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Fabio Novembre, Sergio Pappalettera, Marco Lodola, Teatro Manzoni, lunedì 3 aprile, Milano

LUNEDÌ 3 APRILE 2017 - ORE 20.00 EVENTO SPECIALE IN OCCASIONE DEL SALONE DEL MOBILE MANZONI CULTURA: Fabio Novembre, Sergio Pappalettera, Marco Lodola Conducono l'intervista: Edoardo Sylos Labini e Giovanni Terzi Con la partecipazione di Saturnino e Alfredo Rapetti Mogol I lunedì di Manzoni Cultura sono diventati oramai una consuetudine per gli spettatori ed una piacevole sorpresa alla scoperta della vita…
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Gianluca Guidi e Giampiero Ingrassia: SERIAL KILLER PER SIGNORA, Teatro Manzoni, Milano

Dal 23 marzo al 9 aprile 2017 Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro in collaborazione con il Festival Teatrale di Borgio Verezzi 2016 presenta Gianluca Guidi e Giampiero Ingrassia SERIAL KILLER PER SIGNORA musical di Douglas J. Cohen, da un racconto di William Goldman traduzione e adattamento di Gianni Fenzi e Gianluca Guidi traduzione delle liriche Giorgio…
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Credo che Lavia sia uno degli ultimi maestri teatrali italiani rimasti, è un vero pittore , un architetto della scena: guardare un suo spettacolo è come ammirare un grande  quadro”.
Edoardo Sylos Labini


Hanno ripreso i lunedì di Manzoni Cultura, ormai alla sua terza edizione, con le interviste curate da Edoardo Sylos Labini a noti personaggi del mondo della Cultura e dello Spettacolo. Da questa edizione, insieme a Sylos Labini ed al Djset Alice Viglioglia, ci saranno le domande OFF fatte dai lettori de ilgiornaleOFF.it, media partner della rassegna. Gli incontri saranno sempre accompagnati dalla proiezione di immagini di repertorio, spesso inedite, che raccontano la vita del personaggio intervistato. Elior insieme a UNIC LineaPelle sono partner ufficiali della rassegna.

Ospite d’onore per festeggiare il primo triennio è stato Gabriele Lavia, attore, anche di cinema e televisione, e soprattutto regista teatrale (lo abbiamo visto ultimamente a Milano al Franco Parenti dove, dall’8 al 19 febbraio, dirigeva e recitava nel “L’uomo dal fiore in bocca” di Pirandello.
Edoardo Sylos Labini, ideatore dell’appuntamento “Manzoni Cultura”, fondatore ed editore de ilgiornaleOFF, ha condotto una piacevolissima e stimolante serata.
Gabriele Lavia, (Milano, 11 ottobre 1942), ha ripercorso con lui le tappe salienti della sua vita artistica a partire da quando lo chiamò Silvio Berlusconi. Nel 1978 infatti comincia la stagione di gestione Finivest del Teatro Manzoni, inauguarata proprio dal “Amleto” di Lavia, per la cui direzione Berlusconi era disposto a rivoluzionare anche il teatro con l’abbassamento di tutta la platea, non potendo alzare il boccascena e la graticcia per i sovrastanti locali del cinema Manzoni, ma fece mettere il controluce come gli suggerì Lavia.
– Vede purtroppo il boccascena è troppo basso.
– Berlusconi: Che cos’è il boccascena?
– Il boccascena è quel rettangolo che sta attorno alla scenografia e anche la graticcia è troppo bassa.
– Berlusconi: Ma guardi che il Teatro Manzoni è il salotto di Milano. 
– Sarà pure il salotto di Milano, ma un salotto con la graticcia bassa.
Berlusconi: Abbia pazienza, il boccascena è pure basso, dice lei.
– Lo sa cosa c’è sulla testa dell’attore?
– Berlusconi: No. 
– C’è il destino. Il suo destino sta a quattro metri d’altezza?
– Berlusconi: Beh no, spero di no.
– Ecco, perché sulla mia testa, sulla testa di Amleto, ci deve essere un destino a quattro metri di altezza? Io non posso accettare la sua offerta di venire a dirigere il teatro Manzoni.”
Un inizio scoppiettante che rivela la capacità ironica e la vis comica di Lavia che raccoglie subito gli applausi del pubblico.
Ma nel 2004 torna al Teatro Manzoni con l’Avaro di Moliére, con cui ha vinto il premio “Olimpici del Teatro” per la migliore regia e per il migliore spettacolo di prosa.
Da qui il discorso si sposta sulla direzione di un teatro: “Mi sono rovinato a fare spettacoli grossi. Adesso il mio amico Mario Giorgetti lo sa. Anche “L’uomo dal fiore in bocca” era un colossal. Due attori non colossal… 
Il teatro non deve essere commerciale. Altrimenti il Ministero perché dovrebbe finanziare qualcosa di commerciale. Anche i privati hanno le sovvenzioni dello stato, forse debbono essere più alte. Il teatro non nasce come attività per il lucro. Il teatro già nell’antica Grecia era ipersovvenzionato dalla Polis. Addirittura il pubblico veniva pagato per andare a teatro. Perché esiste il teatro? Perché il teatro non è un passatempo. C’è stata una depravazione culturale nel nostro paese, non so perché… È il mondo che andato in una direzione orribile. Ricordo che orrido significa abisso. Attenzione poi che quando uno cade nell’abisso è difficile ritornare su. Il teatro nasce per questa ragione, perché theatron è una parola composta da thea e da tron. Cosa vuol dire thea? Thea vuol dire dea, cosa vuol dire dea? vuol dire sguardo, al femminile sguarda. Cosa vuol dire tron? vuol dire luogo, il luogo dello sguardo. Questo sguardo che si dice thea della aletheia che è la svelatezza, tradotto in latino con veritas. Che cos’è la svelatezza? Che cosa si svela qui sopra? Davanti c’è un velarium. Perché l’hanno chiamato velarium? Perché svelava, svelando la svelatezza, di ché? Dell’uomo. Io vengo a teatro, vedo un signore che si muove, che si chiama magari Edipo, e io sono guardato da un uomo che cerca se stesso, crede di riuscire a vedere se stesso e invece lo vedrò cieco, perché l’unico modo per cogliere se stesso è togliersi gli occhi e fare un viaggio, un percorso di vista, di sguardo all’indietro. E gli spettatori greci, pagati per andare lì, riconoscevano se stessi. Il teatro si trovava fuori dalle mura della città, ne parlavano Aristotele e Platone. Perché una volta che si erano riconosciuti come esseri umani, potevano riconoscersi come appartenenti alla Polis. Un polo negativo dove tutte le particelle, i poli positivi, si riuniscono. Si riunivano intorno ad un unico polo, che si chiamava Polis, e questo polo era il concentrato di tutti i miti umani, che venivano rappresentati sul palcoscenico. Il teatro ha questa funzione, oggi per noi non più, per noi è uno spettacolo, spectator. Sono arrivati i romani che hanno rovinato un pochettino tutto il mondo. Hanno cominciato già loro. Però qualcosa rimane, e rimanendo questo qualcosa, il compito non del teatro, ma dello spettatore, che è la parte integrante del teatro, compito dello spettatore traghettare lo spettacolo dal mondo spettacolare al mondo interiore dello sguardo su se stessi. Lo spettatore è un personaggio importantissimo, è la ragione per cui noi facciamo questo. È la futura Polis che deve essere lì. Il teatro è una cosa molto seria, molto importante. È per questo che il teatro grande fa piangere.
Lavia ripercorrendo le origini del teatro ci ha restituito il suo vero valore, sottolineando il rispetto che ne ha, come per gli spettatori.
L’attore nella privazione del sé diventa il personaggio che incarna.

Poi i ricordi riprendono da Torino, dove si trasferirono dopo la guerra e dove sognava di fare il pittore, lui “nato per sbaglio a Milano” e non a New York, dove il padre bancario poteva essere trasferito in alternativa a Torino: Segno inequivocabile che i genitori non possono che incidere in modo sbagliato sulla vita dei figli”.
Ma la passione per il teatro è cominciata spiando gli amici teatranti dei genitori che facevano le prove in casa loro, e con la trasferta organizzata da suo padre da Catania a Palermo per vedere Gino Cervi nei panni di Cyrano de Bergerac – nel camerino gli diede un buffetto – è il filo conduttore e il senso della sua vita, assieme alla passione per la lettura fin da bambino, e proprio il Cyrano è il primo libro che manda a memoria. Poi da Torino a Milano per vedere Strehler nello straordinario Galileo: “Non ci sarà mai più nulla di simile in teatro”.

Vita di Galileo (1963) – Giorgio Strehler e Tino Buazzelli durante le prove dello spettacolo – Foto di Mario Mulas

Vita di Galileo (1963) – Giorgio Strehler e Tino Buazzelli durante le prove dello spettacolo – Foto di Mario Mulas

Un particolare ed emozionante ricordo sul suo rapporto con Giorgio Strehler è stata l’occasione per ricordare che proprio dal Piccolo Teatro di Milano è ripartita dopo la guerra la ricostruzione della città, con la sua trasformazione dell’ex cinema Broletto di via Rovello, puntando tutto sulla cultura grazie ad un sindaco illuminato Antonio Greppi che ha chiamato il 26 gennaio 1947 due geni, giovanissimi, a dirigerlo: Paolo GrassiGiorgio Strehler con Mario Apollonio e Virgilio Tosi.

Paolo Grassi, Bertolt Brecht e Giorgio Strehler

Paolo Grassi, Bertolt Brecht e Giorgio Strehler

Su questo progetto si ritrovò unita tutta la città – ci sono abbonati sin d’allora– e da qui che avvenne la rinascita che ci ha regalato uno dei più importanti teatri del mondo.

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Poi l’intervento di Angelo Crespi, critico d’arte e drammaturgo, che prendendo spunto dal libro “Lavia il Terribile“, Manfredi Edizioni (che ne ripercorre la carriera con le immagini di Tommaso Le Pera, curato da Anna Testa con la prefazione di Dacia Maraini), e dall’anticipazione dell’uscita ad aprile di “Se vuoi essere moderno devi leggere i classici“, Editore PIEMME, ha “giocato” con Lavia a chi butteresti dalla torre, per farci conoscere i suoi gusti letterari, filosofici, teatrali, musicali e le sue letture. “È il pensiero che ci rende vivi.
La grandezza di Lavia si vede anche dalla sua disponibilità a raccontarsi senza veli.

Riprende Sylos Labini che tocca i suoi rapporti con Carmelo Bene, la sua ex-moglie Monica Guerritore – “Ci siamo amati e detestati” – 16 anni di vita insieme oltre che di teatro, a partire dal 1981, Jeanne Moreau, grande amore, ricordata con il finale alla chitarra con la canzone Tourbillon (Jules et Jim di François Truffaut) che non suonava da trent’anni.

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Ad accompagnare la conversazione, in modo armonico con le parole, la dj set Alice Viglioglia.


Amante del bello e interprete di un teatro che sa unire la modernità alla tradizione in modo innovativo, Labini porta avanti anche al Teatro Manzoni un’operazione che fa ripensare agli inizi della seconda vita di questo teatro, ovvero quando nel 1950 aprì nell’attuale sede di via Manzoni dopo le distruzioni subite durante la Seconda Guerra Mondiale (originariamente si trovava in piazza San Fedele): sono passati di qui i migliori spettacoli di teatro musicale e di rivista, e poi la grande prosa, le regie del Teatro Stabile di Genova con cui era gemellato, fino alla fine degli anni Sessanta, quando la direzione del Manzoni venne affidata a Carlo Alberto Cappelli e a Garinei e Giovannini, o alla gestione Fininvest dal 1978 che debuttò proprio con l’Amleto di Lavia. E così le interviste degli appuntamenti “Manzoni cultura” riportano a questi primi anni, riuscendo ad indagare nel profondo dei personaggi intervistati, rivelandone aspetti inconsueti con naturalezza, e ampliando ulteriormente l’offerta già molto diversificata del cartellone. Tra Carlo Cracco, Giancarlo Giannini, Magdi Cristiano Allam, l’atleta paraolimpica Giusy Versace, intellettuali come Philippe Daverio o etoile come Carla Fracci e Luciana Savignano, l’appuntamento offre un approfondimento inedito delle biografie di questi personaggi.
Spiega Sylos Labini: “Ho pensato a un appuntamento del genere perché gli incontri sono un tema a me molto caro che avevo già realizzato anni fa, nel 2008, a Pratica di Mare, mio paese d’origine, nel festival che avevo ideato “Il Mito di Enea” sugli scavi dell’Antica Lavinium.”
Sui prossimi incontri in cartellone per la prossima stagione al Manzoni: “Non voglio dare anticipazioni, ci stiamo lavorando, intanto il 3 aprile ci sarà una serata molto pop con Fabio Novembre, Sergio Pappalettera e Marco Lodola. Inoltre colgo l’occasione per ringraziare i nostri partner Elior e UNIC LineaPelle che sostengono tutte le edizioni della rassegna.


Gabriele Lavia è considerato uno degli ultimi Maestri della scena italiana. Attore e regista teatrale si diploma nel 1963 all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica di Roma. Lavora con i più grandi nomi del teatro italiano dagli anni ‘60 ad oggi.
Inaugura con “Amleto” la nuova gestione Fininvest del teatro Manzoni nel 1978. 
È stato interprete di numerose produzioni cinematografiche tra le quali: “Girolimoni” di D. Damiani, “Profondo rosso”, “Inferno” e “Non ho sonno” di Dario Argento. 
Dal 1980 al 1987 è stato codirettore del Teatro Eliseo di Roma. Dal 1997 al 2000 è stato Direttore del Teatro Stabile di Torino. Ha diretto la Compagnia Lavia-Anagni fino al 2010. Nel 2004 ha vinto II Premio “Olimpici del Teatro” per la migliore regia e per il migliore spettacolo di prosa con “L’Avaro”, nel 2014 conquista l’Arlecchino d’oro
Dal dicembre 2010 al dicembre 2013 è stato Direttore del Teatro di Roma. Nel 2014 viene nominato consulente artistico della Fondazione Teatro della Pergola.
Da febbraio 2015 è consulente artistico della Fondazione Teatro della Toscana.


Lunedì 13 marzo ore 20,00
MANZONI CULTURA
UN FORMAT DI EDOARDO SYLOS LABINI
conduce
EDOARDO SYLOS LABINI
Dj Set Alice Viglioglia
ospite della serata
GABRIELE LAVIA

Biglietto: posto unico € 10,00

TEATRO MANZONI
Via Manzoni 42
20121 Milano
Tel. 02 7636901 – Fax 02 76005471 – www.teatromanzoni.it – stampa@teatromanzoni.it

Vittorio Sgarbi presenta Caravaggio, Teatro Manzoni di Monza, 3 marzo

VITTORIO SGARBI in CARAVAGGIO di e con Vittorio Sgarbi musiche originali dal vivo di Valentino Corvino regia e luci di Angelo Generali visual artist Tommaso Arosio produzione Promo Music In omaggio a Monza e alla sua attenzione per Caravaggio (a cui per due anni di seguito ha dedicato bellissime mostre alla Villa Reale), Vittorio Sgarbi ci…
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ALLA FACCIA VOSTRA, Teatro Manzoni, Milano, dal 2 al 19 Marzo 2017

Presentato ieri il nuovo spettacolo al Teatro Manzoni in scena dal 2 al 19 Marzo 2017. Una pièce intelligente Alla faccia vostra di Pierre Chesnot, scoppiettante e graffiante che Patrick Rossi Gastaldi, regista, la adatta, attualizzandola e ambientandola a Roma.  L’esilarante Gianfranco Jannuzzo e la splendida Debora Caprioglio "coppia di fatto, teatralmente parlando s'intende", come sottolinea la stessa Caprioglio, sono i mattatori e protagonisti di…
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