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Il Liberty e la rivoluzione europea delle arti, Scuderie e Castello di Miramare, Trieste

L’ultimo degli stili universali in Occidente, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, porta l’arte nella vita e la vita nell’arte influenzando ogni forma creativa anche nella quotidianità.
Dal Museo di arti decorative di Praga, per la prima volta in Italia, una selezione di 200 opere delle collezioni riporta ai tempi e ai gusti della Belle Époque in Europa. 
Tra i capolavori di Alphonse Mucha in mostra a Trieste, alle Scuderie e al Castello di Miramare, anche 7 metri di decorazione del padiglione della Bosnia-Erzegovina per l’Esposizione Universale di Parigi del 1900.

Il Liberty (in ceco: Secese), l’ultimo degli stili universali ad avere interessato l’Occidente a cavallo tra il XIX e il XX secolo, segnando con i suoi tipici elementi figurativi l’architettura, la pittura, la scultura ma anche il mondo multiforme delle arti decorative, ebbe a Praga e in Boemia uno dei suoi centri di sviluppo più significativi e originali.
Trieste, città mitteleuropea per eccellenza, a presenta per la prima volta in Italia alcune delle più affascinanti realizzazioni del Liberty (o Art Nouveau) ceco ed europeo, grazie all’eccezionale collaborazione con l’UPM di Praga, Museo delle Arti Decorative tra i più rilevanti nel panorama internazionale.
Istituito nel 1885 e chiuso dal 2014 per lavori di ristrutturazione della storica sede, il museo praghese – che riaprirà al pubblico a gennaio 2018 con le sue oltre 200.000 opere e una biblioteca di 172.000 volumi – ha prestato infatti alla città giuliana una selezione di oltre 200 tra le più significative opere delle sue raccolte, esposte dal 23 giugno 2017 al 7 gennaio 2018, in una mostra di grande fascino nelle sedi, tra loro contigue, delle Scuderie, nuovamente aperte, e del Museo storico del Castello di Miramare, in un progetto di valorizzazione e fruizione di questo straordinario complesso monumentale.

Promossa dal Polo museale del Friuli Venezia Giulia, dal Museo storico e parco del Castello di Miramare e dal Museo delle Arti Decorative di Praga, prodotta e organizzata da Civita Tre Venezie e Villaggio Globale International, la mostra fa dunque rivivere l’avvento del “modernismo” e gli anni cruciali della rivoluzione e dell’emancipazione delle arti in risposta alla sollecitazione dell’età moderna e alle mutate esigenze estetiche e spirituali.

Pur con la sua doppia anima fatta di tradizione e di innovazione, la sua eterogeneità e la varietà di scenari ideologici che questo stile ebbe nelle diverse culture europee, il Liberty o Art Nouveau fu un fenomeno culturale che investì tutta l’Europa e coinvolse tutte le arti nel segno del rinnovamento e della ribellione alla stagnante e sterile figurazione artistica. Con una convinzione comune – che arte e vita dovevano essere intrecciate e con una forte carica etica e l’impegno a trasformare l’ambiente di vita e le condizioni sociali.

Il concetto di “vita” ebbe un ruolo centrale nelle teorie estetiche in vigore al volgere del secolo, fondate su consapevolezza che potremo definire quasi olistica. 
Lo stile è tutto ciò che rispecchia  e accentua la connessione della vita … È l‘intenso desiderio di un’unità spirituale della vita e del mondo, un’incarnazione dell’affinità e unità cosmica”. Di qui l’attenzione per la natura come fonte di bellezza artistica, una visione organica dell’esistenza e dell’arte concepita nella sua interezza, senza distinzioni, e l’interesse di tanti esponenti dell’Art Nouveau per le scienze naturali e spirituali. Istanze sociali e istanze artistiche s’intrecciavano laddove l’obiettivo era la rigenerazione della vita e il cambiamento della gerarchia dei valori. 

Le arti applicate ebbero un ruolo centrale in questa visione: fu in questo campo infatti che il movimento dell’Art Nouveau o Liberty si fuse maggiormente con la generalizzata modernizzazione della società divenendo una componente importante del processo di trasformazione: elemento chiave nella riforma della vita quotidiana.
Dalle pitture alle litografie, dai manifesti ai gioielli, dagli stupefacenti vetri alle ceramiche, dai mobili ai tessuti, dall’abbigliamento e dalla biancheria agli oggetti da tavola la mostra di Trieste – curata da Radim Vondracek, Iva Knobloch, Lucie Vlckova con la direzione di Helena Koenigsmarkova (Direttore del Museo delle Arti Decorative di Praga) e di Rossella Fabiani storico dell’arte, rievoca il mondo della Belle Époque e di una borghesia che fa i conti con il progresso. Un progresso che rincorre – l’emancipazione femminile, i trasporti, le comunicazioni, la corrente elettrica – ma dal quale vuole difendersi, combattendo l’eccesso di industrializzazione e la cultura meccanizzata di massa, con il ritorno all’industria artistica e a un artigianato di pregio. 
Accanto a capolavori d’arte decorativa presentati all’Esposizione Universale di Parigi del 1900 – momento decisivo nella diffusione di questo stile e punto d’arrivo del Liberty cosiddetto organico – saranno esposte opere influenzate dalle diverse correnti di pensiero sviluppatesi all’epoca.

Accanto ad artisti del calibro di Jan Preisle e Alphonse Mucha, uno dei più importanti e rappresentativi protagonisti dell’Art Nouveau in Europa di cui la mostra presenta ben 12 opere, saranno esposti a Trieste esempi delle innovazioni grafiche del viennese Gustav Klimt e di Koloman Moser. Quindi le firme nei gioielli di Emanuel Novák, Josef Ladislav Nemec e Franta Anýž; le celebri vetrerie boeme e le creazioni di  Adolf Beckert e Karl Massanetz, pioniere della decorazione a freddo dei vetri; i grandi nomi di Jan Kotěra, Josef Hoffmann e Leopold Bauer, allievi della Wiener Akademie e di Otto Wagner, soprattutto per gli arredi, come pure dell’architetto Pavel Janák esponente principale dell’associazione praghese Artěl.
Davvero impressionante di Mucha l’esposizione di una parte consistente (L’epoca romana e l’arrivo degli slavi) della decorazione realizzata per la sala principale del padiglione della Bosnia-Erzegovina all’Esposizione Universale di Parigi del 1900: un acquarello e colore stemperato su tela di quasi 7 metri di lunghezza per 3 e mezzo di altezza che ci immerge nell’epopea slava. 

Coinvolgente poi la possibilità di vedere ricreati, grazie all’allestimento scenografico affidato a Pierluigi Celli e agli eccezionali prestiti, ambienti in stile Art Nouveau unificato – dai mobili alle decorazioni per tessuti, agli accessori, agli oggetti funzionali – secondo quel concetto di arte globale che aveva coinvolto gli sforzi creativi in diversi settori interessando sia la classe media che il ceto alto, soprattutto l’intellighenzia urbana  in piccole e grandi città.
Si cercava la bellezza e l’equilibrio, si puntava all’arte nella vita: un’arte emancipata e integrata  che in Boemia porterà a percorrere le nuove strade del cubismo. Si era fiduciosi nel futuro e ottimisti di fronte al progresso e a una pace diffusa. Ma era un fragile equilibrio che si sarebbe spezzato di lì a poco. I Nazionalismi mai sopiti avrebbero aperto le porte dell’intolleranza; l’affare Dreyfus in Francia, cui seguì l’analogo caso Hilsner nel contesto boemo, evidenziò in quale misura la società fosse accessibile all’intolleranza nella veste dell’antisemitismo. 

Dopo la crisi del 1908 in Bosnia e Erzegovina, vennero alla luce pericolose contraddizioni sociali, ideologiche e geopolitiche. Le guerre balcaniche scoppiate nel 1912 furono già una diretta avvisaglia del tragico epilogo della Belle Époque: uno splendido sogno finito – come dice Stefan Zweig   nel massimo crimine del nostro tempo», quella sanguinosa conclusione che fu la Prima guerra mondiale”.
 

Accompagna la mostra un catalogo Marsilio Editori.


IL LIBERTY e la rivoluzione europea delle arti
dal Museo delle Arti Decorative di Praga

Dal 23-06-2017 al 07. 01. 2018 
Orari
tutti i giorni 9.00-19.00, chiusura biglietteria 18.30
Biglietti: Museo storico di Miramare + mostra Liberty Scuderie del Castello di Miramare • intero € 10,00 • ridotto € 8,00: cittadini UE tra i 18 e i 25 anni • gratuito: cittadini UE di età inferiore ai 18 anni • l’accesso al parco è gratuito

Info e prenotazioni: Tel. (+39) 041 2770470 (lun-ven  9.00-18.00; sabato 9.00-14.00) Nel caso di richiesta di guida o operatore didattico da parte di gruppi o scolaresche  (min. 10-max 25 persone), la prenotazione va effettuata almeno 15 giorni prima
Prenotazioni: Tel. (+39) 041 2770470 (Lun-Ven 9.00-18.00; Sabato 9.00-14.00) Nel caso di richiesta di guida turistica o operatore didattico da parte di gruppi o scolaresche (min. 10-max 25 persone),la prenotazione va effettuata almeno 15 giorni prima.   
Informazioni: Tel. +39 040 224143 – info@castello-miramare.it – www.castello-miramare.it – www.castellomiramare.org 
Uffici stampa: Villaggio Globale International – Antonella Lacchin – T. 041 5904893 – M. 335 7185874 – lacchin@villaggio-globale.it
Civita Tre Venezie – Giovanna Ambrosano – T. 041 2725912 – M. 338 4546387 – ambrosano@civitatrevenezie.it

Scuderie e Museo Storico
Del Castello di Miramare
Viale Miramare
34151 Trieste
Tel. (+39) 040 224143 – Fax (+39) 040 224220 – info@castellomiramare.org

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Marco Petrus “Matrici”, Gallerie d’Italia, Napoli

Dal 24 giugno al 3 settembre 2017


Le Gallerie d’Italia di Napoli ospitano la mostra “Marco Petrus. Matrici”, a cura di Michele Bonuomo.
Marco Petrus è uno dei protagonisti della pittura italiana contemporanea: ha esposto sia in importanti gallerie internazionali che in prestigiosi spazi pubblici come lo Shanghai Art Museum, il Taipei Fine Arts Museum, La Triennale di Milano e il Complesso del Vittoriano a Roma.
Le architetture sono il soggetto principale dell’artista che fa degli scorci arditi e delle campiture piatte la sua principale cifra stilistica.
Dopo aver rappresentato, tra gli altri, il paesaggio urbano di Milano, Trieste, Shanghai, Helsinki, Berlino, Petrus è tornato a Napoli, dove già aveva indagato la sede della Direzione Regionale della Campania e il Palazzo delle Poste.
Nella nuovissima serie di venticinque dipinti di grandi dimensioni esposta a Palazzo Zevallos Stigliano, il pittore riminese si è concentrato su Napoli e, in particolare, su uno dei luoghi più emblematici e drammatici della città: Scampia con le sue Vele, tradotte in una soluzione pittorica fatta di matrici essenziali e colorate, capaci di restituire ordine e bellezza a un paesaggio
contraddittorio.
La mostra, corredata da un catalogo edito da Marsilio Editori, con testi di Michele Bonuomo, Mario Martone e Andrea Viliani, è realizzata in collaborazione con la Galleria M77  di Milano e si avvarrà del matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee e del Museo Madre di Napoli.

Palazzo Zevallos Stigliano
Le Gallerie di Napoli sono state oggetto nel 2014 di un intervento di riallestimento che vede attualmente esposte oltre 120 opere, attraverso le quali è possibile ripercorrere le vicende fondamentali delle arti figurative in città in un arco cronologico che dagli esordi del Seicento si spinge sino ai primi anni del Novecento.
La prima destinazione a scopi museali di un’area del piano nobile di Palazzo Zevallos Stigliano – sede storica della Banca a Napoli dal 1898 -– risale al 2007, all’indomani di un accurato intervento di restauro sui cicli decorativi ottocenteschi.
L’apertura al pubblico delle Gallerie nasce dall’intento di Intesa Sanpaolo di valorizzare e condividere con la cittadinanza un nucleo di opere tratte dalle proprie collezioni d’arte, prima fra tutte il Martirio di sant’Orsola di Caravaggio.
Il nuovo allestimento, secondo il progetto espositivo curato da Fernando Mazzocca, ha arricchito le Gallerie con nuclei di opere di grande significato storico e valore artistico appartenenti al contesto culturale del Sud Italia, in particolare di ambito napoletano, provenienti dalle raccolte già costituite dagli istituti di credito – per lo più il Banco di Napoli e la Banca Commerciale Italiana – poi confluiti in Intesa Sanpaolo.
L’attuale itinerario museale si articola in spazi più estesi e propone un’antologia in grado di tratteggiare, per grandi linee, un profilo delle vicende salienti della pittura a Napoli nel corso del Sei e Settecento, dalla svolta naturalistica impressa dall’arrivo di Caravaggio nel 1606, fino ai fasti della civiltà borbonica.
Spiccano fra le opere esposte il Martirio di sant’Orsola, capolavoro estremo dello stesso Caravaggio (eseguito nel 1610 pochi mesi prima della morte), Giuditta decapita Oloferne, derivazione attribuita al fiammingo Louis Finson da un perduto originale ancora del Merisi, Sansone e Dalila di Artemisia Gentileschi, tre scene bibliche di Bernardo Cavallino, il San Giorgio di Francesco Guarini, il Ratto di Elena di Luca Giordano, Agar nel deserto di Francesco Solimena e due celebri opere di Gaspare Traversi, La lettera segreta e Il concerto.
Il percorso nella veduta e nel paesaggio, che ha avuto a Napoli uno sviluppo straordinario nel corso dell’Ottocento, ha una premessa settecentesca: quattro dipinti dell’olandese Gaspar van Wittel, considerato uno degli iniziatori del vedutismo moderno. In una prima sezione dedicata alle vedute e alla Scuola di Posillipo, la serie delle piccole tele di Anton Smink Pitloo, e ancora i dipinti di Giacinto Gigante, Gabriele Smargiassi, Salvatore Fergola, Nicola Palizzi, Domenico Morelli, Federico Rossano, Edoardo Dalbono, Edoardo Franceschini, Gioacchino Toma, Francesco Mancini, Vincenzo Migliaro, permettono di seguire l’eccezionale vicenda di un genere declinato in successive fasi sperimentali, che hanno reso la Scuola Napoletana all’avanguardia in Europa.
Dalla Scuola di Posillipo, dove matura la grande eredità del paesaggismo del Grand Tour, si approda al naturalismo legato alla pratica en plein air della Scuola di Resina, sino alle esperienze più individuali di fine secolo. Una successiva sezione consente di puntare l’obiettivo sulla rappresentazione della città attraverso gli interni degli edifici monumentali, le strade e le scene di vita moderna che avvenivano negli spazi della socialità, come l’ippodromo, la villa comunale e il mercato.
Le opere di Vincenzo Gemito, infine, formano un insieme di altissima qualità, uno dei nuclei più importanti del grande artista. Si tratta di terrecotte, bronzi e disegni che, dagli anni Settanta dell’Ottocento agli anni Venti del secolo successivo, documentano la sua straordinaria parabola artistica: un percorso intrecciato con il dramma personale di un’esistenza minata da profondi squilibri psichici, che comportarono lunghe interruzioni dell’attività creativa.
Non solo spazio museale, le Gallerie di Palazzo Zevallos Stigliano si propongono quale realtà dinamica, divenendo luogo di riferimento nel contesto sociale e culturale in cui sono inserite, attraverso una ricca programmazione di appuntamenti, esposizioni temporanee, concerti, simposi e convegni condotti in collaborazione con le più importanti istituzioni culturali sia locali sia, più in generale, italiane ed europee.
La presenza delle Gallerie nel territorio, segnata da una costante crescita del numero di visitatori e dai frequentatissimi laboratori didattici, si è imposta in modo graduale attraverso varie attività che hanno come riferimento temi precisi: il Palazzo e la sua storia, gli illustri proprietari che si sono succeduti, le prestigiose collezioni d’arte custodite nei secoli, i personaggi che vi hanno lavorato (Luca Giordano, Pergolesi, Alessandro Scarlatti, Farinelli, solo per citarne alcuni).
Il Palazzo ospita numerose iniziative dedicate a tematiche di carattere musicologico, filologico-letterario e storico-artistico.
Per gli appuntamenti musicali, realizzati in collaborazione con istituti di riconosciuta fama, l’intento, ove possibile, è quello di abbandonare una logica di eventi occasionali fini a se stessi e di dar loro una cornice tematica ben definita nonché strettamente legata alla cultura del territorio: la produzione musicale commissionata dall’aristocrazia napoletana per le dimore storiche in età moderna.
Le Gallerie ospitano mostre ricorrenti incentrate su nuclei collezionistici o su singole opere delle raccolte della Banca, consentendo una loro più ampia conoscenza e favorendo nel contempo approfondimenti di carattere storico, critico, attributivo. Gli studiosi e i cultori hanno a disposizione un deposito dove sono conservate le opere non esposte, nonché un laboratorio di restauro attrezzato con le più moderne tecnologie.
Le Gallerie hanno sviluppato una singolare esperienza di didattica museale che mira ad avvicinare il pubblico alla comprensione del mondo dell’arte. La proposta didattica è rivolta alle scuole di ogni ordine e grado, in modo gratuito, nonché agli adulti, per i quali si prevedono visite guidate, incontri e laboratori.


Marco Petrus “Matrici”
Dal 24 giugno al 3 settembre 2017
Orari: Da martedì a venerdì dalle 10 alle 18 (ultimo ingresso alle 17:30)
Sabato e domenica dalle 10 alle 20 (ultimo ingresso alle 19:30); Lunedì chiuso.
Apertura gratuita sabato 24 giugno dalle ore 19 con orario prolungato fino alle 22 (ultimo ingresso alle 21:30) e domenica 25 giugno dalle 10 alle 20.
Ingresso: Biglietto congiunto valido per la visita alle mostre temporanee e alle collezioni permanenti: intero 5€; ridotto 3€; Gratuito per convenzionati, scuole, minori di 18 anni e ogni prima domenica del mese. Prenotazione obbligatoria per i gruppi e le scuole.
Informazioni e prenotazioni: Numero verde: 800.454229 – info@palazzozevallos.com 
Coordinamento sede museale Napoli, Palazzo Zevallos Stigliano

Antonio Ernesto Denunzio – antonio.denunzio@intesasanpaolo.com
Responsabile Ufficio iniziative culturali, progetti espositivi e patrimonio artistico Gallerie D’Italia: Silvia Foschi – silvia.foschi@intesasanpaolo.com
Ufficio Stampa Intesa Sanpaolo: 
stampa@intesasanpaolo.com 
Ufficio stampa M77 GalleryPCM Studio, Paola C. Manfredi – paola.manfredi@paolamanfredi.com – M. +39 335 54 55 539 –  T. +39 02 87286582

Gallerie d’Italia
Palazzo Zevallos Stigliano
Via Toledo 185
Napoli

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Ballo di Brera e Gioia Smart Awards e la Rosa di Brera, Milano

Presentati da  James M. Bradburne, direttore generale Pinacoteca di Brera e Biblioteca Nazionale Braidense e Maria Elena Viola, direttore Gioia! il Ballo di Brera e Gioia Smart Awards, alla Pinacoteca di Brera.

L’idea di organizzare un ballo a Brera nasce più di un anno fa  da un proficuo confronto tra James M. Bradburne e Philippe Daverio nell’intento di rilanciare il ruolo di Brera nella città di Milano. Questo ambizioso progetto nato nel 2015 è finalmente possibile  come prima edizione il 21 giugno 2017 grazie alla collaborazione tra la Pinacoteca di Brera e la testata Gioia! edita da Hearst. Mille i selezionatissimi invitati: i grandi sostenitori della Pinacoteca, gli imprenditori, personalità della cultura e delle istituzioni. 

Due realtà che si uniscono in un appuntamento estivo  che celebri la creatività, l’innovazione e la cultura attraverso la premiazione degli Smart Awards di Gioia! e il dono della Rosa di Brera a un importante mecenate del museo.

“Il Ballo rappresenta una collaborazione fra Pinacoteca di Brera e la testata Gioia! edita da Hearst: due realtà qualitative, complementari e di ampia audience scelgono di mettere a fattor comune la propria creatività e la capacità di comunicazione per creare un nuovo grande appuntamento di inizio estate che celebri la cultura, la qualità e l’innovazione.  La collaborazione nasce come primo passo in una  partnership
che spero avrà un lungo e stimolante futuro. La nostra è infatti una piena collaborazione in tutti sensi della parola”  
ha spiegato Bradburne.

Nel corso della serata sulle note di La La Land, il film pluripremiato agli Oscar con l’esibizione di cinquanta ballerini del corpo di ballo DanceHaus, si celebrerà Brera e il suo voler “tornare a essere cuore della città, non solo in senso fisico“, con la consegna della Rosa di Brera a un personaggio che ha contribuito con il suo sostegno allo sviluppo della Pinacoteca.

La rosa è un ibrido creato appositamente per l’Orto Botanico e verrà consegnata con un gioiello che la raffigura creato da Giampiero Bodino. Il Ballo che si svolgerà dalle 19.30 alla mezzanotte nel cortile della Pinacoteca dovrebbe diventare “il contropeso estivo alla prima della Scala. Evento eccezionale e originale che dovrebbe svolgersi ogni anno nel solstizio d’estate. Tutto questo è possibile grazie agli strumenti messi a disposizione dalla riforma, chi mi ha preceduto non avrebbe avuto così mano libera.”


 

Ballo di Brera
mercoledì 21 giugno 2017

dalle 19:30 alle 12:00
Ufficio Stampa: Pinacoteca di Brera: Antonella Fiori – M. +39 347 2526982 – ufficio.stampa@pinacotecabrera.org
Ufficio Comunicazione: Pinacoteca di Brera – Tel. +39 02 72263266 – comunicazione.brera@beniculturali.it
Comunicazione: Hearst Italia: Maddalena Onofri – M. +39 335 5924659

Piancoteca di Brera
Via Brera 28
20121 Milano
www.pinacotecabrera.org

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Roger de Montebello, Museo Correr, Venezia

“Cosa può fare la pittura? Può forse opporsi, così indifesa, debole e lontana, agli innumerevoli mostri del presente? Montebello non si è nemmeno per un istante posto il problema”.

Jean Clair


La Fondazione dei Musei Civici di Venezia presenta ufficialmente al pubblico la mostra personale dell’artista franco americano Roger de Montebello (Parigi, 1964), intitolata “Ritratti di Venezia e altri ritratti“, a cura dello storico dell’arte e curatore francese Jean Clair, in corso al Museo Correr sino a domenica 10 settembre 2017.
La presentazione sarà sancita da un appuntamento d’eccezione: una conversazione con Jean Clair sul tema della pittura, condotta da Gabriella Belli, direttore dei Musei Civici di Venezia in programma giovedì 22 giugno alle ore 12.00. L’incontro avrà un servizio di traduzione simultanea francese/italiano/inglese. L’appuntamento si colloca nell’ambito della terza edizione di MUVE Contemporaneo. Ingresso su invito fino a esaurimento dei posti disponibili.

Roger de Montebello, “Burgo de Osma”, 2011

Roger de Montebello è un pittore franco-americano, nato a Parigi e cresciuto in una famiglia di appassionati d’arte. Dopo aver studiato alla Facoltà di Belle Arti di Siviglia, in Spagna, specializzandosi in pittura, si è laureato in storia dell’arte alla Harvard University. Nel 1992 si è trasferito a Venezia aprendo un proprio atelier. Il suo lavoro si potrebbe definire borderline, al limite tra astrazione e figurazione, sempre guidato da una poetica della luce di grande efficacia, con effetti in bilico tra pensiero e sensazione, che gli fanno esplorare, in una visione quasi metafisica, dettagli delle cose o delle persone, porte sull’acqua, alberi, volti, architetture affacciate sui canali veneziani, specchi in cui si riflettono immagini di architetture. René Huyghe, curatore del Dipartimento di Pittura del Louvre, ha scritto a proposito del suo lavoro: “Lumière, couleur et construction plastique se partagent le talent des peintres. Roger de Montebello a su les associer à un degré égal dans sa recherche, dotée de ce fait d’une richesse exceptionnelle”.
La presentazione del catalogo della mostra sarà sancita da un appuntamento d’eccezione: una conversazione con
Jean Clair sul tema della pittura, condotto da Gabriella Belli, direttore dei Musei Civici di Venezia in programma giovedì 22 giugno alle ore 12.00 nel Salone del Ballo.
L’incontro avrà un servizio di traduzione simultanea francese/italiano. L’appuntamento si colloca nell’ambito della terza edizione di
MUVE Contemporaneo.

Roger de Montebello: “Peter”, 2006

Roger de Montebello: “Ritratti di Venezia e altri ritratti”
a cura di: Jean Clair
Dal 13 Maggio al 10 Settembre 2017
Orari: dal 1 aprile al 31 ottobre 10.00 – 19.00 (biglietteria 10.00 – 18.00)

Contatti per la stampaPCM Studio – press@paolamanfredi.com – Tel. +39 02 87286582 – lucrezia@paolamanfredi.com – Mob. 349 9267882

Roger de Montebello, “Porta delle Terese”, 2014

Museo Correr
Piazza San Marco, 52
30124 Venezia
Tel. 041 240 5211
 

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