Archivi categoria : Musei

Di casa in casa, quattro case museo per una città, Milano

Le quattro case museo di Milano - Museo Bagatti Valsecchi, Casa Boschi di Stefano, Villa Necchi Campiglio e Museo Poldi Pezzoli, in partenariato con la Fondazione Adolfo Pini e il suo progetto Storie Milanesi - presentano la nuova iniziativa, realizzata grazie al contributo di Fondazione Cariplo per il bando “Cultura e aree urbane”, in collaborazione…
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Da Hayez a Boldrini, Palazzo Martinengo, Brescia

100 capolavori per celebrare un secolo di arte italiana. I maggiori esponenti del neoclassicismo, del romanticismo, della scapigliatura, dei macchiaioli e del divisionismo, da Canova ad Appiani, da Hayez a Cremona, da Fattori a Inganni, da Segantini a De Nittis, da Zandomeneghi fino a Boldini, sono i protagonisti di una grande mostra a Palazzo Martinengo a Brescia, dal 21 gennaio all’11 giugno 2017.
L’esposizione, dal titolo Da Hayez a Boldini. Anime e volti della pittura italiana dell’Ottocento, curata da Davide Dotti, organizzata dall’Associazione Amici di Palazzo Martinengo in collaborazione con la Provincia di Brescia, col patrocinio del Comune di Brescia, racconta la straordinaria stagione che l’Italia visse nel corso del XIX secolo, illustrando le correnti e i movimenti pittorici che vi fiorirono, rendendo il panorama culturale e artistico nazionale uno dei più dinamici a livello europeo.
Roberta Bellino, presidente dell’Associazione Amici di Palazzo Martinengo: “Dopo i successi di critica e di pubblico, con oltre 105.000 visitatori, riscossi con le rassegne Il Cibo nell’Arte dal Seicento a Warhol del 2015, Lo Splendore di Venezia. Canaletto, Bellotto, Guardi e i vedutisti dell’Ottocento del 2016, organizzate dalla nostra associazione, e ancora prima con Moretto, Savoldo, Romanino, Ceruti del 2014, Palazzo Martinengo si appresta a godere del fascino e delle suggestioni dell’800, confermandosi come una delle sedi espositive più prestigiose della città e tra le più importanti a livello nazionale. Brescia non ha mai ospitato una grande mostra dedicata alla pittura italiana del XIX secolo, e questa è un’occasione unica per i bresciani e non solo per scoprire i protagonisti di uno dei più importanti ed emozionanti capitoli della storia dell’arte europea”.
Davide Dotti, curatore della mostra: Ho impostato le sale procedendo come un manuale di storia dell’arte, passando da un movimento all’altro, rispettando quando possibile l’ordine cronologico provando ad applicare un metodo che solitamente utilizzo per la curatela di mostre di arte Barocca e Seicentesca, la mia specializzazione, anche all’Ottocento. Approfondendo, studiando e ricercando ho capito che questo sistema funzionava assolutamente benissimo anche per questa esibizione. Così, in settimana sono arrivate a Palazzo Martinengo tre prestigiose opere d’arte di Francesco Hayez, forse il più grande pittore italiano del Risorgimento e dover concentrare la scelta solo su tre, non è stato facile“.


Il percorso espositivo si apre con Amore e Psiche, capolavoro di Antonio Canova, che incarna i canoni dell’estetica del Neoclassicismo. Attorno al gesso preparatorio per la scultura marmorea esposta al museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, che ispirarono questi versi a Ugo Foscolo:
Forse (o ch’io spero!) artefice di Numi,
nuovo meco darai spirto alle Grazie
ch’or di tua man sorgon dal marmo.
Intorno ruotano alcune delle tele più rappresentative di autori neoclassici tra cui Andrea Appiani, pittore prediletto da Napoleone, capace di evocare la sublime grazia raffaellesca nella splendida tela Venere allaccia il cinto a Giunone.
La sezione dedicata al Romanticismo vede come assoluto protagonista Francesco Hayez di cui viene presentata la Maria Stuarda sale al patibolo, capolavoro di tre metri per due, che giunge eccezionalmente a Brescia. Accanto ad altre opere di Hayez quali la Vergine addolorata e il Ritratto del principe Barbiano di Belgioioso, sono esposti dipinti dei principali autori romantici come Giuseppe Molteni, Enrico Scuri, Giacomo Trecourt, Carlo Arienti e Giovanni Carnovali detto il Piccio, la cui pittura anticipò gli esiti dei maestri della Scapigliatura alla quale è dedicata la terza sala, dove spiccheranno le tele di Tranquillo Cremona, Daniele Ranzoni e Mosè Bianchi.
Mentre a Milano si affermavano gli scapigliati, a Firenze, negli stessi anni, si faceva largo un gruppo di giovani e agguerriti artisti che, per reagire alla stanca pittura insegnata nelle accademie, diede vita al movimento dei macchiaioli capitanato da Giovanni Fattori, Silvestro Lega e Telemaco Signorini, qui presenti con alcune delle loro opere più famose.
Proseguendo nel percorso, il visitatore viene prima sedotto dai dipinti a soggetto orientalista capaci di evocare le luci e le atmosfere di mondi lontani, e poi dalle toccanti scene di vita quotidiana immortalate da Induno, Guglielmo Ciardi, Giacomo Favretto, Filippo Palizzi, Vincenzo Irolli, Alessandro Milesi e dal bresciano Angelo Inganni, presente con diversi lavori tra cui la splendida coppia di Vedute di Piazza della Loggia e una suggestiva Donna che cucina lo spiedo, quintessenza della cultura gastronomica locale.
Aggiornati sulle novità dell’impressionismo francese i divisionisti elaborarono, invece, un’innovativa tecnica pittorica caratterizzata da intrecci di brevi pennellate cariche di colore, che trova la massima espressione nelle tele ricche di significati simbolici di Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Angelo Morbelli, Gaetano Previati, Emilio Longoni, Carlo Fornara e Plinio Nomellini.
Di Giovanni Segantini, padre nobile del divisionismo, si espone il capolavoro Alpe di maggio proveniente da una prestigiosa raccolta privata, eseguito a Savognino nella primavera del 1891, quando l’artista era impegnato a ritrarre animali con la speranza di conquistare “l’azzurro del cielo, il verde tenero dei pascoli, le superbe catene dei monti”.
La mostra si chiude con la rievocazione del frizzante clima culturale parigino della Belle Époque che si respirava nei teatri, nei caffè e lungo i boulevard della capitale francese, dove vissero e lavorarono maestri del calibro di Vittorio Matteo Corcos, Antonio Mancini, Federico Zandomeneghi, Giuseppe De Nittis e Giovanni Boldini.
Di quest’ultimo, geniale anticipatore della modernità novecentesca, sono esposti i sensuali ritratti nei quali esaltò la bellezza femminile svelandone l’anima più misteriosa, tra cui il Ritratto della baronessa Malvina-Marie Vitta eseguito con la tecnica del pastello su seta, e il magnifico Ritratto della principessa Radziwill che con il suo sguardo profondo e ammiccante seduce fatalmente l’osservatore.


Da Hayez a Boldini. Anime e volti della pittura italiana dell’Ottocento
Dal
21 gennaio al 11 giugno 2017

Orari: da mercoledì a venerdì, dalle 9.00 alle 17.30; sabato, domenica e festivi, dalle 10.00 alle 20.00; lunedì e martedì chiuso
Biglietti: intero 10€; ridotto 8€; ridotto gruppi 8€; scuole 5€
Visite guidate: gruppi 80€; scuole 45€
Catalogo: Silvana Editoriale
Info e prenotazioni: Tel. 380 4650533; gruppi@amicimartinengo.it
Sito internet: www.mostra800.it
Ufficio Stampa: CLP Relazioni Pubbliche – Anna Defrancesco – Tel. 02 36755700 – anna.defrancesco@clponline.it – www.clponline.it

Palazzo Martinengo
via dei Musei 30
Brescia

Boccioni: genio e memoria, MART, Rovereto, (TN)

“Sono stato molto in casa per lavorare e per sistemare tante piccole cose che troverò al mio ritorno. Ciò mi dà l’idea di avere un punto di fermata. In cinque anni di lavoro ho disperso tutto e non ho nulla. Voglio cominciare ad ordinare e tenere disegni, oggetti e ricordi!”
Umberto Boccioni, Diario, Milano, 30 agosto 1907 

Immagini della mostra e conferenza stampa


Nella ricorrenza del primo centenario della morte di Umberto Boccioni (1882-1916), il Comune di Milano e il Mart di Rovereto celebrano l’artista con due mostre che ne evidenziano, alla luce anche di documenti inediti, il percorso artistico e la levatura internazionale. Dopo il successo a Palazzo Reale di Milano, la mostra Umberto Boccioni. Genio e memoria si presenta in una nuova e inedita versione espositiva nelle sale del Mart.
Il progetto offre un percorso selettivo sulle fonti visive che hanno contribuito alla formazione e all’evoluzione dello stile dell’artista futurista. L’esposizione, frutto di un lavoro di ricerca svolto dai Musei Civici di Milano e promossa dalla Soprintendenza del Castello Sforzesco in collaborazione con il Museo del Novecento, il Mart di Rovereto e la casa editrice Electa, presenta circa 180 opere tra disegni, dipinti, sculture, incisioni, fotografie d’epoca, libri, riviste e documenti ed è sostenuta da prestiti e collaborazioni di importanti istituzioni museali e collezioni private italiane e straniere.
Umberto Boccioni. Genio e memoria dialoga con l’attività espositiva del museo, con le opere presenti nelle Collezioni museali e con i progetti della Casa d’Arte Futurista Depero, seconda sede del Mart. La mostra si lega, inoltre, all’attività di ricerca dell’Archivio del ‘900 del Mart, presso cui ha sede il CISF, Centro Internazionale Studi sul Futurismo.

Boccioni 100

Il Mart è il museo del Futurismo. Il più significativo movimento storico del primo Novecento vive infatti nelle nostre Collezioni, nei preziosi materiali dei nostri archivi storici, nelle sale della Casa d’Arte Futurista Depero, nelle pubblicazioni, nelle ricerche, nei laboratori per famiglie, nelle visite guidate. Da tutto il mondo pubblico e ricercatori si recano a Rovereto per scoprire il nostro patrimonio ed è proprio partendo da questa inestimabile ricchezza che costruiamo il nostro programma di attività. Il Futurismo ci appartiene e ci riguarda, tratteggia la nostra attività e ci rappresenta.
Nel 2016, quindi, non potevamo non celebrare l’anniversario della morte di uno dei più interessanti e noti artisti futuristi: Umberto Boccioni. La grande mostra che inauguriamo oggi conferma il nostro impegno, la visione che abbiamo, la capacità di contribuire al dibattito scientifico e, allo stesso tempo, di emozionare il grande pubblico.
Si tratta di un grande progetto curatoriale, reso possibile da una intensa collaborazione con alcune tra le maggiori istituzioni culturali italiane. Le politiche culturali sono anche sinergia, condivisione, economia di scala. La mostra di Boccioni concretizza queste istanze.
Ilaria Vescovi, presidente del Mart

La mostra dedicata alla figura di Umberto Boccioni rappresenta per il Mart l’occasione per indagare nuovi motivi in merito all’opera di uno dei massimi protagonisti del Novecento. In continuità con le recenti esposizioni tenutesi a Rovereto, il progetto contribuisce all’intento di tracciare una traiettoria che dalla crisi della pittura nella seconda metà dell’Ottocento possa portare alla considerazione di una continuità storica, tematica e attitudinale nel cuore della grande arte del Novecento italiano ed europeo non riducibile al concetto di un’avanguardia senza memoria.
La mostra conferma anche una delle principali vocazioni del nostro museo, sensibile alle ricerche sull’invenzione della modernità con particolare attenzione, nella città di Fortunato Depero, alle ricognizioni critiche sul Futurismo. Proprio dai fondi documentari del Mart emergono alcune testimonianze che integrano lo straordinario percorso predisposto per la recente mostra a Palazzo Reale.
Occorre sottolineare l’importanza e il coraggio di un progetto che nulla concede alla moda delle rassegne su figure capitali dell’arte, ma si avvale di opere fondamentali e documenti e fonti che con grande rigore ci ricordano la responsabilità nel pensare alla sensatezza e alle ragioni che dovrebbero sostenere un’esposizione come un contributo interpretativo e di prospettiva culturale nella valorizzazione del patrimonio affidato ai musei pubblici. Su tale condivisa responsabilità si è fondata la possibilità di questa importante iniziativa e della prestigiosa collaborazione con la città di Milano.
Gianfranco Maraniello, direttore del Mart

Umberto Boccioni. Genio e memoria è una mostra concepita dai curatori con un originale taglio critico che offre un percorso selettivo sulle fonti visive che hanno contribuito alla formazione e all’evoluzione dello stile dell’artista.
L’attività di Umberto Boccioni viene esplorata a Rovereto attraverso accostamenti con le opere dei suoi contemporanei e con preziosi materiali d’archivio. In un allestimento sobrio, serrato e filologicamente rigoroso, vengono presentate oltre 180 opere di tipologie e tecniche diverse distribuite in cinque sezioni intitolate: Atlante, Sogno simbolista, Veneriamo la Madre, Fusione di una forma con il suo ambiente, Dinamismi. La mostra di Rovereto non segue un andamento rigorosamente cronologico, ma piuttosto uno sviluppo tematico, con l’Atlante delle immagini e le carte boccioniane della Biblioteca Civica di Verona esposti all’inizio del percorso, come una sorta di autobiografia dell’artista che funziona da sorgente irradiante del percorso.
I fulcri tematici scandiscono il racconto di una straordinaria parabola artistica, dal Divisionismo al Futurismo, da una dimensione intimistica, ancora affascinata dal clima simbolista di inizio secolo e ricca di rimandi all’arte del passato, a una vitalistica apertura al mondo esterno stimolata dall’ideologia di Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del movimento futurista.
Il percorso coinvolge quindi lo spettatore nel ritmo incalzante delle trasformazioni dello stile che Boccioni ha compiuto, con energia, capacità tecnica e rapidità impressionanti, nell’arco di poco più di un decennio, tra il 1903 e il 1916.
Dopo le prime sale dedicate al tema della memoria, con l’Atlante e i Diari, che costituiscono il vero e proprio cuore della mostra, il percorso si snoda attraverso soggetti che rivelano l’intensa stagione simbolista di Boccioni (Sogno simbolista), con opere messe in rapporto con esempi della produzione di Previati, Bistolfi, Fornara, Romolo Romani, Rops, Redon e altri.
La parte centrale e più ampia della mostra vede protagonista la figura della madre, presente in numerosi ritratti che dalla scomposizione del colore divisionista arrivano alla scomposizione della forma e alla compenetrazione tra soggetto, luce e ambiente, tipica dell’avanguardia futurista. Una ricerca, quella di Boccioni, che culmina qualitativamente nelle celebri sequenze dei disegni con i Dinamismi, raggruppati nelle ultime sale intorno alla celebre scultura Forme uniche della continuità nello spazio.
I disegni provenienti dal Castello Sforzesco, il corpus grafico boccioniano più rappresentativo al mondo, insieme a opere appartenenti ad altre collezioni pubbliche e private, evidenziano il ruolo fondamentale del linguaggio grafico nella ricerca dell’artista e costituiscono, unitamente a una serie di documenti scritti e visivi, la struttura portante della mostra.
Umberto Boccioni. Genio e memoria è indubbiamente un progetto di ricerca ricco di novità documentarie che fa emergere la memoria e le fonti visive alle origini dell’arte di Boccioni.
L’esposizione si basa sul rinvenimento di una serie di scritti e documenti inediti riferiti all’artista, riscoperti di recente presso la Biblioteca Civica di Verona, e sull’eccezionale corpus dei disegni del Castello Sforzesco, integrati dai documenti provenienti dai fondi archivistici dell’Archivio del ’900 del Mart di Rovereto e da alcuni dipinti determinanti nella produzione dell’artista.
In mostra, per esempio, il Nudo di spalle (Controluce) (1909), proveniente dalle collezioni del Mart; ma anche Forze di una strada (1911) del City Museum of Art di Osaka; Elasticità (1912) del Museo del Novecento di Milano; e la celeberrima scultura, icona della plastica futurista e riprodotta sulle monete italiane da venti centesimi di euro, Forme uniche della continuità nello spazio (1913), proveniente dall’Israel Museum di Gerusalemme (Surmoulage del 1972).
La novità del concept espositivo è costituita da un nuovo approccio metodologico allo studio della produzione boccioniana, esplorata in rapporto ai referenti visivi antichi e moderni che segnarono profondamente la formazione dell’artista, individuabili in particolare nell’arte antica, nel Rinascimento italiano e nordico, nella ritrattistica barocca, nella cultura dell’Impressionismo e del Divisionismo, dei Preraffaelliti e del Simbolismo e nelle tendenze più aggiornate dell’arte visiva europea, dal Postimpressionismo al Cubismo. Tutti questi riferimenti sono contenuti nei tre diari giovanili (rivelatori, per l’approfondimento del contesto culturale del periodo, resi disponibili dalla Getty Research Library di Los Angeles) e soprattutto nelle tavole dell’Atlante, un vero e proprio diario figurativo, costituito da ritagli di immagini di opere d’arte composte su grandi cartelle, grazie al quale è possibile approfondire ulteriormente i rapporti di Boccioni con i suoi referenti visivi nonché il metodo, le intuizioni e gli sviluppi del suo lavoro artistico. Un materiale eccezionale pubblicato integralmente nel giugno scorso da Agostino Contò e Francesca Rossi in un regesto edito da Scalpendi, intitolato Umberto Boccioni Atlas.


Le sezioni della mostra

Atlante
La prima sala della mostra riunisce memorie visive e strumenti del pensiero di Boccioni, dai tre Diari giovanili (1907-1908) all’Atlante, dalle fotografie che ritraggono l’artista a illustrazioni con riproduzioni di antichi dipinti che egli raccolse nei suoi viaggi di studio. Due opere originali, un’incisione di Dürer e un dipinto di Frank Brangwyn, documentano il suo legame con i maestri antichi e contemporanei.
I grandi fogli dell’Atlante delle immagini costituiscono un ricco repertorio iconografico, selezionato e raggruppato sistematicamente, che porta alla luce la complessità della cultura visiva di Boccioni, in una prospettiva di continuità storica più che di rottura. I duecentosedici ritagli che compongono questa cartella sono tratti da riviste e albi illustrati della fine dell’Ottocento e dell’inizio del Novecento. Le altre due cartelle assemblano, invece, ritagli di articoli di giornali e riviste relativi a iniziative e manifestazioni del movimento futurista e alla vicenda personale di Boccioni negli anni 1912-1915.
Uno spazio apposito è dedicato alla memoria degli affetti rappresentata da alcuni ritratti, dipinti e disegni, che l’artista ha realizzato tra il 1906 e il 1915.

Sogno simbolista
Tra il 1906 e il 1907, i soggiorni a Parigi e in Russia e le visite ai musei di altre città europee permettono al giovane Boccioni di approfondire la conoscenza dell’arte internazionale, unendo allo studio degli antichi maestri uno spiccato interesse per gli artisti simbolisti che conosce anche grazie alla lettura di “Ver Sacrum”, “Simplicissimus” e “Jugend”, riviste fondate nel clima delle Secessioni, nonché di “Emporium”, il periodico diretto da Vittorio Pica che maggiormente diffonde, in Italia, la cultura modernista.
Sono qui esposti, in una fitta serie di relazioni con opere di altri artisti, da Previati a Fornara a Romolo Romani, a Rops e Redon, soggetti come Beata solitudo sola beatitudo, Quelli che vanno, famoso dipinto appartenente al ciclo degli Stati d’animo, e il Sogno – Paolo e Francesca.

Veneriamo la madre
La figura femminile e in particolare quella della madre rivestono un ruolo centrale nell’immaginario di Boccioni. I numerosi ritratti della madre Cecilia Forlani, della sorella Amelia, dell’amica Ines e di altre donne conosciute dall’artista mostrano l’evoluzione del suo stile. L’uso del controluce e di altri, suggestivi, effetti luminosi caratterizzano la maggior parte di questi ritratti che, seppur diversi per stile e ispirazione, rappresentano un’ossessione costante nella ricerca della personificazione dell’amore e dell’adorazione filiale.

Fusione di una forma con il suo ambiente
Fino al 1908 circa, la pittura di paesaggio di Boccioni si inserisce nel solco del tipico gusto divisionista per le vedute campestri osservate en plein air. Ma con il trasferimento a Milano, in un quartiere periferico in pieno sviluppo edilizio, l’artista comincia a osservare un paesaggio moderno, in continua trasformazione. Nella visione futurista della città moderna che si realizza nel 1911 in dipinti come Forze di una strada tutto si compenetra poiché tutto appare simultaneamente. All’origine del processo di compenetrazione delle forme con l’ambiente vi è, ancora una volta, lo studio della luce. Lo stesso studio che Boccioni esplorerà nei disegni preparatori alle sculture. Entro l’estate del 1913 completa una dozzina di sculture in gesso, in alcuni casi con inserti polimaterici, che presenta in una mostra personale itinerante a Parigi, Roma e Firenze. Le sculture, oggi in gran parte perdute e documentate da alcune foto storiche, erano esposte accanto a decine di disegni raggruppati per temi che evidenziavano i principali concetti su cui si concentrava la sua ricerca plastica: il dinamismo della forma umana, il prolungamento degli oggetti nello spazio, la modellazione della luce e dell’atmosfera, la fusione della testa con l’ambiente e le “forme uniche della continuità nello spazio”.

Dinamismi
La ricerca di Boccioni verso una fusione dinamica tra lo spettatore, l’ambiente e lo spazio in continua trasformazione approda programmaticamente al dinamismo plastico con il dipinto Elasticità, capolavoro del 1912. L’artista inizia allora a lavorare assiduamente sulla sintesi plastica del movimento anche nell’ambito della scultura: “Per rendere un corpo in moto, io non do, certo, la traiettoria… ma mi sforzo di fissare la forma che esprime la sua continuità nello spazio”, afferma.
Dalle verifiche teoriche che egli opera in una straordinaria serie di disegni sul tema del movimento del corpo umano discendono celebri dipinti e sculture originalissime come Forme uniche della continuità nello spazio, il più celebre dei suoi lavori plastici.


Boccioni: genio e memoria
Dal
5 novembre 2016 al 19 febbraio 2017
A cura di: Francesca Rossi con la collaborazione di Agostino Contò
Infoline: 800 397760
Contatti
Tel. 0464 438887; Numero verde 800 397760 – info@mart.trento.it – mart@pec.mart.tn.it – www.mart.tn.it/mostre
OrariMar-Dom 10-18; Venerdì 10-21; Lunedì chiuso
Biglietti: Intero: 11 €; Ridotto: 7 €; Hanno diritto al ridotto: visitatori dai 15 ai 26 anni di età; dai 65 anni di età; gruppi di visitatori di almeno 15 persone; soci o tesserati di enti convenzionati con il Museo; Amici dei musei convenzionatiBiglietto famiglia: 22 €; Biglietto unico tre sedi (Mart Rovereto + Casa Depero Rovereto + Civica Trento): Intero 14 € – Ridotto 10 €; Ingresso gratuito: ragazzi fino a 14 anni, Mart Membership e scolaresche; Amici dei Musei convenzionati, ICOM, AMACI, ANISA, CIMAM, Museum Pass Trento Rovereto Città di Culture, disabili (con accompagnatore per chi lo necessita), guide turistiche e interpreti turistici (in attività professionale), capigruppo e insegnanti accompagnatori di scolaresche, giornalisti (con tessera professionale), forze dell’ordine, professionisti settore Beni e Attività Culturali (Ministero e Soprintendenze).; Ingresso gratuito ogni prima domenica del mese
Gli orari di apertura e le tariffe possono essere soggetti a variazioni.
Si consiglia pertanto prima della visita di verificare al numero verde 800 397760
Ufficio Stampa: Susanna Sara Mandice: Tel. 0464 454124 – M. 334 6333148 – press@mart.tn.it – @mart_museum – s.mandice@mart.trento.it – @susellasara – press@mart.trento.it

MART
Corso Bettini 43
38068 Rovereto (TN)
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GenerAction, rassegna internazionale d’Arte Postale, Museo MA*GA, Gallarate (VA)

“Cerca la saggezza dei vecchi, ma guarda il mondo attraverso gli occhi di un bimbo” Ron Wild GenerAction, un promemoria per le generazioni progetto di Mail Post.it Art a cura di Ruggero Maggi Inaugurazione 14 gennaio 2017 - ore 18.00 [ngg_images source="galleries" container_ids="665" display_type="photocrati-nextgen_basic_slideshow" gallery_width="770" gallery_height="700" cycle_effect="fade" cycle_interval="5" show_thumbnail_link="1" thumbnail_link_text="[Mostra miniature]" order_by="filename" order_direction="ASC" returns="included" maximum_entity_count="500"]In…
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Bellotto e Canaletto, Lo stupore e la luce, Gallerie d’Italia – Piazza Scala, Milano

Le Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo ospitano la grande mostra che dal 25 novembre al 5 marzo 2017  nella sede milanese in Piazza Scala: Bellotto e Canaletto. Lo stupore e la luce, il primo progetto espositivo che Milano dedica al genio pittorico e all’intelligenza creativa di due artisti di spicco del Settecento europeo: Antonio Canal, detto “il Canaletto” (Venezia 1697-1768) e suo nipote Bernardo Bellotto (Venezia 1722 – Varsavia 1780). Curata da Bożena Anna Kowalczyk, l’esposizione è organizzata da Intesa Sanpaolo in partnership con alcuni tra i più importanti musei europei che conservano le opere dei due artisti: la Gemäldegalerie Alte Meister di Dresda, lo Zamek Kròlewski (Castello Reale) di Varsavia nonché il Castello Sforzesco di Milano.
La mostra, realizzata con il coordinamento di Gianfranco Brunelli, si avvale della collaborazione di prestigiose istituzioni private e musei pubblici nazionali e internazionali: la Pinacoteca di Brera, il Museo di Capodimonte, il Museo Correr di Venezia, solo per citarne alcuni a livello nazionale, The Royal Collection, capofila tra i prestatori inglesi (da cui arrivano opere mai esposte prima in Italia) e molti istituti europei e non, quali il Museo Thyssen Bornemisza di Madrid, l’Hermitage di San Pietroburgo, The Metropolitan Museum of Art di New York, The J. Paul Getty Museum di Los Angeles, The National Gallery of Victoria di Melbourne.
Con circa 100 opere, tra dipinti, disegni e incisioni, un terzo delle quali mai prima d’oggi esposto in Italia, il percorso espositivo intende illustrare uno dei più affascinanti episodi della pittura europea, il vedutismo veneziano, attraverso l’opera dei due artisti che, legati da vincolo di sangue (Canaletto e Bellotto erano rispettivamente zio e nipote), seppero trasformare questo peculiare genere nella corrente d’avanguardia che tanto caratterizzò il Settecento.
Con il patrocinio di In collaborazione con Gemäldegalerie Alte Meister, Dresda; Castello Sforzesco, Milano; Castello Reale, Varsavia.

Mentre Canaletto si impose sul teatro europeo grazie ai particolari procedimenti compositivi, risultato del razionalismo di matrice illuminista e delle più moderne ricerche sull’ottica (sarà in mostra anche la “camera ottica” che egli mise a punto e utilizzò per le sue creazioni), Bellotto, ne comprese i segreti della tecnica per poi sviluppare secondo una personale chiave interpretativa il proprio originale contributo.
Il confronto tra le loro soluzioni pittoriche offre l’occasione per cogliere un eloquente panorama sulla colta Europa del tempo e sulla sua classe dirigente, che fece a gara per commissionare i dipinti ai due grandi veneziani: il viaggio artistico parte da Venezia per toccare Roma, Firenze, Verona, Torino, Milano e il suo territorio, con Vaprio e Gazzada – dove Bellotto mette a frutto l’insegnamento di Canaletto nelle sue vedute e paesaggi di stupefacente modernità – e prosegue quindi alla volta dell’Europa, con i ritratti di Londra, Dresda, Varsavia o Wilanòw, fino a raggiungere luoghi fantastici e immaginari, immortalati nei memorabili “capricci”.
Inoltre la recente riscoperta dell’inventario della casa di Bellotto a Dresda, distrutta dal bombardamento prussiano del 1760, ha permesso di conoscere la biblioteca gettando una nuova luce sulla personalità e l’indipendenza intellettuale dell’artista, sulle sue passioni, la letteratura, il teatro, il collezionismo.
L’eccezionale documento (cui viene dedicato un saggio nel catalogo) è esposto assieme a una selezione dei libri più sorprendenti che appartenevano alla sua ampia biblioteca, la più straordinaria tra quelle finora note formate da un artista.
La mostra si completa con una sezione multimediale in cui il visitatore è accompagnato alla scoperta del Vedutismo, di Venezia e del Settecento europeo.
Il catalogo della mostra, realizzato da Silvana Editoriale, contiene saggi su ambedue gli artisti e la loro opera, presenta la nuova ricerca storica e archivistica e illustra i risultati delle analisi tecniche più innovative che hanno permesso di confrontare per la prima volta in modo esaustivo i dipinti e i disegni dei due artisti.


Da molti anni Intesa Sanpaolo si è assunta una precisa responsabilità sociale nel campo dell’arte e della cultura impegnandosi in modo attivo e concreto”, afferma Gian Maria Gros-Pietro, Presidente di Intesa Sanpaolo. “A questo scopo, mettiamo in campo tutte le nostre professionalità, intervenendo direttamente nella progettazione e realizzazione delle nostre iniziative culturali. Non siamo pertanto uno sponsor, bensì organizziamo e curiamo tutte le fasi dei nostri eventi espositivi avvalendoci anche della collaborazione di istituzioni pubbliche e private, nazionali e internazionali, in un sistema di proficue sinergie e valori condivisi. Realizzando mostre come quella su Bellotto e Canaletto presentata oggi alle Gallerie di Piazza Scala, intendiamo offrire non una mera visione di opere ma l’occasione di riscoprire la storia e l’arte italiana. Presso le Gallerie d’Italia proseguiremo nella programmazione di iniziative che rappresentino importanti momenti di conoscenza del patrimonio, anche storico, del Paese nella convinzione che la cultura sia imprescindibile fattore di crescita, innovazione e benessere collettivo.”

Le mostre realizzate nell’affascinante  sede di Piazza Scala legano Milano all’Italia e all’Europa in una prospettiva internazionale e offrono un contributo originale di approfondimento essendo curate da studiosi riconosciuti come specialisti pressoché esclusivi in materia”, dichiara Giovanni Bazoli, Presidente Emerito di Intesa Sanpaolo. “La nuova mostra di Piazza Scala illustra l’apporto originale di Bellotto, nipote e allievo di Giovanni Antonio Canal (detto Canaletto), alla pittura europea del Settecento, mettendo a confronto la sua produzione giovanile con quella dello zio ed evidenziando le loro differenti interpretazioni delle vedute delle capitali italiane ed europee. Attraverso questa mostra, la prima che Milano dedica ai due grandi artisti veneti, Intesa Sanpaolo conferma il suo profondo legame con questa città, contribuendo  alla valorizzazione del centro storico – come è dimostrato dalla trasformazione degli uffici di Piazza Scala in sede museale e di attività culturali e dal recente intervento di recupero di Casa Manzoni – e alla realizzazione di iniziative che sottolineano  il ruolo fondamentale che il capoluogo lombardo da sempre svolge nella storia artistica e culturale del nostro Paese.”


Bellotto e Canaletto – Lo stupore e la luce
Mostra a cura di: Bożena Anna Kowalczyk
Sede museale: Intesa Sanpaolo a Milano
Dal 25 novembre 2016 al 5 marzo 2017
Orari: dal martedì alla domenica ore 9.30 – 19.30 (ultimo ingresso ore 18.30); giovedì ore 9.30 – 22.30 (ultimo ingresso ore 21.30); chiuso lunedì
Informazioni: numero verde 800.167619 – info@gallerieditalia.com; – www.gallerieditalia.com
Biglietto: intero 10 euro, ridotto 8 euro, ridottissimo 5 euro; Gratuito per meno di 18 anni e scuole e la prima domenica del mese
Informazioni per la stampa: Intesa Sanpaolo – Ufficio Media Attività Istituzionali, Sociali e Culturali – Tel. +39 02 87962641 – + 39 3357282324- stampa@intesasanpaolo.com
Ufficio Stampa Novella Mirri e Maria Bonmassar – Tel.+39 3346516702 – 335490311 – ufficiostampamirribonmassar@gmail.com

Gallerie d’Italia
Piazza Scala 6
Milano