SiteLock

Archivi categoria : Musei

CagliariPaesaggio, Teatro Comunale di Castello e sedi varie, un mese di eventi, concerti, mostre e performance, meeting, Cagliari

Alla conferenza stampa, MILANO, Museo del 900, 29/06/2017, hanno partecipato:
Paolo Frau, Assessore alla Cultura e al Verde pubblico del Comune di Cagliari; João Nunes, Docente universitario, Architetto di Paesaggio; Antonello Sanna, Direttore del Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Architettura dell’Università di Cagliari; Nicola Di Battista, Architetto, Direttore di Domus.







Prende il via a luglio CagliariPaesaggio.

Cagliari protagonista e suggestivo palcoscenico di una piattaforma di riflessione sul tema nodale del paesaggio e sul rapporto tra uomo e natura: un mese di eventi, concerti, mostre e performance e 4 giorni di meeting - dal 27 al 30 luglio - con teorici e architetti del paesaggio di rilievo internazionale.
Tra gli ospiti: João Nunes, Michael Jakob, Barbara Aronson, Els Verbakel, Günther Vogt, Henri Bava, Christophe Girot, Franco Farinelli, Peter Latz, Pedro Campos Costa, João Gomes da Silva, Atelier F/C Arquitectura Paisagista, Baldios Arquitectos Paisagista, Studio Raumlabor e tanti altri.
Momenti dedicati a “Cinema e Paesaggio”, con Gianfranco Cabiddu, Salvatore Mereu, Giovanni Columbu e Enrico Pau, e alla “Fotografia e Paesaggio” con Salvatore Ligios, Giovanni Chiaramonte e Paola De Pietri.
I profondi cambiamenti socio-economici e i processi di globalizzazione in atto nella società odierna stanno determinando trasformazioni non solo nell’organizzazione territoriale e nella localizzazione delle attività, ma nello stesso legame tra società e risorse ambientali, persone e luoghi di vita e, dunque, tra uomo e ambiente. Di qui la necessità di ripensare i Paesaggi e il nostro modo di viverli, interpretarli, progettarli e comunicarli.
Lanciare nuovi sguardi, introdurre nuovi strumenti concettuali e un diverso linguaggio, innovare le pratiche di intervento sul territorio sono ormai necessità impellenti, così come è una priorità dell’architettura - e di tutta la società occidentale, dopo anni di disattenzioni e devastazioni - ripensare il rapporto tra uomo e natura, avviare una diversa dialettica tra i processi antropici e quelli naturali.

Cagliari, città dal profilo urbano e ambientale complesso e ricchissimo, mette al centro dei suoi interessi e di una più ampia riflessione proprio i Paesaggi - umani, naturali, urbani, paesaggi culturali e dell’anima - proponendo a luglio 2017 la prima edizione di CagliariPaesaggio: un mese di eventi diffusi in tutta la città che culminerà, dal 27 al 30 luglio, in quattro giorni di meeting con teorici e architetti del paesaggio di ambito internazionale, amministratori pubbliciI e intellettuali, che a qui si confronteranno sui diversi aspetti del tema.
Una piattaforma di dialogo che nella prima edizione vede tra i suoi ospiti principali - oltre al famoso architetto e paesaggista portoghese João Nunes, “padre spirituale” della manifestazione, che a Cagliari ha firmato il progetto del Parco urbano di Sant’Elia - anche Michael Jakob, Barbara Aronson, Günther Vogt, Els Verbakel, Henri Bava, Christophe Girot, Franco Farinelli, Peter Latz, Pedro Campos Costa, João Gomes da Silva, Atelier F/C Arquitectura Paisagista, Baldios Arquitectos Paisagista, Studio Raumlabor.

 

Paolo Frau, assessore alla cultura e al verde pubblico del capoluogo sardo: “Cagliari ha le caratteristiche necessarie per candidarsi a diventare, nei prossimi anni, uno dei luoghi nodali del dibattito sul paesaggio: una città la cui complessità offre innumerevoli occasioni di indagine e riflessione sul rapporto tra uomo e natura. È innanzitutto una città molto antica, che porta evidenti le tracce dei millenni che l’hanno attraversata lasciando il segno di continue sovrapposizioni e trasformazioni, ed è posta al centro di un sistema ambientale di straordinaria complessità. Infine, per la sua posizione geografica, si pone potenzialmente come osservatorio privilegiato delle trasformazioni che in questo ambito si stanno realizzando nell’area del Mediterraneo e nel mondo”.

Richiama il volo dei fenicotteri il logo della manifestazione promossa dal Comune di Cagliari e dall’Università degli Studi di Cagliari-DICAAR, con la Fondazione di Sardegna: quei fenicotteri che hanno colonizzato con oltre 20.000 esemplari le zone umide di Cagliari nonostante l’intervento dell’uomo le avesse potentemente trasformate, realizzando saline e vasche salanti.
Un miracolo, in un’area fortemente urbanizzata, divenuto uno dei simboli della città, ma anche del dialogo tra paesaggio naturale e paesaggio antropico.
Proprio questo dialogo, necessario ma non scontato, sarà il tema centrale della giornata d’apertura del meeting, il 27 luglio al Teatro Civico di Castello, con una conversazione sul paesaggio tra João Nunes, l’architetto e paesaggista svizzero Günther Vogt e Michael Jakob. Professore di Storia e Teoria del Paesaggio al Politecnico di Losanna (EPFL) e presso la Scuola di Ingegneria di Ginevra-Lullier (HEPIA), Professore Ordinario di Lettere Comparate all’Università di Grenoble nonché visiting professor presso la BIARCH di Barcellona - e con una successiva riflessione sulla “costruzione” della natura, che vedrà anche il coinvolgimento del geografo Franco Farinelli.
Seguiranno, nei giorni successivi, tavole rotonde e dialoghi su differenti fronti: da II progetto del Paesaggiocon riflessioni su Gerusalemme, Cagliari e Taranto; a Paesaggio e Cittàche metterà Milano al centro della discussione; da Politica e progetto urbanocon interventi di Marco Romano, Nicola di Battista, Antonio Longo e João Nunes, a Paesaggio e produzionein cui si spazierà dal paesaggio rurale della Sardegna a quello agricolo dell’Alentejo fino ai paesaggi minerari.
Lectiones magistralis nel corso della manifestazione saranno tenute dallo stesso Michael Jakob, da Henry Bava - botanico e architetto del paesaggio della scuola nazionale di architettura del paesaggio di Versailles - e da Peter Latz, pluripremiato paesaggista, professore di Architettura del Paesaggio all’Università Tecnica di Monaco di Baviera, già docente presso l’Università della Pennsylvania a Philadelphia e alla Harvard Graduate School of Design.
Centro motore della manifestazione - che avrà ogni anno un Paese ospite, la Svizzera in questa edizione - è il Teatro Civico di Castello, dove si terranno incontri e dibattiti, ma le diverse articolazioni del programma di CagliariPaesaggio si svilupperanno su un asse che connetterà anche l’Antico Palazzo di Città, il Dipartimento di Architettura dell’Università, il Bastione Santa Croce, il Bastione di Saint Remy e il Giardino sotto le Mura, allargandosi al Poetto, al quartiere di Sant’Elia e a tanti altri luoghi riconnessi e ricuciti al cuore di Cagliari.

GLI EVENTI IN CITTÀ
Lungo tutto il mese di luglio CagliariPaesaggio sarà infatti arricchito da eventi, mostre, allestimenti, performance che vedranno gli esponenti del mondo culturale e dello spettacolo misurarsi con scenari naturali e urbani della città, confermando riconosciute valenze paesaggistiche o indicando nuove potenzialità di ambiti oggi trascurati. Dal teatro di prosa all’interno dei parchi, al teatro di figura nei giardini, gli incontri filosofici sul paesaggio dedicati a grandi e bambini, la musica delle launeddas nello scenario industriale della Manifattura Tabacchi, le performance in spiaggia e i concerti nelle piazze. E ancora, le passeggiate al tramonto negli spettacolari scenari del Parco di Molentargius e in quello di Tuvixeddu o le passeggiate letterarie lungo diversi percorsi della città.
Tra gli appuntamenti, da a segnalare in particolare - il 6 luglio alle ore 21 - il Concerto dell’Orchestra e Coro del Teatro Lirico di Cagliari, che si apre alla città, proponendo nella scenografica ambientazione del Bastione di Saint Remy arie popolari di Verdi, Donizetti, Puccini e Rossini. Direttore Gérard Korsten e solisti Tiziana Caruso e Lavinia Bini (Soprani), Agostina Smimmero (Contralto), Angelo Villari (Tenore) e Devid Cecconi (Baritono).
Di Cinemae di Fotografiain rapporto con il Paesaggio si parlerà invece rispettivamente il 24 e il 25 sera, sempre al Teatro Comunale di Castello alle ore 19.00.
A confrontarsi in un colloquio pubblico sul diverso rapporto tra opere filmiche e paesaggio saranno il regista Gianfranco Cabiddu - che ha ambientato sull’Isola dell’Asinara la sua ultima fatica “La stoffa dei sogni” - Salvatore Mereu, Giovanni Columbu e Enrico Pau che, con “L’accabadora” (2016) uscito nelle sale nell’aprile di quest’anno e con una Cagliari del ‘43 sotto i bombardamenti, ha ottenuto importanti riconoscimenti, tra cui la menzione speciale ai Nastri d’Argento (premi del sindacato nazionale giornalisti cinematografici) per il cinema indipendente e di qualità.
Salvatore Ligios, Giovanni Chiaramonte e Paola De Pietri saranno invece protagonisti, la sera successiva, dell’incontro sul rapporto tra arte fotografica e paesaggio.
Non mancheranno neppure le mostre a proporre chiavi di lettura del paesaggio di sapore diverso: saranno una decina, ospitate in luoghi istituzionali come Palazzo di Città e l’EXMA, ma anche in siti e location inusuali come i negozi del centro storico di Cagliari. Tra le riflessioni di ambito architettonico spicca la mostra L’architettura del paesaggio in Svizzera” - The Swiss Touch in Landscape Architecture, mostra che sta girando l’Europa dedicata al Paese ospite della manifestazione, e che documenta le realizzazioni esemplari di paesaggisti e architetti elvetici. Curata da Michael Jakob per la Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia, la mostra verrà inaugurata alla presenza dell’ambasciatore svizzero in Italia.
I paesaggi urbani e rurali della Sardegna tra gli anni i ‘50 e ‘60 del Novecento sono invece protagonisti di un’esposizione di grande fascino - Paesaggio e identità. Storie di luoghi, di donne e di uomini. I grandi fotografi della Magnum in Sardegnache s’inaugura il 21 luglio a Palazzo di Città, promossa dai Musei Civici di Cagliari.
La Magnum Photos, la più nota agenzia fotografica al mondo, presenta, per la prima volta, in un’unica esposizione, gli scatti realizzati in Sardegna dai suoi reporter più famosi fra il secondo dopoguerra e gli anni sessanta del Novecento. Le fotografie di Henri Cartier-Bresson, David Seymour, Werner Bischof, Leonard Freed, Ferdinando Scianna - sessantotto immagini in tutto - immortalano l’Isola nel momento del delicato passaggio da una cultura tradizionale alla cosiddetta “modernità” e fanno da controcanto, nel percorso museale recentemente rinnovato nella sede civica di Castello, alle visioni identitarie del territorio restituite dagli artisti del Novecento della Collezione Sarda (Foiso Fois, Hoder Claro Grassi, Aligi Sassu, Ubaldo Badas, Giuseppe Biasi, Pietro Antonio Manca, Stanis Dessy, Melkiorre Melis, Costantino Nivola e Pinuccio Sciola): percorso che ha il suo punto di arrivo, o di partenza, nell’opera di Maria Lai Come Daphne (1999), per la prima volta esposta al pubblico nell’atrio del museo, così da essere liberamente fruibile a tutti.
Immagine identitaria, paesaggio dell’anima anche in un’altra mostra fotografica:Sale, Sudore, Sanguedi Francesco Zizola, antropologo e fotoreporter italiano vincitore del World Press Photo of the Year nel 1996 e secondo nella sezione “Contemporary issue” del WPP del 2016 ,che si terrà dal 18 luglio presso l’EXMA, Centro Sperimentale per le Arti e le Culture Contemporanee di Cagliari dove saranno esposti i lavori dell’artista sardo che raccontano l’antico metodo di pesca del tonno rosso, la cui origine risale alla dominazione araba.
Altro è il paesaggio che emerge infine dalle viscere della terra, che si nasconde sotto i nostri piedi, che sfugge al visibile. Cagliari sottodi Marco Mattana mostra attraverso 100 foto – dall’8 luglio al SEARCH di Cagliari - le cavità più significative raccontando il mutare della città sotterranea in quasi 3000 anni.
Sottolinea l’assessore Paolo FrauUno sforzo congiunto di tutta Cagliari. Siamo orgogliosi  che già in occasione di questa prima edizione diversi tra i più prestigiosi architetti del paesaggio e teorici della materia abbiano accettato il nostro invito. È per noi solo una base di partenza perché è nostra intenzione lavorare alacremente affinché questo evento cresca e si rafforzi nel tempo diventando un punto fermo nell’agenda di chiunque sia interessato a questi temi”.


Programmi e informazioni su: www.cagliaripaesaggio.com - instagram: cagliaripaesaggio - facebook: www.facebook.it/cagliaripaesaggio

Uffici stampa: Villaggio Globale International - Antonella Lacchin - Tel. +39 041 5904893 - M. +39 335 7185874 - lacchin@villaggio-globale.it
Comune di Cagliari - Valentina Lo Bianco - M. +39 339 3275217 - valentina.lobianco@ - www.comune.cagliari.it

CagliariPaesaggio, luglio 2017
Teatro Comunale di Castello e sedi varie
Cagliari

Condividi su:

Il Liberty e la rivoluzione europea delle arti, Scuderie e Castello di Miramare, Trieste

L’ultimo degli stili universali in Occidente, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, porta l’arte nella vita e la vita nell’arte influenzando ogni forma creativa anche nella quotidianità.
Dal Museo di arti decorative di Praga, per la prima volta in Italia, una selezione di 200 opere delle collezioni riporta ai tempi e ai gusti della Belle Époque in Europa. 
Tra i capolavori di Alphonse Mucha in mostra a Trieste, alle Scuderie e al Castello di Miramare, anche 7 metri di decorazione del padiglione della Bosnia-Erzegovina per l’Esposizione Universale di Parigi del 1900.

Il Liberty (in ceco: Secese), l’ultimo degli stili universali ad avere interessato l’Occidente a cavallo tra il XIX e il XX secolo, segnando con i suoi tipici elementi figurativi l’architettura, la pittura, la scultura ma anche il mondo multiforme delle arti decorative, ebbe a Praga e in Boemia uno dei suoi centri di sviluppo più significativi e originali.
Trieste, città mitteleuropea per eccellenza, a presenta per la prima volta in Italia alcune delle più affascinanti realizzazioni del Liberty (o Art Nouveau) ceco ed europeo, grazie all’eccezionale collaborazione con l’UPM di Praga, Museo delle Arti Decorative tra i più rilevanti nel panorama internazionale.
Istituito nel 1885 e chiuso dal 2014 per lavori di ristrutturazione della storica sede, il museo praghese - che riaprirà al pubblico a gennaio 2018 con le sue oltre 200.000 opere e una biblioteca di 172.000 volumi - ha prestato infatti alla città giuliana una selezione di oltre 200 tra le più significative opere delle sue raccolte, esposte dal 23 giugno 2017 al 7 gennaio 2018, in una mostra di grande fascino nelle sedi, tra loro contigue, delle Scuderie, nuovamente aperte, e del Museo storico del Castello di Miramare, in un progetto di valorizzazione e fruizione di questo straordinario complesso monumentale.

Promossa dal Polo museale del Friuli Venezia Giulia, dal Museo storico e parco del Castello di Miramare e dal Museo delle Arti Decorative di Praga, prodotta e organizzata da Civita Tre Venezie e Villaggio Globale International, la mostra fa dunque rivivere l’avvento del “modernismo” e gli anni cruciali della rivoluzione e dell’emancipazione delle arti in risposta alla sollecitazione dell’età moderna e alle mutate esigenze estetiche e spirituali.

Pur con la sua doppia anima fatta di tradizione e di innovazione, la sua eterogeneità e la varietà di scenari ideologici che questo stile ebbe nelle diverse culture europee, il Liberty o Art Nouveau fu un fenomeno culturale che investì tutta l'Europa e coinvolse tutte le arti nel segno del rinnovamento e della ribellione alla stagnante e sterile figurazione artistica. Con una convinzione comune - che arte e vita dovevano essere intrecciate e con una forte carica etica e l’impegno a trasformare l’ambiente di vita e le condizioni sociali.

Il concetto di “vita” ebbe un ruolo centrale nelle teorie estetiche in vigore al volgere del secolo, fondate su consapevolezza che potremo definire quasi olistica. 
Lo stile è tutto ciò che rispecchia  e accentua la connessione della vita ... È l‘intenso desiderio di un’unità spirituale della vita e del mondo, un’incarnazione dell’affinità e unità cosmica”. Di qui l’attenzione per la natura come fonte di bellezza artistica, una visione organica dell’esistenza e dell’arte concepita nella sua interezza, senza distinzioni, e l’interesse di tanti esponenti dell’Art Nouveau per le scienze naturali e spirituali. Istanze sociali e istanze artistiche s’intrecciavano laddove l’obiettivo era la rigenerazione della vita e il cambiamento della gerarchia dei valori. 

Le arti applicate ebbero un ruolo centrale in questa visione: fu in questo campo infatti che il movimento dell’Art Nouveau o Liberty si fuse maggiormente con la generalizzata modernizzazione della società divenendo una componente importante del processo di trasformazione: elemento chiave nella riforma della vita quotidiana.
Dalle pitture alle litografie, dai manifesti ai gioielli, dagli stupefacenti vetri alle ceramiche, dai mobili ai tessuti, dall’abbigliamento e dalla biancheria agli oggetti da tavola la mostra di Trieste - curata da Radim Vondracek, Iva Knobloch, Lucie Vlckova con la direzione di Helena Koenigsmarkova (Direttore del Museo delle Arti Decorative di Praga) e di Rossella Fabiani storico dell’arte, rievoca il mondo della Belle Époque e di una borghesia che fa i conti con il progresso. Un progresso che rincorre - l’emancipazione femminile, i trasporti, le comunicazioni, la corrente elettrica - ma dal quale vuole difendersi, combattendo l’eccesso di industrializzazione e la cultura meccanizzata di massa, con il ritorno all’industria artistica e a un artigianato di pregio. 
Accanto a capolavori d'arte decorativa presentati all'Esposizione Universale di Parigi del 1900 - momento decisivo nella diffusione di questo stile e punto d’arrivo del Liberty cosiddetto organico - saranno esposte opere influenzate dalle diverse correnti di pensiero sviluppatesi all'epoca.

Accanto ad artisti del calibro di Jan Preisle e Alphonse Mucha, uno dei più importanti e rappresentativi protagonisti dell'Art Nouveau in Europa di cui la mostra presenta ben 12 opere, saranno esposti a Trieste esempi delle innovazioni grafiche del viennese Gustav Klimt e di Koloman Moser. Quindi le firme nei gioielli di Emanuel Novák, Josef Ladislav Nemec e Franta Anýž; le celebri vetrerie boeme e le creazioni di  Adolf Beckert e Karl Massanetz, pioniere della decorazione a freddo dei vetri; i grandi nomi di Jan Kotěra, Josef Hoffmann e Leopold Bauer, allievi della Wiener Akademie e di Otto Wagner, soprattutto per gli arredi, come pure dell’architetto Pavel Janák esponente principale dell’associazione praghese Artěl.
Davvero impressionante di Mucha l’esposizione di una parte consistente (L’epoca romana e l’arrivo degli slavi) della decorazione realizzata per la sala principale del padiglione della Bosnia-Erzegovina all’Esposizione Universale di Parigi del 1900: un acquarello e colore stemperato su tela di quasi 7 metri di lunghezza per 3 e mezzo di altezza che ci immerge nell’epopea slava. 

Coinvolgente poi la possibilità di vedere ricreati, grazie all’allestimento scenografico affidato a Pierluigi Celli e agli eccezionali prestiti, ambienti in stile Art Nouveau unificato - dai mobili alle decorazioni per tessuti, agli accessori, agli oggetti funzionali - secondo quel concetto di arte globale che aveva coinvolto gli sforzi creativi in diversi settori interessando sia la classe media che il ceto alto, soprattutto l’intellighenzia urbana  in piccole e grandi città.
Si cercava la bellezza e l’equilibrio, si puntava all’arte nella vita: un’arte emancipata e integrata  che in Boemia porterà a percorrere le nuove strade del cubismo. Si era fiduciosi nel futuro e ottimisti di fronte al progresso e a una pace diffusa. Ma era un fragile equilibrio che si sarebbe spezzato di lì a poco. I Nazionalismi mai sopiti avrebbero aperto le porte dell’intolleranza; l’affare Dreyfus in Francia, cui seguì l’analogo caso Hilsner nel contesto boemo, evidenziò in quale misura la società fosse accessibile all’intolleranza nella veste dell’antisemitismo. 

Dopo la crisi del 1908 in Bosnia e Erzegovina, vennero alla luce pericolose contraddizioni sociali, ideologiche e geopolitiche. Le guerre balcaniche scoppiate nel 1912 furono già una diretta avvisaglia del tragico epilogo della Belle Époque: uno splendido sogno finito - come dice Stefan Zweig -  nel massimo crimine del nostro tempo», quella sanguinosa conclusione che fu la Prima guerra mondiale”.
 

Accompagna la mostra un catalogo Marsilio Editori.


IL LIBERTY e la rivoluzione europea delle arti
dal Museo delle Arti Decorative di Praga

Dal 23-06-2017 al 07. 01. 2018 
Orari
tutti i giorni 9.00-19.00, chiusura biglietteria 18.30
Biglietti: Museo storico di Miramare + mostra Liberty Scuderie del Castello di Miramare • intero € 10,00 • ridotto € 8,00: cittadini UE tra i 18 e i 25 anni • gratuito: cittadini UE di età inferiore ai 18 anni • l’accesso al parco è gratuito

Info e prenotazioni: Tel. (+39) 041 2770470 (lun-ven  9.00-18.00; sabato 9.00-14.00) Nel caso di richiesta di guida o operatore didattico da parte di gruppi o scolaresche  (min. 10-max 25 persone), la prenotazione va effettuata almeno 15 giorni prima
Prenotazioni: Tel. (+39) 041 2770470 (Lun-Ven 9.00-18.00; Sabato 9.00-14.00) Nel caso di richiesta di guida turistica o operatore didattico da parte di gruppi o scolaresche (min. 10-max 25 persone),la prenotazione va effettuata almeno 15 giorni prima.   
Informazioni: Tel. +39 040 224143 - info@castello-miramare.it - www.castello-miramare.it - www.castellomiramare.org 
Uffici stampa: Villaggio Globale International - Antonella Lacchin - T. 041 5904893 - M. 335 7185874 - lacchin@villaggio-globale.it
Civita Tre Venezie - Giovanna Ambrosano - T. 041 2725912 - M. 338 4546387 - ambrosano@civitatrevenezie.it

Scuderie e Museo Storico
Del Castello di Miramare
Viale Miramare
34151 Trieste
Tel. (+39) 040 224143 - Fax (+39) 040 224220 - info@castellomiramare.org

Condividi su:

Marco Petrus “Matrici”, Gallerie d’Italia, Napoli

Dal 24 giugno al 3 settembre 2017


Le Gallerie d’Italia di Napoli ospitano la mostra “Marco Petrus. Matrici”, a cura di Michele Bonuomo.
Marco Petrus è uno dei protagonisti della pittura italiana contemporanea: ha esposto sia in importanti gallerie internazionali che in prestigiosi spazi pubblici come lo Shanghai Art Museum, il Taipei Fine Arts Museum, La Triennale di Milano e il Complesso del Vittoriano a Roma.
Le architetture sono il soggetto principale dell’artista che fa degli scorci arditi e delle campiture piatte la sua principale cifra stilistica.
Dopo aver rappresentato, tra gli altri, il paesaggio urbano di Milano, Trieste, Shanghai, Helsinki, Berlino, Petrus è tornato a Napoli, dove già aveva indagato la sede della Direzione Regionale della Campania e il Palazzo delle Poste.
Nella nuovissima serie di venticinque dipinti di grandi dimensioni esposta a Palazzo Zevallos Stigliano, il pittore riminese si è concentrato su Napoli e, in particolare, su uno dei luoghi più emblematici e drammatici della città: Scampia con le sue Vele, tradotte in una soluzione pittorica fatta di matrici essenziali e colorate, capaci di restituire ordine e bellezza a un paesaggio
contraddittorio.
La mostra, corredata da un catalogo edito da Marsilio Editori, con testi di Michele Bonuomo, Mario Martone e Andrea Viliani, è realizzata in collaborazione con la Galleria M77  di Milano e si avvarrà del matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee e del Museo Madre di Napoli.

Palazzo Zevallos Stigliano
Le Gallerie di Napoli sono state oggetto nel 2014 di un intervento di riallestimento che vede attualmente esposte oltre 120 opere, attraverso le quali è possibile ripercorrere le vicende fondamentali delle arti figurative in città in un arco cronologico che dagli esordi del Seicento si spinge sino ai primi anni del Novecento.
La prima destinazione a scopi museali di un’area del piano nobile di Palazzo Zevallos Stigliano – sede storica della Banca a Napoli dal 1898 -– risale al 2007, all’indomani di un accurato intervento di restauro sui cicli decorativi ottocenteschi.
L’apertura al pubblico delle Gallerie nasce dall’intento di Intesa Sanpaolo di valorizzare e condividere con la cittadinanza un nucleo di opere tratte dalle proprie collezioni d’arte, prima fra tutte il Martirio di sant’Orsola di Caravaggio.
Il nuovo allestimento, secondo il progetto espositivo curato da Fernando Mazzocca, ha arricchito le Gallerie con nuclei di opere di grande significato storico e valore artistico appartenenti al contesto culturale del Sud Italia, in particolare di ambito napoletano, provenienti dalle raccolte già costituite dagli istituti di credito – per lo più il Banco di Napoli e la Banca Commerciale Italiana – poi confluiti in Intesa Sanpaolo.
L’attuale itinerario museale si articola in spazi più estesi e propone un’antologia in grado di tratteggiare, per grandi linee, un profilo delle vicende salienti della pittura a Napoli nel corso del Sei e Settecento, dalla svolta naturalistica impressa dall’arrivo di Caravaggio nel 1606, fino ai fasti della civiltà borbonica.
Spiccano fra le opere esposte il Martirio di sant’Orsola, capolavoro estremo dello stesso Caravaggio (eseguito nel 1610 pochi mesi prima della morte), Giuditta decapita Oloferne, derivazione attribuita al fiammingo Louis Finson da un perduto originale ancora del Merisi, Sansone e Dalila di Artemisia Gentileschi, tre scene bibliche di Bernardo Cavallino, il San Giorgio di Francesco Guarini, il Ratto di Elena di Luca Giordano, Agar nel deserto di Francesco Solimena e due celebri opere di Gaspare Traversi, La lettera segreta e Il concerto.
Il percorso nella veduta e nel paesaggio, che ha avuto a Napoli uno sviluppo straordinario nel corso dell’Ottocento, ha una premessa settecentesca: quattro dipinti dell’olandese Gaspar van Wittel, considerato uno degli iniziatori del vedutismo moderno. In una prima sezione dedicata alle vedute e alla Scuola di Posillipo, la serie delle piccole tele di Anton Smink Pitloo, e ancora i dipinti di Giacinto Gigante, Gabriele Smargiassi, Salvatore Fergola, Nicola Palizzi, Domenico Morelli, Federico Rossano, Edoardo Dalbono, Edoardo Franceschini, Gioacchino Toma, Francesco Mancini, Vincenzo Migliaro, permettono di seguire l’eccezionale vicenda di un genere declinato in successive fasi sperimentali, che hanno reso la Scuola Napoletana all’avanguardia in Europa.
Dalla Scuola di Posillipo, dove matura la grande eredità del paesaggismo del Grand Tour, si approda al naturalismo legato alla pratica en plein air della Scuola di Resina, sino alle esperienze più individuali di fine secolo. Una successiva sezione consente di puntare l’obiettivo sulla rappresentazione della città attraverso gli interni degli edifici monumentali, le strade e le scene di vita moderna che avvenivano negli spazi della socialità, come l’ippodromo, la villa comunale e il mercato.
Le opere di Vincenzo Gemito, infine, formano un insieme di altissima qualità, uno dei nuclei più importanti del grande artista. Si tratta di terrecotte, bronzi e disegni che, dagli anni Settanta dell’Ottocento agli anni Venti del secolo successivo, documentano la sua straordinaria parabola artistica: un percorso intrecciato con il dramma personale di un’esistenza minata da profondi squilibri psichici, che comportarono lunghe interruzioni dell’attività creativa.
Non solo spazio museale, le Gallerie di Palazzo Zevallos Stigliano si propongono quale realtà dinamica, divenendo luogo di riferimento nel contesto sociale e culturale in cui sono inserite, attraverso una ricca programmazione di appuntamenti, esposizioni temporanee, concerti, simposi e convegni condotti in collaborazione con le più importanti istituzioni culturali sia locali sia, più in generale, italiane ed europee.
La presenza delle Gallerie nel territorio, segnata da una costante crescita del numero di visitatori e dai frequentatissimi laboratori didattici, si è imposta in modo graduale attraverso varie attività che hanno come riferimento temi precisi: il Palazzo e la sua storia, gli illustri proprietari che si sono succeduti, le prestigiose collezioni d’arte custodite nei secoli, i personaggi che vi hanno lavorato (Luca Giordano, Pergolesi, Alessandro Scarlatti, Farinelli, solo per citarne alcuni).
Il Palazzo ospita numerose iniziative dedicate a tematiche di carattere musicologico, filologico-letterario e storico-artistico.
Per gli appuntamenti musicali, realizzati in collaborazione con istituti di riconosciuta fama, l’intento, ove possibile, è quello di abbandonare una logica di eventi occasionali fini a se stessi e di dar loro una cornice tematica ben definita nonché strettamente legata alla cultura del territorio: la produzione musicale commissionata dall’aristocrazia napoletana per le dimore storiche in età moderna.
Le Gallerie ospitano mostre ricorrenti incentrate su nuclei collezionistici o su singole opere delle raccolte della Banca, consentendo una loro più ampia conoscenza e favorendo nel contempo approfondimenti di carattere storico, critico, attributivo. Gli studiosi e i cultori hanno a disposizione un deposito dove sono conservate le opere non esposte, nonché un laboratorio di restauro attrezzato con le più moderne tecnologie.
Le Gallerie hanno sviluppato una singolare esperienza di didattica museale che mira ad avvicinare il pubblico alla comprensione del mondo dell’arte. La proposta didattica è rivolta alle scuole di ogni ordine e grado, in modo gratuito, nonché agli adulti, per i quali si prevedono visite guidate, incontri e laboratori.


Marco Petrus "Matrici"
Dal 24 giugno al 3 settembre 2017
Orari: Da martedì a venerdì dalle 10 alle 18 (ultimo ingresso alle 17:30)
Sabato e domenica dalle 10 alle 20 (ultimo ingresso alle 19:30); Lunedì chiuso.
Apertura gratuita sabato 24 giugno dalle ore 19 con orario prolungato fino alle 22 (ultimo ingresso alle 21:30) e domenica 25 giugno dalle 10 alle 20.
Ingresso: Biglietto congiunto valido per la visita alle mostre temporanee e alle collezioni permanenti: intero 5€; ridotto 3€; Gratuito per convenzionati, scuole, minori di 18 anni e ogni prima domenica del mese. Prenotazione obbligatoria per i gruppi e le scuole.
Informazioni e prenotazioni: Numero verde: 800.454229 - info@palazzozevallos.com 
Coordinamento sede museale Napoli, Palazzo Zevallos Stigliano

Antonio Ernesto Denunzio - antonio.denunzio@intesasanpaolo.com
Responsabile Ufficio iniziative culturali, progetti espositivi e patrimonio artistico Gallerie D'Italia: Silvia Foschi - silvia.foschi@intesasanpaolo.com
Ufficio Stampa Intesa Sanpaolo: 
stampa@intesasanpaolo.com 
Ufficio stampa M77 GalleryPCM Studio, Paola C. Manfredi - paola.manfredi@paolamanfredi.com - M. +39 335 54 55 539 -  T. +39 02 87286582

Gallerie d’Italia
Palazzo Zevallos Stigliano
Via Toledo 185
Napoli

Condividi su:

NEW YORK NEW YORK. Arte Italiana: la riscoperta dell’America, Museo del Novecento, Gallerie d’Italia, Milano

Presentata a Milano, la mostraNEW YORK NEW YORK. Arte Italiana: la riscoperta dell’Americaa Palazzo Marino, Sala dell’Orologiointrodotta e moderata: Claudio Salsi, Direttore Soprintendenza Castello, Musei Archeologici e Musei Storici del Comune di Milano. Sono intervenuti: Filippi del Corno, Assessore alla Cultura del Comune di MilanoGiovanni Bazoli, Presidente Emerito di Intesa SanpaoloAnna Maria Montaldo, direttore Polo Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Milano; Michele Coppola, Responsabile Attività Culturali di Intesa SanpaoloFrancesco Tedeschi, Curatore della mostra, presente il Console Generale Ambasciatore degli Stati Uniti d’America, Philip T. Reeker.
Filippo Del Corno, assessore alla cultura del Comune di Milano: "Nella prima metà del Novecento i confini fisici dell’espressione artistica si sgretolano, e quelle che prima erano classificabili come ‘influenze di culture altre’ diventano ora fonte di ispirazione comune per gli artisti di ogni luogo, anche e soprattutto in Italia. Il Museo del Novecento è testimone prezioso di questa fase, documentata attraverso la propria collezione e approfondita ora con questa mostra che si inserisce perfettamente nel contesto storico-artistico del suo percorso. La collaborazione con Gallerie d’Italia e il suo Cantiere del ‘900 consente di affondare ulteriormente lo sguardo su questo periodo cruciale dell’arte moderna, in cui il mondo diventa al tempo stesso più grande e più vicino all’immaginario di tutti gli artisti che, ciascuno con il proprio linguaggio, meticciano la propria cultura con tradizioni e suggestioni provenienti da oltreoceano."
Giovanni Bazoli, Presidente Emerito di Intesa Sanpaolo: "Dopo le mostre Restituzioni, Hayez, Bellotto e Canaletto dedicate alla grande tradizione artistica italiana, Intesa Sanpaolo riporta l’attenzione sul contemporaneo, periodo al quale è dedicato Cantiere del ‘900, il progetto espositivo delle Gallerie di Piazza Scala volto a valorizzare le collezioni del Novecento della nostra Banca, New York New York, con quasi 150 opere provenienti da prestigiosi musei nazionali e stranieri, consente un’originale lettura dell’arte italiana del secolo scorso in una prospettiva internazionale, approfondendo il rapporto con il mondo, la cultura e i caratteri estetici di un’America vista, interpretata e rappresentata. Questa nuova mostra rafforza ulteriormente la collaborazione con il Comune di Milano attraverso la sinergia con il Museo del Novecento, la realtà museale che svolge in città un ruolo di primo piano nella promozione dell’arte moderna."

La mostraNEW YORK NEW YORK. Arte Italiana: la riscoperta dell’America,  si snoda in un percorso che parte dal Museo del Novecento ad arrivare alle Gallerie d’Italia di Piazza Scala attraverso centocinquanta opere.
Tutti i pezzi in esposizione sono stati realizzati da artisti italiani che hanno viaggiato, soggiornato, lavorato, esposto negli Stati Uniti - e in particolare a New York - o anche solo immaginato il nuovo mondo, alla ricerca di uno spirito più libero e di modelli differenti rispetto alla vecchia Europa.
Scrive il curatore Francesco Tedeschi: “La mostra si fonda su una serie di fatti, incontri e occasioni che hanno dato all’arte italiana del Novecento l’opportunità di conseguire un’attenzione e una presenza internazionale utile a collocarla in posizione preminente nell’ambito della stessa idea di modernità.” Una centralità raggiunta “tramite una serie di legami di diverso genere con gli Stati Uniti d’America, e in particolare con l’ambiente e la città di New York, che diventa, non solo simbolicamente, il centro della cultura artistica del Novecento, a partire dagli anni dell’immediato secondo dopoguerra. Vengono però qui considerati anche episodi precedenti, che hanno contribuito a preparare il terreno per vicende che si sono chiaramente manifestate in seguito, anche per le diverse maturazioni delle situazioni storiche attraversate dai due paesi.
Il racconto di mostra inizia negli spazi dell’Arengario dove l’immaginario americano è rappresentato dalle opere di grandi maestri dell’arte come Afro, Paolo Baratella, Corrado Cagli, Pietro Consagra, Giorgio De Chirico, Fortunato Depero, Tano Festa, Lucio Fontana, Emilio Isgrò, Sergio Lombardo, Titina Maselli, Costantino Nivola, Gastone Novelli, Vinicio Paladini, Arnaldo Pomodoro, Mimmo Rotella, Alberto Savinio, Toti Scialoja, Tancredi, Giulio Turcato.
Una sezione a sé è dedicata al fotografo Ugo Mulas e al suo memorabile progetto “New York: arte e persone“, realizzato tra il 1964 e il 1967 negli studi degli artisti newyorkesi Barnett Newman, Jasper Johns, Robert Rauschenberg, Andy Warhol e Tom Wesselmann.
Si prosegue poi alle Gallerie d’Italia dove potete ripercorrere le mostre organizzate negli Stati Uniti che hanno avuto come protagonisti gli artisti italiani. A partire dalla mostra “XX Century Italian Art”, tenutasi nel 1949 al Museum of Modern Art di New York, sono presentati nelle sale della sede di Piazza Scala alcuni capolavori di artisti quali Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Carlo Carrà e Giorgio Morandi per poi proseguire con opere di autori degli anni Cinquanta e Sessanta tra i quali Carla Accardi, Afro, Gianfranco Baruchello, Enrico Baj, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi, Alik Cavaliere, Ettore Colla, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Domenico Gnoli, Lucio Fontana, Pino Pascali, Achille Perilli, Michelangelo Pistoletto, Arnaldo Pomodoro, Mimmo Rotella, Giuseppe Santomaso, Mario Schifano, Francesco Somaini, Toti Scialoja ed Emilio Vedova.
Attenzione particolare è dedicata all’impegno didattico di artisti italiani nelle università americane, al dialogo fra il linguaggio scultoreo e la grande mela, alle relazioni tra Roma e New York, fino a giungere al confronto con la nascente Pop Art italiana.
La mostra del MoMA del 1949 è stata un momento fondamentale per la ricezione dell’arte moderna italiana in un contesto internazionale: i curatori vollero allora sottolineare come l’arte italiana del Novecento avesse una propria storia, autonomia e carattere indipendenti da quella francese. Vengono esposte in quell’occasione circa 230 opere di altissima qualità (tra dipinti, sculture, disegni, bozzetti, incisioni) di 45 artisti, organizzate in sezioni dal Primo Futurismo alla Pittura e Scultura dal 1920 al 1948. L’evento avrebbe veicolato il processo di acquisizione di opere d’arte italiana per le collezioni del MoMA ottenendo il lungo e duraturo effetto di creare un interesse e un mercato per gli artisti italiani.
Allo scopo di mettere in evidenza il dialogo con gli artisti d’oltreoceano saranno esposti anche alcuni capolavori dei massimi esponenti dell’arte statunitense come Alexander Calder, Willem De Kooning, Arshile Gorky, Franz Kline, Conrad Marca Relli e Cy Twombly, per sottolineare le loro relazioni con il nostro paese, attraverso i contatti da loro intrattenuti con artisti e collezionisti.
La mostra è accompagnata da un catalogo ELECTA, con saggio introduttivo di Francesco Tedeschi che inquadra la mostra con il racconto degli artisti italiani che hanno guardato l’America dal 1929 al 1968. Molti i contributi di storici dell’arte, critici, curatori: Nicoletta Boschiero su Fortunato Depero, Katherine Robinson su Giorgio de Chirico, Sergio Cortesini su La Comet Art Gallery e Corrado Cagli, Federica Boragina sull’immagine di New York nell’arte italiana dal 1949 al 1968, Davide Colombo sulla mostra Twentieth-Century Italian Art al MoMA nel 1949, Nicol Mocchi su Giorgio Morandi, Raffaele Bedarida sulla galleria Catherine Viviano e la promozione dell’arte italiana negli anni Cinquanta negli Stati Uniti, Sharon Hecker sul collezionista Joseph Pulitzer, Carlo Pirovano su Alberto Burri, Kevin McManus sugli artisti italiani nelle università americane, Luca Massimo Barbero su Lucio Fontana e Tancredi a New York, Paola Bonani sulla Rome-New York Art Foundation, Carla Subrizi sulla mostra New Realists e il confronto con l’immaginario Pop, Francesca Pola su Ugo Mulas e la nuova scena artistica americana.


NEW YORK NEW YORK. Arte Italiana: la riscoperta dell’America
Dal
13 aprile al 17 settembre 2017
A cura di: Francesco Tedeschi

Promosso da: Comune di Milano, Museo del Novecento, Intesa Sanpaolo, Gallerie d’Italia, Electa
Orari:
Gallerie d’Italia - Piazza Scala 6, Milano: Da martedì a domenica dalle 9:30 di 19:30; Giovedì dalle 9:30 alle 22:30; Chiuso il lunedì; Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura
Museo del Novecento - Via Marconi, 1 Milano: Lunedì dalle 14:30 alle 19:30
Martedì, mercoledì, venerdì e domenica dalle 9:30 alle 19:30; Giovedì e sabato dalle 9:30 alle 22:30; Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura
Ingresso
Gallerie d’Italia: Biglietto congiunto mostra temporanea e collezioni permanenti: intero 10€; ridotto 8€; ridotto speciale 5€; Gratuito per le scuole e i minori di 18 anni. Gratuito ogni prima domenica del mese; Prenotazione obbligatoria per gruppi e scuole
Museo del Novecento: L’ingresso alla mostra comprende anche la visita al museo: intero 10€; ridotto 8€/6€; ridotto speciale 5€
Il biglietto d’ingresso della prima sede visitata dà diritto all’ingresso a 5 euro nella seconda sede o all’eventuale riduzione/gratuità se dovuta.
La visita alle due sedi può avvenire anche in data diversa.
Informazioni e prenotazioni
Gallerie d’Italia: Tel: 800.167619, info@gallerieditalia.com
Museo del Novecento: Tel. 02.88444061 - c.museo900@comune.milano.it - www.museodelnovecento.org
Catalogo: Electa, formato24 x 28 cm, Legatura brossura con alette, Pagine 296, ISBN 978889181405, €. 40

Hashtag: #NewYorkNewYork - #igersinmostra
Instagram: @ElectaEditore, @Museodel900 e @Gallerieditalia, @igersmilano
Uffici Stampa
ELECTA: Giulia Zanichelli - giulia.zanichelli@consulenti.mondadori.it - http://www.electa.it/
GALLERIE D'ITALIA: Silvana Scannicchio 
 - silvana.scannicchio@intesasanpaolo.com
COMUNE DI MILANO: Elena Conenna
 - elenamaria.conenna@comune.milano.it 

Gallerie d’Italia
Piazza Scala 6
Milano
gallerieditalia.com

Museo del Novecento
Via Marconi, 1
Milano
museodelnovecento.org

 

 

Condividi su:

Ballo di Brera e Gioia Smart Awards e la Rosa di Brera, Milano

Presentati da  James M. Bradburne, direttore generale Pinacoteca di Brera e Biblioteca Nazionale Braidense e Maria Elena Viola, direttore Gioia! il Ballo di Brera e Gioia Smart Awards, alla Pinacoteca di Brera.

L’idea di organizzare un ballo a Brera nasce più di un anno fa  da un proficuo confronto tra James M. Bradburne e Philippe Daverio nell’intento di rilanciare il ruolo di Brera nella città di Milano. Questo ambizioso progetto nato nel 2015 è finalmente possibile  come prima edizione il 21 giugno 2017 grazie alla collaborazione tra la Pinacoteca di Brera e la testata Gioia! edita da Hearst. Mille i selezionatissimi invitati: i grandi sostenitori della Pinacoteca, gli imprenditori, personalità della cultura e delle istituzioni. 

Due realtà che si uniscono in un appuntamento estivo  che celebri la creatività, l’innovazione e la cultura attraverso la premiazione degli Smart Awards di Gioia! e il dono della Rosa di Brera a un importante mecenate del museo.

"Il Ballo rappresenta una collaborazione fra Pinacoteca di Brera e la testata Gioia! edita da Hearst: due realtà qualitative, complementari e di ampia audience scelgono di mettere a fattor comune la propria creatività e la capacità di comunicazione per creare un nuovo grande appuntamento di inizio estate che celebri la cultura, la qualità e l’innovazione.  La collaborazione nasce come primo passo in una  partnership
che spero avrà un lungo e stimolante futuro. La nostra è infatti una piena collaborazione in tutti sensi della parola"  
ha spiegato Bradburne.

Nel corso della serata sulle note di La La Land, il film pluripremiato agli Oscar con l’esibizione di cinquanta ballerini del corpo di ballo DanceHaus, si celebrerà Brera e il suo voler "tornare a essere cuore della città, non solo in senso fisico", con la consegna della Rosa di Brera a un personaggio che ha contribuito con il suo sostegno allo sviluppo della Pinacoteca.

La rosa è un ibrido creato appositamente per l'Orto Botanico e verrà consegnata con un gioiello che la raffigura creato da Giampiero Bodino. Il Ballo che si svolgerà dalle 19.30 alla mezzanotte nel cortile della Pinacoteca dovrebbe diventare "il contropeso estivo alla prima della Scala. Evento eccezionale e originale che dovrebbe svolgersi ogni anno nel solstizio d'estate. Tutto questo è possibile grazie agli strumenti messi a disposizione dalla riforma, chi mi ha preceduto non avrebbe avuto così mano libera."


 

Ballo di Brera
mercoledì 21 giugno 2017

dalle 19:30 alle 12:00
Ufficio Stampa: Pinacoteca di Brera: Antonella Fiori - M. +39 347 2526982 - ufficio.stampa@pinacotecabrera.org
Ufficio Comunicazione: Pinacoteca di Brera - Tel. +39 02 72263266 - comunicazione.brera@beniculturali.it
Comunicazione: Hearst Italia: Maddalena Onofri - M. +39 335 5924659

Piancoteca di Brera
Via Brera 28
20121 Milano
www.pinacotecabrera.org

Condividi su:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi