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Carlo Ramous: Materia e materia, Officine Saffi, Milano, dal 15 dicembre 2017

Inaugurazione 14 dicembre dalle 18.00 alle 21.00


Dal 15 dicembre al 17 gennaio le Officine Saffi presentano presso i propri spazi laboratoriali una piccola mostra dedicata alle opere di Carlo Ramous.
In esposizione alcune sculture degli anni '50, tra classicismo e sperimentazioni cubo-primitiviste, che dialogano con tecniche miste degli anni '70, testimonianza della grande sensibilità spaziale dell'artista. Completano la mostra diverse spille in ceramica del 1953, un'eccezionale produzione di sculture da indossare.
Dal temperamento riservato, sensibilissimo, Carlo Ramous ai suoi esordi non si presentò con immediatezza come profondo innovatore del fare arte, bensì come attento tessitore di fili che potessero intrecciare tradizione e futuro. Le sue prime prove nel secondo dopoguerra si erano infatti concretizzate nel solco del figurativismo di radice classica (Marino Marini era stato suo carismatico maestro a Brera), avvicinandosi in pochi anni a quel picassismo il cui influsso in Italia sarebbe stato suggellato dalle memorabili mostre dedicate al maestro spagnolo nel ‘53 a Roma e, poco dopo, a Milano, a Palazzo Reale.
Una delle sue prime palestre di esercitazione fu la terracotta. Ne testimoniano la vitale espressività alcune sculture che Ramous, fra la fine degli anni Quaranta e l’inizio dei Cinquanta, modellò a soggetto antropomorfo: nel 1955, “Testa” e “Grande donna seduta”, poi nel 1956 “Solitudine” e nel 1957 “Due figure”, opere tutte realizzate in cotto refrattario e ammantate dei toni caldi e scabri che al linguaggio di tale materia appartengono.
Fra figurazione e astrazione, già si avvertiva come l’artista stesse meditando altri percorsi che lo avrebbero allontanato dalla solida tridimensionalità che, desunta in parte dall’arcaismo mediterraneo in parte dal mondo dell’antichità classica, si era perpetuata nell’arte italiana fino al XX secolo. Si pensi ad Arturo Martini o al primo Manzù, quest’ultimo, tra l’altro, anch’egli maestro del giovane scultore milanese.
Ai primi anni Cinquanta, in particolare al 1953, risale la nascita delle prime spille in ceramica smaltata che riconducono al mondo muliebre sia per finalità ornamentale sia per scelte tematiche, nei soggetti e nei decori. Tali piccoli “gioielli”, creati per la moglie Lalli, ma anche per amiche e persone a lui vicine, come, per esempio, collezionisti ed estimatori della sua opera, avrebbero rivelato nel corso dell’iter artistico il coté intimista di Ramous, delicato, e garbatamente ludico. Volti, maschere, arcieri, gatti, colombe si susseguono a ritmo veloce su queste placche di qualche centimetro di diametro, caratterizzate da un segno creativo che zampilla vivace per tradursi in piccoli monili. Le comparazioni stilistiche con la produzione di ornamenti di altri artisti che, tra la fine degli anni Quaranta e i Sessanta, si sarebbe delineata in ambito europeo, è immediata. Max Ernst, Pablo Picasso o George Braque avevano iniziato a interessarsi anch’essi al bijou, introducendo - in gioielli d’oro sbalzato e inciso, o smaltato e tempestato di pietre - maschere, tra il tribale e il surreale, figure di donna come icona classica, soli raggianti come amuleto, uccelli, gabbiani o colombe come segno di libertà. Nelle opere di Ramous appaiono simili le fattezze compatte dei ritrattini femminili, di ripresa frontale o laterale, e analogo è il senso della sintesi formale, con qualche concessione all’Africa e ai suoi simulacri.
La fantasmagoria vivace e cangiante delle piccole spille certamente non distrasse mai Ramous dalle sue ricerche, sviluppate ormai in stile astratto (si veda la vasta produzione di sculture in bronzo o le aeree strutture in ferro cui è stato adeguato rilievo nella mostra tenutasi nell’estate 2017 alla Triennale di Milano, a cura di Fulvio Irace e Luca Pietro Nicoletti). Piuttosto il gioiello rappresentò un divertissement che, come un fil rouge, legò fra loro momenti “privati” del suo iter esistenziale.
Già a fine anni Cinquanta, per proseguire poi nei Sessanta e nei Settanta, erano giunte infatti commissioni di grande impegno, che Ramous portò a compimento in collaborazione con architetti come Mario Tedeschi, Carlo Bassi e Goffredo Boschetti, ovvero opere in cui scultura (in cemento o terracotta) e architettura si integravano in un’armoniosa complementarietà di impronta figurativa, astratto-informale, o brutalista, come nel caso dello stabilimento tipografico Cino del Duca, edificato a Blois nel 1961 su progetto dell’ingegnere Tullio Patscheider. Ma non da sole realizzazioni plastiche fu scandito nei decenni, fino ai Novanta, l’impegno quotidiano di Ramous negli spazi di via Ariberto, dove a lungo visse e lavorò. La pittura lo aveva sempre interessato, e soprattutto le sue attuazioni in chiave sperimentale. In essa fondeva materiali che, insieme, raramente trovano applicazione su superfici bidimensionali: tela, carta, legno, cellophane, pigmenti minerali, ferro, materie combuste. Valgano a esempio “Sogno” del 1971, i cui grafismi si disegnano su juta grazie a combustioni, o l’opera di sapore architettonico “Senza titolo” (1981), in cui china, carta, cellophane si traducono in saggio compositivo di poetico impianto strutturale. In una sintesi che riassume la molteplicità degli esiti espressivi del maestro, la cui aspirazione era abbattere i confini fra arte e arte, materia e materia, linguaggio e linguaggio. Con l’inquieto interrogarsi che tale impresa comporta, e che era connaturato all’intimo essere dell’artista."

Alessandra Quattordio, estratto dal catalogo

From December 15 to January 17 Officine Saffi is pleased to present a small exhibition dedicated to the works of Carlo Ramous. On display some sculptures from the 1950s, between classicism and cube-primitivist experimentations, which interact with some mixed techniques of the 70's, witness to the great spatial sensitivity of the artist. The exhibition is completed by few ceramic pins made in 1953, an exceptional production of sculptures to wear.
It is impossible to miss the imposing dancing figure that is the focal point of Piazza Conciliazione in Milan since 1981. Entitled “Gesto per la Libertà” (Gesture for freedom), the monumental installation, made of iron by Carlo Ramous in 1973, still emanates the sense of neo-Futurist rebellion that the artist wanted to express when he designed it in the air, with all the gestural power in his arm, placing it into a relation with the urban space. This dialogue between sculpture and architecture, begun in the 1950s, never ended for Ramous, and characterises his plastic works, which are certainly designed for humankind, but often intended for an interaction with squares, churches and buildings. Carlo Ramous, with his reserved, quite sensitive temperament, did not first present himself as a profound innovator of the arts, but as an attentive weaver able to intertwine tradition and future. His early works in the second post-war period remained classically figurative (Marino Marini had been his charismatic teacher at Brera). Within a few years, Ramous strayed into Picassism, an influence sealed in Italy by memorable exhibitions dedicated to the Spanish artist in '53 in Rome, and shortly thereafter in Milan, at Palazzo Reale.
One of his early practices started with the terracotta medium. His vital expressiveness is testified by some sculptures that Ramous, from the late forties and early fifties, modelled as anthropomorphic subject such as “Testa” (head) and “Grande donna seduta” (big woman sitting) in 1955, "Solitudine" (loneliness) in 1956 and, in 1957, "Due figure" (two figures), all of which are made of refractory terracotta, clad in the warm and rough tones that characterise the material. Between figuration and abstraction, these are the works of an artist already probing alternative paths, which could have distracted him from a solid three-dimensionality, in part derived from Mediterranean archaism, and in part from classical antiquity, to which Italian art had remained bound into the 20th century. For instance of Arturo Martini, or the first Manzù. The latter, among others, was also a teacher of the young Milanese sculptor. Ramous' imprint, compact yet delicate in the expressive shades of his faces and bodies, also opened up a multitude of interpretations and reflections. His treatment of the female figure, one of the leitmotifs of his work in those years, testifies to this: the woman-lover-mother icon (the vigorous Pomona, Goddess of Fruit in ancient Rome) becomes both the source of research and an interlocutor with whom to exchange a word and, together, to offer answers through her vibrant representation.
In the early 1950s, specifically in 1953, Ramous produced his first glazed ceramic brooches, which trace a path back to the world of the feminine in their ornamental function, their choice of theme, their subject and their decorative flourishes. These little "jewels", created for his wife Lalli, but also for friends, collectors and admirers of his work, reveal the intimate, delicate and graciously playful coté to the artist’s creative process. Faces, masks, archers, cats and doves follow at a fast pace on these plaques, only a few centimetres in diameter, and characterised by a creativity that radiates life, in the form of small pieces of jewellery. Stylistic comparisons with ornaments by other artists are immediate, and would have been noted in Europe from the end of the 1940s to the 1960s. Max Ernst, Pablo Picasso or George Braque had also dabbled in the bijou, introducing jewellery – gold, embossed and engraved, or enamelled and encrusted with gemstones – masks, from the tribal to the surreal, the female figure as a classical icon, radiant solar amulets, birds, seagulls and doves – the classic sign of freedom. These bear obvious similarities with the compact feminine features in Ramous’ miniatures, whether frontal or lateral. The same is true of the sense of formal synthesis, though with some concessions to Africa and its simulacra. The second post-war period was extraordinary for the jewellery devised by painters and sculptors. It is interesting to note how in tune Ramous was with the times, only a decade after Alexander Calder and Max Ernst, whose ornaments date back to the forties, yet anticipating some of the French "cubists" by a few seasons. Of course, in the case of Ramous, we're not talking about precious metals. He worked instead with humble materials such as ceramics, which, in Italy, had their distinguished precursors in Lucio Fontana or Fausto Melotti, and equally extraordinary interpreters in Roberto Sebastian Matta or Enrico Baj – Ramous’ contemporaries – all of them linked in some way with the kilns of Albisola. In 1961, the International Exhibition of Modern Jewellery opened its doors in London, where the jewellery historian Graham Hughes had called up many goldsmiths to reconnect with the phenomenon of artists' jewellery that was, by then, increasingly catching on. Man Ray, Alberto Giacometti, Jean Arp, Picasso, Salvador Dalí, Max Ernst and other important artists active in the specific field of the traditional ornament were among the best-known figures to take part.
The lively and ingenious series of little brooches certainly did not distract Ramous from his project, developed along abstract lines (see the vast production of bronzes and aerial iron structures, appropriately highlighted by Fulvio Irace and Luca Pietro Nicoletti at their exhibition in summer 2017 at the Milan Triennale). Rather, the jewellery represented just one divertissement that, like a fil rouge, linked together "private" moments in their existential journey. Already in the late 1950s, and continuing into the sixties and seventies, large, signature commissions had come to fruition. Ramous accomplished these in collaboration with architects such as Mario Tedeschi, Carlo Bassi and Goffredo Boschetti, integrating sculpture (concrete or terracotta) and architecture in harmonious complementarity to cast Ramous’ figurative, abstract-informal or brutalist footprint, for instance the Cino del Duca publishing house in Blois, 1961, designed by engineer Tullio Patscheider. Ramous’ works were not restricted to sculpture in the decades up to the Nineties: his daily output is also on display in Via Ariberto, where he lived and worked for many years. Painting always interested him, especially in his more experimental creations, where he blends materials rarely combined on a two-dimensional surface: canvas, paper, wood, cellophane, mineral pigments, iron and combustible materials. For example, "Sogno" (sogno) from 1971, in which Ramous combusts the graphics onto a jute surface; or the architectonically suggestive "Senza titolo" (1981), in which Indian ink, paper and cellophane translate into a compositional essay in a poetic, structural assemblage: a synthesis that summarises the variety of Ramous’ creative expression, which aspires to break down the boundaries between art and art, matter and matter, language and language, with all the restless questioning that this enterprise involves, and which was inherent to the intimate being of the artist.
Extract from the curatorial essay by Alessandra Quattordio
The exhibition will run until January 17th 2018


Carlo Ramous: materia e materia
Dal
15 dicembre al 17 gennaio 2018

Officine Saffi
via Aurelio Saffi 7
Milano

T. +39 02 36685696 - www.officinesaffi.com - info@officinesaffi.com

 

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Finissagge 1ª Triennale Fotografia Italiana, 9 dicembre 2017, Venezia

Sabato 9 dicembre alle ore 14.30 il finissagge della Prima edizione Triennale della Fotografia Italiana, Palazzo Zenobio, Fondamenta del Soccorso 2596, Dorsoduro, Venezia.



Inaugurata sabato 11 novembre con grande affluenza di pubblico, ha riscontrato un  grande successo, per la qualità dei lavori esposti e per un'allestimento, certamente favorito dal fascino di Palazzo Zenobio, semplice e lineare nel racconto proposto. Una carrellata significativa che valorizza appieno le tante e "inaspettate" presenze di fotografi di alto livello,  famosi e non, che ben rende il DNA della fotografia italiana.

 

 "Nel procedimento meccanicamente esatto della fotografia e del cinema, noi possediamo un mezzo espressivo per la rappresentazione che funziona molto meglio del procedimento manuale di pittura figurativa sinora conosciuto. D'ora in poi la pittura si potrà occupare della pura organizzazione del colore... La vittoria dell'Impressionismo, oppure la fotografia malintesa. Il fotografo si è fatto pittore, invece di usare il suo apparecchio fotograficamente... L’illetterato del futuro non sarà colui che non sa  scrivere, bensì colui che non sa fotografare... Ogni epoca ha il suo modo di vedere le cose. La nostra è quella del film, della pubblicità luminosa, della percezione simultanea di avvenimenti diversi. Tutto ciò ha dato vita un nuovo modo di produrre, anche in campo tipografico. La stampa, nata con Gutenberg e giunta sino a noi, si muove esclusivamente in una dimensione lineare. Il procedimento fotografico la amplia dandole una dimensione nuova e oggi conosciuta fino in fondo.”

László Moholy-Nagy, 1925 

Inaugurazione

Prima edizione Triennale della Fotografia Italiana 
Palazzo Zenobio, Fondamenta del Soccorso 2596, Dorsoduro, Venezia
Dal 11 novembre al 9 dicembre 2017
Organizzata da: Fondazione Arte Contemporanea

Curatore dell’eventoGiorio Gregorio Grasso, storico e critico d’arte
Direttore: Luigi Gattinara
Comitato Scientifico:
Arturo Bosio - Consulente d’Arte

Maria Lorena Franchi - Curatrice e Gallerista
Luigi Gattinara - Fotografo
Giorgio Gregorio Grasso - Storico e Critico d’Arte
Gianni Ettore Andrea Marussi - Giornalista
Luca Rendina - Direttore Creativo e Curatore di Mostre
Roberto Villa - Studioso dei linguaggi dell’immagine e della fotgrafia

PERCHÉ TRIENNALE DELLA FOTOGRAFIA ITALIANA?

L’intento che si propone questa prima edizione della Triennale della Fotografia Italiana è quello non solo di aprire a un vasto pubblico una rassegna di opere fotografiche di alto livello artistico, culturale ed espressivo, ma di dar voce e riportare sulle scene italiane ed internazionali la “Fotografia Italiana” spesso sottostimata anche nel nostro Paese.
Noi crediamo che i valori culturali intrinsechi di chi è nato su questa penisola conservi
nel proprio DNA tutti quei codici espressivi che hanno dato al mondo intero non solo
un contributo artistico e culturale di ineguagliabile bellezza, ma una svolta epocale.
Lo spirito che ha guidato questa iniziativa, oltre a parlare di Fotografia Italiana, è stato anche quello di voler mettere in luce, e contemporaneamente al giudizio dell’osservatore, anche le nuove generazioni, meritevoli di attenzione sia per forma e contenuti, sia per composizione estetica che concettuale. Accanto a questi talentuosi giovani si sono affiancati nomi affermati della Fotografia Italiana, che parlano e si raccontano da soli con le loro magistrali immagini. Non vecchio e nuovo, ma bensì un confronto importante su una visione di Bellezza che può apparire sì differente, ma che, in realtà, alla fine del percorso ci suona sorprendentemente comune.
Tra i ruoli di questa Triennale della Fotografia Italiana vi è anche quello di far convivere in una mostra collettiva assolutamente anomala, propositiva e dirompente, artisti che hanno similitudini e disomogeneità, sapori forti e lievi, allestendo una prospettiva multiforme e accattivante.
La rassegna ci ha permesso di selezionare fotografi che hanno un nutrito percorso
di esperienze e fotografi ancora alla ricerca di una propria cifra stilistica. In tanti hanno
deciso di accettare la scommessa e la ventura, con l’obiettivo importante di esporre
e di raccontarsi. L’impegno è di parlare dello stato attuale della fotografia con la volontà non solo di essere credibili, ma anche di rappresentare un “termometro” di quanto avviene nell’affollato mondo dell’immagine fotografica.
Da questa premessa è nata la panoramica di autori e immagini che propone con originalità
un orizzonte espressivo composito e variegato, di alta qualità.
123 fotografi, più di 200 opere esposte, l’Italia rappresentata da Nord a Sud, una panoramica che orienta la nostra attenzione lungo un articolato percorso estetico.
Ovunque si guardi, su qualsiasi fotografia ci si soffermi si scopre in tutte un denominatore comune: l’arte di trasformare le stesse in immagini interiori, imprigionando i soggetti in un raro sortilegio dove ognuno può leggerle ed interpretarle con gli occhi della mente.
Questa prima Triennale della Fotografia Italiana non poteva cominciare con migliori auspici, accompagnati in questa avventura dalla sensibilità, dalla potenza e dalla capacità espressiva di immagini che molto hanno da raccontare.


Luigi Gattinara, Direttore Triennale Fotografia Italiana, intervista di Gianni Marussi, 2/11/2017


Fotografi partecipanti 122:

ALTI FRANCESCA, ALTOMONTE MIRIAM, ARPAIA MARIO,BALBONI PAOLO, BALLISTA GUIDO, BARLOCCI LUCA, BATTISTA SERGIO, BENNA GAEAN MARIS, BOLOGNINI GIUSEPPE, BORDOGNA DAVIDE, BORELLA LIDIA, BOSCHI DAVIDE, BOSCHINI MASSIMILIANO, CALAVETTA CLAUDIA, CALIGARIS KLEIN SAMANTHA, CALONEGO ANTONIO, CAMELI LUCA, CANETTI SIMONETTA, CARRARO FILIPPO, CASCIO ADRIANO, CASTELLANI BEPPE, CHIANESE GIOVANNI, CIUCA BEATRICE, COLLIA DANIELE, CONTE GRAZIANA, COOPER MARK, COZZI JORDAN, CUNEO CAROLINA, D’ALONZO FRANCESCO, DEL BIANCO ROBERTO, DELLA CORTE PAOLO, DI STEFANO DANIELE, DIDONI ALESSANDRO, DOLCI MICHELE, ESPERTINI MARCO, ESPOSITO CARMINE, FABBI GIANCARLO, FADDA MASSIMILIANO, FARANDA ADRIANA, FERRARI LEOPOLDO, FERRARI MARCO, FIORANI CATERINA, FIORETTI SANDRA, FOOLERY ALEX, FRANCO MARZIO, GABBANA MAURIZIO, GALLI GIUSEPPE, GALLI IVANA, GAROFALO DANIELE, GASPARETTI DAVIDE, GATTINARA LUIGI, GOBBO MICHELA, GUZZINI MATTEO, INNAMORATI BRUNA, JAKOVLEVSKAJA EVELINA, LAMONTI MIRKO, LAROTONDA MICHELE, LATINI DANIELA, LAZZARINI LAURA, LOGIUDICE ROBERTA, LONGHI FERDINANDO, LUXARDO PAOLO, MANISCALCO BASILE GIOVANNI, MARGIOTTA MARIA GRAZIA, MARUSSI GIANNI ETTORE ANDREA, MASTRONARDO FRANCESCO, MATTA DANIELA, MELZI IVAN, MENICHELLI ESTER, MERCANZIN IVANO, MILANESIO MAURIZIO, MISITI NICODEMO, MISSIO ISABELLA, MONNECCHI MASSIMILIANO, NATTA CHIARA VERONICA, NIKI TAKEHIKO FRANCESCO, NOVELLO ROBY, OLIVA STEFANO, ORSINI MARTINA, PASSERINI ALESSANDRO, PAZZANESE IOLANDA, PENNISI CECILIA, PERFETTO PIERLUIGI, PESTARINO ROBERTO, PETTINELLI CARLO, PIAZZA RAFFAELE, PRACELLA MAURIZIO, PRESUTTI GIOVANNI, RAFFAELE SERGIO, RAY DANIELA, RICCA DAMIANO, RICCIARDI UGO, RICCIATO DANILO, ROTONDO LUCA, RUSCIGNO ANTONIO, RUSSINO SILVIO, SACCHI CORRADO, SAGARIA ILARIA, SAMACHIS MIHAELA FELICIA, SANTIOLI SANDRO, SCALFATI MARIA RAFFAELA, SCREMIN ALESSANDRO, SECONDINI STEFANIA, SEMERANO FRANCESCA, SOBRINO VIRGINIA, SPIRONETTI MARINA, STANDBRIDGE L. MIKELLE, TAMBURINI MARCO, TESTA DANIELE, TROVATI ALESSANDRO, UNGARI GIUSEPPE, VANTAGGIATO SALVATORE, VAROTTO EDOARDO, VECCIA DANILO, VERIN MARIO, VIOLA GIROLAMO, VISCARDI FABIO, ZARDINI STEFANO, ZAZZARO ANDREA, ZOCCA STEFANO

 

Cosa è oggi la fotografia?

La rivoluzione planetaria dei mezzi di comunicazione di massa ha stravolto i parametri in vigore fino al secolo scorso. Dalle sue origini il rapporto della scrittura con la luce ha subito impensabili mutazioni. Come dice Italo Zannier: “Dal 1839, anno della nascita ufficiale della fotografia, viviamo nell’era dell’iconismo, nella civiltà dell’immagine. E senza più immagini, foto, filmati, televisione, internet soffriremmo di una sorta di astinenza.”
Mai come ora la tecnologia ha sconquassato i principi di comportamento e di comunicazione tra gli uomini, fino a portare a forme patologiche come l’uso compulsivo del web e della tecnologia che ad esso si rapporta, nel bisogno di essere sempre interconnessi e di documentare la propria esistenza in quel mondo virtuale e per lo più vacuo. A questa compulsività fa da sponda il bisogno di continuare a scattare con gli smartphone ogni attimo anche insignificante della propria giornata, come se questa modalità fosse la sola testimonianza di presenza vitale e quindi da condividere subito sui social. Tecnicamente il prodotto è una fotografia, perché con il termine fotografia si è abituati a indicare tanto la tecnica quanto l'immagine ripresa e, per estensione, il supporto che la contiene. Qui sta il grande equivoco. Siamo tutti fotografi? Certamente no. Tutti invece possono acquistarsi un apparato atto a riprendere immagini, ne esiste una quantità sovrabbondante per dimensione e costo, sempre in perenne e parossistico rinnovamento, alla ricerca del sempre più “definito”, più reale del vero, nell’illusione che la nuova tecnologia faccia realizzare fotografie sempre più belle.
Invece la fotografia, come tutte le discipline, prevede una scuola e delle regole precise e tempo per applicarsi. Poi, una volta acquisite le regole, si possono piegare alla propria creatività, anche stravolgendole. Ma sono pochi i veri artisti che ne sanno fare buon uso.
Mi piace citare ancora Italo Zannier: “Una fotografia è sempre una interpretazione della realtà. È soprattutto «ideologia», non pura tecnica. È l’interpretazione della realtà in un certo modo.”
Il prestare agli altri i nostri occhi, il nostro modo di cogliere la realtà, i dettagli, le sensazioni, le emozioni, anche quando tocca l’attualità, come nei reportage o nella cronaca, ma non sono mai rappresentazione del vero, ma quello che il fotografo vuol far vedere. Siamo noi a porgere lo sguardo, a bloccarlo su un particolare dell’azione che ci appare significante, anche la più sconvolgente.
All’altra visione del mondo appartiene la ricerca escatologica del contemporaneità. Un bisogno, una pulsione che sta contagiando i territori dell’arte contemporanea, e la fotografia non ne è per nulla indenne. Quando si abbandonano i territori della poesia lo schianto di Icaro diviene inevitabile. Poi ci sono i cattivi maestri che aiutano a spingere in tal senso adducendo peregrine dosi di demagogia, consapevoli che nel polverone la vista è offuscata.

Gianni Ettore Andrea Marussi

Nessuno può negare la lunga tradizione di scambi culturali tra la Francia e l’Italia.
La cultura è una prestigiosa vetrina per due paesi che sono vicini geograficamente, ma anche per la loro storia politica e demografica.
Il “viaggio in Italia” fu per molto tempo una tappa necessaria per la formazione degli artisti francesi, mentre gli artisti italiani trovavano in Francia il mecenatismo della “madre delle arti”.
Oggi l’idea comune è ancora di un rapporto privilegiato.
Il prestigio della relazione franco-italiana all’inizio è frutto delle residenze d’artista e dal reciproco riconoscimento culturale e delle tecniche artistiche.
La loro storia è ricca di questa mutua formazione.
La cooperazione culturale istituzionale franco-italiana è vincente nelle areei in cui opera. La Francia e l’Italia condividono anche eventi come la Festa della Musica, le giornate del Patrimonio, la Primavera della Poesia.
C’è una asimmetria nel campo dell’arte contemporanea.
Da qui l’interesse nel promuovere mostre di artisti francesi in Italia e di artisti italiani in Francia, obiettivo dell’UMAM, Unione Mediterranea per l’Arte Moderna, fin dalla sua creazione nel 1946.
Pierre Bonnard e Henri Matisse, padri fondatori dell’UMAM, nel secolo scorso, sono stati tra i principali artisti a determinare, con la loro ricerca artistica, l’evoluzione dell’arte moderna. Hanno naturalmente fatto esporre i più grandi artisti del loro tempo in Francia, ma soprattutto in Italia.
Fino al 2007 le biennali si sono concentrate sulle opere di giovani artisti locali. Con la presidenza di Simone Dibo-Cohen il territorio di provenienza idegli artisti si estende a tutto il bacino del Mediterraneo. Egualmente non è solo la pittura a essere presente ma l’arte visiva nella sua globalità con sculture, video, istallazioni e soprattutto fotografie.
Dopo il 2007, l’UMAM valorizza soprattutto i fotografi italiani.
L’UMAM è riconosciuto dal Ministero della Pubblica Istruzione francese.
L’UMAM è felice il gemellaggio con la Triennale della Fotografia Italiana

Simone Dibo-Cohen
Présidente de l’UMAM, Union Méditerranéenne pour l’Art Moderne

Ca' Zenobio degli Armeni è un palazzo di Venezia, situato nel sestiere di Dorsoduro, sulla fondamenta del Soccorso, nel tratto tra Campo dei Carmini e Campo San Sebastian, a pochi passi da Palazzo Ariani (a cui si collega tramite il ponte del Soccorso) e Palazzo Foscarini (tramite ponte Foscarini). Progetto realizzato a cavallo tra XVII e XVIII secolo da Antonio Gaspari (allievo del più noto architetto Baldassarre Longhena), l'attuale Palazzo Zenobio è costruito a partire da un edificio gotico preesistente, già sede dal 1664 della nobile famiglia di origine veronese degli Zenobio, per i quali l'edificio fu progettato e al quale diedero il nome. A metà Ottocento, estintasi la casata e passati più proprietari, tra i quali gli Albrizzi, nel 1850, diviene sede dei Padri Armeni Mechitaristi di Venezia, ai quali si deve la seconda parte del nome. Nel primo Novecento la struttura ha beneficiato di un restauro ad opera dell'architetto veneziano Vincenzo Rinaldo.
Ca' Zenobio è un edificio barocco, con un'importante facciata che si allunga sul rio che collega la Chiesa dei Carmini alla Chiesa dell'Angelo Raffaele. Tale facciata, su tre livelli più ammezzato di sottotetto rispettanti una rigorosa simmetria, si caratterizza per la lunghezza e per le tante aperture: ben 46 monofore, alle quali si aggiungono tre ingressi al pian terreno e la forometria della parte centrale dei due piani nobili; al primo piano nobile è presente una serliana con mascherone, mentre al secondo tre aperture rettangolari sono inscritte in una cornice lapidea terminata da un grande timpano occupante l'altezza del mezzanino. Un grande giardino sul retro confina col complesso dei Carmini: tale spazio è coerente con la struttura a U del palazzo, dovuta a due braccia che si allungano a partire dai lati del blocco principale dell'edificio, una delle quali ospita ancora la biblioteca.
Sulla facciata che guarda sul giardino sono presenti due serliane, poste nella parte centrale più alta, culminante in un frontone. Dentro vanno citate almeno alcune delle numerose e ricche parti:
- Sala degli Specchi è la principale di Palazzo Zenobio. È  detta anche Tiepolesca per i suoi affreschi e la complessa decorazione, alla quale collaborò il giovane Giambattista Tiepolo.
È una sala luminosa, esempio illustre d'arte e della vita veneziana del settecento. Nella sala sono ospitate manifestazioni importanti, ricevimenti, concerti, pranzi, cene di gala.
- Sala degli Stucchi, alle pareti della Sala si trovano tre pregevoli tele di Luca Carlevarjis, anticipatore del vedutismo veneziano settecentesco, mentre gli affreschi del soffitto rappresentano alcune allegorie del Lazzarini. Le opere sono inquadrate in preziosi stucchi del XVIII secolo alternati agli archi marmorei delle porte.
- Cappella: un piccolo edificio religioso, in origine cappella privata degli Zenobio, ha sede dentro le mura del palazzo, conservando molto dell'originario assetto settecentesco.
Il giardino del palazzo, presenta la facciata interna dell'edificio. La parte centrale dell'edificio comprende la Sala degli Specchi, la direzione e una decina di stanze per riunioni al primo piano, la cappella al secondo piano e una quindicina di stanze al terzo piano per gli ospiti. Le due ali laterali comprendono stanze per mostre, manifestazioni culturali e convegni, una cucina grande e un refettorio. Nel giardino sono ospitati nella bella stagione ricevimenti, concerti, cene e teatro all'aperto. Le sontuose sale barocche del palazzo sono state luogo di ambientazione di celebri videoclip musicali: nel 1984 vi fu girato il video di "Like a Virgin" di Madonna, nel 2004 il videoclip di "Vivimi" di Laura Pausini. Nel 2017 per la 57. Biennale di Venezia è sede di Padiglione Armenia e sino a settembre di Padiglione Tibet.


Prima edizione Triennale della Fotografia Italiana 
Dal 11 novembre al 9 dicembre 2017
Vernissage: sabato 11 novembre, ore 16.30

Per informazioni e richiesta materiale: press@triennalefotografiaitaliana.it - Tel. 02 89505330 - www.triennalefotografiaitaliana.it
Orario: 10 -18, dal martedì alla domenica
Ingresso: libero
Vaporetti: 5.1 fermata San Basilio

Palazzo Zenobio 
Collegio Armeno Moorat-Raphael
Fondamenta del Soccorso 2596
Dorsoduro 2597
30123, Venezia
Tel: +(39) 041-5228770 - Fax: +(39) 0415203434 - info@collegioarmeno.it


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Tiziano: Sacra conversazione, Palazzo Marino, Milano dal 5 dicembre 2017

Navi ragusee dalle vele maestose, simili a signori o a ricchi borghesi dei flutti, quasi fossero ricchi carri trionfali del mare guardano dall’alto i piccoli trafficanti che ad esse s’inchinano, e fanno riverenza quando sfilano accanto a loro con le ali intessute.

William Shakespeare, Il mercante di Venezia


La “Sacra conversazione” di Tiziano in mostra a Palazzo Marino

Milano regala un grande capolavoro artistico. Chiunque entrerà in Sala Alessi per ammirare la pala d’altare di Tiziano potrà stupirsi di fronte all’energia sorprendente che sprigiona e allo splendido allestimento che ne valorizza ogni dettaglio, permettendone una visione ravvicinata e completa.

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Dal 5 dicembre, la pala d’altare di Tiziano, “Sacra conversazione”, è esposta in Sala Alessi a Palazzo Marino.
A dieci anni di distanza dal primo appuntamento natalizio con l’arte di Palazzo Marino sono già un milione e mezzo i visitatori che hanno affollato la Sala Alessi, per ammirare i capolavori che il Comune di Milano regala ogni anno per le festività non solo ai suoi cittadini ma anche ai numerosi turisti, sempre più presenti in città. E per celebrare la ricorrenza, l’opera scelta quest’anno è un nuovo capolavoro di Tiziano, la maestosa pala d’altare “Sacra conversazione (Pala Gozzi)” proveniente dalla Pinacoteca Civica "Francesco Podesti" di Ancona, visitabile, come sempre con ingresso libero, dal 5 dicembre al 14 gennaio 2018.

Insieme all'indiscussa importanza storico-artistica del dipinto di Tiziano, la scelta del Comune testimonia la vicinanza di Milano alla città di Ancona, che svolge un ruolo fondamentale come centro di raccolta e riparo di numerose opere d’arte, tra cui molti capolavori, provenienti dai territori marchigiani colpiti dal terremoto, e il costante impegno della nostra città a favore di un territorio in difficoltà.
Milano ha voluto anche quest’anno regalare un grande capolavoro artistico a tutti coloro che vivono qui o che visiteranno la città durante queste festività, dichiara il sindaco di Milano Giuseppe Sala, per rendere ancora più bello e magico il Natale. Chiunque entrerà in Sala Alessi per ammirare la pala d’altare di Tiziano potrà stupirsi di fronte all’energia sorprendente che sprigiona e allo splendido allestimento che ne valorizza ogni dettaglio, permettendone una visione ravvicinata e completa”.
"Non è possibile condensare tutta la bellezza di Ancona in una sola opera, ma la Pala Gozzi è, senza dubbio, uno dei nostri tesori più preziosi. La accompagniamo con cura e affetto, e con orgoglio, su uno dei palcoscenici più importanti del Paese, in un Comune di Milano che sentiamo amico e affine per il desiderio d'arte e cultura, e per una tensione al cambiamento che dimostra ogni giorno di governare con grande consapevolezza”, afferma Valeria Mancinelli, sindaco della città di Ancona.
"In questi anni abbiamo affiancato il Comune di Milano nell’organizzare l’esposizione natalizia di un capolavoro proveniente da chiese e musei non solo italiani, in piena sintonia con le finalità del nostro Progetto Cultura. Intesa Sanpaolo da sempre è impegnata a promuovere e valorizzare lo straordinario patrimonio artistico del Paese e ne è testimonianza anche L’ultimo Caravaggio inaugurato pochi giorni fa alle Gallerie d’Italia, che si unisce alle mostre di Palazzo Reale e di Palazzo Marino in una rete museale unica al mondo", asserisce Michele Coppola, Responsabile Attività Culturali Intesa Sanpaolo.
In quest'anno per noi memorabile, per la celebrazione del centenario e per la nascita del nostro secondo Flagship store a Roma, Rinascente rinnova il sostegno al tradizionale appuntamento natalizio con i capolavori dell’arte a Palazzo Marino", dichiara Pierluigi Cocchini Amministratore Delegato di Rinascente. L’opera che i milanesi e i turisti potranno ammirare gratuitamente dal 5 dicembre è la maestosa pala d’altare “Sacra conversazione” di Tiziano, proveniente dalla Pinacoteca Civita “Francesco Podesti” di Ancona e, insieme alla città di Milano, Rinascente contribuisce quindi a puntare i riflettori su una delle numerose eccellenze artistiche disseminate nel nostro Paese. Ancora una volta, per la città, con la città, nella città.


La grande pala d’altare (olio su tavola, 312 x 215 cm) dipinta nel 1520 dall’allora trentenne Tiziano per il mercante di Dubrovnik Alvise Gozzi, e destinata all’altare principale della chiesa di San Francesco ad Alto ad Ancona, è il primo dipinto firmato e datato di Tiziano a noi noto: in un cartiglio centrale in basso si legge infatti ALOYXIUS GOTIUS RAGOSINUS / FECIT FIERI / MDXX / TITIANUS CADORINUS PINSIT.
La tavola è una tappa decisiva nell’affermarsi di una nuova forma di pala d’altare, svincolata dagli schemi architettonici e prospettici del Quattrocento. Una rivoluzione che era stata intuita da Leonardo con la Vergine delle Rocce, proseguita da Raffaello, ma interpretata da Tiziano con uno spirito aperto alla natura.
L’opera appartiene al tradizionale genere iconografico della pala d’altare definita ‘Sacra conversazione’: la Madonna con il Bambino appare improvvisamente in un cielo di nuvole in vibrante movimento, infuocato dalla luce magica del tramonto; in basso contemplano sbigottiti la visione San Francesco, a cui era dedicata la chiesa che ospitava la pala, e San Biagio protettore della città dalmata, che indica al committente inginocchiato l’apparizione celeste. Immerso in una calda luce reale, un paesaggio irripetibile, dove spiccano in primo piano le relazioni visive tra i personaggi: ognuno guarda qualcuno sino ad arrivare al Bambin Gesù che a sua volta punta lo sguardo sull’esterno, sullo spettatore, chiamato così ad essere parte attiva dell’opera stessa. Sullo sfondo della rappresentazione, ben visibile, il bacino di San Marco con il Palazzo Ducale e il suo noto campanile.
Un dipinto grandioso che unisce Venezia, Ancona e Dubrovnik: Tiziano sembra suggerire un’alleanza tra i tre più importanti porti dell’Adriatico, sullo sfondo delle turbolenze politiche sul suolo italiano e dell’espansionismo ottomano.
Un nuovo capolavoro di Tiziano nell’elenco delle opere ospitate in Sala Alessi, scelto proprio per celebrare il decennale dell’iniziativa, a testimonianza di come il grande maestro, rappresenti un vero e proprio trait d’union con gli altri grandi autori precedentemente ospitati. Il primo immediato confronto è sicuramente con la Madonna di Foligno di Raffaello, ospitata nel 2013, uno dei primi dipinti dove l’architettura spontanea sullo sfondo viene sostituita con un primo accenno di architettura naturale e umanistica, così come già anticipato da Leonardo, ospitato nel 2009, nella sua Vergine delle Rocce. E un vero e proprio ponte verso Caravaggio, che per primo ha aperto le porte della Sala Alessi nel 2008 passando attraverso Piero della Francesca, ospite illustre del 2016, con cui però Tiziano si pone in discontinuità. È tra i primi, infatti, a superare la composizione spaziale quattrocentesca, frontale e statica tipica del maestro di Sansepolcro, attraverso il gioco prospettico paesaggistico e anticipando i chiaroscuri e la dinamicità barocca, di cui Rubens fu maestro, così come si è potuto ammirare nella maestosa pala d’altare “Adorazione dei pastori” di Rubens, ospitata nel 2015.

Il Ministro Franceschini all'inaugurazione della mostra

Grazie ad un importante progetto allestitivo curato dall’architetto Corrado Anselmi, i visitatori potranno inoltre straordinariamente osservare non solo il capolavoro di Tiziano ma anche il retro della tavola. Una prospettiva inusuale, che permetterà di assaporare l’anima costruttiva della pala fatta di assi di legno rinforzate sul retro con centine costolate, in modo da toccare quasi con mano l’importanza materica dell’opera. Sul retro della tavola sono presenti alcuni schizzi a matita, in parte ombreggiati a pennello, realizzati dallo stesso Tiziano e raffiguranti varie teste, una delle quali potrebbe essere il bozzetto per il Bambino in una prima stesura del dipinto. La possibilità di ammirare anche il retro della grande pala d’altare consentirà di scoprire come venivano realizzate nel Cinquecento queste opere che tanta importanza e diffusione hanno avuto nella storia dell'arte del nostro Paese.
A valorizzare ancor di più il capolavoro, l’impianto illuminotecnico a cura dell’architetto Francesco Murano, che utilizza la tecnica della luce miscelata, ottenuta componendo luci calde e fredde, e favorirà una visione particolarmente brillante dei colori con i faretti Luum della Lumen Center Italia.
La mostra è curata da Stefano Zuffi e patrocinata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, promossa da Comune di Milano, Intesa Sanpaolo - partner istituzionale - con il sostegno di Rinascente. L’iniziativa è coordinata da Palazzo Reale e realizzata insieme alla città di Ancona - Pinacoteca Civica "Francesco Podesti" in collaborazione con le Gallerie d’Italia di Piazza Scala e organizzata con Civita. Il catalogo di mostra è a cura di 24 ORE Cultura.
L’ingresso alla Sala Alessi è libero e possibile tutti i giorni dal 5 dicembre al 14 gennaio 2018. I visitatori saranno ammessi in mostra in gruppi e accolti da storici dell’arte, coordinati da Civita, che faranno da guida nel percorso espositivo.
Si unisce alle celebrazioni per il decennale un altro dono alla collettività, questa volta da parte del Municipio di Zona 7 del Comune di Milano, ulteriore iniziativa per la più ampia conoscenza del patrimonio culturale cittadino. Dal 19 dicembre al 7 gennaio, presso l’Emeroteca di via Cimarosa 1 sarà infatti possibile visitare sempre con ingresso gratuito, l’esposizione di un importante dipinto, il “Ritratto di Francesco II Sforza”, di proprietà della Pinacoteca Civica, conservato all’interno del Castello Sforzesco, nelle parti non abitualmente aperte al pubblico.Eseguito da un maestro lombardo del ‘500 da un originale perduto di Tiziano, il dipinto è una testimonianza dello stretto rapporto tra la città di Milano ed il grande maestro veneto. Già citato anche dal Vasari, il ritratto dell’ultimo duca Sforza segna un momento importante e finora non molto noto del rapporto tra Tiziano e Milano, un binomio che si intensificherà intorno al 1540 con il dipinto “Allocuzione di Alfonso d’Avalos” (oggi al Prado) e con la meravigliosa “Incoronazione di spine”, già in Santa Maria delle Grazie e oggi al Louvre. Il ritratto (olio su tela, 117 x 94 cm) effigia Francesco II Sforza, figlio cadetto di Ludovico il Moro, morto nel 1535. Dopo la scomparsa del duca, il territorio di Milano verrà personalmente preso in carico da Carlo V, e affidato a un governatore, iniziando così il periodo della cosiddetta “Milano spagnola”.
Seduto su una poltrona, il duca Francesco II Sforza indossa una vesta nera e una sovraveste con un ricco collo di pelliccia. Il volto, incorniciato da capelli e barba neri, è rivolto verso destra, sullo sfondo due colonne. Dell’originale si sono perse le tracce, ma forse si trova in Danimarca, paese natale della principessa Cristina, giovanissima consorte di Francesco II, cui probabilmente era stato inviato in dono come promessa nuziale.
La mostra è curata da Stefano Zuffi, promossa da Comune di Milano - Municipio di Zona 7 coordinata da Palazzo Reale, e realizzata insieme alla Pinacoteca Civica del Castello Sforzesco con l’organizzazione di Civita.


Correva l’anno 1520 Tiziano e il teatro del mondo al tempo della Pala Gozzi

La firma di Tiziano, l’anno 1520, il nome e le origini dalmati del committente Alvise Gozzi spiccano a chiare lettere nel cartiglio al centro della pala di Ancona: è la prima volta che Tiziano scrive tutti questi dati su un dipinto. Il desiderio di marcare in modo tanto netto ed esplicito l’autore, le circostanze e la data conferma l’importanza che Tiziano attribuiva alla grande tavola da inviare nel cuore dell’Adriatico, in una città per la quale non aveva ancora lavorato. La pala si inserisce in un anno bisestile, decisivo nella carriera di Tiziano, nell’arte europea e nelle sorti del mondo intero. Per dirla con Ludovico Dolce (Dialogo della pittura, 1557), è il momento in cui “la fama di Tiziano non si rinchiuse tra i termini di Venezia: ma, allargandosi per l’Italia, fece vaghi di avere le sue fatiche molti signori”. Fra loro, dunque, anche il mercante raguseo Alvise Gozzi, che aveva trasferito la propria attività commerciale ad Ancona. Proprio intorno al 1520, mentre nell’arsenale di Venezia cominciava a scarseggiare la materia prima del legno di quercia, le inesauribili foreste della Dalmazia offrivano alla cantieristica navale di Ragusa l’opportunità di continuare a costruire navi da carico di grandi dimensioni. La citazione di Shakespeare, che abbiamo scelto come proemio, ricorda appunto l’immagine imponente delle imbarcazioni ragusee. In queste pagine proviamo ad affacciarci alla soglia della bottega del grande pittore, all’epoca trentenne, e poi a ripercorrere, mese per mese, le vicende di questo fatidico MDXX. Nella bottega di Tiziano: un trentenne di successo Da qualche anno, dopo la morte di Giovanni Bellini nel novembre 1516, Tiziano è diventato il pittore ufficiale della Serenissima Repubblica: un incarico che lo rende del tutto sereno dal punto di vista economico. È possibile ricostruire con buona approssimazione le entrate di Tiziano all’epoca della Pala Gozzi. Come pittore ufficiale della Repubblica, riceve dall’amministrazione statale cento ducati all’anno, garantiti dalla tassa sul sale, e versati presso il Fondaco dei Tedeschi. È sostanzialmente una sinecura: l’unico obbligo consiste nell’eseguire il ritratto del nuovo doge in occasione dell’elezione. Come ulteriori privilegi Tiziano può contare sulla completa esenzione fiscale, sulla corresponsione dello stipendio di un assistente e sulla copertura di una parte delle spese vive dell’atelier. L’attività per il duca di Ferrara Alfonso d’Este deve essere stata ben remunerata: non possediamo le cifre esatte, ma come termine di confronto ricordiamo che Giovanni Bellini, sei anni prima, aveva ricevuto 85 ducati per il suo Baccanale ferrarese. Cresce il numero dei ritratti e dei dipinti da collezione, come figure femminili a mezzo busto o Madonne col Bambino. Considerando l’insieme delle commissioni, si può concludere che Tiziano può contare su circa 500 ducati all’anno, una cifra che corrisponde allo stipendio massimo previsto dall’amministrazione pubblica della Serenissima, come nel caso dei podestà delle grandi città venete dell’Entroterra. Queste cariche erano peraltro riservate ai membri del patriziato veneziano: rispetto all’orizzonte economico di un non-nobile, le entrate di Tiziano trentenne sono da considerare addirittura eccezionali. Per fare un paragone, nello stesso periodo i capitani delle navi mercantili della Repubblica ricevevano uno stipendio annuo di cento ducati. Ancora giovane, il maestro venuto da Pieve di Cadore è insomma un uomo decisamente ricco. Tuttavia, la sua attuale bottega è piuttosto piccola, annidata dietro l’appuntito campaniletto romanico della vetusta chiesa di San Samuele, una delle poche di Venezia il cui sagrato si affaccia direttamente sul Canal Grande. Non è dunque ancora il vasto atelier di Biri Grande di San Cancian, che verrà preso in affitto a partire dal 1531. Lì, molti anni dopo, il 22 maggio 1566, Tiziano accoglierà un affascinato Giorgio Vasari, in cerca di notizie di prima mano per inserire nella seconda edizione delle Vite anche la biografia di Tiziano. Anche noi, come il biografo aretino, avremmo “molto piacere di vedere le opere sue e di ragionare con esso”. Proviamo a bussare. Certamente Tiziano sarà nel cuore della bottega, “con i pennelli in mano a dipingere”, e manderà ad aprire un garzone, magari quel Gerolamo Dente per ora ancora ragazzino, che sarà per tutta la vita fedelissimo collaboratore del maestro, tanto da meritarsi il soprannome di Gerolamo “di Tiziano”. Gli capiterà in sorte di dipingere una pala d’altare per la stessa chiesa a cui era destinata anche la Pala Gozzi. La vista delle opere in lavorazione in questo 1520 è decisamente impressionante. Oltre alla pala d’altare da mandare ad Ancona, Tiziano ha in lavorazione dipinti di grande importanza e di notevoli dimensioni: il Polittico Averoldi destinato al cardinal legato di Brescia Altobello Averoldi (e di cui è già terminato lo sportello con il San Sebastiano, in cui pare di poter riconoscere l’autoritratto del pittore), l’Annunciazione richiesta dal canonico Broccardo Malchiostro per il Duomo di Treviso, il secondo dei tre meravigliosi Baccanali per il Camerino d’Alabastro del duca di Ferrara. Alfonso d’Este è il primo importante committente non veneziano di Tiziano: attraverso l’agente Giacomo Tebaldi (che in una delle molte lettere che riguardano i rapporti tra Tiziano e la casa estense dichiara ingenuamente “io non ho già iuditio, perché non me ne intendo di disegno”), fa giungere a Tiziano continue sollecitazioni per i dipinti mitologici dedicati a Bacco e all’amore, ma anche incarichi francamente dispersivi, come il restauro di dipinti malconci, l’acquisto di vasi di maiolica e bicchieri di vetro di Murano, oppure il dipinto della gazzella di proprietà di Giovanni Cornaro, nel frattempo morta e gettata in un canale. Non mancano poi diversi ritratti, soprattutto virili. Un’intera parete è inoltre occupata dalla grande pala commissionata da Jacopo Pesaro per l’altare della Concezione ai Frari, nella cappella di famiglia. Tiziano l’ha cominciata da poco, passeranno anni prima della sua conclusione, e sarà un altro capolavoro. Fra le persone presenti nell’atelier potremmo incontrate Francesco Vecellio, fratello del maestro. Leggermente zoppicante per gli esiti delle sue avventure come soldato della Serenissima, Francesco sarà a lungo una presenza costante e affidabile nella bottega di Tiziano, indispensabile anche per le buone doti di contabile e di organizzatore. Una generazione dopo, il suo ruolo verrà ricoperto da Orazio, il secondogenito di Tiziano. Prima di uscire dall’atelier di San Samuele, cercheremo anche di scambiare due parole con Cecilia Soldano. È una ragazza semplice, la figlia di un barbiere di Perarolo di Cadore, e da un paio d’anni è la compagna fissa di Tiziano. Solo nel 1525, dopo la nascita di due figli maschi, Pomponio e Orazio (cui seguirà poi una bambina, Lavinia), il pittore deciderà di regolarizzare la loro unione con un formale matrimonio. La scena dell’arte da Venezia alla Terraferma Mentre all’interno di Tiziano cresce la “tempesta perfetta” di nuova pittura, a Venezia si prolunga ancora il dogado dell’ultraottuagenario Leonardo Loredan, un doge longevo e controverso. Nato nell’ormai remoto 1436, era stato eletto doge nel 1501, quando la Serenissima era l’apogeo: appena immortalata dalla grande mappa scenografica di Jacopo de’ Barbari, era salutata dai viaggiatori ammirati come la città più trionfante dell’universo. Negli anni successivi, però, il doge Loredan aveva dovuto fronteggiare la grande crisi di Agnadello e della guerra contro la Lega di Cambrai. Ora che l’orizzonte della laguna è finalmente sgombro dai fumi e dalle angosce della guerra, a parte il brontolio insidioso dei sempre meno lontani turchi, il vecchio doge appare completamente in balìa di parenti avidi e senza scrupoli, che ottengono sfacciati favori. 

Tiziano "Assunta",1518. Venezia, Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari.

La scena dell’arte veneziana è ancora scossa dall’esplosione dell’Assunta, inaugurata il 20 marzo 1518 sull’altar maggiore dei Frari: da quel momento, ricorda ancora Ludovico Dolce, “cominciarono le genti a stupir della nuova maniera trovata in Venezia da Tiziano”, vale a dire la sintesi tra “la grandezza e terribilità di Michelangelo, la piacevolezza e venustà di Raffaello e il colorito proprio della natura”. Tutte caratteristiche che di lì a poco Tiziano confermerà nella pala dipinta per Ancona: l’energia dei personaggi, e in particolare il gesto drammatico di san Biagio, ricorda l’intensità esistenziale di Michelangelo, la composizione aperta e fluida si può confrontare con la Madonna di Foligno di Raffaello

Raffaello, Madonna di Foligno. 1511-12. Città del Vaticano, pinacoteca Vaticana

e la luce calda del tramonto che si diffonde nel dipinto è un saggio di quanto poeticamente Tiziano sappia immergere davvero i suoi personaggi nella natura. Peraltro, l’energia di Tiziano deve ancora essere pienamente recepita tra i suoi colleghi pittori veneziani: in questo 1520 comunque resiste ancora a Venezia una linea pittorica più tranquilla. Jacopo Palma il Vecchio vive il suo momento di massima notorietà; Vittore Carpaccio porta lentamente a termine l’ultimo ciclo di teleri, commissionato dalla Scuola di Santo Stefano dei Lanieri; Vincenzo Catena, un tempo sodale di Giorgione, compie il suo capolavoro, la pala con il Martirio di santa Cristina nella chiesa di Santa Maria Materdomini.

Vincenzo Catena,Martirio di Santa Cristina, 1520. Venezia, chiesa di Santa Maria Materdomini

Difficile immaginare un supplizio più quieto e sereno di questo, nel largo paesaggio del lago di Bolsena inondato di sole, con gli angeli che sorreggono la macina appesa al collo della giovane santa, evitandole di annegare. Certo l’atmosfera è del tutto diversa rispetto alle luci del tramonto, alla composizione dinamica e ai gesti appassionati della Pala Gozzi. Tra i pittori che cercano di affermarsi a Venezia in questo periodo non ha troppa fortuna il giovane, beneducato trevigiano Paris Bordon, per un certo periodo allievo di Tiziano, ma ostacolato dal maestro proprio nei primi passi della carriera, e costretto a lavorare altrove. Molti anni dopo, conversando pacatamente con Vasari, al termine di una soddisfacente carriera con sviluppi internazionali ma con pochi successi in Venezia, Paris Bordon ricorderà che Tiziano non era “vago d’insegnare a’ suoi giovani, anco pregato da loro sommamente ed invitato con la pacienza a portarsi bene”. Tiziano, a meno di trent’anni, mostra insomma quel carattere accentratore e insofferente che caratterizzerà tutta la sua lunga vita: per lui i collaboratori di bottega sono degli esecutori, non devono manifestare troppa indipendenza o uno stile autonomo. Mentre i pittori veneziani sembrano assopiti, cullati dall’atmosfera della laguna, l’onda d’urto innescata da Tiziano emerge poderosa oltre i limiti occidentali della Repubblica, tra l’Adda, il Po e il Sesia: sempre nel 1520 Lorenzo Lotto prepara le sorprese delle pale bergamasche; Correggio è arrampicato sulle impalcature e fa vorticare i suoi apostoli fra le nuvole della cupola di San Giovanni Evangelista a Parma; Gaudenzio Ferrari mette mano alla travolgente Cappella della Crocifissione del Sacro Monte di Varallo; e l’impetuoso Giovanni Antonio da Pordenone riempie di visioni l’immenso spazio vuoto della controfacciata del Duomo di Cremona, con la popolare, affollata, ventosa sacra rappresentazione del Golgota, per una delle più intense Crocifissioni dell’intera arte italiana.

Giovanni Antonio da Pordenone, Crocefissione, 1520. Cremona, Duomo

Il 1520, mese dopo mese: inizio d’anno da Michelangelo a Raffaello Seguiamo ora i principali avvenimenti nella storia e nell’arte, scorrendo il calendario. All’inizio dell’anno troviamo Michelangelo a Firenze, dove il papa Leone X (al secolo Giovanni de’ Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico) sta orchestrando la restaurazione medicea: impresa politica resa purtroppo complicata dalla fatale tendenza degli uomini della famiglia a morire giovani. Michelangelo ha l’incarico di realizzare la facciata della basilica di San Lorenzo, che i Medici considerano la chiesa di famiglia, proprio alle spalle del palazzo avito di via Larga. Rimasta incompiuta dai tempi di Brunelleschi, la facciata dovrebbe essere rivestita di marmi. Michelangelo, vero esperto delle Apuane, è infastidito dalla decisione del pontefice, che per risparmiare sui tempi di trasporto gli chiede di usare il marmo di Serravezza. Michelangelo, che nel settembre del 1518 è sfuggito per un soffio a un incidente potenzialmente fatale proprio in quelle cave, lavora lentamente. Il modello ligneo per la facciata propone una soluzione sorprendente e laica, molto più simile al prospetto di un palazzo che alla fronte di una chiesa. Nel marzo del 1520 non è stata ancora messa in opera nemmeno una lastra del rivestimento: il papa decide di interrompere il lavoro e chiede a Michelangelo di occuparsi piuttosto della realizzazione di una Sacrestia Nuova in corrispondenza del transetto destro. Simmetrica e identica nelle proporzioni a quella realizzata ottant’anni prima da Brunelleschi e Donatello sul lato opposto, la Sagrestia Nuova deve ospitare le tombe di Lorenzo Magnifico e del fratello Giuliano, oltre ai sepolcri di due giovani Medici della recente generazione, i duchi di Nemours e di Urbino. Intanto, Nicolò Machiavelli sta correggendo le ultime bozze di un trattato militare in forma di dialogo, dedicato prevalentemente alla rievocazione della strategia e dell’organizzazione dell’esercito dell’antica Roma, ma non privo di stilettate di attualità. Nell’ultima pagina dei Sette libri dell’Arte della Guerra (pubblicati sempre nel 1520) leggiamo: “Credevano i nostri Principi italiani, prima ch’egli assaggiassero i colpi delle oltramontane guerre, che a uno principe bastasse sapere negli scrittoi pensare a un’acuta risposta, scrivere una bella lettera, mostrare ne’ detti e nelle parole arguzia e prontezza, sapere tessere una fraude, ornarsi di gemme e d’oro, dormire e mangiare con maggiore splendore che gli altri, tenere assai lascivie intorno, governarsi co’ sudditi avaramente e superbamente, marcirsi nello ozio, dare i gradi della milizia per grazia, disprezzare se alcuno avesse loro dimostro alcuna lodevole via, volere che le parole loro fussero responsi di oraculi; né si accorgevano i meschini che si preparavano ad essere preda di qualunque gli assaltava. Di qui nacquero poi nel mille quattrocento novantaquattro i grandi spaventi, le subite fughe e le miracolose perdite; e così tre potentissimi stati che erano in Italia sono stati più volte saccheggiati e guasti. Ma quello che è peggio, è che quegli che ci restano stanno nel medesimo errore e vivono nel medesimo disordine.” È senza dubbio una delle analisi più chiare della drammatica situazione politica dell’Italia, ridotta a un devastato campo di battaglia nelle contese tra Francia e Spagna, e un’amarissima immagine dei suoi “principi” rinascimentali, raffinati ma imbelli. Il 6 aprile, giorno del Venerdì Santo, il grande sogno di un’epoca d’oro, già pesantemente compromesso dalle continue guerre, si infrange definitivamente. A soli trentasette anni muore Raffaello, il “divino” artista: stroncato dalla febbre, dopo due settimane di sofferenze. Nella stessa notte, come un sinistro presagio, una fenditura si apre nei palazzi del Vaticano, tanto che Leone X, spaventato, si trasferisce in tutta fretta nell’appartamento di papa Borgia. La Trasfigurazione, quasi terminata, viene sistemata nella camera ardente del pittore. Il mondo della cultura, scosso e in lutto, accompagna Raffaello verso la tomba approntata nel Pantheon, sotto l’intatta cupola del più integro degli edifici antichi. Pietro Bembo detta l’epigrafe per la tomba, che, tradotta, dice: “Qui giace Raffaello. Mentre era vivo, la Natura temeva di essere vinta; ora che è morto, sente di essere stata lasciata sola”. Pochi giorni dopo Raffaello, Roma registra un’altra scomparsa illustre. L’11 aprile si spegne Agostino Chigi, il “magnifico” e munifico banchiere di origine senese, committente dell’incantevole villa in riva al Tevere poi chiamata la Farnesina. Il funerale dell’uomo più ricco di Roma, diretto verso la cappella decorata da Raffaello in Santa Maria del Popolo, è un avvenimento grandioso, su cui aleggia un senso di fine di un’epoca dorata, accresciuto dall’avvicinarsi minaccioso di grandi fatti internazionali. Maggio: brutte notizie da Ragusa Non sappiamo se la Pala Gozzi sia semplicemente l’espressione della devozione del mercante raguseo verso il patrono e verso la Vergine, e un atto di omaggio nei confronti della accogliente città di Ancona. In realtà, potrebbe invece trattarsi di un dipinto votivo, e in questa chiave essere ulteriormente avvicinata alla Madonna di Foligno di Raffaello. Il 17 maggio 1520, proprio nel giorno in cui ricorre la festa dell’Ascensione popolarissima a Venezia, la città di Ragusa/Dubrovnik viene colpita da un drammatico terremoto, che provoca ingenti danni anche in alte località della costa dalmata. Una cronaca in latino dell’epoca ricorda che “fuit terremotus ingens et tremebundus […] et non remansit domus in civitate qua non sumpsit lesionem”. Le poderose mura che circondano la città reggono senza cedimenti, ma all’interno e all’esterno la situazione è molto grave. Molte case sono crollate, seppellendo numerose vittime, i conventi mostrano lesioni di diverse entità, l’acquedotto è interrotto, la Dogana inutilizzabile, i mulini abbattuti, è pericolante persino il Palazzo dei Rettori, cuore politico della città e della repubblica. Secondo gli annali del convento dei Francescani, il terremoto è un autentico “flagello d’Iddio”. I documenti riportano più volte danni alle case e alle proprietà della famiglia “de Goze”, un riferimento che ci rimanda al committente della pala anconetana.

Giugno: grandi manovre internazionali
Il 7 giugno, sotto l’abile regia del cardinale Thomas Wolsey, comincia uno dei più straordinari spettacoli di diplomazia e di fasto vissuti dall’Europa rinascimentale: il “Campo del Drappo d’Oro”, l’incontro tra i sovrani Enrico VIII Tudor d’Inghilterra e Francesco I Valois di Francia. Scopo dell’incontro è un’alleanza franco-inglese, nominalmente per contrapporsi all’espansionismo ottomano, in realtà per stringere un argine al potere del nuovo imperatore, il ventenne Carlo V d’Asburgo, eletto l’anno precedente come successore del nonno Massimiliano. Sia Francesco I sia Enrico VIII avevano dichiarate ambizioni imperiali, ma le finanze dei Fugger e l’influenza del primate di Germania, il cardinale Alberto di Brandeburgo, avevano orientato l’elezione verso il giovane Asburgo. L’incontro si svolge in una piana delle Fiandre, e l’allestimento è stupefacente. I due re vengono alloggiati in accampamenti organizzati come vere e proprie fastosissime città provvisorie, con una profusione di lusso senza pari, per un totale di circa tremila tende. Feste, tornei, concerti, messe solenni, competizioni sportive, impressionanti bevute e mangiate si susseguono fino al 24 giugno con un ritmo incalzante e – anche se gli effetti concreti dell’accordo saranno davvero poco significativi, tanto che meno di un anno dopo l’Inghilterra stringerà un’alleanza militare con Carlo V contro la Francia – resta impresso il fasto delle due corti, nello scintillìo dei tessuti in fili d’oro e d’argento che paiono rispecchiare la ricchezza delle due nazioni. Amante dei piaceri della tavola e della convivialità, papa Leone X Medici si sarebbe certamente sentito pienamente a proprio agio nel contesto del Campo del Drappo d’Oro; ma aveva altre cose di cui occuparsi. Aveva a lungo minimizzato le iniziative del frate agostiniano dottor Martin Lutero, considerandole semplici “litigi tra frati” in una Germania abbastanza lontana dall’orizzonte dei suoi interessi: ma ora, di fronte alla crescente ondata della Riforma, il pacifico pontefice deve infine intervenire. Il 15 giugno 1520 Leone X sigla la bolla Exurge Domine, nella quale viene dato un periodo di sei mesi di tempo a Lutero per ritrattare 41 delle 95 “tesi” affisse nel 1517 sulla porta della cattedrale di Wittenberg, e in parte suscitate dallo scandalo della vendita delle indulgenze. Non è ancora un atto definitivo, ma il documento papale segna l’ormai evidente spaccatura tra la posizione ufficiale del cattolicesimo e le proposte riformatrici di Lutero. Ancora nel mese di giugno, ma dall’altra parte del mondo, si consuma un dramma. Un pugno di avventurieri spagnoli è arrivato nel cuore dell’impero degli aztechi, nell’altopiano centrale del Messico. Davanti ai loro occhi si è spalancato lo spettacolo della capitale, la meravigliosa Tenochtitlan. La corte ruota, con sfarzo insuperabile, intorno al “tlatoani” Motecuhzoma Xocoyotzin II, l’imperatore che verrà più brevemente chiamato Montezuma. Nonostante l’enorme sproporzione numerica tra il manipolo dei conquistadores e l’esercito dei “mexica”, Montezuma cede agli spagnoli, consegnandosi al comandate Hernán Cortés. Turbato da funerei presagi, viene sostanzialmente tenuto prigioniero e cade in una penosa indecisione. Durante un’assenza di Cortés (che era dovuto ritornare alla costa per fronteggiare le truppe inviate dal governatore di Cuba per arrestarlo con l’accusa di insubordinazione), il luogotenente Pedro de Alvarado si rende autore di gesti sconsiderati e sanguinosi: il 10 maggio interrompe una delle principali feste religiose presso il tempio principale di Tenochtitlan, e l’intervento si trasforma in un autentico massacro. Al suo rientro, Cortés trova una situazione drammatica: il popolo ribolle di rabbia, Montezuma è di fatto deposto dal nuovo tlaloani Cuitlahuac. Il 29 giugno, mentre cerca di calmare la folla parlando da una balconata del palazzo imperiale, Montezuma addirittura viene ucciso, non si sa se per una sassata scagliata da un suddito inferocito o se invece torturato dagli spagnoli, che gli avrebbero fatto ingoiare dell’oro fuso. Gli spagnoli, messi sotto assedio, riescono a sgusciare via nell’oscurità del primo luglio, durante quella che è passata alla storia come la “noche triste”. Intercettati da una pattuglia azteca quando ormai speravano di averla fatta franca, i conquistadores devono ingaggiare una drammatica battaglia. Centinaia di loro restano uccisi, e secondo le cronache nessuno di coloro che riescono a scappare è illeso, tutti lamentano ferite più o meno gravi. Finita la battaglia, seduto sotto un albero, Cortés piange la sorte dei compagni uccisi, ma comincia subito a pianificare la riscossa contro Tenochtitlan, che verrà in breve tempo. Gli spagnoli erano affascinati dall’oro degli aztechi, e un certo numero di oggetti preziosi aveva attraversato l’Oceano per essere mostrare a Carlo V, sul cui impero non tramontava il sole. Armi, oggetti cerimoniali, armature fatte di cotone compresso e gioielli in giada, ossidiana, cristallo, turchese e piume d’uccelli vengono accumulati in diverse stanze del Palazzo del Re a Bruxelles: il 30 agosto li ammira Albrecht Dürer, durante una delle più indimenticabili tappe del suo lungo viaggio nei Paesi Bassi. Nel suo diario Dürer annota: “Non ho mai visto nulla che abbia rallegrato più profondamente il mio cuore”; con la competenza del figlio di un orefice maneggia fra l’altro un sole raggiante in oro zecchino e una luna d’argento, e ammira uno scudo con l’immagine del mitico dragone Quetzalcoatl realizzato in iridescenti piume di uccelli. Dall’estate all’autunno: il viaggio di Dürer Dürer si era messo in viaggio dalla sua Norimberga il 12 luglio 1520 (o, secondo la sua indicazione, il giovedì dopo la festa di San Kilian), diretto ad Anversa. Per circa un anno, il più grande artista e intellettuale dell’Europa centrale si mette in viaggio tra la Germania e i Paesi Bassi, scegliendo come base la città di Anversa, in piena espansione come porto commerciale internazionale. Lo scarno diario in cui il pittore registra quotidianamente le spese offre di tanto in tanto considerazioni e commenti di primissima mano, da parte di una delle coscienze più nitide e libere d’Europa. Fra i momenti salienti del soggiorno, oltre alle feste organizzate dalle confraternite dei pittori di Anversa e di Bruxelles in onore del celebre collega, c’è il memorabile incontro con l’arguto Erasmo da Rotterdam, il 1° settembre 1520, per un profondo scambio di opinioni teologiche e sulle proposte di Lutero. Ma uno degli scopi dichiarati del viaggio è il desiderio di incontrare il nuovo imperatore, e avere la conferma di una pensione di cento fiorini annui che Dürer aveva ottenuto dal predecessore, Massimiliano. In ottobre Dürer si trasferisce ad Aquisgrana, dove si ferma diversi giorni, in attesa dell’investitura solenne del sovrano. La cerimonia si svolge infine domenica 23 ottobre. Il ventenne, fragile Carlo d’Asburgo riceve le insegne imperiali, custodite a Norimberga. Reggendo il globo e la spada, con la corona sul capo, sale i gradini del trono marmoreo di Carlo Magno, sul matroneo dell’insigne Cappella Palatina. Accompagnano il sovrano il precettore cardinale Adriaan Florensz da Utrecht (il futuro papa Adriano VI) e il potente consigliere piemontese Mercurino Arborio di Gattinara. Dürer assiste all’incoronazione in compagnia di Matthias Grünewald, all’epoca artista di riferimento del vescovo Alberto di Brandeburgo: i due grandi pittori si scambiano opere d’arte, presumibilmente stampe da parte di Dürer e disegni da parte di Grünewald. Ottenuta finalmente la conferma della pensione imperiale, siglata da Carlo V e controfirmata da Albergo di Brandeburgo, Dürer proseguirà il viaggio, prima in direzione di Colonia e poi di ritorno verso Anversa, dove arriverà a novembre inoltrato, via Nimega e s’Hertogenbosch. Invece Carlo V deve precipitarsi in Spagna, dove è scoppiata la rivolta dei comuneros, i rappresentanti delle istituzioni locali insofferenti rispetto al governo imperiale. Carlo V non è l’unico imperatore a salire sul trono in questo 1520. Il 3 ottobre, a Istanbul, prende il potere Solimano “il Magnifico”, successore del fratello Selim I. Per decenni, il “gran turco” apparirà agli occhi del terrorizzato Occidente come un sovrano grandioso e inarrestabile. Sulla scena della storia si muovono dunque grandi protagonisti: Enrico VIII, Francesco I, Carlo V, Solimano il Magnifico. Di fronte a personaggi di questa levatura, la figura del vecchio doge di Venezia Leonardo Loredan appare ancora più sbiadita e lontana, anagraficamente e culturalmente legata a un altro secolo. Novembre-dicembre: notizie dagli antipodi, e poi la decisione di Lutero “In questa nostra età si è conosciuto tutto il mondo”, scrive con molta soddisfazione l’erudito milanese Andrea Alciati. E alla fine del 1520 due fatti importanti arrivano dalle estremità del pianeta. Tra l’8 e il 9 novembre guardiamo verso nord, verso quella Scandinavia che era considerata l’“ultima Thule”, l’estremità settentrionale del mondo conosciuto. A Stoccolma il re Cristiano II di Danimarca ordina il massacro dei nobili svedesi che premevano per l’indipendenza. Dall’eccidio, che viene ricordato come “bagno di sangue”, si salva avventurosamente il giovane Gustavo Vasa, futuro re di Svezia, protagonista di una lunga fuga di oltre cinquanta chilometri sugli sci, ancora oggi ricordata con la gara internazionale di fondo chiamata “Vasaloppet”. In fondo al mondo, in terre ancora del tutto incognite, il coraggioso navigatore portoghese Fernão de Magalhães - o, se si preferisce, Ferdinando Magellano - si accingeva a una grande impresa. Dopo avere cautamente esplorato le coste meridionali della Patagonia, il 28 novembre affronta il tratto di mare che prende il suo nome, doppia la punta sud del continente americano ed entra nelle acque dell’Oceano Pacifico. Il mondo ha una nuova rotta; le vie dei continenti, delle merci, dei popoli e delle scoperte sono aperte. Tuttavia, il 1520 si chiude con una divisione. Il 10 dicembre Martin Lutero brucia pubblicamente la bolla scritta da papa Leone X sei mesi prima. È un gesto definitivo, cui il papa risponderà scagliando contro Lutero la scomunica, subito dopo le feste di Natale, il 3 gennaio 1521. È l’alba di un anno nuovo, che si apre su un mondo che non sarà mai più lo stesso.

Stefano Zuffi


Tiziano "Sacra conversazione"
Dal
5 dicembre 2017 al 14 gennaio 2018

Orari: tutti i giorni dalle ore 9:30 alle ore 20:00 (ultimo ingresso alle ore 19:30) Giovedì dalle ore 9:30 alle ore 22:30 (ultimo ingresso alle ore 22:00)
Chiusure anticipate 7 dicembre chiusura ore 12:00 (ultimo ingresso alle ore 11:30) 24 e 31 dicembre 2017 chiusura ore 18:00 (ultimo ingresso alle ore 17:30) Festività 8, 25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio aperti dalle ore 9:30 alle ore 20:00 (ultimo ingresso alle ore 19:30)
Ingresso: libero
Informazioni: Tel. 800.167.619 - www.comune.milano.it/tiziano -  www.comune.milano.it mostre@civita.it (dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 18:00, sabato dalle 9:00 alle 12:00) - mostre@civita.it
Prenotazioni: solo per le scuole
Uffici stampa: Comune di Milano - Elena Conenna - Tel. + 39 02 88453314 - elenamaria.conenna@comune.milano.it
Civita: Giulia Borroni - Tel. + 39 02 43353527 - g.borroni@operalaboratori.com - Ombretta Roverselli  tel. 0243353527 o.roverselli@operalaboratori.com- Barbara Izzo -tel. 06692050220 - b.izzo@operalaboratori.com  - Arianna Diana - tel. 06692050258 - a.diana@operalaboratori.com
Intesa Sanpaolo: Rapporti con i Media - Tel. + 39 02 87962641 - stampa@intesasanpaolo.com
la Rinascente: Letizia Novali - Tel. + 39 335 5757087 - letizia.novali@rinascente.it

Palazzo Marino
Sala Alessi
Piazza della Scala 2
Milano

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Programma espositivo 2018 e anticipazioni del 2019 del Comune di Milano

È stata presentata a Palazzo Reale dal Sindaco Giuseppe Sala e dall’Assessore alla Cultura Filippo Del Corno la programmazione delle mostre del 2018 e sono state anticipate alcune grandi esposizioni già in calendario nel 2019 nelle sedi del Comune di Milano.

Una proposta ricca, articolata e coraggiosa - commenta il sindaco Giuseppe Sala -, che accanto ai grandi nomi di richiamo porta in scena nuovi giovani artisti e capolavori delle più diverse culture del mondo. Come promesso, continueremo a investire nella cultura, che negli ultimi anni ha fatto veramente la differenza nell’attrattività di Milano portandoci a diventare una città anche turistica. E lo faremo puntando, come per questo calendario 2018/2019, su qualità, diversificazione, apertura internazionale e sperimentazione”.
Il calendario di oltre 60 progetti conferma le linee di sviluppo di una politica culturale che ha portato negli ultimi anni a una crescita costante dell’apprezzamento, da parte del pubblico e della critica, dell’offerta espositiva milanese - dichiara l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno -. Spaziando dall’arte antica al contemporaneo, intrecciando linguaggi diversi, con le sole costanti di una curatela di alto profilo che assicuri scientificità, ricerca, divulgazione e inclusione, il programma presentato oggi si muove lungo direttrici già tracciate, variando nei temi, negli artisti e nei contesti storici indagati”.


Grandi Maestri protagonisti della prossima stagione sono Albrecht Dürer, Paul Klee, Giovanni Boldini e Pablo Picasso. Palazzo Reale (21 febbraio-24 giugno 2018) ospita nelle sue sale la mostra dedicata a Dürer, protagonista assoluto del Rinascimento tedesco ed europeo all’epoca della sua più alta espressione, mettendo in evidenza i rapporti tra la sua opera e quella di grandi maestri suoi contemporanei, Cranach, Giorgione, Lorenzo Lotto e altri. Il primitivismo di Paul Klee è invece il soggetto della mostra allestita nelle sale del MuDeC | Museo delle Culture (26 settembre 2018-27 gennaio 2019) che affronta la sua opera in una prospettiva inedita, con l’obiettivo di posizionare l’attività dell’artista all’interno del fermento primitivista che scorre per l’Europa agli inizi del XX secolo. La GAM | Galleria d’Arte Moderna (16 marzo-17 giugno 2018) presenta una selezione di 30 opere concesse straordinariamente in prestito dal Museo Giovanni Boldini di Ferrara e in dialogo con le opere della GAM di Boldini e di Paul Helleu, suo amico e come lui protagonista della Belle Époque parigina. Torna infine a Palazzo Reale (18 ottobre 2018-17 febbraio 2019) il genio di Pablo Picasso, con 350 opere fra i più grandi capolavori del Museo Picasso messi in dialogo con importanti pezzi d’antiquariato e opere che richiamano quei canoni della bellezza classica, fonti del repertorio mitologico che ha costituito parte fondamentale della sua estetica.
La Milano città-mondo che diventa ogni giorno artisticamente sempre più ricca di influenze e meticciati viene rappresentata da alcuni importanti progetti. Al MuDeC | Museo delle Culture la retrospettiva dedicata a Frida Kahlo (1° febbraio-3 giugno 2018) propone una chiave di lettura inedita del suo lavoro, esponendo oltre 100 opere provenienti dalle due più importanti e ampie collezioni di Frida Kahlo al mondo, Olmedo e Gelman, da musei internazionali e da Casa Azul, la dimora messicana di Frida Kahlo e Diego Rivera. Mentre il PAC (4 luglio-9 settembre 2018) continua l’esplorazione degli altri continenti attraverso l’arte contemporanea con una mostra collettiva di artisti brasiliani che propongono una riflessione sulla loro conflittualità: gli scontri, le violenze e i soprusi politici, sociali, razziali, ecologici e culturali.
I più importanti musei del mondo continuano a scegliere Milano come sede privilegiata per raccontare le loro collezioni: quest’anno è la volta del Philadelphia Museum of Art (Palazzo Reale, 8 marzo-2 settembre 2018), che porta a Milano una selezione importante delle proprie collezioni d’arte moderna e impressionista, con opere di Pierre-Auguste Renoir, Claude Monet, Paul Cézanne, Henri Matisse, Pablo Picasso e Paul Klee.
Milano resta al centro della programmazione espositiva con una serie di progetti che contribuiscono a consolidare la memoria storica della città.
A cento anni dalla fine del primo conflitto mondiale, Palazzo Morando | Costume Moda Immagine (15 marzo-15 luglio 2018) illustra il ruolo nevralgico di Milano durante la Grande Guerra, mentre la Biblioteca Sormani (18 maggio-14 luglio 2018) rievoca le fasi della contestazione studentesca del 1968, divampata a Milano tra le mura dell’Università degli Studi, e porta alla luce dalle proprie preziose raccolte i riflessi di quel vento di cambiamento nell’industria culturale.
Al Castello Sforzesco (21 dicembre 2017-18 marzo  2018) una mostra ripercorre le vicende progettuali e costruttive della Galleria Vittorio Emanuele II nel 150° dall’inaugurazione attraverso fotografie, disegni tecnici, planimetrie e documenti appartenenti alle raccolte civiche, alcuni dei quali del tutto inediti.
Mentre al Museo del Novecento (novembre 2018-marzo 2019) si ricostruisce la storia del movimento culturale milanese Corrente, in occasione degli 80 anni dalla nascita della rivista “Corrente di vita giovanile” - fondata da Ernesto Treccani a Milano nel 1938 - con un progetto a più mani che coinvolge Castello Sforzesco, Museo del Novecento, Casa museo Boschi Di Stefano e Biblioteca Sormani.
La ricerca - sui temi, i modi, i linguaggi, gli obiettivi - è il cuore di ogni opera d’arte e, anche, lo strumento per il suo successivo inquadramento nel tempo e nel luogo in cui prende vita. Lavoro, quest’ultimo, che costituisce la ragion d’essere di qualsiasi museo capace di raccontare le proprie collezioni e di qualunque progetto espositivo in grado di arricchire il visitatore con il senso di una nuova conoscenza. Per questo la programmazione del 2018 vede in cartellone progetti come “L’eco del classico”, attraverso il quale lo Studio Museo Francesco Messina, in collaborazione con la direzione del Parco della Valle dei Templi di Agrigento, mette le opere dell’artista in relazione con esempi di scultura antica per sottolineare come siano rimasti quelli i riferimenti della sua estetica, anche nel secondo Dopoguerra, dominato dalla dittatura dell’avanguardia. Il Museo Archeologico (ottobre 2018-febbraio 2019), invece, illustrando l’immaginario figurato etrusco attraverso vasellame e canopi, sottolinea sia il rapporto della cultura etrusca con il mondo greco e fenicio e con il Mediterraneo orientale sia il ruolo degli Etruschi nella diffusione di oggetti e nella trasmissione di miti greci nel Mediterraneo.
Un approfondimento scientifico inedito sul tema della Pietà, che il Castello Sforzesco propone dal 12 ottobre 2018 al 13 gennaio 2019, dimostra sorprendentemente l’origine nordica di questo tema, a cui Michelangelo lavorò per tutta la vita: la sua precoce Pietà vaticana si rivela infatti un esempio di Vesperbild, un’iconografia di provenienza nord-europea che ebbe un’amplissima diffusione in Italia alla fine del Quattrocento. Anche il MuDeC (metà ottobre 2018-6 gennaio 2019) prosegue la sua attività di ricerca indagando e documentando, attraverso opere della Collezione, fotografie, filmati e cimeli di famose spedizioni, la trasformazione del concetto di esplorazione: se infatti nell’Ottocento l’obiettivo era completare la mappatura delle terre emerse, dai primi decenni del Novecento viaggiatori singoli percorrono i territori soprattutto alla ricerca di un’esperienza culturale e sociale. 
L’arte del Novecento Italiano è rappresentata all’interno del calendario con alcuni progetti dedicati a personalità che hanno saputo ben rappresentare lo spirito del secolo. Il Museo del Novecento propone due figure di artiste-intellettuali,  Giosetta Fioroni (6 aprile-26 agosto 2018) e Margherita Sarfatti (21 settembre 2018-24 febbraio 2019), che in diverso modo e in tempi e contesti differenti hanno saputo dare un importante contributo alla definizione artistico-letteraria del ‘900. Mentre al Castello Sforzesco (23 marzo-1 luglio 2018) va in scena la grafica del Novecento con un’ampia selezione di circa 200 opere tra disegni, incisioni, litografie, carte dipinte e libri d’artista dei più celebri Maestri del secolo scorso, tra cui Boccioni, Martini, Modigliani, Carrà, De Chirico, Bartolini, Sironi, Morandi, Marini, Burri, Afro, Fontana, Baj, Capogrossi, Galli, Pistoletto. Palazzo Reale omaggia due protagonisti del secolo scorso: Carlo Carrà (4 ottobre 2018-3 febbraio 2019), con una mostra che racconta il suo intero percorso artistico attraverso le sue opere più significative, e Agostino Bonalumi (luglio-settembre 2018), con la prima vera antologica nella sua città a pochi anni dalla sua scomparsa (2013).
La ricchezza e la complessità del pensiero creativo si esprimono, soprattutto nel Novecento, anche attraverso la moda, il design, l’architettura. Per questo Palazzo Reale (22 febbraio-6 maggio 2018) dedica una mostra e un libro alla moda italiana dal 1971 al 2001, evidenziando la progressiva affermazione del sistema italiano della moda nella gloriosa stagione del Made in Italy: arte contemporanea, abiti, oggetti di moda e di design, fotografie, riviste e schizzi danno vita a un sofisticato paesaggio progettuale. A Casa Museo Boschi Di Stefano, invece, si propone al pubblico un’altra intersezione, quella tra arte e architettura, nelle figure di Lucio Fontana e Luciano Baldessari (giugno 2018), legati per 40 anni anche da una grande amicizia.
Si arriva infine al tempo presente, con le molte declinazioni dell’arte contemporanea che trovano la loro sede naturale nella kunsthalle del PAC | Padiglione d’Arte Contemporanea: qui vengono proposti i lavori di Eva Marisaldi  (12 ottobre-2 dicembre 2018) e viene raccontato oltre mezzo secolo di progetti di Enzo Mari, maestro del design contemporaneo (18 dicembre 2018-10 febbraio 2019). Mentre la GAM | Galleria d’Arte Moderna (11 aprile-17 giugno 2018) ospita una selezione di voci da due grandi aree geografiche, Nord Africa e Medio Oriente, in un progetto realizzato in collaborazione con la Solomon R. Guggenheim Foundation di New York.


ANTICIPAZIONI 2019

Il programma del 2019 propone grandi nomi come Jean-Auguste-Dominique Ingres (Palazzo Reale, 22 febbraio-16 giugno 2019), George de La Tour (Palazzo Reale, primavera 2019), Giorgio De Chirico (Palazzo Reale, settembre 2019-gennaio 2020), Filippo De Pisis (Museo del Novecento, settembre 2019-marzo 2020).
Nell’ambito delle celebrazioni del V centenario della morte di Leonardo da Vinci (1519-2019) è poi prevista la riapertura straordinaria della Sala delle Asse del Castello Sforzesco, affiancata da una mostra di disegni originali di Leonardo e di altri artisti del Rinascimento (16 maggio-18 agosto 2019).


Palazzo Morando | Costume Moda Immagine 20 dicembre 2017 - 4 novembre 2018 OUTFIT ‘900 Abiti per le grandi occasioni nella moda di Palazzo Morando a cura di Gian Luca Bovenzi, Barbara De Dominicis, Ilaria De Palma La grande collezione di abiti e accessori antichi e moderni di Palazzo Morando permette di realizzare mostre annuali sui temi più significativi. Nel 2018 protagonista è la donna nel Novecento e i suoi outfit indossati in occasioni speciali: matrimonio, debutto in società, ballo, prima a teatro e serata di gala. Per l’occasione vengono esposti abiti preziosi degli anni Venti, oggetto di un recente restauro, realizzati dalle maison parigine Worth e Liberty.
Palazzo Morando’s impressive collection of antique and modern clothes and accessories allows the museum to set up yearly exhibitions on a variety of important topics. In 2018, the show will revolve around twentieth century women and the outfits for life’s special occasions: weddings, debutante balls, theatre firsts and gala evenings. The show will display precious dresses from the 1920s, produced by the Parisian Worth and Liberty Maisons, and recently restored.
Castello Sforzesco 21 dicembre 2017 - 18 marzo 2018 SOTTO IL CIELO DI CRISTALLO
Un racconto della Galleria Vittorio Emanuele II a 150 anni dall’inaugurazione a cura di Ornella Selvafolta, con Isabella Fiorentini, Barbara Gariboldi e Loredana Minenna Nel 2017 ricorre il 150° anniversario dell’inaugurazione della Galleria Vittorio Emanuele II. L’Archivio Storico Civico celebra la ricorrenza con una mostra temporanea che ripercorre le vicende progettuali e costruttive del monumento attraverso una selezione ragionata di documenti di varia tipologia (fotografie, disegni tecnici, planimetrie, atti legali) appartenenti alle raccolte civiche, alcuni dei quali del tutto inediti.
The year 2017 marks the 150th anniversary of the inauguration of Galleria Vittorio Emanuele II. Archivio Storico Civico celebrates the anniversary with a temporary exhibition tracing the history of the monument’s design and construction by means of a rational selection of the archive’s documents (photographs, technical drawings, plans and legal deeds), some on public display for the first time.
Palazzo Reale 25 gennaio - 15 febbraio 2018 CONVIVIANDO La storia dell’arte della tavola a cura di Cinzia Felicetti La tavola incarna culture e momenti storici differenti e gli oggetti che la animano sono lo specchio estetico dei commensali che l’hanno allestita. CONVIVIANDO è interpretazione delle mise en place e dell’Arte del Ricevere nei vari secoli, prendendo spunto da alcune famose pellicole cinematografiche italiane e straniere. La mostra - dedicata agli oggetti che animano la tavola, come meridiana degli stili nella storia – è anche una riflessione aperta sull’evoluzione di una delle più antiche e interessanti espressioni dell’arte e della socialità umana.
The art of table setting embodies different cultures and times in history and the objects that dress the table are the aesthetic mirror of the persons who perform the mise en place. The CONVIVIANDO event is the interpretation of the Art of Receiving and mise en place over the centuries, taking inspiration from some famous Italian and foreign films. The exhibition - dedicated to the objects that decorate the table, almost like an observer of style throughout history - also is an overview and reflection on the evolution of one of the oldest and most interesting expressions of art and human sociality.
Studio Museo Francesco Messina 23 gennaio - 4 marzo 2018 NATUROFANIE PLASTICHE a cura di Sara Boglino Con tre mostre personali lo Studio Museo Francesco Messina indaga la capacità della scultura di fondersi con elementi naturali e di confrontarsi con la classicità figurativa di Francesco Messina. La prima mostra è dedicata a Valerio Righini che presenta una serie di opere tra cui “Vigna bronzea“, un insieme di sculture apicali risultanti dalla rielaborazione di materiali metallici di recupero che si innestano su esili pali lignei 2 provenienti da filari di vigneti valtellinesi. La seconda è dedicata alla produzione storica di Vincenzo Balena che espone un gruppo di lavori centrati sull’idea di una corporeità lacerata e combusta. La terza personale è incentrata su Alessandra Serra e propone l’installazione Il Giardino degli Spiriti, esplorazione della dimensione rituale del gesto artistico che mira a mettere in luce l’aspetto immateriale che pervade l’opera d’arte.
Through three solo exhibitions, Studio Museo Francesco Messina investigates the ability of sculpture to merge with natural elements and measure up to the figurative classicism of Francesco Messina. The first show, devoted to Valerio Righini, presents a series of works including Vigna bronzea (Bronze vineyard), a collection of apical sculptures resulting from the reprocessing of scrap metal, grafted on slender wooden poles taken from the vineyards of Valtellina. The second exhibition, dedicated to Vincenzo Balena’s life work, displays a series of creations centred on the idea of a lacerated, combusted physicality. The third show, dedicated to Alessandra Serra, centres on the installation entitled Il Giardino degli Spiriti (The Garden of Spirits), and explores the ritual dimension of producing art, highlighting the intangible aspect that pervades an artistic creation.
MUDEC 1 febbraio - 3 giugno 2018 FRIDA KAHLO Oltre il mito a cura di Diego Sileo La mostra riunisce in Italia per la prima volta in un’unica sede più di 100 opere tra dipinti, disegni e fotografie provenienti dalle due più importanti e ampie collezioni di Frida Kahlo al mondo, Olmedo e Gelman, e da musei internazionali. Una nuova chiave di lettura che va oltre la visione semplicistica della relazione tra vita e opera dell’artista, raccontata attraverso inediti e sorprendenti materiali provenienti da Casa Azul, la dimora messicana di Frida Kahlo e Diego Rivera.
The exhibition will gather at a single venue – for the first time in Italy - over 100 works, between paintings, drawings and photographs, from two of the largest, most important collections of Frida Kahlo’s works (Olmedo and Gelman), with the participation of leading international museums. The exhibition provides a new interpretation that goes beyond a simplistic view of the relationship between the artist’s life and work, revealed through unseen works and surprising material from Casa Azul and other important archives.
MUDEC 1 febbraio – 3 giugno 2018 IL SOGNO DEGLI ANTENATI L’archeologia messicana nell’immaginario di Frida Kahlo. Una mostra per raccontare come la disciplina archeologica abbia influenzato l’immaginario e quindi il percorso artistico di Frida Kahlo. La vicinanza dell’artista con la collezione di reperti archeologici preispanici messicani di Diego Rivera ebbe una profonda influenza sulla sua composizione e il suo disegno. Questo particolare legame sarà raccontato attraverso l’esposizione di reperti archeologici inediti delle collezioni del Mudec provenienti dal Messico.
This exhibition reveals how archaeology influenced the imagination and artistic career of Frida Kahlo. The artist’s proximity to Diego Rivera’s collection of pre-Columbian Mexican archaeological finds had a deep influence on her composition and drawing. This particular bond is displayed through Mudec’s unseen archaeological finds from Mexico.
Palazzo Moriggia | Museo del Risorgimento Palazzo Morando | Costume Moda Immagine 15 febbraio - 13 maggio 2018 PIONIERI DI ARDITEZZE SOCIALI: COME ERAVAMO Formazione, lavoro ed emancipazione in Italia nella storia della Società Umanitaria a cura di Claudio A. Colombo La mostra ripercorre con un ricco apparato iconografico (fotografie, resoconti, manifesti, corrispondenze) l'opera di una delle più importanti istituzioni di Milano, la Società Umanitaria: un excursus sull'opera di un Ente capace di dare risposte solidali e civili ai bisogni delle classi più deboli dalla fine dell’Ottocento ai giorni nostri.
The exhibition’s rich iconography (comprising photographs, reports, posters and correspondence) centres on the collection of works of one of the most important philanthropic institutions of Milan, Società Umanitaria: an excursus on the works of an institute that has been offering charitable, civic solutions to the needs of the weaker classes since the late nineteenth century.
Palazzo Reale 21 febbraio - 24 giugno 2018 ALBRECHT DÜRER e il Rinascimento fra la Germania e l’Italia a cura di Bernard Aikema. Con la collaborazione di Andrew John Martin La mostra propone al pubblico l’opera di Albrecht Dürer, considerato protagonista assoluto del Rinascimento tedesco ed europeo, all’epoca della sua più alta espressione. La sua carriera segna un momento di grande effervescenza in termini socio-economici, artistici, culturali ed intellettuali nel contesto del Rinascimento tedesco, ma anche un momento di massima apertura verso l’Europa, sia del Sud sia del Nord. La mostra mette in evidenza i rapporti reciproci tra la sua opera e quella di grandi maestri suoi contemporanei, Cranach, Giorgione, Lorenzo Lotto e altri, attraverso disegni, incisioni, dipinti e grafica.
The exhibition aims to introduce to the public the great figure of Albrecht Dürer, considered as the leading exponent of the German and European Renaissance at its height. His prolific career marked a moment of great effervescence in socio-economic, artistic, cultural and intellectual terms in the German Renaissance but it was also a time of great openness towards Europe, both in the South and in the North. The exhibition highlights the reciprocal relationships between his work and those of his great contemporary masters, Cranach, Giorgione, Lorenzo Lotto and others, through drawings, engravings, paintings and graphics.
Palazzo Reale 22 febbraio - 6 maggio 2018 ITALIANA L’Italia vista dalla moda 1971-2001 a cura di Maria Luisa Frisa e Stefano Tonchi Una mostra e un libro per celebrare e raccontare la moda italiana dal 1971 al 2001, evidenziando la progressiva affermazione del sistema italiano della moda nella grandiosa stagione del Made in Italy, uno straordinario periodo di relazioni e scambi tra gli esponenti di quella generazione italiana di artisti, architetti, designer e intellettuali che ha impostato le rotte della cultura internazionale. Abiti, arte contemporanea, oggetti di moda e di design, fotografie, riviste, schizzi danno vita a un sofisticato paesaggio progettuale in un immaginifico e rigoroso caleidoscopio creativo.
An exhibition and a book whose aim is to celebrate Italian fashion and describe what it was like from 1971 to 2001, a period that focused on the gradual assertion of the Italian fashion system in the grand season of the Made in Italy style. It was a remarkable period that consolidated relationships and exchanges among the exponents of the Italian generation of artists, architects, designers, and intellectuals that paved the way for international culture. Clothing, contemporary art, fashion and design objects, photography, magazines, sketches, all of which breathe life into a sophisticated landscape expressing this rigorous and imaginative creative kaleidoscope.
Biblioteca Sormani 1 marzo - 5 maggio 2018 BRAMA DI VITA E DI LETTERATURA Giancarlo Vigorelli nel clima culturale del Novecento a cura di Giuseppe Langella Mostra dedicata a Giancarlo Vigorelli, figura di spicco dello scenario culturale novecentesco. Le sue carte, acquisite dalla Biblioteca e recentemente riordinate, rispecchiano l’intensa attività critica e l’intreccio di relazioni con gli intellettuali e le avanguardie artistico-letterarie. Lettere, fotografie, riviste ed edizioni originali con dedica riscoprono il ruolo di mediatore culturale di Vigorelli, in dialogo tra Novecento italiano ed Europa.
An exhibition dedicated to Giancarlo Vigorelli, a prominent figure of the 20th century’s cultural scene. His papers, acquired and recently reorganised by the Sormani Library, reflect the essayist’s intense critiques and his relations with the leading artisticliterary figures and intellectuals of this time. Letters, photographs, magazines and inscribed original editions highlight Vigorelli’s role as cultural mediator between 20th-century Italy and the rest of Europe.
Studio Museo Francesco Messina marzo 2018 BELLE DI NATURA Gianluca Balocco e Zachari Logan (per il ciclo ‘Il lato della scultura’) a cura di Francesca Bacci In questa mostra Gianluca Balocco propone una serie di ritratti fotografici delle ballerine che posarono per le sculture del Maestro (Aida Colla, Carla Fracci, Luciana Savignano), installate le une di fronte alle altre, in un gioco di ricordi e di assonanze formali e sentimentali, a misurare il tempo dell’arte e quello della vita nello scarto tra le due modalità di 4 esistenza. Zachary Logan presenta una fantastica e lussureggiante vegetazione iperrealista, che si srotola nello spazio verticale dei tre piani dello studio-museo.
In this exhibition, Gianluca Balocco displays a series of photographic portraits of dancers who posed for the artist’s sculptures. Installed facing one another, in a play of memories and of formal and sentimental harmonies, they measure the time of art and the time of life as the difference between these two modes of existence. Zachary Logan presents a fantastically lush and hyper-realistic vegetation that unwinds through the vertical space that spans the three floors of the studio-museum.
Museo del Novecento 1 marzo - 3 giugno 2018 NON TI ABBANDONERÒ MAI Franco Mazzucchelli, 1964-1979 a cura di Sabino Maria Frassà e Iolanda Ratti La mostra racconta un imperativo categorico trasversale in tutta la ricerca artistica dell’artista milanese: il ruolo sociale dell’arte e l’impossibile mercificazione della stessa. Cuore dell’esposizione sono gli anni ‘60 e ‘70, in cui Franco Mazzucchelli concentrò la propria produzione artistica sull'uso del PVC e in cui le opere - grandi gonfiabili - vennero letteralmente abbandonate per strada. In mostra per la prima volta la serie di AZIONI, composizioni di fotografie dell’epoca con frammenti delle opere sopravvissute.
The exhibition focuses on a crucial theme that permeates Mazzucchelli’s artistic path and exploration: the social role of art and the impossibility of its commodification. The decades in exam are the 1960’s and 70’s, when Mazzucchelli gave life to his works in PVC – large inflatable works that were literally abandoned on the road. For the first time on display are the AZIONI (action) series, compositions of vintage photographs featuring fragments of the works that were not destroyed.
Casa Museo Boschi di Stefano 7 marzo - 8 aprile 2018 I LIBRI EINAUDI PER BAMBINI E RAGAZZI a cura di Andrea Tomasetig Il rapporto tra libro e infanzia è in Italia, fin dai tempi di Pinocchio, tra i più interessanti da indagare e ricco di sorprese. Non fa eccezione la casa editrice Einaudi. Anzi, uno dei capitoli più importanti del Novecento editoriale sono le sue collane dedicate ai bambini e ai ragazzi. La mostra offre per la prima volta la possibilità di vedere l’intera produzione in tema dell’Einaudi “storica”, 145 volumi stampati dal 1942 al 1983, che hanno lasciato il segno. Sono esposte integralmente le tre rare collane: “Libri per l’infanzia e la gioventù” (4 titoli pubblicati nel biennio 1942-1943); “Libri per ragazzi” (75 titoli pubblicati a partire dal 1959); “Tantibambini” (66 titoli pubblicati negli anni 1972-1978).
Ever since Pinocchio, Italy has produced some of the world’s most interesting and wonder-packed books for children. The Einaudi publishing house is no exception. Indeed, its series for children and teenagers form one of the most important chapters in the history of 20th-century publishing. This is the first exhibition to display Einaudi’s entire “historical” collection - 145 volumes, printed between 1942 and 1983, which have undoubtedly left their mark. In particular, the show boasts three rare series, which it displays in full: “Libri per l’infanzia e la gioventù” (Books for children and teenagers, 4 titles published in 1942 and 1943); “Libri per ragazzi” (Books for teenagers, 75 titles published since 1959); and "Tantibambini" (Children galore, 66 titles published between 1972 and 1978).
Palazzo Reale 8 marzo - 2 settembre 2018 CAPOLAVORI DAL PHILADELPHIA MUSEUM OF ART a cura di Philadelphia Museum of Art Curatorial Department Le collezioni d’arte moderna e impressionista sono uno dei fiori all’occhiello del Philadelphia Museum of Art. Provocatorie e sperimentali secondo i critici dell’epoca, le opere di Pierre-Auguste Renoir, Claude Monet, Paul Cézanne, Henri Matisse, Pablo Picasso e Paul Klee, tra gli altri, sono oggi considerate i grandi tesori del museo di Philadelphia. La peculiarità del museo sta nell’aver assemblato il proprio patrimonio grazie alla donazione di collezionisti dalla forte personalità, che spesso hanno creato le loro collezioni in stretta collaborazione con gli artisti, elemento che aggiunge un enorme valore al patrimonio del museo, oggi incrementato anche con opere di giovani artisti.
The collections of Impressionist and Modern art stand among the great glories of the Philadelphia Museum of Art. Although provocative and experimental in their time, works by Pierre-Auguste Renoir, Claude Monet, Paul Cézanne, Henri Matisse, Pablo Picasso, and Paul Klee, among others, are today considered the great treasures of the Philadephia Museum. The peculiarity of the museum is to have assembled its heritage thanks to the donations of collectors of 5 strong personality who have often created their collections in close relationship with the artists, an element which adds an enormous value to the museum’s heritage, today also inriched by works by young artists.
Palazzo Morando | Costume Moda Immagine 15 marzo - 15 luglio 2018 MILANO E LA PRIMA GUERRA MONDIALE 1917-1919 a cura di Barbara Bracco A 100 anni dalla fine del primo conflitto mondiale, attraverso documenti, principalmente dall’Archivio delle Raccolte Storiche, la mostra illustra il ruolo nevralgico di Milano durante la Grande guerra. Dalla rotta di Caporetto dell’ottobre 1917 alla visita del presidente americano nel gennaio 1919, il capoluogo lombardo fu palcoscenico e laboratorio cruciale delle principali trasformazioni politiche, economiche e culturali italiane.
In the centenary of the end of the Great War, the exhibition illustrates the role of Milan during the war experience. From the defeat at Caporetto (October 1917), to the visit of the american president (January 1919) Milan was the main stage of politic, economic and cultural transformations.
GAM Galleria d’Arte Moderna 16 marzo - 17 giugno 2018 BOLDINI. Ritratto di signora a cura di GAM Galleria d’Arte Moderna di Milano - Museo Giovanni Boldini, Ferrara Una selezione di 30 opere, tra dipinti, disegni e pastelli, concessi straordinariamente in prestito dal Museo Giovanni Boldini di Ferrara e in dialogo con le opere della GAM di Boldini e di Paul Helleu, suo amico ed emulo e come lui protagonista della Belle Epoque parigina. La mostra intende presentare l’elaborazione da parte di Boldini di uno stile moderno, personale e ricercatissimo dalla committenza internazionale, nella definizione del ritratto femminile mondano e aristocratico, con una serie di opere risalenti al primo ventennio del Novecento.
A selection of 30 works, including paintings, drawings and pastels, on exceptional loan from the Museo Giovanni Boldini in Ferrara and displayed in harmony with GAM’s own works by Boldini and Paul Helleu, the artist’s friend and follower and a co-protagonist of the Parisian Belle Epoque. With a series of works dating back to the first two decades of the 20th century, the exhibition sets out to highlight Boldini’s development of a modern, personal style in worldly and aristocratic feminine portraiture; a style that soon became highly in demand on an international scale.
Castello Sforzesco 23 marzo - 1 luglio 2018 SEGNO, FORMA E COLORE DEL NOVECENTO ITALIANO Opere su carta dalle raccolte civiche di Milano e da Intesa Sanpaolo a cura di Claudio Salsi con la collaborazione del Comitato Scientifico delle collezioni grafiche Un’ampia selezione di circa 200 opere tra disegni, incisioni, litografie, carte dipinte e libri d’artista dei più celebri Maestri del ‘900, conservati nelle collezioni civiche e nelle raccolte di Intesa Sanpaolo, tra cui fogli di Boccioni, Martini, Modigliani, Carrà, De Chirico, Bartolini, Sironi, Morandi, Marini, Burri, Afro, Fontana, Baj, Capogrossi, Galli, Pistoletto: dall’inizio del secolo agli anni Settanta.
A wide selection of drawings, engravings and artists’ books by the most famous masters of the 20th century, preserved in civic collections and in the collections of Intesa Sanpaolo, including works by Boccioni, Martini, Modigliani, Carrà, De Chirico, Bartolini, Sironi, Morandi, Marini, Burri, Afro, Fontana, Baj, Capogrossi, Galli and Pistoletto, forming a chronological journey from the start of the century to the 1970s.
PAC Padiglione d’Arte Contemporanea 29 marzo - 20 maggio 2018 TERESA MARGOLLES a cura di Diego Sileo Il PAC presenta la prima mostra personale in Italia dell’artista messicana Teresa Margolles in occasione di Milano Art Week e Miart. Con una particolare attitudine al crudo realismo, la sua poetica testimonia le complessità della società contemporanea, sgretolata dalle allarmanti proporzioni di un crimine organizzato che sta lacerando il mondo intero e soprattutto il Messico, considerato uno dei Paesi più pericolosi al mondo. Caratterizzati da una grammatica stilistica minimalista, ma di forte impatto, i lavori della Margolles affrontano i tabù della morte e della violenza, indagati in relazione alle disuguaglianze sociali ed economiche della nostra realtà.
PAC presents the first solo show in Italy of Mexican artist Teresa Margolles on the occasion of Milano Art Week and miart. With its peculiar affinity for crude realism, Teresa Margolles’ poetics attest the complex nature of contemporary society, nearly demolished by the disturbing proportions of the organized crime tearing the world – and especially Mexico, regarded as one of the most dangerous countries in the world – apart. Characterised by a minimalistic yet 6 impactful stylistic grammar, Margolles’ works tackle the taboo subjects of death and violence, investigating them in connection with the social and economic inequality of our everyday realities.
Studio Museo Francesco Messina aprile 2018 PHOTOSENSIBILE (all’interno del ciclo ‘Il lato della scultura’) a cura di Massimo Minini Il gallerista Massimo Minini espone sé stesso. Editore, scrittore, fotografo, artista, visionario, Minini apre una riflessione sulla scultura e presenta presso lo Studio Museo Francesco Messina una serie di scatti fotografici che ripensano alcuni protagonisti della scultura italiana, per l’occasione esposti in museo: Adolfo Wildt, Umberto Milani, Vittorio Tavernari, Ettore Spalletti, Giulio Paolini.
Gallery owner Massimo Minini stages a show of his own works. The publisher, writer, photographer, artist and visionary offers food for thought on sculpture through a series of photographs, displayed at Studio Museo Francesco Messina, evoking some of the leading figures of Italian sculpture: Adolfo Wildt, Umberto Milani, Vittorio Tavernari, Ettore Spalletti, Giulio Paolini.
Palazzo Reale 5 aprile - 13 maggio 2018 ALCANTARA E DIECI ARTISTI NELLE STANZE DELL’APPARTAMENTO DEL PRINCIPE a cura di Davide Quadrio, Massimo Torrigiani Dieci artisti provenienti da luoghi, generazioni e discipline diverse trasformano ancora una volta l’Appartamento del Principe di Palazzo Reale. Una nuova sequenza di installazioni, sculture, tromp-l’oeil, suoni e video portano il pubblico alla scoperta di luoghi misteriosi, creati da alcune delle menti più originali della scena internazionale. Gli artisti sono: Aaajiao, Andrea Anastasio, Caterina Barbieri, Chiharu Shiota, Krijn De Konig, Li Shurui, Esther Stocker, Iris Van Herpen, Zeitguised e Zimoun. Ten artists coming from different places, generations and disciplines transform once again the Prince's Apartment of the Royal Palace. A new set of installations, sculptures, tromp-l'oeil, sounds and videos leads the audience to the discovery of mysterious places, created by some of the most original minds of the international scene. The artists are: Aaajiao, Andrea Anastasio, Caterina Barbieri, Chiharu Shiota, Krijn De Konig, Li Shurui, Esther Stocker, Iris Van Herpen, Zeitguised and Zimoun.
Politecnico di Milano 6 - 20 aprile 2018 HAPPY BLOWDAYS a cura di Mariella Brenna, Enrico Gianni, Lukas Janisch La poltrona Blow in PVC© progetto dello Studio di Jonathan de Pas, Donato D’Urbino, Paolo Lomazzi e Carla Scolari compie cinquant’anni. Un “mobile gonfiabile” facile da produrre montare e trasportare, un elemento d’arredo a basso costo che precorrendo i tempi e prefigurando nuovi stili di vita è diventato un’icona del design internazionale e del Made in Italy. Il CASVA, che dal 2009 conserva l’archivio dello Studio DDL (integrato da una recente seconda donazione nel 2017) vuole rendere omaggio a questo oggetto senza tempo e raccontarne le vicende interpellando il materiale d’archivio. Evento il 17 aprile in occasione dell’inaugurazione del Salone del Mobile incontro con Paolo Lomazzi e Donato D’Urbino.
The Blow in PVC© armchair designed by Jonathan de Pas, Donato D’Urbino, Paolo Lomazzi and Carla Scolari has now turned fifty. This “inflatable” chair was designed as a low cost piece of furniture that is easy to produce, carry and assemble. Well ahead of its times, the chair forestalled a new style of life and became an international icon of allItalian design. CASVA, home to the Studio DDL archives since 2009 (supplemented recently by a second donation in 2017), has decided to pay tribute to this timeless object and its history by means of its archived material. On the 17th of April, for the opening of the Salone del Mobile, a special meeting will be held with Paolo Lomazzi and Donato D'Urbino.
Museo del Novecento 6 aprile - 26 agosto 2018 GIOSETTA FIORONI Viaggio sentimentale a cura di Flavio Arensi con Elettra Bottazzi La mostra intende, per la prima volta nel capoluogo lombardo e a quindici anni dall’ultima antologica, rappresentare la complessità tematica e linguistica del lavoro di Giosetta Fioroni, a cominciare dagli anni della formazione fino al più recente presente. L’esposizione si configura come un grande autoritratto d’artista, attraverso la presentazione accurata del suo percorso e l’analisi del contesto sociale e intellettuale in cui ha lavorato.
This exhibition intends to represent, for the first time in Milan and fifteen years since the last anthology, the thematic and linguistic complexity of Giosetta Fioroni’s exploration, beginning with her early years and up to recent times. The exhibition is structured as an extensive self-portrait of the artist through the accurate presentation of her artistic path and an examination of the social and intellectual fabric where she has worked.
Museo del Novecento 9 - 15 aprile 2018 INVITO. PREMIO ACACIA 2018 a cura di Gemma De Angelis Testa e Iolanda Ratti Per il terzo anno consecutivo il Museo del Novecento ospita il premio Acacia 2018, con il quale viene acquisita un’opera di un artista selezionato dai soci di ACACIA - Associazione Collezionisti Arte Contemporanea Italiani. L’opera viene donata al Museo del Novecento, andando ad arricchire la Collezione Acacia, generosamente donata al Museo nel 2014. Nelle precedenti edizioni sono state premiate le artiste Linda Fregni Nagler e Rossella Biscotti.
For the third consecutive year, the Museo del Novecento will host the ACACIA Prize. The work that is awarded the prize, selected by the members of ACACIA (the Milan Contemporary Art Collectors Association), will enrich the Acacia Collection, generously donated to the Museum in 2014. The previous two contests were won by Linda Fregni Nagler and Rossella Biscotti, respectively.
GAM Galleria d’Arte Moderna 11 aprile - 17 giugno 2018 GUGGENHEIM UBS MAP GLOBAL ART INITIATIVE Una Tempesta dal Paradiso: Arte Contemporanea del Medio Oriente e Nord Africa a cura di Sara Raza La mostra “Una Tempesta dal Paradiso: Arte Contemporanea del Medio Oriente e Nord Africa” è organizzata dalla Galleria d’Arte Moderna in collaborazione con la Solomon R. Guggenheim Foundation New York ed è un’iniziativa culturale di UBS. Attraverso disegni, fotografie, installazioni e video, la mostra presenta una selezione di voci e di riflessioni artistiche da due grandi aree geografiche: Nord Africa e Medio Oriente.
“But a Storm is Blowing From Paradise: Contemporary Art of the Middle East and North Africa”, is presented by GAM Milano in collaboration with Solomon R. Guggenheim Foundation New York. It is a cultural initiative of UBS and part of the Guggenheim UBS MAP Global Art initiative. Through drawings, photographs, installations, and videos, the exhibition presents a spectrum of artistic voices and reflections from North Africa and Middle East.
Castello Sforzesco 11 aprile - 31 dicembre 2018 BARRY X BALL INTERPRETA LA PIETÀ RONDANINI AL CASTELLO SFORZESCO a cura di Claudio Salsi e Laura Mattioli In occasione di Art Week 2018 il Castello inaugura un intervento di Barry X Ball, artista statunitense contemporaneo che ha indirizzato la sua ricerca anche alla rielaborazione di celebri sculture. Nella Sala degli Scarlioni, prossimamente oggetto di un riallestimento a cura di Vittorio Gregotti, sarà presentata per la prima volta un’interpretazione della Pietà Rondanini, scolpita in onice bianco. In concomitanza, una sua antologica a Villa Panza di Biumo.
On the occasion of Art Week 2018, the Castello Sforzesco inaugurates a new work by contemporary American artist Barry X Ball, who focuses on revisiting famous sculptures worldwide. The Sala degli Scarlioni, soon to be renovated by Vittorio Gregotti, will preview Ball’s version of the Pietà Rondanini, sculpted in white onyx. At the same time, a retrospective of his works will be held at Villa Panza di Biumo.
Studio Museo Francesco Messina maggio - giugno 2018 L’ECO DEL CLASSICO a cura di Maria Fratelli La mostra, in collaborazione con la direzione del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento, mette le opere di Messina in relazione con esempi di scultura antica, provando a situare l’artista nella storia della scultura e indagandone la sensibilità alla luce delle sue origini siciliane. La mostra vuol sottolineare la coerenza di Messina, che anche nel secondo Dopoguerra, scegliendo di non cedere alla dittatura dell’avanguardia, ribadì l’interesse verso un percorso stilistico concentrato sulla continuazione della tradizione classica. I pezzi provenienti da Agrigento, frutto di scavi e studi in divenire, servono a chiarire l’eco del classico nell’opera di Messina.
Organised in collaboration with the Archaeological and Landscape Park of the Valley of the Temples in Agrigento, the exhibition displays works by Francesco Messina alongside a selection of ancient sculptures, underscoring his place in the history of sculpture and investigating his innate sensitivity resulting from his Sicilian origins. The exhibition sets out 8 to emphasise the coherence of Messina, who, after the Second World War, decided not to give in to the dictates of avant-garde art, choosing instead to pursue the classical tradition. Direct comparison with the precious sculptures on loan from the Archaeological and Landscape Park of the Valley of the Temples, stemming from ongoing excavations and studies, underscores the echo of classicism on Messina’s works.
Biblioteca Sormani 18 maggio - 14 luglio 2018 MILANO68 Contestazione e industria culturale a cura di Fausto Colombo La mostra rievoca le fasi della contestazione studentesca del 1968 divampata a Milano tra le mura dell’Università degli Studi. La Biblioteca Centrale riscopre nelle proprie raccolte i riflessi di quel vento di cambiamento attraverso le tracce lasciate nell’industria culturale: periodici, editoria alternativa, dischi in vinile, spartiti, diari e testimonianze. Arricchiscono il percorso materiali iconografici provenienti da collezioni private.
The exhibition evokes the student protests that flared up in 1968, inside the walls of the University of Milan. The Central Library delves into its collections to reveal the impact of that wind of change on the cultural industry, through magazines, alternative books, vinyl records, musical scores, diaries and testimonies. The exhibition is further enriched with iconographic material from private collections.
Palazzo Reale Fine maggio - agosto 2018 EX-FOTO Dentro il museo. Nove fotografi interpretano i Musei Vaticani a cura di Micol Forti e Alessandra Mauro Il progetto presenta nove fotografi internazionali che hanno lavorato per interpretare la complessa realtà dei Musei Vaticani. Bill Armstrong, Peter Bialobrzeski, Antonio Biasiucci, Alain Fleischer, Francesco Jodice, Mimmo Jodice, Rinko Kawauchi, Martin Parr e Massimo Siragusa, in tempi diversi e su differenti aspetti, hanno realizzato nove diversi lavori che documentano e interpretano lo spazio interno e quello architettonico delle sale, il flusso di visitatori e le memorie che animano quotidianamente persone e ambienti, i segni dell’usura e le tracce corporee, le opere esposte e quelle conservate nei depositi.
The project presents nine international artists working to interpret the complex reality of the Vatican Museums. Bill Armstrong, Peter Bialobrzeski, Antonio Biasiucci, Alain Fleischer, Francesco Jodice, Mimmo Jodice, Rinko Kawauchi, Martin Parr and Massimo Siragusa have been working independently, and at different times, to capture images that document the urban and architectural space of the halls, the flow of visitors and the many memories that animate both people and space daily, the signs of wear and tears, the works on display and the warehouses.
Casa Museo Boschi di Stefano giugno 2018 LUCIANO BALDESSARI E LUCIO FONTANA Un rapporto professionale e di amicizia lungo 40 anni Il rapporto professionale e di amicizia tra Baldessari e Fontana, iniziato negli anni Trenta, si concretizzò con l’allestimento dell’atrio e dello scalone d’onore della IX Triennale del 1951 e proseguì nel tempo fino alla grande mostra monografica, tenutasi a Palazzo Reale nel 1972, allestita su progetto di Luciano e Zita Mosca Baldessari. A Casa Museo Boschi Di Stefano il CASVA propone i disegni del progetto dell’allestimento, indagando il processo attraverso cui il grande architetto ha proposto al pubblico la propria personale riflessione sul lavoro di uno dei massimi artisti del Novecento.
The professional relationship and friendship between Baldessari and Fontana began in the 1930s, and was strengthened yet further by the design of the lobby and staircase of the 9th Triennale in 1951, only to continue in time up to the important solo exhibition held at Palazzo Reale in 1972, based on a project by Luciano and Zita Mosca Baldessari. In the room of Casa Museo Boschi di Stefano dedicated to Fontana, CASVA presents the designs relating to that exhibition layout, with a view to investigating the process with which the great architect chose to display the works of one of the greatest artists of the 20th century.
Museo del Novecento giugno - agosto 2018 AGOSTINO FERRARI a cura di Martina Corgnati 9 In occasione degli 80 anni di Agostini Ferrari viene allestita un sala monografica dedicata alla sua attività artistica. Maestro e pittore attivo a Milano fin dai primi Anni Sessanta, interpreta in chiave astratta le suggestioni artistiche di quegli anni. Il “segno” pittorico rimane sempre fondamentale nella sua poetica.
As a tribute to Agostino Ferrari’s 80th birthday, a monographic hall will be set up featuring a journey though his artistic path. A painter and a master active in Milan since the early 1960’s, Ferrari has interpreted the artistic trends in vogue in those years in an abstract key. The pictorial ‘sign’ will always be a central feature in his language.
MUDEC giugno 2018 - febbraio 2019 MILANO CITTÀ MONDO #04 PERÙ “Milano Città Mondo” è un progetto di ricerca che ogni anno propone approfondimenti su una delle numerose comunità che vivono in città. Queste ricerche antropologiche e sociologiche si trasformano in mostre e palinsesti di eventi. La quarta edizione del progetto traccerà le vicende legate ai flussi migratori tra Perù e Italia, con un approfondimento sulla comunità milanese, che costituisce la terza comunità di migranti per numero di presenze in città a partire dagli anni Settanta.
“Milano Città Mondo” is a research project that every year offers insights into one of the many communities that live in the city. These anthropological and sociological surveys are transformed into exhibitions and scheduled events. The fourth edition of the project draws on migration flows between Peru and Italy, focusing particularly on the Milanese community, which constitutes the third largest community of migrants in the city since the seventies.
MUDEC 20 giugno - 4 novembre 2018 MODIGLIANI ART EXPERIENCE Lo stile bohémien di vita, la polemica antiborghese, l'esistenza da esule nella Montparnasse dei primi del 900, la compagna e musa ispiratrice Jeanne Hébuterne, l’influenza del primitivismo, di Brancusi e Cézanne sulle sue opere sono solo alcuni degli aspetti di questo affascinante racconto ricostruito con immagini, suoni, musiche, suggestioni; una narrazione che ricompone davanti agli occhi del visitatore l’universo dell'artista, pittore e scultore e il suo contesto parigino.
Modigliani’s bohemian style of life, his anti-bourgeois tendencies, his exile in Montparnasse in the early 1900s, his partner and muse Jeanne Hébuterne, and the influence of primitivism, Brancusi and Cézanne in his works, are only some of the aspects of this fascinating exhibition, built around images, sounds, music and suggestions; an exhibition that recreates, before the visitor’s very eyes, the universe - and Parisian experience - of this great artist, painter and sculptor.
Casa Museo Boschi di Stefano luglio 2018 FANTASMI DEL 900 a cura di Eleonora Fiorani in collaborazione con Casva Politecnico La mostra vuole indagare tutti gli spazi in cui la città rinasce e si anima con le storie sedimentate nei luoghi e nei percorsi della memoria, nelle mitologie e reliquie del senso. Sono evocazioni di fantasmi e leggende che hanno accompagnato la storia dell’umanità. La mostra documenta questo sguardo delle arti che, negli spazi privati e pubblici, disfa le superfici e crea nella città pianificata dagli architetti una città metaforica e sognata.
The exhibition sets out to investigate all those areas in which the city comes alive with stories rooted in our memory’s pathways and in the mythology and relics of our senses. Stories of ghosts and legends that have accompanied the history of humanity. The exhibition documents this outlook from the perspective of the arts, dismantling the surfaces of both the private and the public sphere, and creating - within in the city planned by architects - another, metaphorical city of dreams.
Palazzo Reale luglio - settembre 2018 ALIK CAVALIERE I segreti della natura a cura di Elena Pontiggia. Alik Cavaliere (Roma 1926-Milano 1998) è stato un protagonista della scultura italiana della seconda metà del Novecento. Ha condotto in particolare un’intensa riflessione sul tema della natura, scolpendo una selva di alberi, cespugli, frutti, radici, rami, in una serie di opere ispirate al “De rerum natura” di Lucrezio e al naturalismo di 10 Campanella, in cui le ascendenze Liberty si mescolano con quelle surrealiste, dadaiste e pop. La mostra ricostruisce il percorso dell’artista nel ventennale della scomparsa.
Alik Cavaliere (Rome 1926-Milan 1998) was a leading exponent of Italian sculpture in the second half of the twentieth century. He was specifically renowned for instigating an intense reflection on the theme of nature, sculpting a forest of trees, bushes, fruits, roots and branches in a series of works inspired by Lucrezio’s ‘De rerum natura’ poetry and Campanella’s naturalism, in which the Art Deco ascendants meld with those of surrealism, Dadaism and pop. The exhibition reconstructs his journey on the twentieth anniversary of his death, focusing particularly on the theme of nature.
Palazzo Reale luglio - settembre 2018 AGOSTINO BONALUMI L’antologica a cura di Marco Meneguzzo La prima vera antologica dell’artista milanese nella sua città, a pochi anni dalla sua scomparsa (2013). Dagli esordi con Castellani e Manzoni attorno al 1959, attraverso gli anni Sessanta in contatto con i maggiori gruppi europei, sino alla recentissima riscoperta e rivalutazione internazionale, la mostra si propone di illustrare l’attività poliedrica e al contempo rigorosa di uno dei maggiori astrattisti a livello mondiale. Oltre cento opere di tutti i periodi, compresa la riproposizione della grande installazione alla Biennale del 1970, ne faranno la più completa rassegna dell’artista.
The first “ultimate” show of the artist (b.1935), in his own town, few years after his death (2013). From the beginning together with Castellani and Manzoni, through the 60’s and the relationship with the most important European artgroups, with over than 100 artworks till the last renewed periods, this will be his most complete exhibition.
PAC Padiglione d’Arte Contemporanea 4 luglio - 9 settembre 2018 ARTE CONTEMPORANEA BRASILIANA a cura di Jacopo Crivelli Visconti e Diego Sileo Il PAC continua l’esplorazione di altri continenti attraverso l’arte contemporanea con una mostra collettiva di artisti brasiliani. Un linguaggio diretto, all’apparenza ingenuo, ma carico di messaggi. Colori sgargianti, ai quali è affidato il compito di catturare l’attenzione. Il racconto di sogni frantumati e di aspettative deluse, ma anche di un popolo che sa conservare ottimismo e fiducia nel futuro. Sono lavori degli ultimi quarant’anni, non un ritratto del Paese o della sua scena artistica, ma una riflessione sulla loro conflittualità: gli scontri, le violenze e i soprusi politici, sociali, razziali, ecologici e culturali.
PAC continues its exploration of the continents through contemporary art with the collective show of Brazilan artists. A direct language – naïve on the surface, yet dense with meaning. Bright, vivid, strong colours tasked with catching our attention. A tale of broken dreams and disappointed hopes, but also of a people capable of keeping their incredible optimism and trust in the future. The aim of the project is to gather together a series of works created in Brazil in the past forty years – without, however setting out to make up a portrait of the country or its artistic scene, but focusing on the violence and political, social, racial, ecological and cultural quarrels and abuse that have taken place in the past few decades.
Palazzo Reale 10 luglio - 16 settembre 2018 PINO PINELLI a cura di Francesco Tedeschi Nei primi anni ’70 Pinelli (Catania, 1938) avvia una riflessione dove tenta di mettere a fuoco l’imprescindibile nesso fra tradizione e innovazione, con particolare attenzione alla superficie pittorica, alla vibrazione della pittura. La ricerca di questo decennio fa parte di quello che Filiberto Menna definì “Pittura analitica”, anche se nel ‘76 Pinelli elabora la “rottura del quadro” e la prima “disseminazione”. Le opere di Pinelli sono corpi inquieti di pittura in cammino nello spazio, che esaltano la fisicità tattile e la forza visiva di un colore pulsante di vibrazioni luminose.
In the early 1970s, Pinelli (Catania, 1938) began a consideration where he tried to focus on the essential connection between tradition and innovation, with particular attention to the pictorial surface, the vibration of painting. The research of this decade is part of what Filiberto Menna called “Pittura Analitica”, although in ‘76 Pinelli elaborated the “breaking of the painting” and the first “dissemination”. Pinelli’s works are restless bodies of painting walking in the space, that enhance the tactile physicality and visual power of a pulsanting colour and a luminous vibration.
Biblioteca Sormani 7 settembre - 23 ottobre 2018 WILLIAM G. CONGDON Il gesto dell’io. Inediti (salvati) della collezione Rapetti a cura di Mario Cancelli Sguardo sul mondo di William Congdon attraverso l’esposizione di alcune opere inedite della collezione di Carlo Rapetti, frutto del rapporto di collaborazione e di amicizia con l’artista americano che visse fino alla morte in un cascinale della Bassa Milanese. Un corpus sconosciuto che getta luce non solo sull’intera produzione dell’artista ma su un aspetto significativo del processo artistico: l’autovalutazione.
An overview of William Congdon’s world through some unseen works from the Carlo Rapetti collection, stemming from the collaboration and friendship with the American artist, who lived in a farmhouse south of Milan up until his death. An unknown set of works that shed light, not only on the artist’s life work, but also on a significant aspect of the artistic process: self-evaluation.
Museo del Novecento 21 settembre 2018 - 24 febbraio 2019 MARGHERITA SARFATTI a cura di Danka Giacon, Anna Maria Montaldo e Antonello Negri L’esposizione dedicata a Margherita Sarfatti vuole contestualizzare il ruolo cardine della critica nell’ambiente artistico e culturale milanese degli anni Venti – Trenta. Attraverso la sua figura viene analizzato, sotto diversi livelli di lettura, un arco cronologico particolare in termini di gusto e stile. La mostra è realizzata in collaborazione con il Mart di Trento e Rovereto.
The exhibition devoted to Margherita Sarfatti focuses on the fundamental role played by the critics in the artistic and cultural environment of Milan in the 1920’s and 30’s. The style and taste in vogue during two decades are examined from several viewpoints through the work of the artist. The exhibition is organized with the collaboration of the Trento and Rovereto Mart.
MUDEC 26 settembre 2018 – 6 gennaio 2019 ONLY THE RIVER REMAINS TO SPEAK a cura di Studio Azzurro Collegata alla mostra sui nuovi esploratori, “Only the River Remains to Speak” è un suggestivo progetto che denuncia il pericolo per alcune popolazioni causato dalla costruzione delle dighe e di altre politiche di sviluppo. Si potranno ammirare le fotografie scattate da Jane Baldwin in Etiopia, che ha documentato per dieci anni la vita delle donne di Kara che vivono sul fiume Omo attraverso immagini, registrazioni vocali e video.
Connected with the exhibition on modern day explorers, “Only the River Remains to Speak” is an evocative project that denounces the danger some populations face due to the construction of dams and other development policies. The exhibition displays photographs taken over ten years by Jane Baldwin in Ethiopia, documenting the lives of women in Kara, on the Omo River, through images, voice recordings and video footage.
MUDEC 26 settembre 2018 - 27 gennaio 2019 PAUL KLEE E IL PRIMITIVISMO a cura di Michele Dantini e Raffaella Resch La mostra è a cura di Michele Dantini e Raffaella Resch La mostra affronta una prospettiva inedita dell’opera di Paul Klee, con l’obiettivo di posizionare l’attività dell’artista all’interno del fermento primitivista che scorre per l’Europa agli inizi del XX secolo. Affianco a una selezione specifica di oli, tempere, acquarelli e disegni di Klee verranno posti in un rimando puntuale oggetti dell’antichità classica, manufatti etnografici della collezione del MUDEC, riviste e documenti d’epoca legati alla formazione di Klee.
The exhibition is curated by Michele Dantini and Raffaella Resch. The show offers a new perspective on the work of Paul Klee, positioning the artist’s masterpieces within the European primitivism of the early 20th century. A selection of Klee’s oil and tempera paintings, watercolours and drawings will be displayed alongside specimens of classical antiquity, ethnographic artefacts of the MUDEC collection, magazines and historical documents linked to Klee’s artistic growth.
Museo Archeologico ottobre 2018 - febbraio 2019 IL VIAGGIO DELLA CHIMERA Immagini etrusche tra archeologia e collezionismo a cura di Giulio Paolucci e Anna Provenzali in collaborazione con Fondazione Rovati L’esposizione illustra l’immaginario figurato etrusco attraverso il vasellame e i canopi, evidenziandone sia gli aspetti originali sia il rapporto con le altre culture. Al centro della mostra sono le relazioni culturali e commerciali con il mondo Greco e Fenicio e con il Mediterraneo Orientale, nonché il ruolo degli Etruschi nella diffusione di oggetti e nella trasmissione di miti greci nel Mediterraneo. Una sezione sarà dedicata al rapporto privilegiato della città di Milano con gli studi e le ricerche sulla civiltà degli Etruschi.
Tableware, bronzes and canopic jars, important specimens of the Etruscan figurative culture, bear witness to cultural and trade relations with the Greeks and Phoenicians and with the Eastern Mediterranean, as well as to the role of the Etruscans in the dissemination of artefacts and Greek myths in the Mediterranean. Part of the exhibition underscores Milan’s central role in studying and researching the Etruscan civilization.
Palazzo Reale 4 ottobre 2018 - 3 febbraio 2019 CARLO CARRÀ a cura di Maria Cristina Bandera in collaborazione con Luca Carrà A trent’anni dall’ultima rassegna dedicatagli a Palazzo Reale, la mostra ripercorre l’intero percorso artistico del Maestro attraverso le sue opere più significative: dalle prove divisioniste ai grandi capolavori che ne fanno uno dei maggiori esponenti del Futurismo e della Metafisica, ai dipinti ascrivibili ai ‘valori plastici’, ai paesaggi e alle nature morte che attestano il suo ritorno alla realtà dagli anni Venti, non senza trascurare le grandi composizioni di figura risalenti agli anni Trenta. Thirty years after the last exhibition dedicated to him in Palazzo Reale, this exhibition shows Carrà’s entire artistic production through his most important works: from his pointillist research to the masterpieces that make him one of the great Masters of Futurism and Metaphysics, the paintings of the ‘plastic values’ period, the landscapes and the still life of his return to naturalism from the 1920s, and finally the great compositions of figures of the 1930s.
PAC Padiglione d’Arte Contemporanea 12 ottobre - 2 dicembre 2018 EVA MARISALDI a cura di Diego Sileo In occasione della Giornata Nazionale del Contemporaneo promossa da AMACI, il PAC dedica una mostra all’artista italiana Eva Marisaldi. Fotografie, azioni, video, animazioni, installazioni, tecniche di ricamo e di disegno: i lavori sono caratterizzati da una lirica narrativa e da una ricerca che, pur prendendo spunto dalla realtà, si concentra sugli aspetti nascosti della quotidianità. Un processo giocoso che si addentra nella sfera della fantasia e dell’immaginazione. Interrogandosi sui temi del dialogo e della comunicazione, Marisaldi stimola la riflessione individuale e collettiva.
On the occasion of the National Day of Contemporary Art, PAC dedicates an exhibition to the Italian artist Eva Marisaldi. Photographs, actions, videos, animations and installations with embroidery and drawing techniques. Eva Marisaldi’s works feature a lyrical narrative vein and, though she is inspired by reality, her study focusses on the hidden aspects of our everyday life. A playful process that penetrates the spheres of imagination and fantasy. Rising questions on topics such as dialogue and communication, Marisaldi stimulates both individual and collective reflections.
Castello Sforzesco 12 ottobre 2018 - 13 gennaio 2019 VESPERBILD Alle origini della Pietà di Michelangelo a cura di Antonio Mazzotta con la collaborazione di Claudio Salsi La mostra, prima in Italia sull’iconografia della Pietà, si riferisce a Michelangelo e alla genesi della Pietà vaticana. L’obiettivo, nel 2018, Anno europeo del patrimonio culturale, è dimostrare l’origine nordica di questo tema, a cui Michelangelo lavorò per tutta la vita. La sua precoce Pietà vaticana è infatti un esempio di Vesperbild, un’iconografia di provenienza nord-europea che ebbe un’amplissima diffusione in Italia alla fine del sec. XV.
The exhibition - the first in Italy on the iconography of the Pietà - centres on Michelangelo and the origin of the Pietà, housed in St. Peter’s Basilica, in the Vatican City. The aim in 2018, the European Year of Cultural Heritage, is to demonstrate the Northern origin of this theme, on which Michelangelo worked his entire life. One of his earliest works, the Pietà is an example of “Vesperbild”, a North European form of iconography that became widespread in Italy in the late 15th century.
MUDEC metà ottobre 2018 - 6 gennaio 2019 CAPITANI CORAGGIOSI Le frontiere dell’esplorazione dal 900 a oggi La collezione del Museo delle Culture è strettamente legata alla storia dell’esplorazione: se nell’800 l’obiettivo era completare la mappatura delle terre emerse, dai primi decenni del Novecento viaggiatori singoli percorrono i territori soprattutto alla ricerca di un’esperienza culturale e sociale. Unica eccezione la conquista delle vette, dello spazio, degli abissi e delle grotte che rimane appannaggio di esploratori professionisti. Attraverso opere della Collezione, fotografie, filmati e cimeli di famose spedizioni, il pubblico parteciperà alla trasformazione del concetto di esplorazione nell’ultimo secolo.
The collection of the MUDEC Museum of Cultures is closely linked to the history of exploration: in the 1800s, the aim was to map the world’s dry lands, whereas, since the early 1900s, individual explorers have travelled the world in search of cultural and social experiences. The only exception is the exploration of mountain summits, of space, of the abyss, and of caves, which remains the prerogative of professional explorers. Through the museum’s collection of photos, films and memorabilia from famous expeditions, the public is given a complete overview of how the concept of exploration evolved during the last century.
Palazzo Reale 18 ottobre 2018 - 17 febbraio 2019 PICASSO E IL MITO a cura di Pascale Picard Affascinato dal sentimento piuttosto che dalla forma, Picasso fa della bestialità e del repertorio mitologico il tema che incontra la sua estetica. Tra i suoi riferimenti ricorrenti mantiene la stranezza di esseri ibridi (fauni, centauri e minotauri) intimamente lacerati tra l’umanità e l’animalità, bene e male, vita e morte. E si incontrano la violenza della guerra come quella della corrida, la fantasia sfrenata e l’erotismo. La mostra si compone di cinque sezioni, con circa 350 opere fra i più grandi capolavori del Museo Picasso, comparati a importanti pezzi d’antiquariato e ad opere che si rifanno ai canoni della bellezza classica.
Fascinated by feeling rather than by form, it is the brutish nature of the mythological repertoire that responds to Picasso’s aesthetic exploration. In the models he returns to, he retains the strangeness of hybrid beings intimately torn between human and animal, good and evil, life and death. Fauns, centaurs and minotaurs haunt his repertoire and speak to the contemporary violence of war and of bullfighting, to the fantasy of unbridled eroticism. The ancient as a reaction from the hand and the spirit is explored in myths reinvented by Picasso, which will be presented in five sections. Roughly 350 works will be brought together, including major antiques.
Palazzo Morando | Costume Moda Immagine novembre 2018 - febbraio 2019 L’ELEGANZA DI MILANO a cura di Stefano Galli La moda, il cinema, il lusso, le nuove mode artistiche, il teatro di rivista, sono espressione di un termine che è stato per decenni sinonimo stesso di Milano: eleganza. Di questa eleganza si è fatto cantore più di ogni altro il grande fotografo milanese Giancolombo, che ci ha restituito un volto della città insolito e sorprendente. Attraverso i suoi scatti degli anni Cinquanta del Novecento, la città si svelerà mettendo a nudo facce sconosciute o dimenticate.
Fashion, cinema, luxury, new artistic fashions and revue are all expressions of that elegance that for decades has been synonymous with Milan. An elegance especially eulogized by the great Milanese photographer Giancolombo, who unveiled an unusual and surprising side of the city. Through his 1950s shots, the city reveals itself through unknown or forgotten faces.
Museo del Novecento novembre 2018 - marzo 2019 CORRENTE 1938 a cura di Chiara Fabi, Danka Giacon e Fiorella Mattio In occasione degli 80 anni della nascita della rivista “Corrente di vita giovanile”, fondata da Ernesto Treccani a Milano nel 1938, il Castello Sforzesco, il Museo del Novecento, la Casa museo Boschi Di Stefano e la Biblioteca Sormani propongono un progetto di mostra e un ciclo di conferenze dedicate a questo importante movimento culturale milanese.
Concurrently with the 80th anniversary of the birth of the “Corrente di vita giovanile” political magazine, founded by Ernesto Treccani in Milan in 1938, the Castello Sforzesco, the Museo del Novecento, the Boschi Di Stefano Home 14 Museum and the Sormani Library propose an exhibition project and a cycle of conferences around this important Milanese cultural movement.
Biblioteca Sormani 7 novembre - 31 dicembre 2018 CERCO UN PAESE INNOCENTE Immagini, parole e note della Grande Guerra nelle opere di scrittori e artisti del primo Novecento a cura di Luigi Sansone Da Ungaretti a Soffici, Sironi, Illica, molti sono gli scrittori e gli artisti che hanno lasciato testimonianza della loro esperienza di guerra. Nel centenario dell’epilogo del primo conflitto mondiale, la mostra ripercorre le fasi dell’anno della vittoria, il 1918, viste sotto la lente dell’arte e della letteratura. Saranno esposti autografi, edizioni originali, giornali di trincea, dipinti e disegni della Biblioteca Centrale, della collezione Isolabella e di raccolte private.
From Ungaretti to Soffici, Sironi and Illica, many writers and artists have left a testimony of their experience of war. In the centenary of the end of the First World War, this exhibition retraces the year of victory, 1918, as seen by the world of art and literature. The exhibition includes autographs, original editions, trench newspapers, paintings and drawings of the Biblioteca Sormani, the Isolabella collection and a number of private collections.
PAC Padiglione d’Arte Contemporanea 18 dicembre 2018 - 10 febbraio 2019 ENZO MARI a cura dello studio Enzo Mari Con la mostra invernale il PAC celebra i grandi maestri dell’architettura e del design italiani: protagonista per il 2018 il lavoro di Enzo Mari. Una grande antologica attraverserà le due principali linee del suo operare, raccontando mezzo secolo di progetti del maestro indiscusso del design contemporaneo: le opere eseguite su richiesta implicita, ossia nate da un richiamo personale ed interiore cui Mari ha risposto con creazioni entrate a far parte della storia dell’arte contemporanea, e quella invece delle opere su richiesta esplicita, per aziende, enti pubblici e imprese di produzione.
During the winter PAC celebrates the great Italian masters of architecture and design: Enzo Mari will be the protagonist of 2018. This vast retrospective devoted to the undisputed master of contemporary design will showcase half a century’s worth of projects, winding through an exhibition guided by his two main lines of work. On the one hand, the works carried out by “implicit request” – that is, born of a personal, inner need met by Mari with creations that would claim their rightful place in the history of contemporary art. And, on the other hand, the works carried out by “explicit request” – that is, on behalf of companies, public authorities and production enterprises.


ANTICIPAZIONI 2019

Palazzo Reale 22 febbraio - 16 giugno 2019 JEAN-AUGUSTE-DOMINIQUE INGRES La vita artistica al tempo dei Bonaparte a cura di Florence Viguier e Stéphane Guégan, con la collaborazione di Isabella Marelli La mostra mette in luce per la prima volta la modernità della produzione artistica di Ingres, nel contesto culturale europeo tra il 1780 e il 1820, con una particolare attenzione al ruolo fondamentale che rivestì Milano, uno dei centri più importanti dell’Europa Napoleonica. Emerge così la portata rivoluzionaria del pittore delle odalische, realista e manierista al tempo stesso, affascinante tanto per le sue esagerazioni espressive che per il suo gusto del vero.
The exhibition wants to show the modernity of Ingres’s artistic production in the European cultural context between 1780 and 1820, with a special focus on the main role played by Milan in the Napoleonic Europe. Thus the revolution of the painter of the odalisques, realist and mannerist at the same time, is fascinating, both for his expressive exaggeration and for research of naturalism.
Studio Museo Francesco Messina marzo 2019 FRANCESCO PEDRINI a cura di Luca Panaro Il fulcro della mostra si articola attorno a una serie di strumenti musicali realizzati da Francesco Pedrini, simili ad alcuni manufatti militari che isolano una parte del nostro sistema percettivo per acuirne le capacità. Se a un primo sguardo 15 questi oggetti colpiscono per il design bizzarro e di difficile identificazione, prestando più attenzione si possono scorgere particolari in grado di rivelarne la reale funzione: ascoltare, invece che produrre suono. Oltre a strutturarsi come oggetti scultorei, quindi, divengono componente attiva di una performance che rilegge in chiave sonora la Scala di Beaufort: misura empirica della forza del vento, basata su 12 gradi di intensità.
The show revolves around a series of musical instruments, similar to military tools, produced by Francesco Pedrini to isolate a part of our perceptual system and augment its capacity. At a first glance, these instruments strike us for their bizarre design, making them difficult to identify. On a closer look, it is possible to discern particular features that reveal their intended function: to listen, rather than to produce sound. More than mere sculptural objects, they become active elements of a performance that gives sound to the Beaufort scale: an empirical system for measuring wind speeds based on 12 levels of intensity.
Palazzo Reale primavera 2019 GEORGES DE LA TOUR L’Europa della luce a cura di Francesca Cappelletti I nomi di Georges de La Tour e di Caravaggio appaiono spesso vicini, nella storiografia critica come nella percezione del grande pubblico. In entrambi il principio della luce come elemento unificante della composizione, la scelta di soggetti umili e corpi imperfetti rende le loro personalità affini anche a un primo sguardo. Attraverso cinque sezioni incentrate su singoli sog getti iconografici e su temi come il viaggio dei pittori fra l’Italia e il Nord, la mostra propone una serie di confronti e di riflessioni sulla pittura dal naturale le sulle sperimentazioni luministiche che ne accompagnano la diffusione in Europa.
The name of Georges de La Tour and Caravaggio are often combined either in critical historiography or in mass audience.In the artworks of both the light is used as a unifying element of the composition. Poor people, used as models, and realistic and imperfect bodies make these two masters so similar also at a first glance. This exhibition is organized in five sections, based on iconographic subjects and on the artists’ travels between Italy and North Europe, in order to show connections and new experimentations on the use of the light and the realistic painting in those years.
Castello Sforzesco 16 maggio - 18 agosto 2019 LEONARDO E LA SALA DELLE ASSE tra natura, arte e scienza a cura di Francesca Rossi e Claudio Salsi Nell’ambito delle celebrazioni del V centenario della morte di Leonardo da Vinci (1519-2019) è in programma la riapertura straordinaria della Sala delle Asse del Castello Sforzesco. Sarà organizzata una mostra di disegni originali di Leonardo e di altri artisti del Rinascimento, grazie a importanti prestiti, che presenta stringenti relazioni iconografiche e stilistiche con la decorazione della sala progettata dal Maestro.
As part of the celebrations for the fifth centenary of the death of Leonardo da Vinci (1519-2019), the Castello Sforzesco plans to reopen the Sala delle Asse, which for the occasion will hold an exhibition of original drawings by Leonardo and other Renaissance artists, some on loan, and presenting a convincing iconographic and stylistic rapport with the master’s decoration of the museum hall.
Museo del Novecento settembre 2019 - marzo 2020 FILIPPO DE PISIS Il Museo del Novecento presenta, in collaborazione con l’Associazione per Filippo De Pisis, una mostra monografica dedicata al maestro Filippo De Pisis. L’esposizione, oltre a delineare le diverse fasi pittoriche dell’artista, descrive il percorso culturale e approfondisce le vicissitudini della sua vita.
In partnership with the Association for Filippo De Pisis, the Museo del Novecento presents a monographic exhibition devoted to master Filippo De Pisis, highlighting the various pictorial phases endorsed by the artist, as well as describing his cultural path with an in-depth journey through his personal experience.
Palazzo Reale settembre 2019 - gennaio 2020 DE CHIRICO a cura di Luca Massimo Barbero 16 La mostra intende presentare al pubblico le opere più significative di Giorgio De Chirico comprese nell’arco temporale che dal primo soggiorno a Parigi (1912) e dall’incontro con le avanguardie (Picasso, Apollinaire) giunge fino al viaggio a New York (1938) e alla Biennale del 1940, dai primi segni dell’alfabeto metafisico alla cosiddetta neometafisica. Il percorso di mostra procederà per stanze tematiche nelle quali il visitatore ‘incontra’ l’opera di De Chirico, scoprendo in successione ‘il mistero” e la ricchezza di riferimenti della sua produzione.
The exhibition aims to present to the public Giorgio De Chirico’s most significant works within diverse meaningful time frames, starting from both his first stay in Paris (1912) and the meeting with the Avant-garde (Picasso, Apollinaire) to his travel to New York (1938) and the Biennale of Venice (1940), showing his path from the first signs of the metaphysical alphabet to the so-called Neometafisica. The exhibition leads through the thematic rooms where the visitor will “meet” De Chirico’s work, subsequently discovering “the mistery” and the treasure of references of his production.


Sito webyesmilano.it
Ufficio stampa Comune di Milano: Elena Conenna - elenamaria.conenna@comune.milano.it
Ufficio Promozione e Comunicazione CulturaNewsletter News Cultura - Facebook comunemilano.cultura - Twitter @culturamilano

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