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Archivi categoria : News

La danza dei cadaveri. La fiera dei venduti, De Piante Editore, Milano

Emilio Villa (1914-2003) fu artista, biblista (consulente del kolossal di John Huston “La Bibbia”), scrittore plurilingue, studioso di filologia semitica e paleogreca, e soprattutto poeta visionario e visivo. Pubblica il suo primo testo, “Adolescenza”, giovanissimo, nel 1934. E da lì si inoltra nei labirinti dell’arte e della scrittura: fonda riviste, viaggia, anticipa la neo-avanguardia, conosce…
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Salvo. Un’arte senza compromessi, Galleria Dep Art, Milano

“Sono stato letteralmente conquistato dalla pittura: è qualcosa che mi dà spazio, che mi apre le conoscenze, le idee”. Salvo La galleria Dep Art di Milano apre la stagione espositiva con una mostra monografica dedicata a Salvo, nome d’arte di Salvatore Mangione, (Leonforte (En) 1947 - Torino, 2015). “Salvo. Un’arte senza compromessi”, terza personale che la…
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Keiji Ito, Kazuhito Nagasawa: SHIBUI, Officine Saffi, Milano

Alle Officine Saffi, in collaborazione con Galleria Monopoli,  una mostra dedicata ai lavori di Keiji Ito (Toki, 1935) e Kazuhito Nagasawa (Osaka, 1968).
Il titolo della mostra -  Shibui - si riferisce ad un particolare principio estetico giapponese che coniuga le caratteristiche contrastanti di ruvidità e raffinatezza. Il termine Shibui venne utilizzato a partire dal periodo Muromachi (1336-1573) per descrivere il gusto astringente dei cachi acerbi. Più tardi, lo stesso termine venne associato a un particolare canone estetico usato per riferirsi a qualsiasi cosa bella per essere sottovalutata e priva di particolari elaborazioni. Il fascino di un oggetto Shibui sta proprio in questo suo essere una forza trattenuta, una bellezza nascosta, da scoprire poco a poco, su cui soffermarsi per lungo tempo anche se basta un attimo per intuirla.
Una generazione piena, più di trent’anni, separa anagraficamente Keiji Ito e Kazuhito Nagasawa, e consente, oltre all’apprezzamento specifico di due straordinarie individualità espressive, di svolgere riflessioni utili sul ruolo di riferimento svolto dalla ceramica giapponese contemporanea sul piano internazionale. Nel processo non lineare di apertura e scambio con l’arte occidentale l’arte giapponese moderna ha potuto contare sulla ricerca ceramica come su un’area di tale radicata identità da non subire fascinazioni eteronome: il che ha significato che ha potuto decantare i propri retaggi di tradizione, il proprio localismo, alimentandosi di nuovi pensieri ma non assumendo necessariamente nuovi modi e nuove forme.

L'eleganza e la raffinatezza sono le caratteristiche che contraddistinguono gli artisti giapponesi che dalle corde dell'anima, nei percorsi emozionali tracciati dall'antica tradizione, raggiungono la dimensione del non-tempo.

 

Officine Saffi is pleased to present an exhibition dedicated to recent works by Keiji Ito (Toki, 1935) and Kazuhito Nagasawa (Osaka, 1968).
The title of the show – Shibui – is a reference to a Japanese aesthetic principle combining contrasting characteristics of roughness and sophistication. The term Shibui was used from the Muromachi period (1336-1573) to describe the astringent taste of unripe Japanese persimmons. Later, the same term was associated with a certain aesthetic taste, describing an object of beauty that is underestimated and bereft of elaborate decoration. The fascination of a shibui object lies precisely in this dimension of restrained power, concealed beauty, to be discovered little by little, inviting lengthy observation, even though its value can be understood in an instant.
A whole generation, more than thirty years, separates Keiji Ito and Kazuhito Nagasawa in terms of age. This enables spectators to appreciate two remarkable forms of expression, and also invites reflection on the role of Japanese ceramics at an international level. In the non-linear process of the perception of, and exchange with, Western art, modern Japanese art has been able to use contemporary ceramics as an area of such deeply-rooted identity that it does not suffer from influence by heteronymous trends. As a result, it has been able to express its own traditions and local characteristics, absorbing new thought but not necessarily adopting new methods and new forms.
The exhibition will be open until October 26.
The exhibition is held under the Patronage of the Consulate General of Japan in Milan.
In collaboration with Associazione Culturale Giappone in Italia

Dal 27 settembre al 26 ottobre 2017
In collaborazione con: Galleria Monopoli
Patrocinio: Consolato Generale del Giappone a Milano
Con la partecipazione di: Giappone Italia - www.giapponeinitalia.org

Officine Saffi
via Aurelio Saffi 7
Milano
Tel. +39 02 36685696 - www.officinesaffi.cominfo@officinesaffi.com

 
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JACQUES HENRI LARTIGUE FOTOGRAFO, Il tempo ritrovato, Museo Bagatti Valsecchi, Milano

"Vorrei catturare tutto anche l'inafferrabile...
Imbalsamare le cose che la vita mi offre davanti agli occhi."

Con la fotografia Henri Lartigue blocca la transitorietà, poi se ne sente la necessità approfondisce con la pittura e con la scrittura completa il resto, annotando maniacalmente anche le condizioni meteorologiche sul suo diario/non-diario. Lartigue è l'uomo che guarda.
I suoi album fotografici lo accompagnano ovunque vada. In questo vi è un legame con i Bagatti Valsecchi che si portavano le fotografie della loro casa da condividere con gli amici. 
Henri Lartigue ama il bello e insegue la felicità, rimuovendo la negatività, la tristezza, il dolore. Si fa struzzo e ci regala con le sue immagini un mondo perduto, il suo mondo felice. Il ricordare è un bisogno ossessivo come un collezionista insegue il suo tempo. Le donne sono un'altro suo piacere, immagine del bello che ritrae in posa o cattura nelle passeggiate, negli abiti alla moda. Fotografa affascinato il movimento delle auto, del gatto, delle persone, futurista inconsapevole. La fotografia è un piacere personale, un suo bisogno profondo di preservare, di rendere suo ciò che lo affascina. Non gli interessa la tecnica ma comunque il realizzare una bella fotografia. Più tardi alla Sorbona studierà per apprendere la nuova tecnica del colore che utilizzerà per i paesaggi provenzali e la vita che vi scorre lenta. Il colore lo porterà alla ribalta internazionale con una mostra al MoMa di NewYork e un'inserto speciale di Life, lui settantenne, fotografo solo per se stesso, inconsapevole del mondo professionale che lo circondava, si confronterà con i grandi maestri.
Questi 33 scatti inseriti perfettamente nel Museo ci conducono Alla ricerca del tempo perduto, rubando il titolo a Proust che Lartigue non aveva mai letto.


Il Museo Bagatti Valsecchi torna ad ospitare la fotografia contemporanea con l’arte di Jacques Henri Lartigue protagonista, dal 29 settembre fino al 26 novembre 2017, di una piccola ma importante mostra internazionale - a cura di Angela Madesani - che racconta attraverso i suoi scatti il fotografo francese.
Trentatre immagini, tra vintage e modern print, narrano la vita dell’alta borghesia francese a partire dalla Belle Époque: la famiglia, i viaggi, la passione per le corse automobilistiche, gli intellettuali e i personaggi - da Pablo Picasso a Jean Cocteau - che hanno segnato la storia dei primi decenni del Novecento.
La mostra presenta materiali originali provenienti dalla Donation Jacques Henri Lartigue e costituisce una rara occasione di conoscenza e divulgazione della ricerca dell’artista, i cui scatti sono custoditi nelle collezioni permanenti di noti musei quali le Galeries Nationales del Grand Palais di Parigi.
L’importanza del lavoro di Lartigue non è solo di natura fotografica ma più ampiamente culturale: le sue immagini offrono un ritratto dell’alta società dall’allure inconfondibilmente francese ma anche incredibilmente vicino ai riti e ai costumi dell’aristocrazia internazionale, fatti propri dagli stessi Bagatti Valsecchi, nei medesimi anni.

Le atmosfere sono quelle della Recherche di Proust: le spiagge, gli ippodromi, gli incontri mondani. Si tratta di foto in grado di suscitare emozioni, rimandi iconografici e non solo a un mondo definitivamente scomparso.
Pittore e fotografo, Jacques Henri Lartigue (Courbevoie 1894 - Nizza 1986), rivela con chiarezza nei suoi diari cosa lo abbia spinto a fotografare: il desiderio di fissare le immagini e i momenti felici che il tempo inevitabilmente porta via. Lo fa per tutta la vita, scrivendo e fotografando il proprio mondo. Viene finalmente riconosciuto come grande fotografo a 70 anni, con la prima mostra fotografica personale al MoMA di New York.
Nel 1979 dona l’intera sua opera fotografica allo stato francese che istituisce l’Association des Amis de Jacques Henri Lartigue denominata poi Donation Jacques Henri Lartigue.

“Lartigue’s photography captures the nuances of time, it is both gloriously eternal and a perfect embodiment of its age,” says °CLAIR director Anna-Patricia Kahn.

Jacques Henri Lartigue, a 69 anni, ha esposto per la prima volta alcune delle sue numerose fotografie, fatte nel corso della sua vita. Siamo nel 1963 al MoMA di New York. Nello stesso anno, la rivista Life gli dedica un inserto. Nello stesso numero c'è l'annuncio della morte del presidente John Fitzgerald Kennedy, che fa il giro del mondo. Lartigue diviene improvvisamente uno dei grandi nomi della fotografia del XX secolo e ciò lo lascia sbalordito.
Jacques si avvicina alla fotografia grazie a suo padre nel 1900. Rispondendo all'entusiasmo di suo figlio, Henri Lartigue gli regala la sua prima macchina fotografica all'età di otto anni, nel 1902. Da allora non smette di fotografare la sua vita di bambino, punteggiata da viaggi in auto, vacanze in famiglia e soprattutto dalle invenzioni del fratello maggiore Maurice, soprannominato Zissou.
I due fratelli sono appassionati dell'automobile, dell'aviazione e di tutti gli sport allora in voga. Jacques li registra con la sua macchina fotografica. Continuerà da adulto a frequentare gli eventi sportivi e praticare alcuni sport riservati all'elite: sci, pattinaggio, tennis, golf …
Tuttavia, per questo ragazzo, così ansioso di conservare il tempo che passa, la fotografia è insufficiente. Infatti come dire tutto e mantenerlo in un'immagine presa in pochi secondi? Inizia così a scrivere un diario che avrebbe continuato a tenere per tutta la vita. Poi per impegnarsi in un'attività riconosciuta, cominciò a disegnare e a dipingere.
Nel 1915 frequenta brevemente l'Accademia Julian. La pittura diventa e rimarrà la sua attività professionale. Dal 1922 espone in diversi Salons di Parigi e nel sud della Francia. Nel frattempo, nel 1919, Jacques sposa Madeleine Messager, figlia del compositore André Messager e da lei avrà un figlio Dani, nato nel 1921. Divorziano nel 1931.
Fino agli inizi del 1930, ha condotto una vita lussuosa e mondana. Ma la fortuna dei Lartigues sta diminuendo e Jacques è costretto a trovare altre fonti di reddito. Rifiutandosi di lavorare per paura di perdere la sua libertà, vive solamente della sua pittura negli anni trenta e quaranta. Già negli anni '50, a differenza della leggenda che lo volle sconosciuto, Lartigue cominciò ad esistere come fotografo, pur continuando a dipingere. 
Nel 1962, con la sua terza moglie Florette, Jacques si imbarcò a bordo di un cargo con destinazione Los Angeles. Una breve deviazione sulla Costa Est lo fa incontrare Charles Rado, dall'agenzia Rapho,che contatta John Szarkowski, allora giovane curatore del reparto fotografico del MoMA. L'entusiasmo è generale. Nel 1975, la prima retrospettiva del suo lavoro si è tiene presso il Musée des Arts Décoratifs di Parigi. Un anno prima, Lartigue aveva fatto la fotografia ufficiale del Presidente della Repubblica, Valéry Giscard d'Estaing.
Nel 1979 la firma dell'atto di donazione: Lartigue è stato il primo fotografo francese a donare, durante la sua vita, il suo lavoro allo Stato francese. Affida all'Associazione Amici di Jacques Henri Lartigue la conservazione e la diffusione del fondo. Nel 1980, la mostra "Bonjour Monsieur Lartigue" al Grand Palais risponde al desiderio di Lartigue di veder aprire il suo "museo". Fino ai suoi ultimi giorni di vita ha continuato il suo lavoro di fotografo, pittore e scrittore.
Muore a Nizza il 12 settembre 1986 all'età di 92 anni, lasciando più di 100.000 fotografie, 7000 pagine di giornali e 1500 dipinti.

Jacques Henri Lartigue, 1919

“I would like to capture everything, even the unattainable,” Jacques Henri Lartigue wrote in his journal. From September 29th to November 26th, 33 highly personal photographs are presented in “Jacques Henri Lartigue Photographer, Time rediscovered” at the Bagatti Valsecchi Museum in Milan, in the heart of a neo-Renaissance mansion belonging to a noble family. 
These emblematic images have one thing in common: like a delicate madeleine cake, they evoke the memory of lost time. The intimate chronicle of an elegant lifestyle, testimony to a bygone era, these images include the favorite motifs of this artist who considered himself “a captor of things life offers me passing by”: games, family vacations, portraits of friends, sports, social events…
The exhibition, organized by Angela Madesani, and catalog were produced in collaboration with the Clair gallery in Munich/Saint-Paul-de-Vence.


JACQUES HENRI LARTIGUE FOTOGRAFO. Il tempo ritrovato
A cura di
Angela Madesani
Dal
29 settembre al 26 novembre 2017
Orari:
Da martedì a domenica, 13 - 17.45 (chiuso tutti i lunedì e il 1 novembre)
Ingresso
: intero € 9, ridotto € 6

Visite guidate gratuite: 14, 21 ottobre, ore 16.00; 4, 25 novembre, ore 16.00
Racconti di ritratto > Laboratori per famiglie: 14 ottobre, ore 15.30; 18 novembre,  ore 15.30
Conferenze con la curatrice: Mercoledì 18 ottobre, ore 18.30 > Jacques Henri Lartigue e la fotografia; Mercoledì 8 novembre, ore 18.30 > I grandi dilettanti della fotografia
Catalogo edito da: Scalpendi

Immagini: per gentile concessione dalla °CLAIR Gallery di Saint-Paul-de-Vence (FR) - ,© Ministère de la Culture- France 7 AAJHL - Silvia Gazzola
Donation Jacques Henri Lartigue - Ministère de la Culture
rue du Séminaire de Conflans 11
94220 CHARENTON-LE-PONT
Tel. 01 77 01 84 20 - lartigue@lartigue.organna@clair.me
Ufficio stampa Museo Bagatti Valsecchi: Benedetta Marchesi - b.marchesi@museobagattivalsecchi.org - Tel. 02 7600 6132

JACQUES HENRI LARTIGUE FOTOGRAFO
IL TEMPO RITROVATO 

A cura di Angela Madesani

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