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Archivi categoria : Musei

JACQUES HENRI LARTIGUE FOTOGRAFO, Il tempo ritrovato, Museo Bagatti Valsecchi, Milano

"Vorrei catturare tutto anche l'inafferrabile...
Imbalsamare le cose che la vita mi offre davanti agli occhi."

Con la fotografia Henri Lartigue blocca la transitorietà, poi se ne sente la necessità approfondisce con la pittura e con la scrittura completa il resto, annotando maniacalmente anche le condizioni meteorologiche sul suo diario/non-diario. Lartigue è l'uomo che guarda.
I suoi album fotografici lo accompagnano ovunque vada. In questo vi è un legame con i Bagatti Valsecchi che si portavano le fotografie della loro casa da condividere con gli amici. 
Henri Lartigue ama il bello e insegue la felicità, rimuovendo la negatività, la tristezza, il dolore. Si fa struzzo e ci regala con le sue immagini un mondo perduto, il suo mondo felice. Il ricordare è un bisogno ossessivo come un collezionista insegue il suo tempo. Le donne sono un'altro suo piacere, immagine del bello che ritrae in posa o cattura nelle passeggiate, negli abiti alla moda. Fotografa affascinato il movimento delle auto, del gatto, delle persone, futurista inconsapevole. La fotografia è un piacere personale, un suo bisogno profondo di preservare, di rendere suo ciò che lo affascina. Non gli interessa la tecnica ma comunque il realizzare una bella fotografia. Più tardi alla Sorbona studierà per apprendere la nuova tecnica del colore che utilizzerà per i paesaggi provenzali e la vita che vi scorre lenta. Il colore lo porterà alla ribalta internazionale con una mostra al MoMa di NewYork e un'inserto speciale di Life, lui settantenne, fotografo solo per se stesso, inconsapevole del mondo professionale che lo circondava, si confronterà con i grandi maestri.
Questi 33 scatti inseriti perfettamente nel Museo ci conducono Alla ricerca del tempo perduto, rubando il titolo a Proust che Lartigue non aveva mai letto.


Il Museo Bagatti Valsecchi torna ad ospitare la fotografia contemporanea con l’arte di Jacques Henri Lartigue protagonista, dal 29 settembre fino al 26 novembre 2017, di una piccola ma importante mostra internazionale - a cura di Angela Madesani - che racconta attraverso i suoi scatti il fotografo francese.
Trentatre immagini, tra vintage e modern print, narrano la vita dell’alta borghesia francese a partire dalla Belle Époque: la famiglia, i viaggi, la passione per le corse automobilistiche, gli intellettuali e i personaggi - da Pablo Picasso a Jean Cocteau - che hanno segnato la storia dei primi decenni del Novecento.
La mostra presenta materiali originali provenienti dalla Donation Jacques Henri Lartigue e costituisce una rara occasione di conoscenza e divulgazione della ricerca dell’artista, i cui scatti sono custoditi nelle collezioni permanenti di noti musei quali le Galeries Nationales del Grand Palais di Parigi.
L’importanza del lavoro di Lartigue non è solo di natura fotografica ma più ampiamente culturale: le sue immagini offrono un ritratto dell’alta società dall’allure inconfondibilmente francese ma anche incredibilmente vicino ai riti e ai costumi dell’aristocrazia internazionale, fatti propri dagli stessi Bagatti Valsecchi, nei medesimi anni.

Le atmosfere sono quelle della Recherche di Proust: le spiagge, gli ippodromi, gli incontri mondani. Si tratta di foto in grado di suscitare emozioni, rimandi iconografici e non solo a un mondo definitivamente scomparso.
Pittore e fotografo, Jacques Henri Lartigue (Courbevoie 1894 - Nizza 1986), rivela con chiarezza nei suoi diari cosa lo abbia spinto a fotografare: il desiderio di fissare le immagini e i momenti felici che il tempo inevitabilmente porta via. Lo fa per tutta la vita, scrivendo e fotografando il proprio mondo. Viene finalmente riconosciuto come grande fotografo a 70 anni, con la prima mostra fotografica personale al MoMA di New York.
Nel 1979 dona l’intera sua opera fotografica allo stato francese che istituisce l’Association des Amis de Jacques Henri Lartigue denominata poi Donation Jacques Henri Lartigue.

“Lartigue’s photography captures the nuances of time, it is both gloriously eternal and a perfect embodiment of its age,” says °CLAIR director Anna-Patricia Kahn.

Jacques Henri Lartigue, a 69 anni, ha esposto per la prima volta alcune delle sue numerose fotografie, fatte nel corso della sua vita. Siamo nel 1963 al MoMA di New York. Nello stesso anno, la rivista Life gli dedica un inserto. Nello stesso numero c'è l'annuncio della morte del presidente John Fitzgerald Kennedy, che fa il giro del mondo. Lartigue diviene improvvisamente uno dei grandi nomi della fotografia del XX secolo e ciò lo lascia sbalordito.
Jacques si avvicina alla fotografia grazie a suo padre nel 1900. Rispondendo all'entusiasmo di suo figlio, Henri Lartigue gli regala la sua prima macchina fotografica all'età di otto anni, nel 1902. Da allora non smette di fotografare la sua vita di bambino, punteggiata da viaggi in auto, vacanze in famiglia e soprattutto dalle invenzioni del fratello maggiore Maurice, soprannominato Zissou.
I due fratelli sono appassionati dell'automobile, dell'aviazione e di tutti gli sport allora in voga. Jacques li registra con la sua macchina fotografica. Continuerà da adulto a frequentare gli eventi sportivi e praticare alcuni sport riservati all'elite: sci, pattinaggio, tennis, golf …
Tuttavia, per questo ragazzo, così ansioso di conservare il tempo che passa, la fotografia è insufficiente. Infatti come dire tutto e mantenerlo in un'immagine presa in pochi secondi? Inizia così a scrivere un diario che avrebbe continuato a tenere per tutta la vita. Poi per impegnarsi in un'attività riconosciuta, cominciò a disegnare e a dipingere.
Nel 1915 frequenta brevemente l'Accademia Julian. La pittura diventa e rimarrà la sua attività professionale. Dal 1922 espone in diversi Salons di Parigi e nel sud della Francia. Nel frattempo, nel 1919, Jacques sposa Madeleine Messager, figlia del compositore André Messager e da lei avrà un figlio Dani, nato nel 1921. Divorziano nel 1931.
Fino agli inizi del 1930, ha condotto una vita lussuosa e mondana. Ma la fortuna dei Lartigues sta diminuendo e Jacques è costretto a trovare altre fonti di reddito. Rifiutandosi di lavorare per paura di perdere la sua libertà, vive solamente della sua pittura negli anni trenta e quaranta. Già negli anni '50, a differenza della leggenda che lo volle sconosciuto, Lartigue cominciò ad esistere come fotografo, pur continuando a dipingere. 
Nel 1962, con la sua terza moglie Florette, Jacques si imbarcò a bordo di un cargo con destinazione Los Angeles. Una breve deviazione sulla Costa Est lo fa incontrare Charles Rado, dall'agenzia Rapho,che contatta John Szarkowski, allora giovane curatore del reparto fotografico del MoMA. L'entusiasmo è generale. Nel 1975, la prima retrospettiva del suo lavoro si è tiene presso il Musée des Arts Décoratifs di Parigi. Un anno prima, Lartigue aveva fatto la fotografia ufficiale del Presidente della Repubblica, Valéry Giscard d'Estaing.
Nel 1979 la firma dell'atto di donazione: Lartigue è stato il primo fotografo francese a donare, durante la sua vita, il suo lavoro allo Stato francese. Affida all'Associazione Amici di Jacques Henri Lartigue la conservazione e la diffusione del fondo. Nel 1980, la mostra "Bonjour Monsieur Lartigue" al Grand Palais risponde al desiderio di Lartigue di veder aprire il suo "museo". Fino ai suoi ultimi giorni di vita ha continuato il suo lavoro di fotografo, pittore e scrittore.
Muore a Nizza il 12 settembre 1986 all'età di 92 anni, lasciando più di 100.000 fotografie, 7000 pagine di giornali e 1500 dipinti.

Jacques Henri Lartigue, 1919

“I would like to capture everything, even the unattainable,” Jacques Henri Lartigue wrote in his journal. From September 29th to November 26th, 33 highly personal photographs are presented in “Jacques Henri Lartigue Photographer, Time rediscovered” at the Bagatti Valsecchi Museum in Milan, in the heart of a neo-Renaissance mansion belonging to a noble family. 
These emblematic images have one thing in common: like a delicate madeleine cake, they evoke the memory of lost time. The intimate chronicle of an elegant lifestyle, testimony to a bygone era, these images include the favorite motifs of this artist who considered himself “a captor of things life offers me passing by”: games, family vacations, portraits of friends, sports, social events…
The exhibition, organized by Angela Madesani, and catalog were produced in collaboration with the Clair gallery in Munich/Saint-Paul-de-Vence.


JACQUES HENRI LARTIGUE FOTOGRAFO. Il tempo ritrovato
A cura di
Angela Madesani
Dal
29 settembre al 26 novembre 2017
Orari:
Da martedì a domenica, 13 - 17.45 (chiuso tutti i lunedì e il 1 novembre)
Ingresso
: intero € 9, ridotto € 6

Visite guidate gratuite: 14, 21 ottobre, ore 16.00; 4, 25 novembre, ore 16.00
Racconti di ritratto > Laboratori per famiglie: 14 ottobre, ore 15.30; 18 novembre,  ore 15.30
Conferenze con la curatrice: Mercoledì 18 ottobre, ore 18.30 > Jacques Henri Lartigue e la fotografia; Mercoledì 8 novembre, ore 18.30 > I grandi dilettanti della fotografia
Catalogo edito da: Scalpendi

Immagini: per gentile concessione dalla °CLAIR Gallery di Saint-Paul-de-Vence (FR) - ,© Ministère de la Culture- France 7 AAJHL - Silvia Gazzola
Donation Jacques Henri Lartigue - Ministère de la Culture
rue du Séminaire de Conflans 11
94220 CHARENTON-LE-PONT
Tel. 01 77 01 84 20 - lartigue@lartigue.organna@clair.me
Ufficio stampa Museo Bagatti Valsecchi: Benedetta Marchesi - b.marchesi@museobagattivalsecchi.org - Tel. 02 7600 6132

JACQUES HENRI LARTIGUE FOTOGRAFO
IL TEMPO RITROVATO 

A cura di Angela Madesani

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TURI SIMETI, Opere 1961-2017, MARCA – Museo delle Arti di Catanzaro

Dal 22 settembre al 24 novembre 2017, il MARCA - Museo delle Arti di Catanzaro, diretto da Rocco Guglielmo, ospita un’antologica che celebra la carriera di Turi Simeti (Alcamo, TP, 1929), uno degli artisti italiani più significativi emersi negli anni sessanta.
La mostra, dal titolo Opere 1961-2017 è organizzata dalla Fondazione Rocco Guglielmo e dall’Amministrazione Provinciale di Catanzaro con la collaborazione dell’artista e dell’Archivio Turi Simeti.
Il percorso espositivo si sviluppa considerando una decina di lavori degli esordi, con alcuni importanti esempi degli anni sessanta, e prosegue cronologicamente fino alle opere più recenti, che tendono a prevedere una sorta di misurazione dello spazio, con serie di ellissi disposte a cerchio o semicerchio, in fila, in quadrato o in diagonale, e che si concedono ai grandi formati e a una varietà di colori.
Il percorso espositivo, che abbraccia oltre cinquant’anni di carriera, prende avvio da un collage di carte bruciate realizzato nel 1961, intende ribadire il ruolo di Simeti nell’ambito delle più interessanti ricerche degli anni del boom economico fra Roma e Milano, e pone l’attenzione sul suo intero iter creativo attraverso alcune opere particolarmente rappresentative.
Le ricerche del dopoguerra vedono in Simeti un rappresentante aggiornato seppur anomalo alla vulgata europea. La sua attività si discosta per un’attenzione al dato di superficie inteso quale campo sensoriale, ben lontano da un’impostazione meramente oggettuale e positivistica della tela. All’indagine puramente bidimensionale, l’artista risponde con il perfezionamento del luogo della pittura che diviene tridimensionale, inizialmente con applicazioni sulla tela di elementi a rilievo e poi con l’estroflessione che segna il primo passo verso una sorta di pittura-oggetto, attraverso una ideale dialettica tra le spinte di una struttura interna e le forme volte all’esterno.
Accompagna la rassegna un volume realizzato da Prearo Editore, con un saggio critico di Andrea Bruciati, le immagini delle opere esposte, una selezione dei principali lavori conservati nelle più importanti collezioni pubbliche di tutto il mondo, e aggiornati apparati bio-bibliografici.
L’antologica fa seguito all’omaggio che il Polo Museale Regionale d’Arte moderna e Contemporanea Palazzo Belmonte Riso di Palermo ha recentemente dedicato al maestro siciliano.

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Nel corso della mostra, il Marca ospiterà la presentazione del catalogo ragionato dell’opera di Turi Simeti, in due volumi, edito da Skira, realizzato dall’Archivio Simeti, per la cura di Antonio Addamiano e Federico Sardella.

Turi Simeti, Un ovale giallo, 2016, 25x25 cm. Courtesy Archivio Turi Simeti

Turi Simeti (Alcamo, 1929; vive e lavora a Milano) nel 1958 si trasferisce a Roma, dove avvia i primi contatti con il mondo dell’arte; avrà poi modo di soggiornare a Londra, Parigi, Basilea e New York, entrando così in contatto con l’avanguardia artistica dell’epoca e muovendosi in sintonia con la dilagante volontà di azzeramento della tradizione e dei codici precostituiti. All’interno di questa rigorosa aspirazione riduzionista, il suo linguaggio acquista una definita riconoscibilità attraverso l’uso della monocromia e del rilievo come uniche procedure compositive. Compare così la figura dell’ellisse, destinata a diventare la cifra iconica dell’artista e la forma che emblematicamente esprime il sentimento attorno al quale, ancora oggi, si sviluppa e si dispiega il suo processo creativo.
Il lavoro di Turi Simeti è rappresentato da Dep Art, Milano; Almine Rech Gallery, Bruxelles, Londra e New York; Tornabuoni Art, Parigi; Volker Diehl, Berlino; The Mayor Gallery, Londra.
Le sue opere sono conservate in importanti collezioni pubbliche e private in tutto il mondo, fra le quali, Fondazione Prada, Galleria Civica d’Arte  Moderna e Contemporanea di Torino, Museion - Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Bolzano, Museo del Novecento di Milano, Museo Civico d’Arte Contemporanea Ludovico Corrao, Gibellina, Museu de Arte Moderna di Rio de Janeiro, Kunsten Museum of Modern Art, Aalborg, Danimarca, Fondazione Schaufler, Sindelfingen, Germania, Museum Voorlinden, Wassenar, Paesi Bassi.

Turi Simeti, 4 ovali rossi, 2010, 120x150 cm. Courtesy Archivio Turi Simeti

TURI SIMETI. Opere 1961-2017
Dal 22 settembre al 24 novembre 2017 
OrariTutti i giorni, 9.30-13.00; 15.30-20.00; Lunedì chiuso
Ingresso: intero: € 4,00; ridotto: € 3,00
Per informazioniTel. 0961.746797; info@museomarca.com - www.museomarca.info
Catalogo: Prearo Editore
Ufficio stampaCLP Relazioni Pubbliche - Marco Olianas - Tel. 02 36755700 - marco.olianas@clponline.it www.clponline.it

Museo MARCA
via Alessandro Turco, 63)
Catanzaro

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Kuniyoshi, Il visionario del mondo fluttuante, Museo della Permanente, Milano



Presentata al Museo della Permanente la mostra Kuniyoshi, Il visionario del mondo fluttuante, dalla curatrice Rossella Menegazzo con cui sono intervenuti Ryohei Miyata Agency for Cultural AffairsCesare Cerea, Vice-Presidente Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente e Massimo Vitta Zelman, Presidente MondoMostre Skira.
La mostra di Kuniyoshi completa il panorama del Mondo Fluttuante dopo la mostra dello scorso anno a Palazzo Reale, dedicata a Hokusai, Hiroshige e Utamaro per le celebrazioni del centocinquantesimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone.
Ecco i mondi bizzarri, paesaggi visionari, donne bellissime, ma anche attori kabuki, gatti, carpe e animali mitici e fantastici, oltre a leggendari eroi, samurai e briganti, protagonisti delle opere di Utagawa Kuniyoshi (1797 - 1861) a cui, negli ultimi anni, in Giappone e nel mondo, son state dedicate numerose mostre. E ora anche l’Italia, per la prima volta, rende omaggio a Kuniyoshi, maestro indiscusso di inizio Ottocento dell’ukiyoe - genere di stampa artistica giapponese su carta, impressa con matrici di legno - e che così tanta influenza ha avuto sulla cultura dei manga, degli anime (film di animazione giapponesi e non), dei tatuaggi e della cultura pop in generale contemporanea, definito l’Arcimboldo del Giappone.
La mostra Kunyioshi. Il visionario del mondo fluttuante, prodotta da MondoMostre Skira e curata da Rossella Menegazzo, inaugurata il 4 ottobre al Museo della Permanente di Milano (fino al 28 gennaio 2018), presenta la produzione di Kuniyoshi nella sua interezza, evidenziando la strabiliante capacità  tecnica e inventiva di questo maestro visionario attraverso una selezione di 165 silografie policrome, tutte provenienti da un'unica collezione giapponese privata "Masao Takashima Collection".
Rossella Menegazzo: “La mostra su Kuniyoshi rappresenta il completamento di un ciclo. Dopo Hokusai, Hiroshige e Utamaro era necessario rendere omaggio al quarto grande artista dell’Ukiyo-e, Kuniyoshi. La sua opera è un ponte artistico tra il mondo classico e l’epoca moderna, tanto che potremmo dire che tutta l’arte pop giapponese nasce con lui: manga, anime, graphic design, ma addirittura il tatuaggio classico giapponese devono tantissimo a questo artista. Dedicare una mostra a Kuniyoshi è necessario e stimolante, perché permette di allargare anche la conoscenza del pubblico”.
Miyata Ryōhei, Commissario del Bunkachō (Agenzia per gli Affari culturali del Giappone): “Queste mostre mi fanno sentire ancora di più la bellezza dell’arte giapponese. Kuniyoshi è un mondo da scoprire. In questo momento in Giappone è attiva la mostra su Arcimboldo, che sta avendo così tanto successo. È straordinario vedere come, sebbene così lontani, questi due artisti avessero lo stesso stile e una simile visione. Arte e cultura sono collegate da un filo invisibile in ogni parte del mondo”.

Il percorso si divide in 5 sezioni tematiche: BeltàPaesaggi, Eroi e guerrieri, Animali e parodieGatti.
La fama di Kuniyoshi è fondamentalmente legata alla serie di silografie policrome che illustrano i 108 eroi del romanzo Suikoden (pubblicato in italiano con il titolo I briganti), divenuto un vero e proprio best seller in Cina e in Giappone alla fine del Settecento e in cui si ritrovano le avventure di una banda di briganti che si muovono a difesa del popolo stremato dalle ingiustizie e dalla corruzione governativa: personalità violente, potenti, armati, dai corpi muscolosi e coperti di tatuaggi che oggi ispirano manga, anime, tatuatori e disegnatori a livello internazionale. Ed è proprio con Kuniyoshi, formatosi sotto il maestro Utagawa Toyokuni, che si afferma il genere delle stampe di guerrieri (mushae). Kuniyoshi si dedica anche ai ritratti di donne, bambini, attori kabuki - particolare rappresentazione teatrale sorta all'inizio del XVII secolo - e di fantasmi, altro genere amatissimo in Giappone e oggi più che mai di moda. Tuttavia il suo nome è soprattutto associato ai giochi illusionistici, fatti di ombre e di figure composite alla maniera di Arcimboldo, ovvero figure inserite in altre figure, e parodie di storie e battaglie con protagonisti animali, oggetti, dolci, cibi. Opere ironiche e umoristiche che giocano sui sentimenti e le emozioni come nessun altro artista ha saputo fare prima di lui. Le sue immagini sono fantasiose, barocche, ricche di colori e densi di particolari minuti. I suoi personaggi sono imponenti, le azioni roboanti e occupano tutta la superficie illustrata: sia essa nel classico formato rettangolare, o in quello di un ventaglio rotondo (uchiwa) o che si tratti del più grande formato del trittico, da lui prediletto al punto di arrivare all’esattico. I Gatti  l'ultima sezione è dedicata alla passione forse più grande di Kuniyoshi, per la quale moltissime persone lo conoscono, e che, insieme agli eroi, costantemente presenti in tutta la sua opera, è uno dei temi che rendono la sua personalità  ancora più misteriosa ed eccentrica.
L’abilità e la curiosità di Kuniyoshi lo portano a importanti novità in campo tecnico: attingendo a piene mani dalla pittura occidentale, arriva a imitare la resa dell’incisione da lastra di rame anzichè da matrice in legno, distinguendosi così dai maestri del paesaggio Hiroshige e Hokusai.
Ma anche l’Occidente lo ha molto amato, dall’arrivo delle riproduzioni delle sue opere in Europa e particolarmente in Francia (Monet ne aveva alcune appese nella cucina della sua famosa casa a Giverny), fino ai giorni nostri e alla cultura pop contemporanea.
La sua è stata una figura poliedrica e intrigante, sia per la varietà dei soggetti, sia per la ricchezza della tecnica, che ha dato vita a una scuola portata avanti per generazioni anche dopo di lui.

Kuniyoshi, Il visionario del mondo fluttuante
Dal
4 ottobre al 28 gennaio 2018
Orari: tutti i giorni dalle ore 9,30 alle 19,30; Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura
Giorni e orari straordinari: 1 - 2 novembre; 8 dicembre; 25 - 26 dicembre; 1 e 6 gennaio; dalle ore 9,30 alle 19,30
Prenotazioni visite guidate gruppi e scuoleinfo@adartem.itwww.adartem.it
Infoline e prevendite: tel. 0299901905 - www.vivaticket.it
Biglietti: Intero: € 13,00; Ridotto: € 11,00 Visitatori dai 6 ai 26 anni, portatori di handicap, gruppi (minimo 15 massimo 25 - dal lunedì al venerdì), insegnanti, militari, forze dell’ordine non in servizio, possessori Skira card; Ridotto Speciale: € 8,00 Giornalisti con tesserino ODG con bollino dell’anno in corso non accreditati dall’ufficio stampa; Ridotto Speciale: € 6,00 Gruppi Scuole - dal martedì alla domenica (minimo 15 massimo 25 con tolleranza fino a 29), scuole di ogni ordine e grado; Gratuito, minori di 6 anni, guide turistiche abilitate con tesserino di riconoscimento, un accompagnatore per ogni gruppo, due accompagnatori per ogni gruppo scolastico, un accompagnatore per disabile che presenti necessità, giornalisti accreditati dall'Ufficio Stampa della Mostra, dipendenti della Soprintendenza ai Beni Paesaggistici e Architettonici di Milano, tesserati ICOM, guide turistiche (previa esibizione di tesserino di abilitazione professionale), componenti commissione vigilanza e vigili del fuoco (previa esibizione di tessera non nominativa)
Uffici stampa: MondoMostre Skira: Lucia Crespi: Tel. 02 89415532 - lucia@luciacrespi.it; Federica Mariani: Tel. 3666493235 -federicamariani@mondomostre.it - www.mondomostre.it; Barbara Notaro Dietrich: Tel. 3487946585 - b.notarodietrich@gmail.com

Museo della Permanente
via Filippo Turati 34
Milano 

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