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Antonio Sant’Elia (1888-1916). Il futuro delle città, Triennale, Milano

In occasione del centenario della morte di Antonio Sant’Elia, una mostra promossa dalle Soprintendenze Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Milano e di Como, dal Comune di Como e dalla Triennale di Milano, celebra l’autore del Manifesto dell’Architettura Futurista.
Per la prima volta a Milano, saranno esposti 40 disegni originali, provenienti dalla Pinacoteca di Como e da collezioni private, e relativi alla Città Nuova, progetto di una grande città del futuro, al quale il giovane Sant’Elia iniziò a lavorare già dall’aprile 1914. Si tratta di un nucleo di opere inizialmente pensato per la mostra del gruppo Nuove Tendenze che venne allestita nelle sale della Famiglia Artistica Milanese in via Agnello a Milano.
Ad un secolo dalla sua tragica morte durante la Grande Guerra a soli 28 anni, l’opera di Antonio Sant’Elia si conferma ancora fonte inesauribile di ispirazione. Le sue straordinarie visioni della città futura hanno anticipato forme che solo l’avvento del XXI secolo ha visto realizzate: da Renzo Piano alle modellazioni di MVRDV, di Steven Holl, di Vincent Callebaut, di MAD o del recentissimo Google North Bayshore di BIG.
La mostra vuole essere occasione per allargare la conoscenza di Sant’Elia ad un pubblico più vasto di quello degli specialisti dell’architettura, offrendo al visitatore anche una ricostruzione per immagini della Milano dove l’architetto comasco, autore del Manifesto dell’architettura futurista, aveva deciso di completare la sua formazione professionale oltre ad un vertiginoso panorama delle architetture che direttamente o indirettamente si sono nutrite dell’immaginario santeliano.
Nel mezzo, la sua opera che poco per volta, ispirandosi anche ai più avanzati artisti dell’Art Nouveau, ma senza mai perdere il contatto con la realtà coeva, articola sulla carta un puzzle di moduli urbani, in cui le connessioni – i ponti, i passaggi coperti, passerelle – hanno lo stesso rilievo di case, piazze e stazioni.
La Città Nuova, ribattezzata in seguito Città Futurista, è interamente innervata da fili frementi che conducono veicoli su rotaie, sospingono i montacarichi e i tapis roulants, accendono lampade e scritte pubblicitarie: una metropoli che vive elettricamente, un enorme alveare dove il movimento della massa abitativa è costante.
La mostra ideata da Alessandra Coppa, Maria Mimmo, Valentina Minosi ripercorre la breve vicenda umana e professionale di Sant’Elia articolandosi in tre sezioni.
La prima, a cura di Ornella Selvafolta, è dedicata al contesto della formazione di Sant’Elia. All’inizio del XX secolo, Milano è in piena trasformazione edilizia e urbanistica, inserita nella rete delle comunicazioni internazionali e all’avanguardia nello sviluppo industriale e della cultura tecnologica. I processi dinamici e di rinnovamento che qui si verificano, nonostante la crisi economico e sociale di fine Ottocento, creano un clima favorevole alla percezione della modernità da parte di Sant’Elia e degli altri artisti futuristi.
La seconda sezione, a cura di Alberto Longatti, raccoglie 40 disegni originali, provenienti dalla Pinacoteca Civica di Como e da diverse collezioni private, esposti secondo le diverse funzioni che danno corpo all’idea di città di Sant’Elia. Centrali, ponti, stazioni, edifici multipiano: non solo le architetture lucide e compiute dei disegni iconici, che già avevano colpito Marinetti, ma anche corpi architettonici non completamente finiti che permettono di cogliere quella dimensione di studio, di lavoro, di ricerca che Sant’Elia esplorava e che meglio è espressa dalla tecnica al tratto, a china o matita e poche tracce di colore.
Corpi architettonici, anche non finiti, che gli studenti del Politecnico di Milano con la guida di Lucio Speca, hanno indagato e restituito in eleganti modellazioni tridimensionali in resina esposte nelle due sale centrali.
La terza sezione, a cura di Fulvio Irace e Matteo Agnoletto, apre invece alla eredità diretta e indiretta della produzione di Sant’Elia nell’immaginario urbano del XX secolo e sui nuovi scenari del XXI. Il filo conduttore è il legame forte con la città di Milano, ma anche con le metropoli contemporanee, che salgono, corrono e che, piene di energie, sono esse stesse la realizzazione delle visioni di Sant’Elia.
Colpiscono la forza e lo slancio con cui il contributo di Sant'Elia ha mantenuto, per un arco lunghissimo di tempo, il suo inesauribile moto, che non pare ancora esausto.
Antonio e la sua opera non hanno ancora finito di dire quello che avevano da dire.
La stanza si chiude con un’installazione totem di Alessandro Mendini, ultimo ed esplicito omaggio al maestro comasco.
L'allestimento, ideato e realizzato da Lucio Speca con la grafica di Andrea Lancellotti, ha nel segno pulito e nella scelta della gamma cromatica gli strumenti che lo caratterizzano. Il viola profondo ha permesso di creare il raccoglimento necessario alla percezione dei disegni nelle due sale centrali, senza introdurre elementi che ne disturbassero il godimento. I segni di Fabrizio Musa sono increspature che salgono sulla superficie viola, generate in proiezione dagli stessi segni di Sant’Elia. Il viola cede il posto ad un tono più chiaro nella prima e ultima sala, accentuando la larghezza di visioni sulle quali le architetture di Sant'Elia hanno esercitato la loro influenza.
La linea del tempo, curata da Renato Costa e Sofia Dander, prende per mano il visitatore e lo tiene saldo agli avvenimenti significativi che hanno caratterizzato il breve arco della vita di Sant’Elia. La linea verde, spezzata senza essere rotta, è una finestra sul suo tempo. L'accento rosso è il marcatore del racconto espositivo: si fa segno ordinatore e minimo nelle sale, un apostrofo di fatto, come sulla copertina del catalogo e sul manifesto.
La mostra di Triennale ha inoltre un prologo nella mostra allestita a Como presso la Pinacoteca Civica dal titolo Antonio Sant’Elia. All’origine del progetto (25 novembre 2016 – 26 febbraio 2017). Si tratta a tutti gli effetti di una sezione zero che introduce alla ricerca di Sant’Elia raccogliendo una selezione di disegni realizzati nel 1913 che documentano come l’architetto abbia programmaticamente individuato gli elementi architettonici semplici che avrebbero contribuito alla definizione di soluzioni espressive complesse. accompagnati da modelli tridimensionali, eseguiti per l’occasione e che hanno fornito occasione per indagare e esplicitare visivamente tale ricerca.
Le celebrazioni del centenario hanno un altro momento significativo nel Convegno internazionale dal titolo Antonio Sant’Elia e l’architettura del suo empo promosso dall’Università di Firenze e dall’Ordine degli Architetti di Firenze che si terrà nel capoluogo toscano il 2 e 3 dicembre 2016.


Antonio Sant’Elia (1888-1916). Il futuro delle città
Dal
25 novembre 2016 al 8 gennaio 2017
Inaugurazione: giovedì 24 novembre ore 19.00
A cura di: Alessandra Coppa, Maria Mimmo, Valentina Minosi
Progetto di allestimento: Lucio Speca
Progetto grafico: Andrea Lancellotti
Catalogo: SKIRA
Ingresso: libero
Ufficio Comunicazione e Relazioni Media: tel. 02 72434247 - press@triennale.org

Triennale di Milano
Viale Alemagna 6
20121 Milano
T. +39 02 724341 - www.triennale.org

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