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Garibaldo (Garibaldi Marussich) Marussi (Fiume, 5 settembre 1909 – Trieste, 3 agosto 1973), pseudonimi: Carlo Delfino e Il Duchino.
Nato a Fiume il 5 settembre 1909, giornalista, scrittore, letterato, poeta, critico d’arte, traduttore, editore, era figlio di Giovanni (Nino) Marussi, scultore, irredentista, “indomito fiumano” per Gabriele D’Annunzio, insegnante di scultura in seguito all’Accademia di Brera di Milano.
A ventisei anni fonda la rivista letteraria Termini (diretta poi da Giuseppe Gerini) a capo di una redazione composta da Umbro Apollonio, Giovanni Fletzer, Franco Vegliani e Franco Giovanelli, alla quale furono dovute le collaborazioni alla rivista quarnerina degli emiliani Lanfranco Caretti, Attilio Bertolucci e Giorgio Bassani.
Termini, mensile letterario e d’arte, era nata proprio nella città della Provincia del Carnaro. Si presentava come un ponte fra la cultura italiana e le culture dell’Est europeo, da qui i numeri bilingui dedicati alle culture slave meridionali, ungheresi, romene e bulgare.
Marussi fu poi redattore letterario di Pattuglia e per anni collaboratore de La Fiera Letteraria, del Meridiano di Roma, de L’Italia Letteraria, di Pesci Rossi.
Dopo l’armistizio di Cassibile, cessata l’amministrazione italiana di Fiume, le autorità jugoslave stabilirono che i beni di proprietà della famiglia Marussi venissero sequestrati e confiscati e il fratello Gianni venne barbaramente ucciso dai titini.
Marussi lasciò Fiume, e la storia di questa fuga rocambolesca è fedelmente e lungamente descritta da Quarantotti Gambini in Primavera a Trieste. Giunse poi a Milano, dove nel 1948 fondò e diresse l’Agenzia fotografica Mercurio.
Due anni dopo fondò la casa editrice edizioni d’arte Fiumara e la rivista mensile Bollettino La Spiga, premi, concorsi, mostre, manifestazioni culturali, che nel marzo 1950 divenne la nuova testata Le Arti, primo mensile d’arte del dopoguerra e unica fino a metà degli anni ’60. Diretta fino alla morte nell’agosto del 1973 e riconosciuta patrimonio dell’umanità dall’ U.N.E.S.C.U. ; diretta fino al 1976 dal figlio Gianni che ne ampliò i contributi interdisciplinari e le collaborazioni. Collaborazioni di Orio Vergani, Umbro Apollonio, Bernard Berenson, Luigi Carluccio, Gillo Dorfles, Elda Fezzi, Alfonso Gatto, Giuseppe Marchiori, Curzio Malaparte, A. Dell’Aquila, A. M. Brizio, M. Traven, G. Perocco, G. Fogolari, I. Gatti, M. Toesca, C. Tumiati, Giovanni Papini, V. Guarnaccia, Milena Milani, Alberto Moravia, Emanuele Samek Ludovici, Mario Nino Ferrara, G. Dell’Acqua, I. Gatti, G. Perocco, Emilio Greco, Gian Luigi Giovanola, L. Anceschi, Giuseppe Ungaretti, Agnoldomenico Pica, Carlo Ludovico Ragghianti, Franco Russoli, L. Sinisgalli, Marco Valsecchi, Lionello Venturi, Franco Arcangeli, Fortunato Bellonzi, Alberto Boatto, Silvio Branzi, Guido Ballo, Luciano Budigna, Maurizio Calvesi, Carlo Carrà, Raffaele Carrieri, Enrico Crispolti, Maurizio De Michelis, Tullio Kezich, M. Lelij, Carlo Levi, Alberto Martini, Quarantotti Gambini, G. Ravegnani, Roberto Sanesi, G. di San Lazzaro, G. Peillex, Filippo De Pisis, Y. Velan, Emilio Tadini, Pierre Restany, L. Trucchi, Orio Vergani, Luigi Carluccio, Vincenzo Accame, Bruno Munari, Enzo Gualazzi, Daniela Palazzoli, Achille Bonito Oliva, Francesco Ballo, Silvio Coppola, Pino Tovaglia.

Ha diretto la collana d’arte degli Editori Perna e Confalonieri. Pubblicate monografie su Modigliani, Van Gogh, Rouault, Renoir
Ha collaborato a riviste straniere, alla RAI per la quale ha diretto e condotto la trasmissione televisiva: LE TRE ARTI, di grande successo, in onda prima del telegiornale, e alcune rubriche radiofoniche.
Varie le rubriche su quotidiani nazionali.
Nel 1960 gli venne conferito il Premio per la Critica d’Arte alla XXX Biennale di Venezia.
Negli anni sessanta coeditore di Galleries des Artes a Parigi.
Tante le collaborazioni e traduzioni per l’Editore Bompiani; titolare della rubrica d’arte per La nuova tribuna, Rotary e Famiglia Cristiana; collaborazioni a molte riviste straniere, a pubblicazioni italiane come: D’Ars; Edizioni Il Cavallino; Il Piccolo; Amicizia.

Editore ed Direttore

Edizioni Fiumara, Milano, Collana diretta da Garibaldo Marussi. 
Tiratura numerata di 110 esemplari di cui 10 numerati da I a X in numeri romani con i disegni colorati a mano e 100 numerate da 1 a 100. Gli originali dei disegni sono stati distrutti.
Mario Lattes“, Poesie e 5 disegni, Milano, Edizioni Fiumara 1949
“Caldo di Sole”, Francesco Messina, presentazione di Giovanni Papini, Milano, Edizioni Fiumara 1949
Incantesimi e bagliori“, Angelo Della Massèa, Milano, Edizioni Fiumara 1949
La Parte del Diavolo“, Lucia Giacomazzi, 5 disegni di Pino Lanaro, Milano, Edizioni Fiumara 1949
Poesie (1930-1947)”, Antonio Pingelli, disegni Vellani Marchi, Milano, Edizioni Fiumara 1949
Roberto Ortolani“, disegni di Virginio Ciminaghi, Milano. Edizioni Fiumara, 1949
“Poesie disegni di Virginio Ciminaghi”, Garibaldo Marussi, Edizioni Fiumara, 1949
Poesie”, Antonio Tullier, disegni di Aligi Sassu, Milano, Edizioni Fiumara 1949
Vincenzo Cardarelli“, disegni di Carmelo Cappello, Milano. Edizioni Fiumara, 1949
Machupicchu”, sei composizioni di Pietro Zuffi, prefazione di Raffaele Carrieri. Milano, Edizioni Fiumara 1949
La pioggia di pietre”, Dario Ortolani, disegni Lello Scorzelli Milano, Edizioni Fiumara 1950
Poesie”, Giovanna Avignano, disegni Giovanni Molteni, Milano, Edizioni Fiumara 1950
Poesie napoletane”, Giuseppe Grieco, disegni Lello Scorzelli Milano, Edizioni Fiumara 1950
Osvaldo Patani“, con disegni di Bruno Cassinari, Milano. Edizioni Fiumara, 1950
Gianna Manzini“, con disegni di Franco Gentilini, Milano. Edizioni Fiumara, 1950
Osvaldo Pinghelli“, con disegni di Mario Vellani – Macchi, Milano. Edizioni Fiumara, 1950
Paolo Buttini”, Garibaldo Marussi, disegni di Paolo Buttini, Milano, Edizioni Fiumara 1950
Gridasti: soffoco“, Giuseppe Ungaretti, disegni di Léo Maillet, Milano, Edizioni Fiumara 1951
Poesie“, Giovanna Avignano, disegni Giovanni Molteni, Milano, Edizioni Fiumara 1951
Tramortito mondo“, Lina Galli, Milano, Edizioni Fiumara 1951
Poesie“, Enzo Persicalli, Milano, Edizioni Fiumara 1951
Frosecchi“, Luciano Budigna, Milano, Edizioni Fiumara 1961
Renato Javarone pittore“, Luciano Budigna, Milano, Edizioni Fiumara 1961
Bollettino “La Spiga”, premi, concorsi, mostre, manifestazioni culturali, Milano gennaio 1950
“Le Arti”, mensile di informazioni culturali, Milano, marzo 1950 – aprile 1976 
Agenzia Mercurio
, servizi giornalistici e fotografici per la stampa, in bianco e nero dall’Italia e dall’estero, Milano 1948


Opere letterarie

Garibaldo Marussi, Gente qualunque, Collezione degli Scrittori Nuovi; 41, Genova, Ed. Emiliano degli Orfini, 1938  (Fiume : Tip. La vedetta d’Italia) Nuovi; 41
Garibaldo Marussi, Bibliografia dannunziana, estratto da “Panorama”, Roma, 1939
Garibaldo Marussi, 
Assalto al Palazzo, Ancona, All’Insegna del Cònero, 1940
Garibaldo Marussi, 18 poesie, Collezione degli Scrittori Nuovi; 41, Genova, Ed. Emiliano degli Orfini, 1941
Garibaldo Marussi, Le donne pigre, Collezione degli Scrittori Nuovi; 41, Ed. Emiliano degli Orfini, 1941
Capre di Serbia, Garibaldo Marussi, disegno di Paolo Baratella, Ed. Tip. Lombardo, Genova, 1961


Racconti e poesie pubblicate su periodici

Mutamento improvviso, «Termini», n. 3, 1936
I due compagni, Garibaldo Marussi, «Fiera Letteraria», Anno 12, n 40, p.4, 25 ott.1936
Sfrattati, «Termini», n. 4, 1936
Sosta a Zagabria, «Termini», maggio 1937
Miracoli quotidiani, Roma,«Ed. Meridiano», Anno III, n.25,, p.10, 19 giu.1938
Un carattere, Roma,«Ed. Meridiano», Anno III, n.30,, p.10, 24 lug.1938
Achille innamorato, Roma,«Ed. Meridiano», 1938
Fantasia fuggitiva, Roma,«Ed. Meridiano», 1938
Ain Zara Magno, Roma,«Ed. Meridiano», 1938
Fiamme a Monteluce, Roma,«Ed. Meridiano», Anno III, n.36, p.10, 4 sett.1938
Ali nel cielo, Roma,«Ed. Meridiano», 1938
Anna e Bruno, Roma,«Ed. Meridiano», Anno III, n.31, p.11, 31 lug.1938
La figlia del capitano, Roma,«Ed. Meridiano», Anno III, n.34, p.10, 21 ago.1938
Gli angeli semplici, Roma,«Ed. Meridiano», 1938
Ballerina per se,Roma,«Ed. Meridiano», 1938
Di me antico operaio, vetrina di poesia, Roma,«Ed. Meridiano», Anno III, n.38, p.7, 18 sett.1938
Blocco sulla città, Roma,«Ed. Meridiano», 1938
Fantasia fuggitiva, vetrina di poesia, Roma,«Ed. Meridiano», Anno III, n.41, p.7, 9 nov. 1938
Forse, gridando, un giorno, vetrina di poesia, Roma,«Ed. Meridiano», 1938
Battono le stelle ai davanzali; Vento del sud; Acqua senza scampo né riviere; Quando passerai quella porta; Due momenti a Valle GiuliaRoma,«Ed. Meridiano», Anno V, n.9, p.7, 3 mar.1940
Primavera lontana; Antica sei; Stagione breve; Presagio; Fredda la notte ci ravvolge in fiati; Lamento del tempo tardo, Roma,«Ed. Meridiano», Anno IV, n.47, p.6, 26 nov.1939
Serata in famiglia, «Popolo di Trieste», 21 dicembre 1939
Il cleptomane, «Pattuglia», Forlì, 1939
Tepido respiro, vetrina di poesia, Roma,«Ed. Meridiano», Anno IV, n.1,,p.9, 1 gen.1939
Visita al fratello, Roma,«Ed. Meridiano», Anno IV, n.38, p.6, 24 set.1939
Blocco sulla città, Roma,«Ed. Meridiano», Anno IV, n.44, p.7, 5 nov.1939
Ali nel cielo di Fiume, Roma,«Ed. Meridiano», Anno IV, n.51, p.6,7, 24 dic.1939
Per un amore finito; Dove non sarò un nome neppure; Forse più grande strazio; Improvviso“, Roma, «Ed. Meridiano», Anno 5, n.33, p.6, 18 ago. 1940
Sirio più non mi parla; Fuochi a San Giovanni in Laterano; Aurisina“, Roma, «Ed. Meridiano», Anno 5, n.45, p.7, 10 nov.1940
Sera al paese, Roma,«Ed. Meridiano», Anno V, n.4, p.6, 28 gen.1940
Il nostro amico ciliegio, Roma,«Ed. Meridiano», Anno V, n.21, p.6, 26 mag.1940
La moglie slava, Roma,«Ed. Meridiano», Anno 5, n.35, p.10, 01 set. 1940
La Tua presenza è un grido,  vetrina di poesie, Roma, Ed. Meridiano», Anno 6, n.8, p.7, 23 feb. 1941
Chitarra , vetrina di poesie, Roma,«Ed. Meridiano», Anno 6, n.9, p.7, 02 mar. 1941
Un Mestiere difficileAnno 6, n.20, p.6, 18 mag. 1941
La casa sulle colline, «La vedetta d’Italia», Fiume, 27 aprile 1943
Il nastrino arancione, «La Provincia di Como», Como, 5 giugno 1947;«Correre del giorno», Taranto, 15 giugno 1947; «Gazzetta veneta», Padova, 18 giugno 1947
I conigli, «La voce di Fiume», Venezia, 15 giugno 1947
Il pianto di Terenzia, «Il Giornale», Napoli, 6 ottobre 1948
La testa dell’Imperatore, «L’Arena», Verona, 1948
Fidanzati nel parco, «Pomeriggio», Bologna, 30 gennaio 1949
Danzatrice solitaria, «Gazzetta Padana», Ferrara, 30 ottobre 1949
La città disperata, «La Gazzetta di Parma», Parma, 3 novembre 1949
La morte del marinaio, «Libertà», Piacenza, 9 dicembre 1949
L’imboscata, «Pomeriggio», Bologna, 12 febbraio 1951
La valigia, «Giornale di Vicenza», Vicenza, 10 gennaio 1952
5 racconti «Il Piccolo», Trieste 1972-1973


Collaborazioni con giornali e periodici

«Adamo (Lettere e Arti)» Brescia
Una monografia sul Mantegna, 2 ottobre 1947
Metodo e attribuzioni delle opere d’arte, 20 novembre 1947
Carlo Delfino, I buchi del formaggio, 20 gennaio 1948
Pittura contemporanea, 20 gennaio 1948
«Alto Adige» Bolzano
Curiosità estetiche. Le mani nella pittura, 26 febbraio 1950
«L’Arena» Verona
“Parnaso”, 17 novembre 1946
“Parnaso”, 15 dicembre 1946
“Le Lettere”, Narratori italiani, 25 marzo 1947
“Parnaso”, Scoperta di uno scrittore, 2 aprile 1947
“Parnaso”, 6 aprile 1947
“Le Lettere”, Nido di poeti, 13 aprile 1947
“Parnaso”, Vittorini il programmatico, 4 maggio 1947
La 8 T. di Milano per la ricostruzione, 29 maggio 1947
Artigianato italiano negli Stati Uniti, 5  giugno 1947
“Le lettere”, Diario di un’ombra, 6 giugno 1947
“Le Lettere”, Diario di un’ombra, 8 giugno 1947
“Le lettere”, Longanesi o della cattiva bonaria, 8 giugno 1947
Il fanciullo Orio Vergani, 22 giugno 1947
Carlo Delfino, Cronachetta artistico-letteraria di fine stagione, 26 giugno 1947
Carlo Delfino, “Parnaso”, Milano città dei premi letterari, 13 luglio 1947
“Parnaso”, Hemingway dove c’è il pericolo, 14 dicembre 1947
Libri d’arte, 23 dicembre 1947
Una mano ci guida, 1947
Si ripeterà il caso Svevo?, 1947
Pratolini, scrittore vagabondo, 25 gennaio 1949
«Arts» Parigi
L’art contemporain. Première saison italienne, 5 settembre 1947
«Avanti!» Milano
Premio Genova. Io sono vivo, 31 dicembre 1946
«Cinema» Milano
 28 febbraio 1950
«Corriere del Libro» Bologna
È stata creata la città dello spirito, 1947
«Corriere della Provincia» Como
Nelle sale del Palazzo Bianco il mondo del Magnasco, 27 giugno 1949
«Corriere di Trieste»
“Lettera Veneziana”, Luigi Zuccheri e i suoi animali in una pubblicazione del “Cavallino” curata da Garibaldo Marussi, 15 gennaio 1953
«Cronache» Bologna
Carlo Delfino, Gli svizzeri non si fidano, n. 13, 29 marzo 1947
Volpi vuole essere dimenticato, 7 giugno 1947
A Losanna è nata la felicità, n. 25, 21 giugno 1947
Il signor pastore istruisce le sposine e organizza gli angeli delle stazioni svizzere, 12 luglio 1947
«Eco di Biella»
Nel santuario di Oropa. Alle prese con l’arte sacra i più noti pittori moderni, 29 dicembre 1949
«Rivista Biella»
Garibaldo Marussi, Piero Bora : 1910-1941, n. 12 anno 1963
«La Fiera Letteraria»: giornale settimanale di lettere, scienze ed arti, Roma
I due compagni, Anno 12,n 40,p.4, 25 ott.1936
Bontempelli o della logica, «Meridiano», Roma, 10 agosto 1939
Cinquant’anni di pittura italiana. La mostra di Losanna, 3 aprile 1947
“Cronache milanesi”, 22 gennaio 1949
Discorso “pastiche” di Moreni ed esperimento letterario di Joppolo, “Cronache milanesi”, 26 febbraio 1949
Rembrandt e il suo tempo, 16 agosto 1949
Realismo vero e improprio,“Cronache d’arte”, 6 novembre 1949
Nuovi atteggiamento dell’Arte Sacra, “Cronache milanesi”, 16 novembre 1949
La città di Mathias Grunewald, 25 dicembre 1949
L’assegnazione del Premio Hemingway, 26 dicembre 1949
Morandi pittore senza fratture, n. 2, p. 7,  8 gennaio 1950
Inizio di stagione in tono minore, “Cronache milanesi”, 16 gennaio 1950
Mario NegriMostre Milanesi, n. 22, p. 7,  28 maggio 1950
Le seppie esotiche di Giulio Mosca, “Cronache milanesi”, febbraio 1950
Lucio Fontana scultore spericolato, 21 maggio 1950, p. 7
Paolo Buttini, 28 maggio 1950
La Biennale veneziana. Bilancio di mezzo secolo, 18 giugno 1950, p. 3
Maestri italiani alla Biennale, 18 giugno 1950, p. 3
Stato di mora per la scultura italiana?, 25 giugno 1950, p. 7
Pittori del padiglione italiano, 9 luglio 1950, p. 7
L’arte sensuale dei “Fauves”, 16 luglio 1950, p. 7
Sistemazione del Futurismo tra fauves e cubisti, 22 luglio 1950, p. 6
Il Cubismo e l’erba dell’intelligenza¸ 30 luglio 1950, p. 7
Sognava di diventare accademico il doganiere Rousseau, 6 agosto 1950, p. 7
In Georges Seurat e James Ensor il glossario della pittura contemporanea, 13 agosto 1950
Giudizio difficile per gli italiani, 3 settembre 1950, p. 7
Realisti e neorealisti si compromettono, 10 settembre 1950, p. 7
Piccola cronaca per regioni, 17 settembre 1950, p. 7
Curva dell’arte astratta, 15 ottobre 1950, p. 7
Misura di Pirandello, Garibaldo Marussi, A. 6, n. 49 (30 dicembre 1951), P. 11 : ill
Kerg resiste all’astrattismo,“Cronache milanesi”,4 novembre 1951
La pittura di Rossi “raccomandata” da Cézanne, “Cronache milanesi”, 11 febbraio 1951
Un fastidioso Leger. Un Tosi sempre poeta, “Cronache milanesi”, 1 febbraio 1953
Le Mostre d’Arte a Milano
«Rivista FINA» FINA Italiana
Splendore dei mosaici ravennatiRivista FINA, a. 6., n. 21, p. 27-31, giugno 1964
«Il Gatto Selvatico» ENI
Garibaldo Marussi, La 2ª mostra – premio Snam per le arti figurative pag.28;
Garibaldo Marussi, Eni cronache, pag.30
Garibaldo Marussi, La nostra casa, pag.31 (moda, medicina)
Garibaldo Marussi, Storia della pittura, pag.9
Garibaldo Marussi, Pietro Longhi, pag.32
1956 (II), Novembre – Dicembre, nn. 11 – 12
«Gazzetta di Mantova»
Il premio “Fila” a Moretti e Flora. Non nomi nuovi, ma glorie consacrate
, 6 aprile 1948
Gli angeli lignei sono scesi a Siena, 25 agosto 1949
Il premio Suzzara come l’ha visto un giornalista milanese. In groppa a un cavallino bianco il pittore nato sotto una buona stella, 11 settembre 1949
«Gazzetta Padana» Ferrara
Una curiosa situazione al nostro confine occidentale, 22n febbraio 1949
Varietà, 6 giugno 1949
Anche i minori sono dei grandi. Tesori lombardi a Zurigo, 12 dicembre 1949
Pittori a Saint Vincent, Ferrara, 7 novembre 1948
«Gazzetta del Popolo» Torino
Mostre d’arte in Svizzera, 1 maggio 1947
«Gazzetta Sera» Torino
Lo dicono ma non è vero. A Berna spargono l’oro per le strade, 4 giugno 1947
Accaduto in Svizzera tempo fa. Un cittadino si uccide non potendo pagare le tasse, 23 giugno 1947
«Gazzetta Veneta» Padova
Carlo Delfino, 13 giugno 1949
Carlo Delfino, Mostre e notizie d’arte, 5 settembre 1949
«Giornale di Brescia»
Il professore era un signore discreto. Einaudi davanti agli stambecchi che Mussolini donò alla Svizzera, 9 febbraio 1949—-Carlo Delfino, Piccola galleria, 16 ottobre 194
«Giornale della Libreria»
Carlo Delfino, Panorama della narrativa, n. 1, 1 maggio 1947
«Il Giornale di Vicenza»
Lo stranissimo caso del paesino di Claviéres, 12 febbraio 1949
Rivoluzione dell’automotrice, 18 novembre 1949
«Illustrazione Italiana» Milano
Carlo Delfino, “La bottega dell’Antiquario”, n. 15, 13 aprile 1945
Carlo Delfino, “La bottega dell’Antiquario”, n. 7, 16 febbraio 1947
Carlo Delfino, “La bottega dell’Antiquario”, 16 marzo 1947
La catena della felicità, n. 13, 20 marzo (?) 1947
Carlo Delfino, “La bottega dell’Antiquario”, n. 18, 4 maggio 1947
Il Duchino, “Cronaca d’oro”, 15 maggio 1947
Carlo Delfino, “La bottega dell’Antiquario”, n. 24, 15 maggio 1947
Carlo Delfino, “La bottega dell’Antiquario”, n. 21, 25 maggio 1947
Carlo Delfino, “La bottega dell’Antiquario”, n. 28, 20 luglio 1947
Carlo Delfino, “La bottega dell’Antiquario”, n. 30, 27 luglio 1947
Il Duchino, “Cronaca d’oro”, 27 luglio 1947
Memorie di un diplomatico, 27 luglio 1947
Carlo Delfino, “La bottega dell’Antiquario”, n. 32, 10 agosto 1947
Carlo Delfino, “La bottega dell’Antiquario”, 19 settembre 1947
Il Duchino, “Cronaca d’oro”, 27 settembre 1947
Carlo Delfino, “La bottega dell’Antiquario”, 28 settembre 1947
Il Duchino, “Cronaca d’oro”, 12 ottobre 1947
Carlo Delfino, “La bottega dell’Antiquario”, 16 novembre 1947
Carlo Delfino, “La bottega dell’Antiquario”, 30 novembre 1947 
Carlo Delfino, “La bottega dell’Antiquario”, 14 
dicembre 1947
«L’Italia» Milano
Curiosa situazione al nostro confine occidentale, 15 febbraio 1949
Carlo Delfino, Cronache d’arte , 9 agosto 1949
«Libertà» Piacenza
Il Collegio , 29 gennaio 1957
«Libreria» Milano
Carlo Delfino, Panorama della narrativa , 15 maggio 1947
Vergani: Bambino curioso, 15 maggio 1947
Il libro italiano in Svizzera, n. 3, 1 giugno 1947
Carlo Delfino, “Panorama della narrativa”, n. 3, 1 giugno 1947
Carlo Delfino, “Panorama della narrativa”, n. 7, 25 giugno 1947
Carlo Delfino, “Panorama della narrativa”, 1947
«Libreria Stampa» Lugano
Ulisse a Venezia, 9 giugno 1949
«Il Meridiano»: l’Italia letteraria, artistica, scientifica, Roma
Garibaldo Marussi, “Miracoli quotidiani”, i libri, Anno III, n.25, p.10, 19 giugno 1938
Garibaldo Marussi, “Un carattere” , i libri, Anno III, n.30, p.10, 24 luglio 1938
Garibaldo Marussi, “Cronache di poesia”, 1938
Garibaldo Marussi, “Autori europei”Anno III, n.40, p.11, 2 nov. 1938
Garibaldo Marussi, “Bontempelli o della logica”, 1938
Garibaldo Marussi, “Un carattere”, 1938
Garibaldo Marussi, “Racconti e disegni”, Anno III, n.38, p.10, 18 sett. 1938
Garibaldo Marussi, “Achille innamorato“, 
Anno III, n.47, p.10, 20 nov. 1938
Garibaldo Marussi, “Forse, gridando, un giorno”, vetrina di poesia, Anno III, n.49, p.7, 4 dic. 1938
Garibaldo Marussi, “Nessuno torna indietro“, Anno IV, n.5, p.10, 29 gen. 1939
Garibaldo Marussi, “Cronache di poesia”Anno IV, n.21, p.10, 28 mag. 1939
Garibaldo Marussi, Teorie e fatti della poesia“, Premessa: De Pisis, Comi, Zeboni, Catalano, Anno IV, n.36, p.4, 10 set. 1939
Garibaldo Marussi, “Narratori di sviluppo”, i libri, Anno IV, n.38, p.10, 24 set. 1939
Garibaldo Marussi, Tre giovani autori“, libri, Anno IV, n.8, p.14, 26 feb. 1939
Garibaldo Marussi, “L. Spreafico”, 27 agosto 1939
Garibaldo Marussi, “Di sette giorni è questo”, vetrina di poesia, Anno IV, n.13, p.6, 2 apr. 1939
Garibaldo Marussi, “Discorso su Tommaso Landolfi”Anno IV, n.48, p.3, 3 dic. 1939
Garibaldo Marussi, “Nascita del sonno“, Anno IV, n.12, p.5, 26 mar. 1939
Garibaldo Marussi, “Poesie di Novaro“, libri, Anno IV, n.20, p.10, 21 mag. 1939
Garibaldo Marussi, “Assalto al palazzo“, Anno IV, n.30, p.6, 30 lug. 1939
Garibaldo Marussi, “Betocchi, Caretti e altri poeti”, Anno IV, n.34, p.10, 27 ago. 1939

Garibaldo Marussi,”Del saper viaggiareAnno V, n.3, p.10, 21 gen. 1940
Garibaldo Marussi,”La Moglie slava“, 1940
Garibaldo Marussi,”Il nostro amico ciliegio“, 1940
Garibaldo Marussi,”Quando la vita aveva sapore“, Anno V, n.12, p.7, 24 mar. 1940
Garibaldo Marussi,”Quartieri alti“, i libri, Anno 5, n.24, p.10, 16 giu. 1940
Garibaldo Marussi,”Ritratto virile“, i libri, Anno V, n.19, p.10, 12 mag. 1940
Garibaldo Marussi,”Sera al paese“, Anno V, n.4, p.6, 28 gen. 1940
Garibaldo Marussi,”Uomini e armi per le strade istriane: da un diario fiumano“, Anno V, n.5, p.6, 2 feb. 1940
Garibaldo Marussi,”Tombari e i canto del gallo“, Anno V, n.7, p.4, 18 feb. 1940
Garibaldo Marussi,”Uomo al palo“, Anno 5, n.39, p.7, 29 set. 1940
Garibaldo Marussi,”Conoscenza dell’Italia; Sentinella sul muro“, narrativa, Anno 1940, n.30, p.7, 28 lug. 1940
Garibaldo Marussi,” Deserto dei tartari“, Anno 5, n.40, p.4, 06 ott. 1940
Garibaldo Marussi,”I Conigli“, Anno 6, n.1, p.7, 05 gen. 1941
Garibaldo Marussi,”Entrata al collegio“, Anno 6, n.6, p.6, 09 feb. 1941
Garibaldo Marussi, “Ballerina per se“, Anno 6, n.16, p.6, 20 apr. 1941
Garibaldo Marussi,”Fischiare come gli uccelli“, 1941
Garibaldo Marussi,”Un Mestiere difficile“, 1941
Garibaldo Marussi,”L’ Omnibus e Sanminiatelli“,  1941
Garibaldo Marussi, “Bontempelli o della logica“, Anno 6, n.32, p.3, 10 ago. 1941
Garibaldo Marussi, “Pancrazi e lo schiavo Esopo“, Anno 6, n.33, p.5, 17 ago. 1941
Garibaldo Marussi,”Un Uomo del tempo“, Anno 6, n.36, p.7, 07 set. 1941
Garibaldo Marussi, L’ Omnibus e SanminiatelliAnno 6, n.42, p.3,  19 ott. 1941
Garibaldo Marussi, Fischiare come gli uccelliAnno 6, n.46, p.4-5, 16 nov. 1941
Garibaldo Marussi,”Di un’infanzia felice“, Anno 7, n.18, p.4, 03 mag. 1942
«Oggi» Milano
Carlo Delfino, Finito il bel tempo per i mediatori, 29 ottobre 1946
«Panorama» Milano
D’Annunzio e Fiume, Arturo Marpicati, Garibaldo Marussi, n. 10, 12 settembre 1939
«Pesci Rossi» Milano
Cronache d’arte”, a. XVI, n. 1, gennaio 1947, pp. 21-22
Carlo Delfino, Per comperare i libri gli svizzeri varcano la frontiera, n. 4, 1947
Le maschere romane, n. 6
G. Marussi, Le due nature di Flaubert, come è nata Madame Bovary, maggio 1947
G. Marussi, Maria Devereux: un misterioso amore di Poe, giugno 1947
 «Il Piccolo», Trieste
Garibaldo Marussi, 5 racconti 1972-1973
«Pomeriggio» Bologna
Garibaldo Marussi, Dos Passos aspetta Marx, 14 ottobre 1949
«La Porta Orientale»
Garibaldo Marussi, “L’impresa di Fiume attraverso libri e giornali“, La porta orientale IX, n. 7-8-9, 1939
«
La Provincia di Como»
Ispirazione di Saint Vincent. Diventare un luogo di incontro dell’arte contemporanea internazionale, 27 ottobre 1949
«Quadrivio» Roma, grande settimanale letterario illustrato 
Garibaldo Marussi: “PEA la tentazione ed il romanzo” n. 38 del 13 marzo 1938 – anno sesto., Roma, Stabilimento tipografico, 1938
«Scena Illustrata» Firenze
Oropa città mistica, aprile 1949
«La Sicilia» Catania
Rinnegato da Roma il più piccolo Comune italiano, 18 febbraio 1949
«Le Stagioni» Milano
Carlo Delfino, Malessere di Sartre, marzo 1947
«Stile Fascista, Casa del Fascio» Fiume
“Edicola”, 1941
«Il Tempo» Roma
“Cronache milanesi”, Coscienza personale di James Ensor, 13 maggio 1949
«L’Unità» Milano
Il suicidio dell’artigianato, 19 giugno 1947
«La Vedetta d’Italia» Fiume
Di due scrittrici, 15 febbraio 1942
P.M.Pasinetti: L’ira di Dio
, 15 marzo 1942
Nota”, 25 marzo 1942
“Parnaso”, Viaggio armonioso di Bruno Barilli, 29 marzo 1942
“Nota”, 6 aprile 1942
“Nota”, 15 aprile 1942
“Parnaso”, 19 aprile 1942
“Parnaso”, 7 maggio 1942
“Nota”, 7 maggio 1942
“Nota”, 28 maggio 1942
“Parnaso”, I giovani e il romanzo, 3 giugno 1942
“Parnaso”, Poesia di Cardelli, 28 giugno 1942
Giani Stuparich romanziere triestino, 7 ottobre 1942
I mendicanti fanno festa, 12 dicembre 1942
Candore di Lisi, 17 gennaio 1943
“Parnaso”, Attualità di Ungaretti, 27 aprile 1943
Noia felice, 12 maggio 1943 
«Vernice» Trieste
“Notiziario milanese”, Pittura e scultura dei due Tallone, 1949
«La Voce d’Italia» Parigi
Le centomila lire di Hemingway a un piccolo maestro siciliano, 8 novembre 1949


Edizioni d’arte

I Fauves”, Garibaldo Marussi, Edizioni del Cavallino, Venezia 1950
“Luciano Ricchetti”, Garibaldo Marussi, Piacenza, 1951
“Pablo Picasso. Il periodo blu e il periodo rosa”, Garibaldo Marussi, Garzanti, Milano 1955
“Leopoldo Kostoris 1908-1956”, scritti di U. Apollonio, L. Budigna, V. Guidi, G. Marussi, L. Mazzi, Trieste 1957
“Il paesaggio nella pittura italiana”, Garibaldo Marussi, Edizioni M. Confalonieri, Milano 1959
“Modigliani”, Garibaldo Marussi, Studio Editoriale d’Arte Perna, Milano 1960
“Disegno italiano moderno. 50 disegni di artisti italiani”, Garibaldo Marussi, Sandro Maria Rosso Editore Stampatore, Biella 1960
“Primo Conti, 50 anni di pittura”, Sansoni Editore, 1962
Michelangelo Guacci, Milano, Grafiche editoriali Ambrosiane, 1962
Antologia dell’arte moderna: Maestri Italiani: 24 capolavori scelti e annotati da Garibaldo Marussi”, vol. I; Studio Editoriale d’Arte Perna e Istituto Editoriale Italiano, Milano 1963
Antologia dell’arte moderna: maestri stranieri: 24 capolavori, a cura di Garibaldo Marussi, vol. II, Studio Editoriale d’Arte Perna e Istituto Editoriale Italiano, Milano 1963
“Modigliani”, Garibaldo Marussi, Studio Editoriale d’Arte Perna, Milano 1963
“Gianni Brusamolino. 10 acqueforti 2 litografie. Curzia Ferrari. 10 poesie”, prefazione di Garibaldo Marussi, G. Upiglio e C. Edizioni d’arte «Grafica uno», Milano 1964
I maestri dei maestri, da Giotto a Picasso, Garibaldo Marussi, Studio Editoriale D’Arte Perna, Milano 1964
“The Italian Masters”, text by Garibaldo Marussi,  commentary on the plates by E. Camesasca, design and lay-out under the supervision of Silvio Coppola, Studio Editoriale d’Arte Perna, Milano 1964
“La giornata provvisoria. 10 acqueforti, 2 litografie / Gianni Brusamolino . 10 poesie”, Ed. G. Upiglio-Grafica Uno, Milano, 1964
“Splendore dei mosaici ravennati”, Ed. FINA Italiana, 1964
“L’arte di Secan”di Claude Marx Roger, George Waldemar, Raymond Charmet, Garibaldo Marussi, Grafiche Editoriali Ambrosiane, Milano – Parigi 1965
Adolfo Grassi“, Garibaldo Marussi, Ed. Olimpia, Milano 1965
“Jennifer Montagu, bronzi”, Garibaldo Marussi, Ugo Mursia & C., Milano 1965
“Le Meraviglie del Collezionista: Figure di Van Gogh”, presentazione di Garibaldo Marussi, Studio Editoriale d’Arte Perna, 1965
“Figure di Van Gogh / Vincent Van Gogh“, Garibaldo Marussi, Studio Editoriale d’Arte Perna, Milano 1965
“Ugo Sissa”, Ed. Mursia, 1965
“Renoir”, Garibaldo Marussi, Studio Editoriale d’Arte Perna, Milano 1967
“Remo Bianco”, Garibaldo Marussi, Edizioni MD, Roma, 1971
Rolf Rappaz: Permutationen. (Rolf Rappaz: Permutations)“, Garibaldo Marussi, Edizioni Techne, 1972
“Giovanni Giordani”, Garibaldo Marussi, GEA, Milano, 1973
Luciano Ceschia“, testi di Francesco Tentori, Luciano Morandini, Garibaldo Marussi, G. Molina, Giorgio Mascherpa, Umbro Apollonio. Regione Friuli Venezia Giulia, 1983
“Renoir, opera monografica di Renoir”, Garibaldo Marussi, con 21 composizioni litografiche a colori, Ed. Velar Gorle, 1989
“Modigliani Amedeo, grafica Marino Ferrari e Adriana Luisa Menghi”, Garibaldo Marussi, Ed. Velar Gorle, 1990
“Claudio Bianchi: la cerimonia del te: pittura grafica in una fase di transizione 1953-96″,  Garibaldo Marussi, Decio Gioseffi, Sergio Molesi, Giulio Montenero. Ed. Comune di Trieste, 1997


Cataloghi di mostre

Gino Meloni, Carmelo Cappello, Gianfranco Ferroni, testi di Raffaele De Grada, Dino Formaggio, Garibaldo Marussi, Saletta degli Amici dell’Arte, Ed. Alla Saletta, Tip. E. Bassi, Modena 2 – 10 marzo 1950
Arturo Martini, Galleria del Sagittario, Milano, 1950
Omaggio a Trieste: disegni di Nicola Sponza, Ed. Galleria Cairola, Milano, dal 26 aprile al 7 maggio 1951
Vittorio Tavernari, Garibaldo Marussi, Galleria Il Milione, Milano gennaio 1951
Carlo Carrà, Garibaldo Marussi, Saletta degli Amici dell’Arte, Modena, 19 – 29 gennaio 1952
Zuccheri, Garibaldo Marussi, Galleria del Cavallino, Venezia 6 giugno 1952
Guido La Regina, 234ª mostra del Cavallino, Garibaldo Marussi, dal 26 aprile al 9 maggio 1952
Luigi Zuccheri, Ed. Cavallino, Venezia, 1952
Giorgio Campanini, Ed. Galleria Gussoni, Tip. Montello, Milano, 11-12 novembre 1952
Gino Meloni, a cura di Garibaldo Marussi, Galleria del Cavallino, Venezia 19 – 28 settembre 1953
Gianni Molteni Ed. Cavallino, Venezia, 1953
Maurice Esnault, Ed. Galleria del Sole, Milano, aprile 1955
Dipinti di Pierre Clerk, Ed. Galleria d’arte Totti, Milano, 1955
Ottorino Olgiati, 324. Mostra Ed. Cavallino, Venezia, dal 27 maggio al 5 giugno 1955
Tarcisio Generali, Ed. Cavallino, Venezia, 1955
Pablo Picasso, Coedizione Abrams E Garzanti s.d. ma, Amsterdam, 1955
Carlo Guarienti, Ed. Cavallino, Venezia, 1956
Miro Fava D’Anna, Ed. Galleria Montenapoleone, Milano, 5 gennaio 1956
Luciano Richetti, Piacenza, Tip. Piacentino, 1956
Leopoldo Kostoris, 1908-1956, Trieste, Tipografia litografia Moderna, 1957
Giuseppe Cesetti, Garibaldo Marussi, Milano, Galleria Annunciata, 16-29 marzo 1957
Fausto Pirandello, Garibaldo Marussi con note di Lionello Venturi e Roberto Papini, Milano, Galleria Blu, 25 novembre – 15 dicembre 1957
Scultura svizzera contemporanea all’aperto, a cura di Garibaldo Marussi, catalogo della mostra (Como, Villa Olmo, 20 settembre – 12 ottobre 1958), in collaborazione con il Comune di Bienne, Como 1958
Jef  Verbrak, Ed. Cavallino, Venezia, 1958
15 disegni di Franco Rognoni, Garibaldo Marussi, Edizioni del Milione, Milano 1958
Federico Righi, Ed. Galleria Russo, Roma, 1958
Scultura svizzera contemporanea all’aperto, Ed. Villa Olmo, Como, 1958
Il paesaggio nella pittura italiana. Collana di monografie dedicate alla pittura italiana dalle origini ad oggi, Milano, Ed. Confalonieri, 1959
Mario Carletti, Ed. Centro Artistico San Babila, Milano dal 14 al 25 novembre 1959
Remo Bianco, Ed. Cavallino, Venezia, 1959
Attilio Vella, Garibaldo Marussi, S.l., 1959
Gimo Pittaluga, Ed. Cavallino, Venezia, 1959
Franco Rognoni, Galleria L’Annunciata, Milano dal 10 al 29 gennaio 1959
Giovan Battista Caputo, Ed. Cavallino, Venezia, 1960
Carmelo CappelloCentro Artistico San Babila, Milano, dal 21 novembre 1960 al 2 dicembre 1960
Mostra nazionale di pittura sul tema Zolfo, presentazione di Marco Valsecchi; introduzione di Garibaldo Marussi, Premio Ente zolfi italiani, Tip. S. Pezzino e F., Palermo, 1961
Selezione di pittura francese: Braque, Kisling, Renoir, Rouault, Utrillo, Vlaminck, Ed. Galleria Gian Ferrari, Milano, dal 2 al 13 dicembre 1961
Ugo Guarino, Garibaldo Marussi, Milano, Salone Annunciata, 30 novembre – 13 dicembre 1961
Arte fantastica, Luciano Budigna, Gillo Dorfles, Garibaldo Marussi, Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo, Trieste 1961
Jorgen Haugen Sorensen, Garibaldo Marussi, 346ª Mostra del Naviglio dal 25 novembre al 5 dicembre 1961, Galleria del Naviglio, Milano 1961
Opere di Mario Sironi, Garibaldo Marussi, Torino, Viotti Galleria d’arte moderna, 20 novembre – 3 dicembre 1962
Paolo Baratella, Ed. Galleria San Matteo, Genova, dal 22 al 31 marzo 1962
Opere di Mario Sironi, Ed. Galleria Viotti, Torino, 1962
Denise Mennet, Ed. Cavallino, Venezia, 1962
Prima mostra d’arte “Cà Verza”: pittura nell’arredamento 1962, Ed. Palazzo Cà Verza di Corbetta, MI, dal 11-03-1962 al 25-03-1962
Valentino Vago, Garibaldo Marussi, Milano, Salone Annunciata, 14 dicembre 1962 – 3 gennaio 1963
Arturo Cavalli, Ed. Cavallino, Venezia, 19 – 28 gennaio 1963
Herbert Jochems, Ed. Cavallino, Venezia, 1963
Jorgen Haugen Sorensen, 346. mostra Galleria del Naviglio, Milano, 25 novembre – 5 dicembre 1961
Pittori di tre generazioni, Ed. Galleria d’arte Taras dell’Ente provinciale per il Turismo, Taranto, 8-23 giugno 1963
Silvio Zanella, testo di Garibaldo Marussi, Milano, Galleria Pater, gennaio 1963
Arte cinetica, catalogo della mostra (Trieste, Palazzo Costanzi, luglio – agosto 1963), testi di L. Budigna, G. Dorfles, Garibaldo Marussi, M. Mascherini, Trieste 1963
Scipione, a cura di Garibaldo Marussi, Biella, Ed. Centro Internazionale di Arti Figurative, 27 novembre – 20 dicembre 1963
Piero Bora: 1910-1941, Ed. Centro internazionale di arti figurative, Biella, 1963
Silvio Zanella, Milano, Galleria Pater, gennaio 1963
Olii, xilografie, tavole incise e dipinte di Luigi Spacal,, testo di Garibaldo Marussi, Ed. Galleria del Sagittario, Milano dal 18 marzo al 7 aprile 1964
Berto Ravotti, Garibaldo Marussi, Galleria Pater, Milano, dal 18 gennaio 1964
Federigo Severini, Garibaldo Marussi, Verona, Edizioni d’Arte Ghelfi 1964
Federico Righi, Ed. Galleria Russo, Roma, 23 marzo-5 aprile 1964
Arturo Martini, Garibaldo Marussi, Milano, Galleria del Sagittario 6 maggio – 6 giugno 1964
Arte fantastica, catalogo della mostra (Trieste, Castello di San Giusto, luglio – agosto 1964), testi di Luciano Budigna, Gillo Dorfles e Garibaldo Marussi, Trieste 1964
Arte Cinetica, Palazzo Costanzi, Garibaldo Marussi, Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Trieste, Trieste luglio-agosto 1965
Ugo Sissa, testo di Garibaldo Marussi, Milano, Galleria Cadario, 20 maggio – 15 giugno 1965
Milena Milani, Garibaldo Marussi, Trento, Galleria d’arte L’Argentario, 3 – 15 maggio 1965
Annalisa Cima, Garibaldo Marussi, Venezia, 632ª mostra Galleria del Cavallino, 30 ottobre – 9 novembre 1965
VI Concorso Internazionale del Bronzetto, Giorgio Mascherpa e Garibaldo Marussi, Sala Della Ragione, Padova, Italia, 1965
Adolfo Grassi, Garibaldo Marussi, Galleria del Sagittario, Milano dal 25 mar. al 7 apr. 1965
Francoise Gilot, Ed. Galleria Trentadue, Milano, dal 21 dicembre 1965 al 13 gennaio 1966
Ugo Sissa, Ed. Galleria Cadario, Milano 20 maggio-15 giugno 1965
Adolfo Grassi, Ed. Galleria del Sagittario, Milano, 1965
VI Concorso Internazionale del Bronzetto, Ed. Sala Della Ragione, Padova, 1965
Boris Mardešić, Ed. Il Cancello, Bologna, 1965
Oddino Guarnieri, Tip. Veneta, Venezia, 1965
Guido ChitiGalleria d’arte Cavour, Milano, dall’8 marzo al 23 marzo 1965
Bronzi / Jennifer Montagu, Ed. Galleria Cadario, Milano 1965
Giuseppe Cuoco, Ed. Galleria Montenapoleone, Milano, 26 giugno 1965
Arturo Spozio, Garibaldo Marussi e Albano Rossi, Ed. Telestar, Palermo, 1965
Braque, Calder, Chagall, Mirò, Picasso, Garibaldo Marussi, Monza, Galleria Civica, 19 dicembre 1965 – 10 gennaio 1966
Di Salvatore, Nino Di Salvatore, Gillo Dorfles, André Bloc, Garibaldo  Marussi, Sergio Bettini, Marco Valsecchi, Giovanni Marangoni, Gisela Pflugbeil, Simone Frigerio, René Massat, Claude Rivière, Michel Seuphor, Marcel Fryns, Galleria Flaviana, Locarno, CH, 1966
Arturo Spozio, presentato da Garibaldo Marussi e A. Rossi, Palermo 1966
Gianluigi Giovanola, Garibaldo Marussi, Venezia, Galleria del Cavallino, 7 al 21 febbraio 1966
Arturo Spozio, Ed. Telestar, Palermo, 1966
Braque, Calder, Chagall, Mirò, Picasso, Ed. Galleria Civica, Monza, 1966
Luciano Silvani, Ed. Galleria Gussoni, Milano, dal 18 febbraio al 1 marzo 1966
Gianluigi Giovanola, Ed. Cavallino, Venezia, 1966
Nello Leonardi, Ed. Galleria Viotti d’arte moderna, Torino 1966
Luciano Silvani, Ed. Galleria Gussoni, Milano dal 18 febbraio al 1 marzo 1966
Fausto CarlinoGalleria Montenapoleone, Milano dal 28 aprile al 9 maggio 1966
Elvio Becheroni, Garibaldo Marussi, Galleria d’arte L’Argentario, Trento dal 27 gennaio al 11 febbraio 1966
Boris Mardešić, Garibaldo Marussi, Galleria Il Cancello di Bologna, dal 25 febbraio 1966
‎7ª Biennale Nazionale d’Arte Sacra Contemporanea – “Premio Federico Motta Editore”di Garibaldo Marussi e Angelo Maria Raggi, 1966
Boris Mardešić, Fausto Carlino, Ed. Galleria Montenapoleone, Milano, 1967
L’uomo e lo spazio. Lo Spazialismo. Humour Graphic, catalogo della mostra (Trieste, 8 – 31 luglio 1967), testi di Gillo Dorfles e Garibaldo Marussi, Trieste 1967
Jochems, Garibaldo Marussi, Carlo Munari, Edizioni Viotti, Torino 1967
Renzo Orvieto pittore, Garibaldo Marussi, Galleria Gian Ferrari, Milano, 11 – 24 novembre 1967
Luciano Celli675ª Mostra Ed. Cavallino, Venezia, dal 5 al 18 dicembre 1967
Herbert Jochems, Ed. Viotti, Torino, 1967
Renzo Orvieto: pittore, Ed. Galleria Gian Ferrari, Milano, 1967
Pepe Diaz, Ed. Galleria Il Naviglio 2, Milano, dal 14 al 27 giugno 1967
Giovannino Servettaz, Ed. Galleria Montenapoleone, Milano, dal 30 gennaio all’8 febbraio 1967
Miguel Berrocal466ª Mostra Ed. Galleria del Naviglio, Milano, dal 7 al 21 febbraio 1967
Arte cinetica, Ed. Azienda Autonoma Turismo, Trieste, 1967
Antonio Nadiani: politipie e tempere, Ed. Galleria d’arte Totti, Milano, 1967
Sergio GaglioloGalleria Beniamino d’arte moderna, Sanremo, dal 13 aprile al 1 maggio 1968
Boris Mardešić
690. mostra della Galleria del Cavallino, Venezia dal 9 al 23 agosto 1968
50 anni di disegno italiano, a cura di Garibaldo Marussi, Palazzo Costanzi, Trieste, 5 – 20 aprile 1968
Ida Barbarigo, Alik Cavaliere, Bruno Pulga, Garibaldo Marussi, Museo di Vicenza, mostra a Palazzo Chiericati organizzata in collaborazione con la Kunsthalle di Normberga 28 settembre – 20 ottobre 1968, Vicenza 1968
Vanni Viviani, Garibaldo Marussi, Galleria d’Arte “L’Argentario”, 11/27 dicembre 1968
Fontana e lo spazialismoPalazzo del Liceo scientifico, Ente Provinciale Turismo, Ed. Trifogli, Ancona, 29 dicembre 1968 – 12 gennaio 1969
Livio Rosignano, Ed. Galleria il Cannocchiale, Milano, dal 29 aprile al 10 maggio 1968
50 anni di disegno italiano, Ed. Rotary Club, 1968
Sergio Gagliolo, Ed. Galleria Beniamino d’arte moderna, Sanremo, 1968
Nuovi materiali Nuove tecniche, Ed. Comune di Caorle, 1969
Boris Mardešić, Ed. Galleria d’arte R. Rotta, Genova, 1969
Giorgio Pitassi, Ed. Galleria d’arte Pegaso, Milano, 16-31 ottobre 1969
Markus Vallazza, Ed. Galleria delle Ore, Milano, 1969
Michele Cascella, Ed. Grafic Olimpia, Milano, 1969
Boris Mardešić, Ed. Circolo culturale artistico Gi3, Seregno, dal 2 al 16 marzo 1969
Marino Sormani, Torino, Ed. Galleria d’Arte Moderna “Viotti”, dal 22 marzo al 4 aprile 1969
Markus Vallazza, testo di Garibaldo Marussi,, Milano, Galleria delle Ore, dal 5 al 18 aprile 1969
Michele Cascella, testo di Garibaldo Marussi,, Milano, Galleria Levi, 11 novembre – 11 dicembre 1969
Nuovi materiali Nuove tecniche, FrancoPassoni,  Luigi Mallè, Garibaldo Marussi, Lorenza Trucchi, Comune di Caorle 1969
Imre Reiner, con testi di Garibaldo Marussi e V. Fagone, Milano, Square Gallery, 12 maggio – 14 giugno 1970
Fratel Venzo S. J. , Ed. Galleria della Trinità, Roma, 1970
Luciano Fabbri, Ed. Galleria d’arte Angelo Mariani, Ravenna, 1970
Jolanda Schiavi pittrice, Edizioni Galleria d’arte Borgonuovo, Milano, 14 marzo-27 marzo 1970
Attilio Alfieri, Garibaldo Marussi, Ed. Società Promotrice Belle Arti, Torino dal 18 novembre al 8 dicembre 1971
Milena Milani, Garibaldo Marussi, Franco Passoni, Ed. Galleria La Fontana, Savona, 19 dicembre – 9 gennaio 1971
Sergio Stocca, Garibaldo Marussi, Vismara arte contemporanea, 1971
Gino Bogoni, Spoleto, Ed. Galleria Plinio il Giovane, giugno-luglio 1971
Giuseppe Guarino, Ed. Galleria d’Arte Palazzo Vecchio, Firenze, dal 16 al 29 gennaio 1971
Marino SormaniTorino: Quaglino – Incontri, 1971
Remo Bianco, Centro d’Arte Settimiano, Roma, da martedì 18 aprile a martedì 2 maggio
Piero Marussig: Periodo triestino, Garibaldo Marussi, Palazzo Costanzi, Rotary Club di Trieste, Comune di Trieste, 1972
Jolanda Schiavi pittrice, Ed. Galleria d’arte Borgonuovo, Milano, 1972
Enrico De Cillia, Ed. Galleria Torbandena, Trieste, dal 23 marzo al 12 aprile 1972
Rodolfo Violapresentazione di Andre Verdet ; testi critici di Garibaldo Marussi … Ed. Arte Centro Quaglino, Torino, 1972
Boris MardešićGaribaldo Marussi e Mario De Micheli, Ed. Istituti culturali del Comune di Modena, Galleria della Sala di Cultura, 13-30 maggio 1972
La pittura psichedelica di Aladino Ghioni, Garibaldo Marussi, Edizioni d’Arte Ghelfi, Verona 1972
Incontro con Pericle Stromillo, Torino, Ed. Quaglino-Incontri, dal 18 novembre 1972
Grafica di Alfredo FabbriGaribaldo Marussi, Ghelfi, Verona 1973
La pittura di Mario Eugenio Lovri, estratti di Valerio Mariani, Giuseppe Sciortino, Luciano Budigna, Renzo Biasion, Garibaldo Marussi, Domenico Cara, et al., Edizioni d’Arte Ghelfi, Verona 1973
Luciano Ceschia, Garibaldo Marussi, Regione Friuli Venezia Giulia, 1973
Renzo Orvieto
scritti di Franco Solmi, Garibaldo Marussi, Franco Miele, Franco Passoni, Galleria d’Arte Pinacoteca, Roma 1973
Sergio Cassano, Ed. Galleria Pater, Milano, 1973
Vanni Viviani, selezione antologica“, testi di Mauro Corradini e Mauro Panzera. Antologia critica con scritti di Carlo Munari, Garibaldo Marussi, Mario De Micheli, Roberto Sanesi, André Verdet, et al., Pinacoteca Comunale, Modena 1989


Traduzioni

André Gide, Se il grano non muore, Milano, Bompiani, 1947
Francis Carco, La leggenda e la vita di Utrillo, Milano, Bompiani, 1949
René Huyghe, Delacroix, Milano, Garzanti, 1963
Jennifer Montagu, Bronzi, Milano, Mursia, 1965
Françoise Gilot, Carlton Lake, Vita con Picasso, Milano, Garzanti, 1965
André Gide: I sotterranei del Vaticano, I falsari, Se il grano non muore, Milano, V. Bompiani, 1974
Françoise Gilot, Carlton Lake, Vita con Picasso, Torino, Allemandi Editore, 1999
Françoise Gilot, Carlton Lake, Vita con Picasso, Roma, Allemandi Editore, 2015


Alcuni ritagli, lettere e cartoline di Garibaldo Marussi sono, inoltre, conservati presso l’archivio del MART, Museo d’arte Contemporanea di Trento e Rovereto e presso l’archivio de Il Caffè di Montecalvo in Foglia (Pesaro Urbin0) e presso il Fondo Gianni Vagnetti, Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux, Firenze.

Sarenco, (Isaia Mabellini) Vobarno (BS) 1945 – Brescia, 6/02/2017

“Sono sempre stato costretto a creare scandali per spiegare me stesso... Opporre Opposizione, scritto in nero, con alcune lettere rosse per formare la parola poesia. La poesia, per me, esiste solo come lotta, come opposizione a qualcosa. Opposizione ideologica, opposizione politica, opposizione linguistica. Credo che la mia poetica possa essere riassunta in questo titolo. Opporre…
Per saperne di più

Gillo Dorfles: VITRIOL, Triennale, Milano

VITRIOL il personaggio fantastico inventato da Gillo Dorfles.
La mostra alla Triennale di Milano è a cura di Aldo Colonetti e Luigi Sansone.

Sigillo del Vitriol dal Viridarium Chymicum di Daniel Stolcius von Stolcenberg (Francoforte, 1624) con l'acronimo esplicitato: «Visita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidem»

Sigillo del Vitriol dal Viridarium Chymicum di Daniel Stolcius von Stolcenberg (Francoforte, 1624) con l’acronimo esplicitato: «Visita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidem»

VITRIOL è un personaggio fantastico, inventato da Gillo Dorfles, presente la prima volta nel dipinto del 2010, esposto in mostra, poi di nuovo protagonista di una serie di disegni e di appunti, realizzati nella seconda metà del 2016. VITRIOL è uno degli acronimi più utilizzati dagli alchimisti, le cui iniziali stanno al posto di “Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem”, ovvero “Visita l’interno della terra e, con successive purificazioni, troverai la pietra nascosta”, che è la vera medicina. Come afferma lo stesso Dorfles, nel dialogo con Aldo Colonetti e Luigi Sansone: “Attraverso la figurazione, molto spesso si riesce ad andare al di là della propria “conoscenza cosciente”, per approdare a una sorta di figurazione dell’inconscio: alcuni mie disegni provengono dall’inconscio, e si affacciano sul foglio di carta attraverso elementi figurativi che ovviamente derivano da uno stato di coscienza, non razionalizzato”.

È il Dorfles pittore che parla, ma soprattutto lo studioso di psichiatria, lettore attento di Goethe, Jung e Rudolf Steiner, una sorta di filo conduttore presente in tutti suoi scritti, soprattutto là dove affronta il tema della “creatività”, accanto a quello dell’interpretazione. In totale, accanto al dipinto del 2010, sono esposti, per la prima volta, 18 disegni, che rappresentano un’ assoluta novità, in quanto sono altrettanto capitoli di una storia che è un viaggio, anche un po’ misterioso, alla ricerca della “pietra nascosta”.
I disegni riportano appunti, citazioni in lingua di Goethe, Jung e Rudolf Steiner, più una serie di parole e di numeri che prima di essere “parole” sono disegni, composizioni, linguaggi da decifrare.
È sorprendente come Dorfles non si stanchi mai di ricercare, di andare oltre il limite della conoscenza, senza mai abbandonare il controllo di una ragione, aperta, eclettica come eclettica è la sua figura di intellettuale: “La tecnica serve soprattutto a rendere visibile, diciamo tangibile, quello che è il pensiero occulto, o comunque non del tutto razionalizzato.

VITRIOL, così enigmatico nella sua composizione alfabetica, come se arrivasse da un altro mondo, si trasforma, in questi ultimi disegni, in una figura, certamente fantastica, ma che nel suo insieme ci ricorda da dove veniamo, chi siamo ma soprattutto dove tentiamo di andare. Vitriol è anche, forse soprattutto, un saggio filosofico, nel quale la dimensione estetica ci parla di un corpo “eterico” che è diverso da quello fisico ma che “non è ancora la pura spiritualità”, come ci ammonisce lo stesso Dorfles.

Il sigillo del Vitriol con l'indicazione dei vari procedimenti alchemici, in tutto sette, dalla versione di Azoth di Basilio Valentino pubblicata nel 1613

Il sigillo del Vitriol con l’indicazione dei vari procedimenti alchemici, in tutto sette, dalla versione di Azoth di Basilio Valentino pubblicata nel 1613


”VITRIOL”
, Disegni di Gillo Dorfles, 2016

A cura di: Aldo Colonetti e Luigi Sansone
Dal 13 Gennaio al 5 Febbraio 2017
Contatti Stampa: La Triennale di Milano, Comunicazione istituzionale e Relazioni Media – Micol Biassoni – Tel. 02-72434247 – press@triennale.org

Triennale di Milano
Viale Alemagna 6
20121 Milano
Tel. +39 02 724341  – www.triennale.org

 

Antonio Marras: Nulla dies sine linea, Triennale di Milano

Dal 22 ottobre 2016 al 21 gennaio 2017 La vita vera non si può ridurre a parole dette o scritte, nessuno può farlo, mai. La vita vera si svolge quando siamo soli, quando pensiamo, percepiamo, persi nei ricordi, trasognati eppure presenti a noi stessi, gli istanti submicroscopici… Diventiamo quello che siamo sotto i pensieri che scorrono…
Per saperne di più

Milano celebra Arnaldo Pomodoro, Palazzo e Piazzetta Reale,Triennale, Museo Poldi Pezzoli…

Credo che i riflessi della luce abbiano molta importanza. Durante il giorno, alla luce del sole, o all’ombra, le sculture davvero cambiano. Gli effetti specchianti includono ciò che vi sta attorno, lo spettatore… Questo rende la scultura viva, una parte di noi, della natura, in qualsiasi luogo si trovi.
Arnaldo Pomodoro, 1974


Per festeggiare i 90 anni del Maestro, la Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale è il fulcro della grande antologica che abbraccia l’intera città e alcune delle sue sedi espositive più prestigiose.
Cuore dell’iniziativa è la mostra, curata da Ada Masoero, promossa dal Comune di Milano-Cultura, ideata e prodotta dalla Fondazione Arnaldo Pomodoro e Palazzo Reale con la collaborazione di Mondo Mostre Skira, ospitata nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, uno dei luoghi simbolo della storia di Milano, che accoglie una trentina di sculture realizzate dal 1955 ad oggi e scelte dall’artista stesso, per rappresentare le tappe fondamentali della sua ricerca e del suo lavoro di oltre sessant’anni.

“La mostra complessiva di tutto il mio lavoro che oggi mi dedica la mia città – afferma Arnaldo Pomodoro – è per me motivo di grande gioia e profonda soddisfazione.”Per Filippo Del Corno, assessore alla Cultura del Comune di Milano: “Arnaldo Pomodoro festeggia novant’anni, e, in omaggio a questa ricorrenza, la città di Milano diventa protagonista di un progetto espositivo diffuso e articolato sulla lunga attività del Maestro. L’articolazione dei progetti e la monumentalità delle opere di Arnaldo Pomodoro non sono protagoniste di un unico spazio e luogo, ma abitano, per questa esposizione, altri importanti spazi milanesi, pubblici e privati. La Sala delle Cariatidi a Palazzo Reale è il cuore di questa mostra “diffusa”, accogliendo nella sua suggestiva cornice una trentina di sculture emblematiche del percorso creativo e di ricerca che ha caratterizzato i lunghi anni di produzione dell’artista, ma l’esposizione esce dalle sedi tradizionali per testimoniare la fervida e duratura attività dell’artista e il suo rapporto forte e fecondo con la città di Milano. Il percorso prende avvio dai bassorilievi degli anni Cinquanta in piombo, argento e cemento, nei quali emergono già le caratteristiche trame segniche di Pomodoro, dalla Colonna del viaggiatore e dalla Grande tavola della memoria, per arrivare alle forme geometriche di lucido bronzo squarciate e corrose, alle celebri Sfere, ai Cippi, fino all’imponente rilievo Le battaglie in fiberglass e polvere di grafite, che parla della materia come magma, fonte di vita ma anche di conflitto, continuo ribollire di tensioni”.

In Piazzetta Reale è esposto, per la prima volta nella sua totalità, il complesso scultoreo The Pietrarubbia Group. Un’opera ambientale composta da sei elementi realizzati in un processo aggregativo in progress iniziato nel 1975 e completato nel 2015 che, rendendo un omaggio ideale all’antico borgo di Pietrarubbia nel Montefeltro, ha dato forma all’emozione e al legame del Maestro con le proprie origini che sono qui luogo fisico e insieme immaginario. 

Alla Triennale di Milano e alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di via Vigevano a Milano sono presentati quattro progetti “visionari” che, nel loro insieme, mostrano il dialogo tra l’opera scultorea, l’architettura e lo spazio circostante. Il Simposio di Minoa a Marsala, in Sicilia e il Carapace, la Cantina delle Tenute Lunelli a Bevagna, in Umbria (presentati in Triennale, con la cura di Aldo Colonetti); il monumento di Pietrarubbia e il progetto per il nuovo Cimitero di Urbino (in Fondazione, con la cura di Ada Masoero), documentati attraverso maquettes, disegni e fotografie, sono opere che si sviluppano dalle visioni di Pomodoro e diventano paesaggio urbano, segni che connotano il territorio, parte della nostra vita quotidiana.
Il Museo Poldi Pezzoli dà conto, nella Sala del Collezionista, della passione per il teatro di Arnaldo Pomodoro attraverso sedici teatrini che raccontano il suo lavoro per il palcoscenico svolto tra il 1982 e il 2009 nei diversi campi drammaturgici, dalla tragedia all’opera lirica, dal teatro contemporaneo alla musica. Si potrà inoltre riscoprire la Sala delle Armi, da lui progettata nel 2000, che per questa occasione è stata oggetto di un restauro conservativo e di una nuova illuminazione.
Il progetto espositivo è completato da un itinerario artistico che collega più punti della città. Da Piazza Meda con il Grande disco, scelto quest’anno dai milanesi come una delle icone simbolo della città, a Largo Greppi con Torre a spirale collocata di fronte al Piccolo Teatro,fino a un luogo tra i più segreti e affascinanti di Milano, Ingresso nel labirinto – un ambiente di circa 170 mq – costruito nei sotterranei dell’edificio ex Riva Calzoni di via Solari 35, già sede espositiva della Fondazione.

A Palazzo Reale, durante il periodo di apertura della mostra, i visitatori potranno entrare, in modo virtuale, nel Labirinto, grazie alla potenzialità immersiva dei Gear VR e di HTC Vive, in un’esperienza multisensoriale che si estende nello spazio e nel tempo.
Il progetto, allestito nella Sala degli Arazzi, curato da Eugenio Alberti Schatz, firmato da Oliver Pavicevic (navigazione e ricostruzione degli ambienti) e da Steve Piccolo (suoni) è realizzato grazie al contributo di The Secular Society.
Accompagnano la mostra una serie di eventi volti ad approfondire e discutere l’opera e la figura di Arnaldo Pomodoro nei suoi rapporti con le idee e i movimenti dell’arte contemporanea.
La mostra offre infine un ricco e articolato progetto didattico curato dalla sezione didattica della Fondazione Arnaldo Pomodoro con ADMaiora, grazie al sostegno di EasyReading Multimedia e con la collaborazione di Blazing Strategies International ltd.
Il catalogo Skira contiene una lunga conversazione tra Arnaldo Pomodoro e Ada Masoero, un testo critico di Giorgio Zanchetti, e tutti gli apparati bibliografici.

La mostra è realizzata grazie al sostegno di UniCredit, Gruppo Bianchi, Tenute Lunelli, EasyReading Multimedia, con la media partnership di IGPDecaux, Coop e Trenitalia e il supporto tecnico di Open Care – Servizi per l’Arte e iGuzzini.

In occasione della grande antologica che celebra i 90 anni di Arnaldo Pomodoro la Fondazione Marconi rende omaggio a questo autorevole protagonista del Novecento riproponendo la mostra “Un centesimo di secondo”. Incentrata sulle ricerche del maestro relative al movimento delle masse scultoree, l’esposizione, che ebbe luogo nel 1971 allo Studio Marconi, comprende una selezione di opere realizzate dal 1966 al 1971 (grandi disegni, studi, sculture in acciaio e fiberglass). Al movimento si riferisce l’artista nel catalogo che accompagna la mostra del 1971 quando afferma: “Sento oggi un enorme e maestoso movimento di crollo”. Nel breve testo in cui declina la sua poetica, sostiene di aver ormai raggiunto la massima consapevolezza delle sue operazioni mentali su sferoidi e cilindri e che la sua ricerca si appresta ora a far prevalere l’elemento del significato su quello del movimento delle masse scultoree. Precisa che non si tratta di un significato semantico o letterario ma di una sorta di visione ironica e controcorrente, in grado di accentuare il disequilibrio tra natura e visione, ordine prestabilito e imprevedibile invenzione. In ciò consiste il “movimento di crollo”, enorme e maestoso, che si sprigiona dalle colonne recise e in bilico raffigurate nei grandi disegni, o eseguite in lucido bronzo riflettente. Da un lato, la rottura delle forme permette all’artista di scoprirne le fermentazioni interne, “misteriose e pure”, rispondendo a un bisogno di scoperta altrimenti insoddisfatto. Dall’altro, la superficie specchiante delle opere permette di restituire la percezione di tutto ciò che è intorno alla scultura facendola diventare parte integrante della stessa.


ADA MASOERO, Curatrice della mostra
Una conversazione con Arnaldo Pomodoro *

Sono passati più di sessant’anni anni da quando, nel 1953, Arnaldo Pomodoro, fece il suo primo viaggio a Milano, da Pesaro dove viveva. Lavorava allora al Genio Civile della città marchigiana, con il compito di ricostruire gli edifici pubblici (scuole soprattutto) distrutti dalla guerra. Ma se quello era il suo impegno quotidiano, i suoi sogni lo portavano verso l’arte, e Pesaro, cittadina di alte tradizioni antiche e di vivace cultura contemporanea, gli aveva offerto i primi strumenti e le prime occasioni per assecondare il suo bisogno di conoscenza e di cultura, nella letteratura e nel teatro come nell’arte visiva. Occasioni e strumenti che a lui, però, ormai non bastavano più. La ragione di quel viaggio fu la mostra di Picasso in Palazzo Reale, quella in cui l’artista, al vertice della sua fortuna, non solo volle esporre il monumentale Guernica nella Sala delle Cariatidi ancora devastata dagli spezzoni incendiari, ma suggerì agli amministratori della città di non restaurarla mai, perché restasse a perenne memoria della follia di tutte le guerre.  Fu allora, in quella sala, che Arnaldo Pomodoro decise che avrebbe lasciato Pesaro per Milano. Lo avrebbe fatto l’anno successivo e, pur fra mille viaggi nel mondo, a Milano avrebbe piantato le radici.  Ora, allo scoccare dei suoi 90 anni, la Sala delle Cariatidi, con le statue ancora mutilate (Milano ascoltò Picasso, e da allora quella grandiosa architettura continua a denunciare con silenziosa fermezza gli orrori della guerra), accoglie una sua personale, pensata come un conciso ma eloquente percorso attraverso i suoi sessant’anni anni di lavoro, condensati nella trentina di sculture che rappresentano i capisaldi della sua opera: i “numeri uno” di ognuno dei filoni di ricerca che avrebbe esplorato nel tempo, dei numerosi sentieri che avrebbe battuto, reinventandone ogni volta i passi, ma restando sempre fedele al nucleo fondante del suo pensiero e della sua sensibilità d’artista. (…)

Arnaldo, vuoi anzitutto raccontarci di quella visita alla mostra di Picasso e di quella esperienza?
Erano anni molto intensi e di grandi trasformazioni ed io, appena potevo, venivo a Milano per seguire il Piccolo Teatro di Giorgio Strehler e vedere le grandi mostre come quella di Picasso a Palazzo Reale… Milano era vitalissima, nel pieno della rinascita e della ricostruzione di una città nuova e di una nuova cultura e la mostra di Picasso fu un evento memorabile, di grande forza emozionale che mise in evidenza come l’arte fosse in grado di esprimere e sintetizzare il senso e le dinamiche del momento storico che stavamo vivendo (…)

Dal piccolo paese in cui vivevi da ragazzo, ti sei trasferito a Pesaro dove lavoravi al Genio Civile ma al tempo stesso frequentavi gli allievi dell’Istituto d’arte, studiavi, eri assiduo nelle librerie e biblioteche, leggevi testi letterari e di teatro. Che cosa ti ha più segnato in quegli anni?
Ho raccontato tante volte che avrei voluto fare l’architetto; ma, lavorando al Genio Civile, ho capito che i miei interessi si indirizzavano verso l’arte. La strada della pittura non mi era congeniale, mentre ero attratto dalla materia che avevo bisogno di toccare e di trasformare. Io sulla carta disegno poco, il mio disegno lo faccio nella terra: fatti gli schizzi e fissate le intuizioni, passo subito alla loro realizzazione concreta. Sin da allora i miei disegni apparivano elementari e poco strutturati rispetto a quelli degli amici che frequentavano l’Istituto d’arte e che erano capaci di fare delle composizioni più corrette secondo i canoni del disegno classico. Il tempo libero lo trascorrevo per lo più in biblioteca, dove scoprii tante cose, persino un libretto di Klee che subito mi affascinò. Seguivo le recensioni di libri che venivano pubblicate sui giornali e leggevo tantissimo… La mia è stata un’educazione da assoluto autodidatta. Ma, poiché nella vita ad orientare il cammino di una persona, oltre alle preferenze, sono spesso le circostanze e gli incontri, devo a un caso fortunato che mi capitò in una stradina di Pesaro, l’inizio del mio percorso artistico.

Quale?
Quando sono entrato nella bottega di un vecchio orafo e ho scoperto l’osso di seppia. Sono nati così i gioielli e i primi bassorilievi con elementi di argento o piombo montati su fondi di velluto, iuta, cemento. L’osso di seppia veniva usato a “sandwich”, cioè con un calco interno effettuato su un prototipo, di norma ricavato con scalpelli e lime da un blocchetto di metallo. E ancora oggi questo metodo di lavoro viene utilizzato da qualche artigiano orafo. Io invece prendo un osso di seppia e lo incido direttamente, usando bisturi, spilli, aghi e ogni attrezzo utile e poi vi colo il metallo (piombo, argento, o anche oro). Ottenuta la fusione, passo con lime e ceselli sulle parti che decido di far diventare lucide. Aggiungo poi fili martellinati, grumi di materia e, in qualche caso, pietre fini o pietre grezze. (…)

In quegli anni ti esprimevi con le tue prime “scritture”, sulle quali si sarebbero esercitati i più ascoltati critici del tempo, da Giulio Carlo Argan a Gillo Dorfles. Per il primo si trattava non di un alfabeto cuneiforme, come si ripeteva, ma piuttosto di «un codice di cui si è perduta la cifra»; per il secondo di «segni del tutto asemantici […] non riferibili ad alfabeti arcaici». Tu che cosa pensi al riguardo?  
La serie di segni leggeri e ritmici che tracciavo in quei primi lavori -una trafittura di nodi, denti, lamine, fili- è una sorta di linguaggio illeggibile, tra quello protostorico e quello della profondità inconscia. Quei tracciati possono anche ricordare gli ingranaggi del motore o i circuiti elettronici: si tratta, insomma, di un alfabeto misterioso, di cui si è perso il codice interpretativo. In quei rilievi già emergevano i motivi della mia ricerca tra segno e materia, ma mancava la tridimensionalità della scultura che entra nello spazio, mancava la possibilità di vedere l’opera tutt’intorno, come esige la scultura. Per questo occorreva il tuttotondo.

Come è avvenuto il passaggio da quei primi bassorilievi “iscritti” alla terza dimensione?
Non è stato facile. Ci ho riflettuto a lungo: dapprima ho curvato e modulato la superficie piana, come nei Radar, nelle Successioni, in alcune Colonne del viaggiatore e Tavole della memoria; poi è iniziata la ricerca sui solidi della geometria euclidea -cubi, sfere, cilindri, dischi, coni, piramidi- sui quali operavo corrosioni, rotture e perforazioni, con l’intento di rompere la forma per metterne in evidenza l’interno misterioso e complesso. Volevo mettere in dubbio il senso di perfezione e la simbologia di ogni forma assoluta.
La mia prima scultura volumetrica è la Colonna del viaggiatore, alta cinque metri e fusa in ferro nello stabilimento Italsider di Lovere, realizzata per la mostra ideata da Giovanni Carandente delle “Sculture nella città” che ebbe luogo a Spoleto, in occasione del Festival dei Due Mondi del 1962. Subito dopo sono venute La ruota e Il cubo, poi le prime Sfere (la Sfera n. 1 data 1964). (…)

Alla metà degli anni Sessanta si manifesta nel tuo lavoro un’altra svolta significativa, seppure sempre all’interno del linguaggio inaugurato pochi anni prima: si assiste infatti a un evidente salto dimensionale. Che cosa ti spinse a questa scelta? 
Quella non fu affatto una scelta! Il “salto dimensionale” lo decise, in verità, la commissione per il Padiglione italiano dell’Expo di Montreal del 1967, di cui facevano parte Giulio Carlo Argan, Bruno Zevi e Umberto Eco, quando mi fu chiesto di realizzare una sfera di cinque metri di diametro, poi “fortunatamente” ridotta a tre metri e mezzo, per mancanza dei fondi. Passai giorni di tensione perché temevo che i miei segni, ingigantiti, diventassero troppo “meccanici”. Quello del monumentale è un equilibrio che si deve trovare, e non è facile: fondamentale è “capire” la giusta proporzione dell’insieme e di ogni dettaglio. Studiai a lungo come lavorare per mantenere la freschezza e la matericità dei denti e delle smangiature: posso proprio dire che quell’opera ha segnato il mio passaggio alla dimensione monumentale, anche se già nei miei primi bassorilievi era presente, come ha giustamente rilevato Gillo Dorfles, una tensione verso la grande dimensione, una “urgenza architettonica”. La Sfera grande, collocata sul tetto del padiglione italiano a Montreal, fu poi installata definitivamente di fronte alla Farnesina a Roma ed è diventata una sorta di logo del nostro Ministero degli Esteri. Mi fa piacere che quest’immagine sia vista come metafora dell’inquietudine e delle contraddizioni della nostra società, e della tensione per il loro superamento. (…)

Gli anni Sessanta sono quelli dell’affermazione internazionale: nel 1963 il Premio Internazionale di Scultura alla Biennale di San Paolo del Brasile;  nel 1964 il Premio alla Biennale di Venezia; nel 1967 il Premio Carnegie, a Pittsburgh. La Biennale di Venezia del 1964 fu quella che, con il  Premio Internazionale per la Pittura assegnato (con grande scandalo degli europei) a Robert Rauschenberg, sancì il primato dell’arte americana. Che cosa ricordi di quella Biennale?
Sì, quella Biennale è rimasta famosa e ha lasciato un alone quasi leggendario, tant’è vero che gli americani, essendo il loro padiglione ai Giardini piuttosto piccolo, furono esposti anche da Peggy Guggenheim e all’Ambasciata. C’erano tutti quelli dalla Pop Art e l’America era davvero al centro della scena: alla Fenice si programmavano spettacoli di balletti, con Merce Cunnigham… Ma io ricordo soprattutto la mia sala allestita da Scarpa con le prime sfere, tre colonne, Il grande radar, Omaggio al Cosmonauta e una scultura dedicata a Kennedy, ora presente qui a Palazzo Reale.  Peggy Guggenheim in visita durante l’allestimento acquistò una di quelle sfere che entrò a far parte della sua collezione e che spesso la si vede esposta nelle mostre in giro per il mondo. (…)

Negli anni Settanta nel tuo lavoro si manifesta un ulteriore scarto, verso la dimensione architettonica, verso il «vivere dentro l’opera».  Perché?
In quegli anni arrivano le prime commissioni per grandi opere da collocare all’aperto, nelle piazze e negli spazi pubblici: così allora ho potuto pensare a sculture di dimensioni notevoli, sapendo che sarebbero andate a riempire un determinato spazio, e ho realizzato opere imponenti, come se appartenessero a un settore che sta a cavallo tra la scultura e l’architettura. Ho sempre avuto grande curiosità di sapere cosa c’è all’interno della terra e desiderato andare dentro la materia: la costruzione delle mie sculture avviene in un certo senso partendo dall’interno. Io imprimo nell’argilla con le mani e con tanti attrezzi diversi la forma al negativo, lavorando – si potrebbe dire – “dentro l’opera”. L’impronta si trasferisce, attraverso procedure complesse, prima al gesso, poi allo stampo in gomma siliconica, sul quale viene colata la cera, per arrivare infine alla fusione in bronzo. Spesso ho affermato, scherzosamente, che sono una “termite del metallo”. Si potrebbe dire, citando Aldo Colonetti, che il fine di questo tipo di ricerche è “abitare la scultura”.

Ma gli anni Settanta sono anche quelli del progetto per il Nuovo cimitero di Urbino, mai realizzato: un’idea radicalmente innovativa, profondamente spirituale e rispettosa del paesaggio (Argan parlò di «un’elegia leopardiana sul motivo della morte e della memoria, della natura, del tempo»), che prevedeva non delle emergenze architettoniche bensì uno scavo, una grande spaccatura irregolare aperta sul dorso della collina, che sulle sue pareti avrebbe ospitato i loculi.  Che cosa ha rappresentato per te questa vicenda, sul piano umano?

È la mia spina nel cuore: un’amarezza che, a distanza di oltre quant’anni, dura ancora. Continuo a credere in quel progetto ispirato dall’idea dell’uguaglianza di tutti nella morte e del ritorno dei defunti alla terra, dove le sementi vengono sepolte l’inverno e germogliano a primavera e dove i fiori, secondo una crescita naturale, sarebbero entrati liberamente nelle pareti e nei loculi… Ricordo che, mentre mi venivano mostrate le foto del territorio attorno a Urbino (da vari punti di vista: dalle mura, dall’aereo ecc. ecc.), mi venne la folgorazione di aprire la collina per costruire un viale sulle cui pareti sistemare delle nicchie per i loculi, creando così un percorso solare dove poter riflettere sulla morte.

Ma il progetto, vincitore del concorso pubblico, non fu realizzato per le forti resistenze incontrate da parte di taluni ambienti “notabili” locali. Molti esponenti del mondo della cultura si schierarono allora al mio fianco, da Paolo Volponi ad Argan, da Bruno Zevi a Lea Vergine, accendendo un grande dibattito sulla stampa; ma non bastò. Tuttavia, io non ho perso la speranza che quel progetto possa un giorno essere costruito in un altro luogo del mondo, perché sono certo che potrebbe collocarsi bene in molti altri contesti.

Quel progetto è del 1973. Posteriore di soli due anni è un’altra opera per te fondamentale, la grande installazione chiamata The Pietrarubbia Group, che sarà presentata per la prima volta nella sua totalità in questa tua mostra a Milano, installata  nella Piazzetta Reale. Su uno degli elementi che la compongono, hai inciso una citazione dai Mottetti di Montale: “Lo sai: debbo riperderti e non posso”, che credo sia per te molto significativa.

Sì, è un’opera a cui sono legato particolarmente: si tratta di una struttura composita, che ho definito “paese-scultura”, formata da diverse sezioni (Il fondamento, L’uso, Il rapporto, oltre i due pannelli de La quotidianità), che ho completato lo scorso anno con gli ultimi due elementi, Gli assoluti, uno dedicato al dolore e l’altro alla speranza. Ti racconto come è nata. Andai a Pietrarubbia nei primi anni Settanta perché certi amici mi avevano accompagnato a visitare il posto. Era un borgo medievale arroccato nel Montefeltro che stava andando in rovina. Ci abitava soltanto un pastore. Le case avevano muri di pietra enormi, ma i tetti stavano crollando, tutto andava a pezzi. Tra l’altro, sai, io sono nato lì vicino, a una decina di chilometri. Il paesaggio – il paesaggio naturale e quello dell’architettura – è quello che ho conosciuto da bambino… Così ho sentito il desiderio e il dovere di fare qualcosa per dare un senso a quella situazione, a quei frammenti di una cultura che stava distruggendosi. È a questo punto che mi è venuta l’idea della scultura. Una scultura che in un certo senso desse forma alla mia emozione e riflessione – che rimettesse tutto quello che avevo visto (che mi aveva scosso) in movimento, che lo rimettesse per così dire in vita.

Quando poi, nel 2004, l’opera è stata temporaneamente collocata per una mostra nel borgo di Pietrarubbia, ormai da tempo completamente risanato e recuperato,  l’ambientazione è risultata perfetta e forte la suggestione nel vederla in quel luogo: chissà se un giorno potrà mai ritornare definitivamente nel posto per cui è nata… Da qualche anno, invece, il gruppo centrale dell’insieme fa parte della collezione permanente dello Storm King Art Center, il grande parco di sculture a nord di Manhattam, al quale è stato donato dal Dottor Herbert Kayden in memoria della moglie e del suo amore per l’arte e la ricerca. (…)

Nel 1980 viene installato a Milano, in piazza Meda, il Grande disco, che quest’anno, in occasione della XXI Triennale, i milanesi hanno indicato tra le sei opere-simbolo della città. Il tuo primo progetto risaliva agli anni tra i Sessanta e i Settanta, e si riferiva, come hai dichiarato più volte, all’Uomo vitruviano di Leonardo. Vuoi parlare della sua genesi?
Sinceramente, penso anch’io che il Grande disco sia un’opera particolarmente riuscita: sintetizza bene l’idea di spazio dell’uomo rinascimentale che cerca di misurare l’universo con il proprio corpo. Questo lavoro l’ho voluto dedicare a Leonardo (molte volte, mentre progetto un’opera nuova, specialmente se è di grandi dimensioni, ho ben presenti le immagini dei suoi codici, sia quelle ingegneristiche sia quelle botaniche e anatomiche dei tessuti.). In questo caso, con l’occhio all’uomo di Leonardo disegnato dentro il cerchio, ho costruito il Disco partendo dal punto centrale, in modo che il fulcro o perno fosse la testa con aperte le braccia e le gambe, nel tentativo di creare un effetto di dilatazione. Prima di arrivare a Milano, la scultura era stata per qualche anno nella piazza di Vigevano per iniziativa di un gruppo di giovani “Amici del Castello” che, in accordo con le autorità cittadine, avevano pensato che la collocazione dell’opera sarebbe stata l’occasione per limitare il traffico e il parcheggio nella piazza. Lo scopo fu raggiunto, poi sorsero contrasti e incomprensioni da parte dei vigevanesi che portarono alla decisione di rimuoverla. Fortunatamente Carlo Tognoli, allora sindaco di Milano, in visita a Vigevano, venne per caso a conoscenza della situazione e mi fece subito la proposta – che io accolsi con entusiasmo – di portare il Disco a Milano, tanto più che sarebbe stato collocato in piazza Meda, nel cuore della città. L’installazione avviene di notte, e la mattina la gente trova questa sorpresa! Subito mi arriva una bellissima lettera del grande penalista Alberto Dall’Ora, dove molto poeticamente si dice: “È finalmente sorto il sole a Milano, un sole d’oro che ci resta!” E poi Mario Soldati con il suo straordinario pezzo sul Corriere che mette in evidenza la materia della scultura “tutta irregolare, lavorata, martellata, strapazzata, insomma viva nel suo splendore solare.” L’opera fu accolta bene da tutti, non solo dagli abitanti del centro: ricevetti diverse lettere e addirittura delle poesie. Ognuno ne dava un’interpretazione diversa, chi vedeva una ruota, chi il sole, chi una città vista dall’alto. (…)

Uno dei tuoi lavori architettonici più felici è, a mio parere, la nuova Sala d’Armi del Museo Poldi Pezzoli di Milano, concepita e realizzata tra il 1998 e il 2000. Ci racconti la sua genesi?
Il riallestimento della Sala d’Armi è stato un lavoro che mi ha appassionato e divertito: volevo creare uno spazio inedito che fosse sintesi di contenitore e contenuto, dove architettura, storia e scenografia si intrecciassero con equilibrio. Ho pensato di costruire i muri parietali con delle nicchie, dove porre le vetrine con i preziosi oggetti della collezione in una collocazione “sospesa” (cioè senza evidenziare mai i supporti), per rendere visionaria e vissuta la presenza delle armi. Mi è stata suggerita dalle architetture degli antichi castelli l’idea della volta arcuata, che poi ho assunto come luogo di una mia scultura sulla ‘Battaglia nella storia umana”. Ho disposto nella volta stessa, rifinita in stucco con polvere di rame, i miei elementi geometrici di fiberglass rivestiti con lamina di piombo, sparsi in un “cielo fantastico”: come se le armi che sono esposte sui muri della sala, fossero in mano dei grandi guerrieri nelle loro passioni. Sulla parete di fondo ho collocato un drappello di armigeri con il loro equipaggiamento di elmi, scudi, corazze e lance, che si presenta come una vera e propria messa in scena storica. Voglio qui ricordare l’ottimo rapporto di stima e collaborazione con il Poldi Pezzoli (ero stato per molti anni nel Consiglio del museo), anzitutto con Alessandra Mottola Molfino, che nel 1998 mi invitò a progettare la nuova Sala d’Armi, poi con Annalisa Zanni che le è succeduta nella direzione. La nostra proficua collaborazione continua tuttora, tanto che in occasione di questa mostra per i miei 90 anni, che si articola in diversi luoghi di Milano, stiamo allestendo un’esposizione dei miei “teatrini” nella Sala del Collezionista del museo.

Dopo la gigantesca Torre a spirale per il Giubileo del 2000, hai continuato e continui a lavorare senza tregua. C’è un progetto che desideri ancora realizzare, qualcosa che hai in mente?

È vero, continuo a lavorare ogni giorno qui in studio, ma solo nei piccoli formati. Realizzo dei progetti per fissare l’idea, per poi eventualmente ripensarli “in grande”, sebbene con i tempi difficili che attraversiamo, io creda che la scultura fusa a cera persa sia in “via di estinzione”, almeno nelle grandi dimensioni. Si tratta, infatti, di un procedimento complicato e costoso che richiede grande competenza e una particolare cura nelle varie fasi di lavorazione. Questo non significa che ci si debba fermare: si possono fare altre cose, con altri materiali. E io sto addirittura pensando di cambiare tecnica. Potrei, per esempio, usare le grandi travi che si impiegano in architettura e fare qualcosa di assolutamente nuovo rispetto alla mia storia. Ci rifletto spesso. E non è detto che non lo faccia…

Milano, 29 novembre 2016
* Estratto dal testo in catalogo Skira editore


Arnaldo Pomodoro è nato nel Montefeltro nel 1926, ha vissuto l’infanzia e la formazione presso Pesaro. Si trasferisce a Milano nel 1954. Le sue opere del Cinquanta sono altorilievi dove emerge una singolarissima “scrittura” inedita nella scultura. Nei primi anni Sessanta passa al “tuttotondo” per poi dedicarsi alla grande dimensione. Riceve numerosi premi per la scultura: a San Paolo nel 1963, a Venezia nel 1964, a Pittsburgh nel 1967, il Praemium Imperiale a Tokyo nel 1990 e, nel 2008, il premio alla carriera dell’International Sculpture Center. Nel 1992 l’Università di Dublino gli conferisce la Laurea honoris causa in Lettere e nel 2001 l’Università di Ancona quella in Ingegneria edile-architettura. Numerosissime sono le sue esposizioni: alla Rotonda della Besana di Milano nel 1974 e al Forte Belvedere di Firenze nel 1984, fino a quella a Parigi nei Giardini del Palais-Royal nel 2002, nel centro cittadino di Lugano nel 2004, lungo la cinta muraria di Paestum nel 2005, alla Fortezza del Priamar di Savona nel 2007. Nel 2008 negli spazi della Fondazione Arnaldo Pomodoro ha luogo un’importante antologica con una scelta rappresentativa delle sue sculture monumentali realizzate dagli anni Settanta a oggi e nel 2011 a New York alla Marlborough Chelsea Gallery vengono presentati i suoi lavori più recenti. Molte sono le esposizioni itineranti nei musei americani, in Europa, Australia e Giappone. Nel 2010 il Grande Portale Marco Polo, scultura in bronzo alta 12 metri per 10 di larghezza, viene esposto di fronte al Padiglione Italia all’Expo di Shanghai. Sue opere sono presenti in varie piazze in Italia e nel mondo (Milano, Copenaghen, Brisbane, Los Angeles, Darmstadt, Roma), nel parco della Pepsi Cola a Purchase, NY, al Trinity College a Dublino, nel Cortile della Pigna dei Musei Vaticani, nel piazzale delle Nazioni Unite a New York, nella sede parigina dell’UNESCO, allo Storm King Art Center di Mountainville, NY e nelle maggiori raccolte pubbliche. Tra le sue opere ambientali si ricordano il rilievo in cemento Moto terreno solare lungo 90 metri al Simposio di Minoa a Marsala, la nuova “Sala d’Armi” del Museo Poldi Pezzoli di Milano, incontro tra scenografia, architettura, scultura e Carapace, la cantina progettata per la Tenuta Castelbuono di Bevagna, commissionata dalla Famiglia Lunelli, che si inaugurerà nel giugno 2012. Ha insegnato nei dipartimenti d’arte delle università americane: a Stanford, a Berkeley, al Mills College. Si è dedicato anche alla scenografia con “macchine spettacolari” in grandi occasioni teatrali italiane: da ultimo ha realizzato le scene e i costumi per l’opera Teneke di Fabio Vacchi, messa in scena al Teatro alla Scala nel settembre 2007, con la regia di Ermanno Olmi e la direzione di Roberto Abbado e per il dittico Cavalleria rusticana/Sarka, rappresentato al Teatro La Fenice di Venezia nel dicembre 2009 con la regia di Ermanno Olmi e la direzione di Bruno Bartoletti.


ARNALDO POMODORO
Milano, Palazzo Reale e sedi varie

Dal 30 novembre 2016 al 5 febbraio 2017
Biglietti: ingresso Palazzo Reale: Intero 8 euro; Ridotto 5 euro
Uffici stampa: Fondazione Arnaldo Pomodoro: 
CLP Relazioni Pubbliche – Anna Defrancesco – Tel. 02 36755700 – anna.defrancesco@clponline.itwww.clponline.it
Ufficio stampa Comune di Milano: Elena Conenna – Tel. +39 02 88453314 – elenamaria.conenna@comune.milano.it

Sedi
Palazzo Reale, Milano (Piazza Duomo 12) – www.palazzorealemilano.it

Triennale di Milano (Viale Alemagna 6) – www.triennale.org
Fondazione Arnaldo Pomodoro (Via Vigevano 9) – www.fondazionearnaldopomodoro.it
Museo Poldi Pezzoli (Via Manzoni 12) – www.museopoldipezzoli.it
Fondazione Marconi Arte moderna e contemporanea (Via Tadino 15) – www.fondazionemarconi.org