artista, biblista (consulente del kolossal di John Huston “La Bibbia”), scrittore plurilingue, studioso di filologia semitica e paleogreca, e soprattutto poeta visionario e visivo. Pubblica il suo primo testo, “Adolescenza”, giovanissimo, nel 1934. E da lì si inoltra nei labirinti dell’arte e della scrittura: fonda riviste, viaggia, anticipa la neo-avanguardia, conosce…
Per saperne di più

André Gide: Se il grano non muore, traduzione di Garibaldo Marussi, Bompiani Editore

Provocante resoconto autobiografico dei primi ventisei anni del grande scrittore francese André Gide, (Parigi, 22/11/1869 - Parigi, 19/02/1951), premio Nobel per la Letteratura nel 1947. 
''Se il grano non muore'' prende avvio dall'infanzia di Gide, mettendone in evidenza le difficoltà relazionali, l'oppressiva figura materna, il puritanesimo di un'educazione claustrofobica, e ne segue poi la crescita e la continua lotta contro questa rigida impostazione, in nome di una fedeltà inflessibile a se stesso e alla propria, anche contraddittoria, autenticità. Dalla scoperta della propria omosessualità all'amore platonico per la cugina-moglie Madeleine, dalle crisi etiche all'equilibrio tra estasi e purezza morale.
 Gide in questo libro, parallelamente a quanto stava realizzando nei ''Diari'', fa di se stesso un personaggio letterario, un personaggio però che, a differenza delle creazioni romanzesche, non può essere tacciato di falsità.
Titolo originale: ''Si le grain ne meurt'' (1924), pubblicata nel 1924 presso l'Editore Gallimard.


Se il grano non muore, traduzione di Garibaldo Marussi, Milano-Roma, Bompiani, 1947.
Se il seme non muore, traduzione di Garibaldo Marussi, introduzione di Roberto Cantini, Collana Oscar n.631, Milano, Mondadori, 1975.
Se il grano non muore, traduzione di Garibaldo Marussi, a cura di Piero Gelli, Collana I Grandi Tascabili, Milano, Bompiani, 2017


  • Se il grano non muore
  • Autore: André Gide
  • Editore: Bompiani
  • Collana: Tascabili Narrativa
  • Traduttore: Garibaldo Marussi 
  • Curatore: Piero Gelli 
  • Copertina: Brossura
  • Pagine: 352
  • Dimensione: 13x19.8cm
  • Lingua: Italiano
  • ISBN - EAN: 9788845284007
  • Data di pubblicazione: 2017
  • Prima edizione: giugno 2017
  • € 14.00
Condividi su:

Presentazione del volume: ” CARLO RAMOUS, SCULTURA ARCHITETTURA CITTÀ”, Triennale di Milano







Enrico Crispolti  presenta il volume: " CARLO RAMOUS, SCULTURA ARCHITETTURA CITTÀ", a cura di Fulvio Irace e Luca Pietro Nicoletti, con testi di Giulio Avon, Carlo Bassi, Giovanna Calvenzi, Claudio De Albertis, Fulvio Irace, Luca Pietro Nicoletti, Walter Patscheider, Antonella Ranaldi, Francesco Tedeschi, edito da Silvana Editoriale, immagini di Enrico Cattaneo, Triennale di Milano:
Sono intervenuti: Walter Patscheider, Enrico Crispolti, Fulvio Irace, Francesco Tedeschi e Luca Pietro Nicoletti, Triennale di Milano, 26/07/2017.

CARLO RAMOUS, SCULTURA ARCHITETTURA CITTÀ
Milano, Triennale, 12 luglio - 17 settembre 2017
A cura di Fulvio Irace e Luca Pietro Nicoletti.
Silvana Editoriale s.p.a.
br., ill. col.
italiano - inglese
€. 34
Peso: 1 kg


La Triennale di Milano propone per la prima volta a Milano una retrospettiva di Carlo Ramous (1926-2003), protagonista trascurato della scultura italiana del secondo Novecento che ha attraversato in pieno le fasi cruciali dell’arte moderna arrivando, all’inizio degli anni Settanta, alla dimensione dell’opera d’arte ambientale. Grazie all’assidua collaborazione con architetti e ingegneri, Ramous ha saputo reinventare la scultura in rapporto agli edifici e ha trovato nello spazio urbano il luogo ideale per la sua scultura, di cui Milano conserva importanti testimonianze per le strade cittadine.

Carlo Ramous: Scultura, Architettura, Città, Triennale di Milano


Ufficio Stampa Antea - anteapress@gmail.com

Palazzo Della Triennale
Viale Alemagna, 6
Milano

Condividi su:

Stefano Pacini: Noi sogniamo il mondo, Casa Museo Spazio Tadini, Milano

Il volume Noi sogniamo il mondo di Stefano Pacini è stato presentato a cura di Stefano Malvicini presso la Casa Museo Spazio Tadini in via Jommelli, 24, Milano.


Stefano Erasmo Pacini 
“Noi sogniamo il mondo”
Edizioni
: Effigi 

Pagine: 180
Formato: 22×22
Brossura
ISBN 978-88-6433-671-8
Prezzo: €. 18,00


Potranno tagliare tutti i fiori
ma non riusciranno a fermare la Primavera

Pablo Neruda


La fotografia, e, di conseguenza, anche il mestiere di fotografo, sono una scelta di vita, che ci porta a girare il mondo alla ricerca di nuovi stimoli, nuove umanità, nuovi fenomeni socio-politici e nuovi spazi. Questo è stato il percorso del fotografo toscano Stefano Pacini (Massa Marittima, 1956), alla ricerca di tutti quegli elementi umani che compongono il pianeta e lo rendono terreno di esplorazione privilegiata per chi è alla ricerca di immagini realistiche, ma di forte carica simbolica. Un percorso iniziato da piccolo, quando cominciò a fotografare nel podere di famiglia con una vecchia Ferrania, ma poi proseguito con pezzi di storia come Nikon.


Così è nato Noi sogniamo il mondo, volume edito da Effigi nel 2016, con cui Stefano ha voluto raccogliere quella che, in fondo, è la sua vita: la fotografia, dalle immagini di famiglia, alle lotte dei Movimenti politici, dagli anni ’70 in Maremma alle grandi manifestazioni contro il G8 a Genova nel 2001, ma, soprattutto, ai suoi viaggi, autentici reportage in “mondi sommersi tutti da scoprire”, per citare il testo di un noto pezzo dei Litfiba. Il viaggio è un’esperienza di vita, per il fotografo, è quasi un romanzo di formazione, che lo induce a conoscere da vicino le realtà esplorate. Su questo aspetto, le immagini di Stefano si avvicinano non solo a quelle di Tano D’Amico, ma anche a quelle di un grande maestro come Francesco Cito: si tratta di immagini realistiche, senza modifiche, filtri e quant’altro di moda al giorno d’oggi, tra Photoshop e programmi vari di grafica, che raccontano come va il mondo, ma che sanno trasmettere la gioia di vivere e l’energia magmatica della rinascita. I bambini che animano Volare, scattata a Cuba nel 1995, sono proprio il simbolo del primo elemento, così come i cortei spontanei a Lisbona nel 1975, durante la Rivoluzione dei Garofani, o, nella loro crudezza, i palazzi bombardati di Mostar rappresentano il secondo. La fotografia di Stefano è Arte, ma mai fine a se stessa: in fondo, è un flusso creativo spontaneo, che vuole raccontare il mondo com’è, tassello per tassello, a formare un mosaico che, altro non è se non l’umanità intera. La fotografia di Stefano è anche denuncia di oppressione, come quella delle condizioni in cui versava il Portogallo nel 1975, dopo la caduta del regime fascista di Salazar, ma anche delle condizioni di vita dei rom in Italia (emblematica è l’immagine del muro a Reggio Calabria nel 1994), con uno stile che rasenta l’etnografia, come prova l’interesse per i matrimoni “tzigani” o anche, nella sua amata Siena, la folla radunata in Piazza del Campo per il Palio. Notevole, in questo senso, è anche l’interesse che Stefano ha sempre dimostrato per il Sud Italia, raccontato attraverso immagini descrittive dell’enclave occitana e valdese di Guardia Piemontese, ma anche attraverso l’umanità di Napoli che simboleggia la voglia dell’intero Sud di riscattarsi. L’impegno politico di Stefano influenza sicuramente il suo stile fotografico, ma senza trasformarlo in un elemento “politicizzato”: da questo punto di vista, l’autore utilizza un metodo d’indagine simile a quello pittorico di Renato Guttuso, raffigurando manifestazioni, fiumane umane come quella del Funerale di Berlinguer del 1984, con l’occhio (e l’obiettivo) tipico del fotoreporter: sono nate così immagini come quelle degli scioperi a Piombino, con banda musicale al seguito, oppure quelle del Gay Pride di Grosseto, della marcia per la pace Perugia-Assisi o del corteo anti-G8 a Genova prima che la situazione degenerasse. E, in fondo, c’è spazio anche per lo Stefano “intimo”, rappresentato soprattutto dalla bellissima Fratelli del 1994, in cui sono raffigurati i suoi due figli Emiliano e Raffaello bambini, ma anche dall’istantanea del Primo Maggio 1989 in Alta Maremma, così come per lo Stefano ironico, che sa anche farci ridere con Fiera bestiame del 2012, o farci sognare una bella partita a biliardo, con Circolo ARCI Scarlino del 2002.

Tutti questi tasselli compongono il mosaico della vita e della fotografia di Stefano e, da ciò, nasce il titolo del libro: un mondo nuovo, senza guerre né armi, in cui l’umanità sia sempre libera di esprimere se stessa e tutte le sue idee e le sue manifestazioni sociali, etnografiche e politiche, senza oppressioni e senza barriere. Per questo… noi sogniamo il mondo!


Non si sogna mai abbastanza. Non si sogna insieme abbastanza. Quella che scambiamo per maturità nostra e del mondo che ci circonda, somiglia sempre più a un campo di macerie. Non è questione di nostalgie adolescenziali. È una realtà che sta prendendo sempre più i connotati di un incubo, lontana anni luce sia dall’ottimismo utopistico di fine anni ’60, sia dal pragmatismo modernista che suggeriva la fine della Storia dopo la caduta del Muro di Berlino. Abbiamo smarrito del tutto, paradossalmente, in questa epoca digitale che della velocità, della comunicazione e dell’immagine fa idoli di massa, ogni radice di noi stessi, della nostra storia, dei nostri sogni. Affoghiamo in un mare di immagini inutili, onanistiche, replicanti di una vita subita e non vissuta. Immagini senza futuro, destinate ad evaporare come acqua nel deserto digitale per la effimera esistenza di pc, hard disk e altri apparati impalpabili. I figli del vento si piegavano sotto le bufere come gli alberi, adesso tutto vola via nel limbo di un polverone infinito, lasciando alle nostre spalle il futuro.
Noi sogniamo il mondo” non è solo un libro fotografico di reportage che abbraccia luoghi e genti, è un sogno lungo quarant’anni, un viaggio verso Itaca che non finisce più, un diario fotografico, una serie di domande senza tempo sul senso della vita, sulla memoria, di una generazione che declinava il noi partecipativo, dai giochi di strada all’esplorazione del mondo, al sogno di una vita diversa illuminata di sorrisi, nutrita di utopia.
Ha richiesto una vita intera, spesa camminando per le strade con unica bussola la libertà, sempre andando e fotografando, sempre domandando, domande che non si esauriscono mai, che rimarranno ad interrogare chi verrà dopo di noi, e proverà ancora emozioni e sarà stimolato a riflessioni e chissà, persino nuovi sogni.
Certe fotografie oramai hanno una vita propria, e non smetteranno mai di vivere. Fotografando il mondo se ne diventa parte, e mettendo in circolo queste foto si condivide la sua sterminata umanità, unico antidoto contro la paura, l’odio, la guerra. È un progetto che non ha sponsor o padrini, si regge solamente sull’empatia e la solidarietà di quanti mi hanno sostenuto con i loro sorrisi in questi anni, e sui vostri, nei giorni a venire.
Come ha scritto Alessandro Pagni in “epopea contadina di amore e anarchia”… “Questo libro, che racchiude gli scatti più significativi della produzione del reporter maremmano,che redige pure da anni una rivista on line, Maremma Libertaria, è un taccuino di appunti, un diario appassionato di come era il mondo “prima”. E quel “prima”, non deve necessariamente leggersi con una qualche connotazione nostalgica o un retorico e inutile “prima si stava meglio”; il “prima” a cui alludo è il senso del momento, dell’attimo irripetibile, è l’arco di tempo in cui non cerco di interpretare gli eventi ma lascio che mi entrino dentro e mi modellino, perché ne faccio parte: cimeli da conservare e guardare più tardi, nella solitudine dei nostri pensieri. Oggi, inevitabilmente, quel taccuino che ha visto il mondo, fatto di un ventaglio invidiabile di occasioni possibili, assume l’aspetto di un’antologia di lezioni imparate, punti su una mappa che tracciano il vertiginoso, struggente, racconto di una vita.
Mentre Alberto Prunetti ha aggiunto: “Stefano ha raccolto alcuni dei suoi scatti migliori, realizzati tra gli anni Settanta e i nostri giorni. Stefano fa con le fotografie quello che i poeti in ottava rima fanno con le parole: conserva la memoria, crea un archivio pubblico di un mondo che purtroppo sta scomparendo. Un mondo di un’umanità che sapeva ancora sognare l’utopia. Dai ventenni fricchettoni degli anni settanta ai contadini della maremma mineraria, quanti si sono trovati di fronte un ciclopico fotografo barbuto, armato di un unico occhio fotografico, che si ergeva di fronte a loro con la grazia di un fattore che viene a controllare la vendemmia? Era Stefano che, reflex in spalla e pennato in cinghia, prelevava con l’obiettivo una marza di realtà per innestarla nel suo archivio personale. Dopo tanti anni di riposo all’ombra, la linfa fotografica torna a scorrere e l’archivio germoglia in questo meraviglioso libro di istantanee. Alcuni si riconosceranno in quelle fotografie, altri si sogneranno in quelle stampe di un bianco e nero esemplare. Col dubbio che quel mondo che non conosciamo, che desideriamo come l’isola che non c’è, non sia altro che il sogno sognato da un fotografo-contadino-demiurgo, reflex in spalla e pennato in cinghia, che costruisce l’utopia fotogramma dopo fotogramma."


Casa Museo Spazio Tadini
via Jommelli, 24
Milano
Orari
: Apertura: mercoledì, giovedì-venerdì e sabato 15,30-20.30, domenica 15-18,30
Telefono: 0039-0226110481
ms@spaziotadini.it

 
Condividi su:

CHARLIE VICTOR CHARLIE, Storie di vento di vela e di mare, Touring Editore



Presentato allo spazio Nonostante Marras, via Cola di Rienzo 8 a Milano: CHARLIE VICTOR CHARLIE, Storie di vento di vela e di mare, a cura di Alberto Coretti e Floriana CavalloTouring Editore - 2017. Alla presentazione nello "speciale" giardino, sono intervenuti Alberto Coretti, Francesca Alfano Miglietti e Patrizia Sardo Marras davanti ad un folto pubblico di velisti e amici sardi e non solo, in occasione del cinquantennale del CVC Centro Velico Caprera.
Il mare racconta tante storie, leggende, storie di vita, di pesca, di viaggi, un  libro aperto che è possibile sfogliare per ricavarne storie e non finire.
Ricordi, personaggi e accadimenti si avvicendano tra le pagine del libro e danno vita a una narrazione fatta di straordinarie fotografie e di parole intense. Un progetto che ripercorre la storia dell’associazione fondata nel 1967 dal Touring Club Italiano e dalla Lega Navale Italiana, sotto l'Alto Patronato della Marina Militare Italiana.


CHARLIE VICTOR CHARLIE. Storie di vento di vela e di mare
, edito dal Touring Club Italiano, con il patrocinio di Regione Sardegna, Fondazione di Sardegna, Comune di La Maddalena, Ente Parco Arcipelago della Maddalena, è il risultato di un lavoro corale che ha visto coinvolti istruttori, allievi ed ex-allievi del Centro Velico Caprera.
A partire dal titolo, CHARLIE VICTOR CHARLIE, il nome del Centro Velico Caprera nel Codice Internazionale dei Segnali Marittimi, il libro è un omaggio a un’istituzione che ha fatto scuola in campo della navigazione.
La serata  è stata un’occasione per raccontare cinquant’anni della storia italiana, caratterizzata da sartie, vele, naviganti e capitani, con proiezioni, stampe appese nel verde e aria di mare….

Il CVC Centro Velico Caprera compie 50 anni e per festeggiare questo importante anniversario ha scelto di raccontarsi in un libro. Ricordi, personaggi e accadimenti si avvicendano tra le pagine di CHARLIE VICTOR CHARLIE Storie di vento di vela e di mare e danno vita a una narrazione fatta di straordinarie fotografie e di parole intense e sincere. Un progetto che ripercorre la storia di quest’associazione fondata nel 1967 dal Touring Club Italiano e dalla Lega Navale Italiana, sotto l’Alto Patronato della Marina Militare Italiana.
CHARLIE VICTOR CHARLIE Storie di vento di vela e di mare è il risultato di un lavoro corale che ha visto coinvolti istruttori, allievi ed ex-allievi del Centro Velico Caprera. Ognuno ha dato il proprio personale contributo alla definizione di un’opera poliedrica, che ha preso forma grazie all’esperienza editoriale di due istruttori del CVC, Alberto Coretti e Floriana Cavallo, fondatori del magazine dedicato al mare Sirene. Al progetto hanno preso parte anche il fotografo Omar Sartor, Sergio Juan che si è occupato dell’art direction e Luca Zanoni, altro istruttore CVC, in qualità di photo editor.
Realizzato in un formato che valorizza i contenuti fotografici il libro è anche il frutto di una ricerca sull’identità della scuola attraverso il lettering. Sono emersi due caratteri tipografici di grande personalità che hanno caratterizzato la storia del CVC: il rigoroso Helvetica che per molti anni ha contraddistinto la scuola nella sua veste ufficiale (programmi, locandine, brochure) e lo Stencil che, con il suo allure rétro, un tempo veniva utilizzato per la segnaletica della base di Caprera e per scrivere i nomi delle barche sulle stesse.
Due caratteri tipografici per due poli diversi, Milano e Caprera; per due ecosistemi differenti, terra e mare; per due percorsi comunicativi distinti, razionale ed emotivo. Il concept grafico del libro nasce proprio con l’intento di valorizzare questo dualismo tipografico e identitario, all’interno di una visione grafica fresca e contemporanea. Anche la scelta di utilizzare carte riciclate Favini, oltre a sottolineare il ruolo di CVC nella tutela dell’ambiente, va nella stessa direzione: una carta di grande modernità che, per la sua natura materica e tattile, evoca il mondo ruvido e slavato “degli oggetti di mare”.
Il volume diventa così uno straordinario mezzo per vivere un’esperienza inedita di quello spirito e di quei valori che da 50 anni accompagnano la vita del Centro Velico Caprera. Il ritmo del racconto è cadenzato dalla scansione per decenni della sua storia.
Quello raccolto nel libro è un prezioso patrimonio culturale e umano che il CVC Centro Velico Caprera vuole condividere con tutti coloro che desiderano, anche solo per un momento, avvicinarsi a uno stile di vita unico e a un’esperienza indelebile. Una testimonianza autentica di una realtà eccezionale che è riuscita a coniugare perfettamente gli aspetti di sostenibilità sociale e quelli sportivi/formativi.
CHARLIE VICTOR CHARLIE Storie di vento di vela e di mare rivela una piccola grande storia italiana che attraverso le persone, ha cambiato il modo di andare per mare; racconta un approccio alla vela e alla natura vigoroso e diretto, che difficilmente trova eguali: il CVC Centro Velico Caprera, con una flotta di cento imbarcazioni, 2.000 istruttori volontari, 120mila allievi, ha alfabetizzato alla vela tre generazioni di ragazzi e oggi guarda al futuro facendosi carico di nuova responsabilità nei confronti del mare, dell’ambiente, ma soprattutto dell’uomo.
La magia del CVC Centro Velico Caprera si rinnova immagine dopo immagine, racconto dopo racconto, pagina dopo pagina in questo nuovo volume che sorprende fin dalla sovra-copertina che si dispiega in un grande poster con mappa dell’isola e i piani velici di tutta la flotta della scuola in questi primi cinquant’anni.
Con il contributo sempre di Fondazione Sardegna, e L’Unione Sarda, Gestione 31, Symdal e Fonti Pineta.

Daniele Carnevari


CHARLIE VICTOR CHARLIE, Storie di vento di vela e di mare
A cura di: Alberto Coretti e Floriana Cavallo
Formato: 21x 29.7 cm
Pagine: 112 + 4 di copertina
Prezzo di copertina: Euro 25,00
Editore: © 2017 Touring Editore


CHARLIE VICTOR CHARLIE, Storie di vento di vela e di mare
Touring Editore

Info: Tel. 02 76280991 - mail: bottega@antoniomarras.it - www.antoniomarras.com - info@centrovelicocaprera.it
Ufficio stampa: Maria Bonmassar - Tel. 335 490311 - ufficiostampa@mariabonmassar.com
Ufficio stampa: press@centrovelicocaprera.it

NONOSTANTE MARRAS
via Cola di Rienzo 8
20144 Milano

Condividi su:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi