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Il Liberty e la rivoluzione europea delle arti, Scuderie e Castello di Miramare, Trieste

L’ultimo degli stili universali in Occidente, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, porta l’arte nella vita e la vita nell’arte influenzando ogni forma creativa anche nella quotidianità.
Dal Museo di arti decorative di Praga, per la prima volta in Italia, una selezione di 200 opere delle collezioni riporta ai tempi e ai gusti della Belle Époque in Europa. 
Tra i capolavori di Alphonse Mucha in mostra a Trieste, alle Scuderie e al Castello di Miramare, anche 7 metri di decorazione del padiglione della Bosnia-Erzegovina per l’Esposizione Universale di Parigi del 1900.

Il Liberty (in ceco: Secese), l’ultimo degli stili universali ad avere interessato l’Occidente a cavallo tra il XIX e il XX secolo, segnando con i suoi tipici elementi figurativi l’architettura, la pittura, la scultura ma anche il mondo multiforme delle arti decorative, ebbe a Praga e in Boemia uno dei suoi centri di sviluppo più significativi e originali.
Trieste, città mitteleuropea per eccellenza, a presenta per la prima volta in Italia alcune delle più affascinanti realizzazioni del Liberty (o Art Nouveau) ceco ed europeo, grazie all’eccezionale collaborazione con l’UPM di Praga, Museo delle Arti Decorative tra i più rilevanti nel panorama internazionale.
Istituito nel 1885 e chiuso dal 2014 per lavori di ristrutturazione della storica sede, il museo praghese – che riaprirà al pubblico a gennaio 2018 con le sue oltre 200.000 opere e una biblioteca di 172.000 volumi – ha prestato infatti alla città giuliana una selezione di oltre 200 tra le più significative opere delle sue raccolte, esposte dal 23 giugno 2017 al 7 gennaio 2018, in una mostra di grande fascino nelle sedi, tra loro contigue, delle Scuderie, nuovamente aperte, e del Museo storico del Castello di Miramare, in un progetto di valorizzazione e fruizione di questo straordinario complesso monumentale.

Promossa dal Polo museale del Friuli Venezia Giulia, dal Museo storico e parco del Castello di Miramare e dal Museo delle Arti Decorative di Praga, prodotta e organizzata da Civita Tre Venezie e Villaggio Globale International, la mostra fa dunque rivivere l’avvento del “modernismo” e gli anni cruciali della rivoluzione e dell’emancipazione delle arti in risposta alla sollecitazione dell’età moderna e alle mutate esigenze estetiche e spirituali.

Pur con la sua doppia anima fatta di tradizione e di innovazione, la sua eterogeneità e la varietà di scenari ideologici che questo stile ebbe nelle diverse culture europee, il Liberty o Art Nouveau fu un fenomeno culturale che investì tutta l’Europa e coinvolse tutte le arti nel segno del rinnovamento e della ribellione alla stagnante e sterile figurazione artistica. Con una convinzione comune – che arte e vita dovevano essere intrecciate e con una forte carica etica e l’impegno a trasformare l’ambiente di vita e le condizioni sociali.

Il concetto di “vita” ebbe un ruolo centrale nelle teorie estetiche in vigore al volgere del secolo, fondate su consapevolezza che potremo definire quasi olistica. 
Lo stile è tutto ciò che rispecchia  e accentua la connessione della vita … È l‘intenso desiderio di un’unità spirituale della vita e del mondo, un’incarnazione dell’affinità e unità cosmica”. Di qui l’attenzione per la natura come fonte di bellezza artistica, una visione organica dell’esistenza e dell’arte concepita nella sua interezza, senza distinzioni, e l’interesse di tanti esponenti dell’Art Nouveau per le scienze naturali e spirituali. Istanze sociali e istanze artistiche s’intrecciavano laddove l’obiettivo era la rigenerazione della vita e il cambiamento della gerarchia dei valori. 

Le arti applicate ebbero un ruolo centrale in questa visione: fu in questo campo infatti che il movimento dell’Art Nouveau o Liberty si fuse maggiormente con la generalizzata modernizzazione della società divenendo una componente importante del processo di trasformazione: elemento chiave nella riforma della vita quotidiana.
Dalle pitture alle litografie, dai manifesti ai gioielli, dagli stupefacenti vetri alle ceramiche, dai mobili ai tessuti, dall’abbigliamento e dalla biancheria agli oggetti da tavola la mostra di Trieste – curata da Radim Vondracek, Iva Knobloch, Lucie Vlckova con la direzione di Helena Koenigsmarkova (Direttore del Museo delle Arti Decorative di Praga) e di Rossella Fabiani storico dell’arte, rievoca il mondo della Belle Époque e di una borghesia che fa i conti con il progresso. Un progresso che rincorre – l’emancipazione femminile, i trasporti, le comunicazioni, la corrente elettrica – ma dal quale vuole difendersi, combattendo l’eccesso di industrializzazione e la cultura meccanizzata di massa, con il ritorno all’industria artistica e a un artigianato di pregio. 
Accanto a capolavori d’arte decorativa presentati all’Esposizione Universale di Parigi del 1900 – momento decisivo nella diffusione di questo stile e punto d’arrivo del Liberty cosiddetto organico – saranno esposte opere influenzate dalle diverse correnti di pensiero sviluppatesi all’epoca.

Accanto ad artisti del calibro di Jan Preisle e Alphonse Mucha, uno dei più importanti e rappresentativi protagonisti dell’Art Nouveau in Europa di cui la mostra presenta ben 12 opere, saranno esposti a Trieste esempi delle innovazioni grafiche del viennese Gustav Klimt e di Koloman Moser. Quindi le firme nei gioielli di Emanuel Novák, Josef Ladislav Nemec e Franta Anýž; le celebri vetrerie boeme e le creazioni di  Adolf Beckert e Karl Massanetz, pioniere della decorazione a freddo dei vetri; i grandi nomi di Jan Kotěra, Josef Hoffmann e Leopold Bauer, allievi della Wiener Akademie e di Otto Wagner, soprattutto per gli arredi, come pure dell’architetto Pavel Janák esponente principale dell’associazione praghese Artěl.
Davvero impressionante di Mucha l’esposizione di una parte consistente (L’epoca romana e l’arrivo degli slavi) della decorazione realizzata per la sala principale del padiglione della Bosnia-Erzegovina all’Esposizione Universale di Parigi del 1900: un acquarello e colore stemperato su tela di quasi 7 metri di lunghezza per 3 e mezzo di altezza che ci immerge nell’epopea slava. 

Coinvolgente poi la possibilità di vedere ricreati, grazie all’allestimento scenografico affidato a Pierluigi Celli e agli eccezionali prestiti, ambienti in stile Art Nouveau unificato – dai mobili alle decorazioni per tessuti, agli accessori, agli oggetti funzionali – secondo quel concetto di arte globale che aveva coinvolto gli sforzi creativi in diversi settori interessando sia la classe media che il ceto alto, soprattutto l’intellighenzia urbana  in piccole e grandi città.
Si cercava la bellezza e l’equilibrio, si puntava all’arte nella vita: un’arte emancipata e integrata  che in Boemia porterà a percorrere le nuove strade del cubismo. Si era fiduciosi nel futuro e ottimisti di fronte al progresso e a una pace diffusa. Ma era un fragile equilibrio che si sarebbe spezzato di lì a poco. I Nazionalismi mai sopiti avrebbero aperto le porte dell’intolleranza; l’affare Dreyfus in Francia, cui seguì l’analogo caso Hilsner nel contesto boemo, evidenziò in quale misura la società fosse accessibile all’intolleranza nella veste dell’antisemitismo. 

Dopo la crisi del 1908 in Bosnia e Erzegovina, vennero alla luce pericolose contraddizioni sociali, ideologiche e geopolitiche. Le guerre balcaniche scoppiate nel 1912 furono già una diretta avvisaglia del tragico epilogo della Belle Époque: uno splendido sogno finito – come dice Stefan Zweig   nel massimo crimine del nostro tempo», quella sanguinosa conclusione che fu la Prima guerra mondiale”.
 

Accompagna la mostra un catalogo Marsilio Editori.


IL LIBERTY e la rivoluzione europea delle arti
dal Museo delle Arti Decorative di Praga

Dal 23-06-2017 al 07. 01. 2018 
Orari
tutti i giorni 9.00-19.00, chiusura biglietteria 18.30
Biglietti: Museo storico di Miramare + mostra Liberty Scuderie del Castello di Miramare • intero € 10,00 • ridotto € 8,00: cittadini UE tra i 18 e i 25 anni • gratuito: cittadini UE di età inferiore ai 18 anni • l’accesso al parco è gratuito

Info e prenotazioni: Tel. (+39) 041 2770470 (lun-ven  9.00-18.00; sabato 9.00-14.00) Nel caso di richiesta di guida o operatore didattico da parte di gruppi o scolaresche  (min. 10-max 25 persone), la prenotazione va effettuata almeno 15 giorni prima
Prenotazioni: Tel. (+39) 041 2770470 (Lun-Ven 9.00-18.00; Sabato 9.00-14.00) Nel caso di richiesta di guida turistica o operatore didattico da parte di gruppi o scolaresche (min. 10-max 25 persone),la prenotazione va effettuata almeno 15 giorni prima.   
Informazioni: Tel. +39 040 224143 – info@castello-miramare.it – www.castello-miramare.it – www.castellomiramare.org 
Uffici stampa: Villaggio Globale International – Antonella Lacchin – T. 041 5904893 – M. 335 7185874 – lacchin@villaggio-globale.it
Civita Tre Venezie – Giovanna Ambrosano – T. 041 2725912 – M. 338 4546387 – ambrosano@civitatrevenezie.it

Scuderie e Museo Storico
Del Castello di Miramare
Viale Miramare
34151 Trieste
Tel. (+39) 040 224143 – Fax (+39) 040 224220 – info@castellomiramare.org

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Africa. Raccontare un mondo, da scoprire al Pac di Milano

Noi vi aggiorneremo giorno per giorno su quanto accade al PAC  per la mostra Africa. Raccontare un mondo e quindi questa pagina è in continuo divenire per capire quanto accade, cosa preme sui confini europei, ma soprattutto i nostri. Questa mosta al PAC ci dà indizi di comprensione e per questo noi li seguiamo  per cercare di comprendere anche noi l’Africa, “un continente che non c’è” come suggerisce qualcuno. Le performance avvengono giorno dopo giorno e noi cercheremo di essere presenti e documentarle anche con interviste.


Dal 27 giugno al 11 settembre il PAC di Milano ospita la mostra Africa. Raccontare un mondo a cura di Adelina von Fürstenberg.

Africa. Raccontare un mondo, video e performance a cura di Ginevra Bria.

Con la mostra AFRICA. Raccontare un mondo il PAC di Milano prosegue la sua esplorazione dei continenti sulla rotta dell’arte, proponendo una selezione di artisti e di narrative che non solo vivono e affondano le loro radici africane nel mondo, ma che abitano anche la sua diaspora.
Definire l’Africa, oggi, significa saperla raccontare. In equilibrio tra Occidentalità e Africanismo, tra post-colonialismo e migrazioni, l’arte africana contemporanea pone infatti questioni essenziali, politiche, economiche, religiose e di genere che investono il futuro di uno fra i continenti più complessi del nostro pianeta.

Attraverso fotografie, dipinti, installazioni, disegni, sculture, ma anche video e performance, provenienti da collezioni pubbliche e private internazionali, 33 artisti di diverse generazioni, che incarnano e rappresentano oggi la molteplicità dei loro contesti sociali di riferimento, sottoporranno al visitatore ricerche visuali e narrative per comprendere l’universalità della scena artistica dell’Africa contemporanea a sud del Sahara, svelandone lo spirito immediato e in crescita senza nascondere la violenza e l’altrettanta immediatezza dei mondi che la compongono: dagli artisti protagonisti del Dopo l’Indipendenza, saldati al proprio universo culturale, passando attraverso l’Introspezione Identitaria che contraddistingue invece gli artisti engagé, per arrivare al “bivio” di una Generazione Africa partecipe e immersa nella contemporaneità, fino alle artiste che indagano la realtà attraverso il Corpo e le Politiche della Distanza.
Il PAC prosegue il suo cammino nell’esplorazione costante e attenta della produzione artistica contemporanea dei continenti – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo Del Cornoconfermando la propria vocazione di centro di ricerca e sperimentazione internazionale

Il percorso espositivo di “Africa. Raccontare un mondo” offre un approccio sensibile dell’arte contemporanea africana attraverso quattro tematiche: “Dopo l’Indipendenza”, “L’introspezione identitaria”, “La generazione Africa” e “Il corpo e le politiche della distanza”.
Gli artisti del “Dopo l’Indipendenza” sono maestri della loro arte, fortemente saldati al loro universo culturale. I loro lavori sono trasposizioni della vita africana, privi di necessità critica, e trascrivono il mondo africano alle soglie del mutamento.
Artisti: Frédéric Bruly Bouabré (Costa d’Avorio), Seydou Keïta (Mali), J.D. Okhai Ojeikere (Nigeria), Idrissa Ouédraogo (Burkina Faso), Malick Sidibé (Mali).
Contrassegnato dal sistema delle mostre internazionali e dalla facilità di viaggiare, il tema dell’“Introspezione Identitaria” mette in primo piano una serie di artisti impegnati che mettono in discussione il post-colonialismo, le guerre e i genocidi, le problematiche legati all’ambiente, l’AIDS, la povertà, la corruzione politica, la questione del petrolio, e altro ancora. Nel loro linguaggio, tuttavia, modernità e tradizione si evolvono senza contrapporsi.
Artisti: Georges Adéagbo (Benin), Abu Bakarr Mansaray (Sierra Leone), Romuald Hazoumé (Benin), Pieter Hugo (Sud Africa), Richard Onyango (Kenya), Chéri Samba (Congo), Abdelrahmane Sissako (Mauritania), Yinka Shonibare MBE (Nigeria), Barthélémy Toguo (Camerun). 

È sui cambiamenti della società e sulla posizione individuale che si concentra il tema “Generazione Africa”, una generazione-bivio formatasi nelle scuole d’arte occidentali e presente alle fiere d’arte, fortemente consapevole però della propria identità al di là degli stereotipi.
Artisti: Malala Andrialavidrazana (Madagascar), Omar Ba (Senegal), Kudzanai Chiurai (Zimbabwe), Senzeni Marasela (Sud Africa), Billie Zangewa (Malawi).
Il Corpo e le Politiche della Distanza” presenta infine il percorso di nove artiste africane contemporanee che tra video-arte e performance, un ritratto in movimento della giustizia, una personificazione del vivere e del sentire di minoranze religiose, culturali e di genere. 

Artiste: Nathalie Anguezomo Mba Bikoro (Gabon), Gabrielle Goliath (Sud Africa), Ato Malinda/Alex Mawimbi (Kenya), Zanele Muholi (Sud Africa), Tracey Rose (Sud Africa), Berni Searle (Sud Africa)


 

PERFORMANCE
Il 27, 28 e 29 giugno tre giovani artiste sudafricane raccontano attraverso il corpo la rottura tra l’immaginario dell’universo femminile e il sistema dominante di rappresentazione della fisicità mettendo in scena tre differenti performance:  Donna Kukama, Buhlebezwe Siwani e Anne Historical. Quest’ultima, durante la giornata del 30 giugno, inaugurerà un’installazione site specific pensata per lo spazio dell’Edicola Radetzky sulla Darsena di Milano.

27  Giugno 2017 ore 19:00
Donna Kukama (1981, Sud Africa) – Travelogue = Travel + Monologue
Kukama usa la perfomance come mezzo di resistenza alle pratiche artistiche canoniche e attraverso di essa ricerca metodi per demolire e inventare tecniche. Accompagna la performance con l’elaborazione di scritti e la creazione di video e installazioni audio che sfruttano la sfera pubblica dell’esibizione per inserirsi nel campo delle voci artistiche estranee al suo mondo. Si interroga spesso sugli eventi d’attualità attraverso la costruzione di narrazioni e sul modo in cui queste si svolgono a livello sociale. È in questo contesto che Kukama introduce il suo corpo per creare immagini contro-interpretative per sconfessare i rapporti ufficiali. Al PAC l’artista presenta un nuovo capitolo della sua indagine che comprende l’ampio processo di creazione di un libro, un diario di viaggio orale e ricco di immaginazione, privo di qualsiasi supporto scritto. Una sorta di libro che raccoglie le storie personali delle comunità africane della zona di Porta Venezia a Milano che non prenderà mai la forma dell’oggetto che ben conosciamo, sviluppandosi invece nella performance, attraverso disegno, scultura, video, narrazione orale e testuale.
L’opera si sviluppa sotto forma di stazioni narrative del contesto socio-politico italiano, e di tutti i posti visitati dall’artista, tra cui Berlino.




28 Giugno 2017 ore 19:00
Buhlebezwe Siwani (1987, South Africa) uKhongolose (Parlamento)
60 microfoni. 60 contenitori intonacati con inciso il nome di una donna. Buhlebezwe Siwani  realizza al PAC  una performance sul tema del femminicidio che riflette sul modo in cui le statistiche eliminano le sensibilità della violenza e desensibilizzano il pubblico, in modo che diventi meno doloroso affrontarla.
Nei suoi lavori Siwani si interroga sulla decadenza del proprio corpo, sul ricordo di Johannesburg e sul rapporto della sua famiglia con la città. Concentrandosi sulle tracce – quello che è stato lasciato indietro, da chi, e in che modo alla fine scompare – l’artista presenta le  donne  come esseri liminali, vive e morte, accessibili e inaccessibili, con l’intento di dare un senso alla propria soggettività. Cresciuta a Johannesburg, grazie alla natura nomade della sua educazione ha vissuto anche nella Provincia del Capo orientale e nel KwaZulu Natal. Siwani lavora prevalentemente mediante performance e installazioni, in cui inserisce fotografie e video.

29 Giugno 2017 ore 19:00
Anne Historical (1977, South Africa) Aphasia: Treatment situations
Lavorando con campioni audio d’archivio e materiale auto-prodotto, scritto e interpretato così come con materiale filmato e proveniente da videoarchivi, l’esibizione presenta varie situazioni legate al trattamento dei pazienti come variazioni in una composizione musicale. Le voci e i suoni sono stati raccolti da un archivio di nastri magnetici. Altre parti sono state trascritte da fonti che riportano stati di afasia e situazioni medico-paziente. Per la parte di copione scritta da Anne, l’artista ha attinto da Black Hamlet, scritto dallo psichiatra/psicanalista Wolf Sachs, in Sudafrica negli anni ’40. Nel suo libro, Sachs riporta la sua “analisi” effettuata su uno Nyanga, un guaritore tradizionale. È un testo problematico e complesso, da cui razza e gerarchie della medicina occidentale moderne traspaiono chiaramente. Il copione attinge anche da Les Damnés de la Terre di Fanon e, in particolare, dai casi medici raccolti nel capitolo “Guerra coloniale e disturbi mentali”. In entrambi i libri, quello che più interessa all’artista è il concetto di disturbo o, come lo definisce Fanon, “vertigine”.

INFO: Fino ad esaurimento posti; Singolo € 4 /cumulativo € 8 validi dalle ore 18.30 – Mostra aperta fino alle 22:30, ultimo ingresso 21:30


Arricchisce la mostra una selezione di sedute di designer africani che utilizzano materiale di recupero con un’inventiva straordinaria.: Dokter & Misses (Sud Africa), Alassane Drabo (Burkina Faso), Amadou Fatoumata Ba (Senegal), Gonçalo Mabunda (Mozambico) e Nawaaz Salduker (Sud Africa).
La mostra è realizzata con il sostegno di TOD’S, sponsor dell’attività espositiva del PAC, con il contributo di Alcantara e Cairo Editore e con il supporto di Vulcano.
Il catalogo, curato da Ginevra Bria, è pubblicato da Silvana Editoriale
Un ricco Public Program introdurrà adulti e famiglie alla cultura e all’arte africana: proiezioni, visite guidate, incontri, family lab e workshop per scoprire l’Africa attraverso arte, design, cinema, letteratura e musica.
Inoltre, venerdì 7 e sabato 8 arriverà nel cortile del PAC il Cinemobile Fiat 618, furgone del 1936 dotato di un proiettore per pellicole 35mm e diffusori di suono incorporati, che aveva la funzione di portare il cinema nei paesi e nelle contrade che ne erano privi per far scoprire la magia del cinema.
I film in programma sono Le Franc (1993) venerdì 7 luglio ore 22 e La Petite vendeuse de soleil (1999) sabato 8 luglio ore 22, entrambi del regista e attore senegalese Diibril Diop Mambety.
Dal 9 luglio al 6 agosto, infine, la Cineteca Spazio Oberdan, in viale Vittorio Veneto 2, ospiterà una rassegna di cinema africano, realizzata in collaborazione con Fondazione Cineteca Italiana di Milano (Ingresso con biglietto mostra € 5,50 – Programma: oberdan.cinetecamilano.it)

 

Artisti in mostra: Georges Adeagbo (Benin); Nathalie Anguezomo Mba Bikoro (Gabon); Malala Andrialavidrazana (Madagascar); Omar Ba (Senegal); Frédéric Bruly Bouabré (Costa d’Avorio); Kudzanai Chiurai (Zimbabwe); Gabrielle Goliath (Sud Africa); Romuald Hazoumé (Benin); Anne Historical (Sud Africa); Pieter Hugo (Sud Africa); Seydou Keïta (Mali); Donna Kukama (Sud Africa); Ato Malinda (Kenya); Abu Bakarr Mansaray (Sierra Leone); Senzeni Marasela (Sud Africa); Zanele Muholi (Sud Africa); J.D. Okhai Ojeikere (Nigeria); Idrissa Ouédraogo (Burkina Faso); Richard Onyango (Kenya); Tracey Rose (Sud Africa); Chéri Samba (Congo); Buhlebezwe Siwani (Sud Africa); Berni Searle (Sud Africa); Yinka Shonibare MBE (Nigeria); Malick Sidibé (Mali); Abdelrahmane Sissako (Maurtania); Barthélémy Toguo (Camerun); Billie Zangewa (Malawi).
 In mostra anche una selezione di sedute di designer africani: Dokter & Misses (Sud Africa), Alassane Drabo (Burkina Faso), Amadou Fatoumata (Senegal), Gonçalo Mabunda (Mozambico) e Nawaaz Sadulker (Sud Africa).

Africa. Raccontare un mondo a cura di Adelina von Fürstenberg.
Video e performance
a cura di Ginevra Bria 
Una mostra del:
Comune di Milano – Cultura, PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, Silvana Editoriale
Orari: mercoledì, venerdì, sabato e domenica 9.30- 19.30; martedì e giovedì 9.30 – 22.30; chiuso lunedì; ultimo ingresso un’ora prima della chiusura
Biglietti: Intero € 8,00; Ridotto € 6,50 (gruppi di almeno 15 persone accompagnati da guida; visitatori dai 6 ai 26 anni; visitatori oltre i 65 anni; portatori di handicap; soci Touring Club con tessera; soci FAI con tessera; militari; forze dell’ordine non in servizio; insegnanti;  studenti Summer School Comune di Milano; possessori  Abbonamento Musei Lombardia; possessori biglietti aderenti all’iniziativa “Lunedì Musei ( Poldi Pezzoli / Museo Teatrale alla Scala); tutti i visitatori il 2 aprile dalle 16:30); Ridotto speciale € 4,00 (tutti i visitatori ogni martedì e giovedì a partire dalle 19.00;  gruppi di studenti delle scolaresche di ogni ordine e grado; gruppi organizzati direttamente dal Touring Club e dal FAI; volontari Servizio Civile muniti di tesserino; dipendenti Comune di Milano dietro esibizione del badge (ospite al seguito € 6,50); tutti i giornalisti non accreditati che presentano in biglietteria il tesserino dell’Ordine dei Giornalisti con il bollino dell’anno in corso); Gratuito minori fino ai 6 anni, un accompagnatore per ogni gruppo, due accompagnatori per ogni gruppo scolastico, un accompagnatore per disabile che presenti necessità, un accompagnatore e una guida per ogni gruppo Touring Club e FAI, dipendenti della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Artistici,  giornalisti iscritti all’albo con tesserino ODG accreditati dall’ufficio stampa del Comune di Milano o dall’ufficio stampa della mostra, tesserati ICOM, guide turistiche munite di tesserino di abilitazione, soci AMACI; Biglietto famiglia adulti ridotto € 6,50 + ragazzi (di età inferiore a 14 anni) ridotto speciale € 4,00
Ufficio Stampa PAC: PCM Studio di Paola C. Manfredi – press@paolamanfredi.com T Tel. +39 02 87 28 65 82
Ufficio Stampa Silvana Editoriale:  Lidia Masolini – press@silvanaeditoriale.it – T. Tel. +39 02 45395111
Ufficio Stampa Comune di Milano: Elena Conenna – elenamaria.conenna@comune.milano.it – Tel. +39 02 884 50150

Pac
Padiglione d’Arte Contemporanea

Via Palestro, 14
20122 Milano
Tel. +39 02 88446359 – www.pacmilano.it

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Beat Kuert: Good Morning Darkness, Palazzo Bembo, Venezia

In occasione della 57ª Biennale d’arte di Venezia a Palazzo Bembo a Venezia dal 13 maggio al 26 novembre 2017: Beat Kuert: Good Morning Darkness. Nello storico palazzo sul Canal Grande, la mostra presenta una grande installazione composta da 30 fotografie digitali in bianco e nero del regista e artista multimediale svizzero.  Palazzo Bembo, morbidamente affacciato sul Canal Grande, a…
Per saperne di più

Thomas Lange a Palermo, ZAC – Zisa Zona Arti Contemporanee, Palermo

Inaugurazione: venerdì, 7 luglio alle ore 19.00


Palermo ha da sempre un rapporto profondo con la Germania. Le nostre culture, pur distanti e geograficamente lontane, si incontrano in un comune slancio romantico ed espressionista. Ospitare la mostra di Lange a ZAC è per noi motivo di orgoglio, un’occasione in più per celebrare questo rapporto privilegiato, attraverso uno dei più significativi artisti tedeschi della sua generazione.
Leoluca Orlando 


Dal 7 luglio al 10 settembre 2017 negli ampi spazi di ZAC – Zisa Zona Arti Contemporanee, l’Assessorato alla Cultura della Città di Palermo presenta “THOMAS LANGE a Palermo”, un progetto espositivo dedicato alla città che lo ospita e che rappresenta la prima grande antologica in Italia del pittore tedesco Thomas Lange

Attraverso una selezione di circa 70 dipinti di grande formato tratti da diversi cicli di lavori (Quadri a strisce, Uomini delle caverne, Ricordo e Finzione, Il Santo Momento, Dopo Caravaggio, Melodia Apocalittica, Golgota, Vera Icona), la mostra descrive le principali tappe di una vicenda creativa assai variegata che si è svolta principalmente tra la Germania, il Belgio e anche in Italia, individuando gli snodi fondamentali delle sue numerose evoluzioni e seguendo una successione cronologica che va dalla seconda metà degli anni Settanta fino ad oggi, dagli esordi alle ultime realizzazioni sempre più estreme e radicali.
Molte delle opere esposte provengono dall’atelier di Lange e sono quindi poco conosciute. Tra queste, l’inedito nucleo di dipinti recenti eseguiti tra il 2015 e il 2016, composto da grandissime tele ispirate ai ritratti della propria famiglia (la madre, il padre, il fratello, la sorella, il compagno Mutsuo e un autoritratto).
I dipinti sono messi in relazione con installazioni, sculture e coloratissimi oggetti in ceramica per costruire uno scenario particolarmente dinamico e rutilante. Una straripante azione pittorica nello spazio tridimensionale, frutto delle sue più recenti sperimentazioni, è il modulo Vuoto, realizzato da Lange in occasione della mostra “Passages”, che nel 2015 il Museo d’arte moderna e contemporanea Saint-Ètienne Métropole ha dedicato alla Fondazione VOLUME! di Roma.
Attraverso questo progetto espositivo Lange vuole instaurare un dialogo fra la “mistica sensualità”, l’esuberante visceralità “sanguigna” della sua pittura e il tessuto socio-culturale della città, generando una connessione poetica focalizzata sull’antico legame tra Palermo e la Germania. Tra i lavori concepiti espressamente troviamo anche un grande ritratto di Federico II (400 x 400 cm), a cui ha sovrapposto il proprio, dando luogo ad un’intersezione emblematica fra diversi piani temporali, tra la storia passata e il tempo presente, quale immagine simbolica che tende a rafforzare questo rapporto.

Per l’occasione è stato pubblicato il volume monografico “Thomas Lange”, a cura di Davide Sarchioni, edito e distribuito da Gli Ori, con testi in italiano e tedesco di Lorenzo Calamia (co-curatore della mostra), Enrico Crispolti (critico e storico dell’arte), Markus Lehrmann (direttore generale di Architektenkammer Nordrhein-Westfalen, Düsseldorf), Jürgen Lenssen (direttore Museum am Dom, Würzburg), Enrico Mascelloni (critico e storico dell’arte), Davide Sarchioni (co-curatore della mostra), Christoph Tannert (direttore Künstlerhaus Bethanien, Berlino), Marco Tonelli (critico e storico dell’arte) e un dialogo tra Thomas Lange e Francesco Nucci (presidente Fondazione VOLUME!, Roma).
La mostra è promossa dall’Assessorato alla Cultura della Città di Palermo, con il patrocinio del Console Onorario della Repubblica Federale di Germania a Palermo e del Goethe-Institut Palermo, in collaborazione con la Fondazione VOLUME! di Roma, la Galerie Poll di Berlino e MLZ Art Dep di Trieste.

Thomas Lange (Berlino, 1957) si colloca agli esordi fra i cosiddetti Giovani Selvaggi della trasgressiva scena underground di Berlino Ovest tra la fine degli anni Settanta e i primi Ottanta. Di quella giovane generazione di artisti porta ancora oggi i segni impressi nel proprio DNA, ma ne ha saputo superare i limiti storici seguendo un personalissimo percorso evolutivo che, nell’ampia varietà dei suoi pronunciamenti, tende a rivendicare la centralità di una pittura costantemente sperimentata e riformulata, con la volontà di condurre un’intensa indagine sul significato delle immagini e sull’atto stesso del dipingere, che si svolge con coerenza proprio attraverso il fare, nell’incessante e spasmodica ricerca del quadro.
L’artista lavora con le immagini del proprio vissuto, della storia dell’arte come anche dell’attualità per creare complesse associazioni e stratificazioni pittoriche che aprono ampi spazi immaginativi legati alla memoria individuale e collettiva, costantemente in bilico tra astrazione e figurazione in quanto sottesi al trascorrere del tempo, come anche al continuo confronto con Ieri-Oggi-Domani.


THOMAS LANGE in Palermo
Palermo, from 7 July to 10 September 2017
ZAC – Zisa Zona Arti Contemporanee
Curated by Davide Sarchioni and Lorenzo Calamia
“Palermo has always had a profound rapport with Germany. Although our cultures are distant and geographically far apart, they do share a romantic and expressionist impulse. Hosting the Lange exhibition at ZAC fills us with pride, and is another occasion to celebrate this privileged rapport with one of the most significant German artists of his generation”. Mayor Leoluca Orlando and Councillor for Culture Andrea Cusumano
From 7 July to 10 September 2017, the Councillorship of Culture of the City of Palermo will present “THOMAS LANGE in Palermo”, an exhibition dedicated to the host city representing the first complete anthological show in Italy dedicated to the German painter, Thomas Lange, in the prominent spaces of ZAC – Zisa Zona Arti Contemporanee.
Thomas Lange (Berlin, 1957) made his début among the “Neue Wilde” of the unconventional underground scene in West Berlin between the end of the 1970s and the early 1980s. He still carries the signs that the young generation of artists impressed on his DNA, but he has been able to surpass the historical limits by following a very personal evolutionary path that, in the great variety of his pronouncements, tends to vindicate the centrality of an approach to painting that is always experimental and renewed with the intention to conduct an intense examination of the significance of images and the act itself of painting, led out with coherence by continuing the incessant and spasmodic search for the image.
The artist works with the images of his own experience, of art history and of current events to create complex associations and pictorial stratifications that open a wide area of imagination linked to individual and collective memories, always on the brink of abstraction or figuration like the passage of time or the continuous confrontation with Yesterday-Today-Tomorrow.
Through a selection of approximately 70 large format paintings from several different thematic cycles (Stripes, Cavemen, Memory and Fiction, The Holy Moment, After Caravaggio, Apocalyptic Melody, Golgotha, True Icon) the show describes the main stages of a variegated history of creativity that has played out principally in Germany, Belgium and also in Italy, identifying the fundamental turning points of its numerous evolutions and following the chronological succession from the second half of the 1970s to today, from the artist’s début to the latest, radical and ever more extreme realizations.
Most of the works come from Lange’s own studio, so they are not widely known. These include the previously unshown nucleus of works executed in 2015 and 2016, composed of enormous canvases inspired by portraits of the artist’s family (mother, father, brother, sister, companion Mutsuo and a self-portrait).
The paintings are mounted in rapport with installations, sculptures and colourful ceramic objects, creating a particularly dynamic and brilliant scenario. Vuoto, the module that Lange created for the “Passages” exhibition that the Musée d’art moderne et contemporain de Saint-Étienne Métropole dedicated to the Fondazione VOLUME! of Rome in 2015, creates an overflowing pictorial action in 3D space, the fruit of his most recent experiments.
With this exhibition project, Lange wants to establish a dialogue between the “mystical sensuality”, the exuberant visceral “sanguine” expression of his painting and the social and cultural fabric of the city, thus generating a poetic link focused on the ancient bonds between Palermo and Germany. The works conceived expressly for this project include a large portrait of Frederick II (400 x 400 cm), with the superimposure of his own self-portrait, creating emblematic intersections on diverse temporal planes between history and our time as a symbolic image that tends to reinforce this rapport.
The monograph “Thomas Lange” has been published for the occasion, curated by Davide Sarchioni, published and distributed by Gli Ori, with texts in Italian and German by Lorenzo Calamia (co-curator of the exhibition), Enrico Crispolti (art historian and critic), Markus Lehrmann (director general, Architektenkammer Nordrhein-Westfalen, Düsseldorf), Jürgen Lenssen (director, Museum am Dom, Würzburg), Enrico Mascelloni (art historian and critic), Davide Sarchioni (co-curator of the exhibition), Christoph Tannert (director, Künstlerhaus Bethanien, Berlin) and Marco Tonelli (art historian and critic); and with a dialogue between Thomas Lange and Francesco Nucci (president, Fondazione VOLUME!, Rome).
The exhibition is promoted by the Councillorship of Culture of the City of Palermo, with the patronage of the Honorary Consul of the Federal Republic of Germany in Palermo and the Goethe-Institut Palermo, in collaboration with the Fondazione VOLUME! of Rome, Galerie Poll of Berlin and MLZ Art Dep of Trieste.


Thomas Lange a Palermo
Dal
 7 luglio al 10 settembre 2017

A cura di: Davide Sarchioni e Lorenzo Calamia
Orari: da martedì a domenica, 9.30 – 18.30
Ingresso: libero
Ufficio Stampa: Tamara Lorenzi communication  – me@tamaralorenzi.com – www.tamaralorenzi.com – +39 347 0712934

ZAC – Zisa Zona Arti Contemporanee
Via Paolo Gili 4
Palermo
cultura@comune.palermo.itmuseispaziespositivi@comune.palermo.it

 

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Anime. Di luogo in luogo a cura di Danilo Eccher, varie sedi, Bologna

 Inaugurazione mostra Anime. Di luogo in luogo di Christian Boltanski domenica 25 giugno h 19.30, MAMbo Museo d’Arte Moderna di Bologna

Il progetto speciale, a cura di Danilo Eccher si articola attraverso un percorso scandito in vari interventi e diversi luoghi della città che consente di presentare l’opera di Christian Boltanski in tutte le sue dimensioni espressive: la mostra antologica dal titolo omonimo al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, la più ampia mai organizzata in Italia; l’installazione performativa Ultima al Teatro Arena del Sole, l’installazione Réserve presso l’ex polveriera bunker nel Giardino Lunetta Gamberini; e il progetto speciale Take Me (I’m Yours) all’interno dell’ex parcheggio Giuriolo
A partire da metà giugno, il progetto è inoltre stato anticipato dall’intervento di arte diffusa Billboards con affissioni su cartelloni pubblicitari situati in zone periferiche della città.
Anime. Di luogo in luogo, pensato con la stretta collaborazione ideativa dell’artista, si compone di diversi momenti complementari in cui l’interazione tra arte contemporanea, tessuto urbano e società si sviluppa intorno al tema della memoria.


La scelta di omaggiare Boltanski, legato da profondi rapporti con la città di Bologna, assume una pregnanza di particolare rilievo simbolico per la concomitante ricorrenza di alcuni anniversari che incrociano la storia di Bologna con quella di importanti istituzioni culturali: 10 anni di MAMbo e del Museo per la Memoria di Ustica, 40 anni di Emilia Romagna Teatro Fondazione, oltre ai 37 anni dalla Strage di Ustica.
Anime. Di luogo in luogo è promosso da Comune di Bologna e Emilia Romagna Teatro Fondazione, in collaborazione con Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica e Regione Emilia-Romagna.
Realizzato in collaborazione con Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Alliance Française Bologna; con il patrocinio di Ambasciata di Francia in Italia; grazie al sostegno di Regione Emilia-Romagna, Gruppo Unipol, Coop Alleanza 3.0, Fondazione Nuovi Mecenati.

– domenica 25 giugno h 19.30
inaugurazione mostra Anime. Di luogo in luogo di Christian Boltanski   
MAMbo Museo d’Arte Moderna di Bologna
via Don Minzoni 14
– lunedì 26 giugno h 11.00: presentazione installazione Réserve
Ex polveriera bunker Giardino Lunetta Gamberini
via Pellizza da Volpedo
– lunedì 26 giugno h 19.00: incontro pubblico: Christian Boltanski dialoga con Danilo Eccherintroduce Marco Antonio Bazzocchi
Università di Bologna, Palazzo Poggi, Cortile dell’Ercole
via Zamboni 33
– martedì 27 giugno h 21.30, prima installazione performativa Ultima
Teatro Arena del Sole
via Indipendenza 44


Christian Boltanski è uno degli artisti contemporanei più importanti nel mondo e, senza dubbio, quello che, più di chiunque altro, ha saputo interpretare e raccontare in maniera viva e pulsante il tema della Memoria.
Il 30 maggio 1997 veniva inaugurata a Bologna, a Villa delle Rose, la prima grande mostra italiana di Boltanski, allora uno dei più interessanti e acuti artisti contemporanei; dieci anni dopo, lo stesso artista ritorna a Bologna per realizzare una imponente e drammatica installazione alla Memoria della tragedia di Ustica.
In questi ultimi due decenni, Boltanski si è ulteriormente affermato come uno dei massimi artisti viventi: ha esposto nei più prestigiosi musei del mondo e ottenuto i più ambiti premi internazionali e, con il ruolo di Ambasciatore dell’Arte, ha rappresentato il proprio Paese – la Francia – nelle più importanti manifestazioni culturali. Malgrado il successo ottenuto, non ha però dimenticato il rapporto con Bologna che, all’inizio della sua carriera, lo ha voluto riconoscere come grande artista contemporaneo.

Danilo Eccher è stato direttore della Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Trento dal 1989 al 1994, successivamente direttore della GAM di Bologna dal 1995 al 2000, realizzando la grande mostra per Bologna Capitale Europea della Cultura.
Nel 2001 è stato chiamato a Roma come direttore del nuovo MACRO, che ha diretto fino al 2008, per poi passare alla direzione della GAM di Torino fino al 2014.
È stato commissario alla Biennale di Venezia nel 1993 e ha insegnato nelle Università di Bologna e ‘La Sapienza’ di Roma.
Ha realizzato mostre in Italia e all’estero con i più importanti artisti internazionali.


Anime. Di luogo in luogo
a cura di: Danilo Eccher
dal 26 giugno al 12 novembre 2017
Ufficio Stampa Istituzione Bologna Musei
: Elisa Maria Cerra – Silvia Tonelli – Tel. 051 6496653 / 6496620 – ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it – elisamaria.cerra@comune.bologna.it – silvia.tonelli@comune.bologna.it

MAMbo Museo d’Arte Moderna di Bologna
via Don Minzoni 14
Bologna

Ex polveriera bunker Giardino Lunetta Gamberini
via Pellizza da Volpedo
Bologna

Università di Bologna,
Palazzo Poggi, Cortile dell’Ercole

via Zamboni 33
Bologna

Teatro Arena del Sole
via Indipendenza 44

Bologna

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