Fabio Cavallucci, direttore Centro Pecci Prato, intervista di Gianni Marussi

Abbiamo intervistato nel nostro studio di Cologno Monzese Fabio Cavallucci, direttore Centro Pecci di Prato, l’avveniristico ampliamento a forma di navicella spaziale realizzato dall’architetto indonesiano Maurice Nio, ora residente a Rotterdam.

L’edificio originale del Cento Pecci, disegnato dall’architetto razionalista Italo Gamberini, è al momento in ristrutturazione.
Il nuovo Centro Pecci sarà l’unico museo in Italia aperto nel decennio 2010-2020, diventando parte di un network internazionale di riaperture che include istituzioni culturali di livello internazionale, come la nuova ala del Tate Modern di Londra (disegnata da Herzog & de Meuron) e la nuova sede del Whitney Museum disegnata da Renzo Piano.

Per il sindaco Matteo Biffoni. “Il Centro Pecci è già un punto di riferimento per l’arte contemporanea in Toscana, ma la nostra ambizione è di farlo diventare punto di riferimento anche per l’Italia e per l’Europa. Essere qui a 100 giorni dalla riapertura è per me motivo di orgoglio. L’idea che ci muove è di realizzare qualcosa di necessario per Prato, una città terribilmente contemporanea che ha vissuto le sfide che il presente ci sta offrendo sotto tutti i punti di vista, dal sociale all’economico. Il rinato Centro Pecci non vuole essere soltanto un museo ma qualcosa che provi a raccontare la nostra quotidianità letta con gli occhi dell’arte. Una sfida che riteniamo di poter vincere.

Il nuovo Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato ha riaperto il 16 ottobre 2016, dopo il completamento dell’avveniristico ampliamento a forma di navicella spaziale dell’architetto di stanza a Rotterdam Maurice Nio e la riqualificazione dell’edificio originario di Italo Gamberini
In occasione della sua riapertura, il Centro Pecci presenta la mostra La fine del mondo, a cura del direttore Fabio Cavallucci con la collaborazione, oltre che del team interno, di un nutrito gruppo di advisor internazionali composto da Elena Agudio, Antonia Alampi, Luca Barni, Myriam Ben Salah, Marco Brizzi, Lorenzo Bruni, Jota Castro, Wlodek Goldkorn, Katia Krupennikova, Morad Montazami, Giulia Poli, Luisa Santacesaria, Monika Szewczyk e Pier Luigi Tazzi.
Attraverso le opere di oltre 50 artiste e artisti internazionali e con un allestimento che si estende sull’intera superficie espositiva del museo di oltre 3.000 metri quadrati, la mostra si configura come una specie di esercizio della distanza, che spinge a vedere il nostro presente da lontano. 
Durante il percorso il pubblico sperimenterà la sensazione di vedersi proiettato a qualche migliaio di anni luce di distanza, per rivedere il mondo di oggi come se fosse un reperto fossile, lontano ere geologiche dal tempo presente, con la sensazione di essere sospesi in un limbo tra un passato ormai lontanissimo e un futuro ancora distante. 
La fine del mondo si colloca all’interno di questo limbo e attraverso lavori di natura diversa, spesso da attraversare, da esperire fisicamente, in una scansione di spazi e di suoni che si succedono, trascina in un movimento continuo, ineluttabile, una specie di loop, di eterno ritorno che ritmicamente ci allontana e ci riavvicina al presente, proponendoci nuove chiavi di lettura.
Lungo il percorso espositivo tutte le espressioni e i linguaggi artistici saranno interconnessi: la musica, il teatro, il cinema, l’architettura e la danza non rappresenteranno solo eventi collaterali, ma si snoderanno come momenti integranti della mostra, contribuendo a costruire una narrazione immersiva e coinvolgente. 
La mostra La fine del mondo è accompagnata da un catalogo pubblicato in due lingue, italiano e inglese, e da una fitta serie di conferenze e di dibattiti che svilupperanno i vari temi della mostra, anche di carattere scientifico, filosofico, letterario: dalle teorie recentissime della fisica alla preistoria, dalla fantascienza all’ecologia e alla sostenibilità.

Artisti:
Adel Abdessemed, Jananne Al-Ani, Darren Almond, Giovanna Amoroso & Istvan Zimmermann, Anonimi del paleolitico inferiore, Anonimo del paleolitico superiore, Aristide Antonas, Riccardo Arena, Kader Attia, Francis Bacon, Babi Badalov, Fayçal Baghriche, Francesco Bertelè, Rossella Biscotti, Björk, Umberto Boccioni, Kerstin Brätsch, Cai Guo-Qiang, Julian Charrière & Julius von Bismarck, Ali Cherri, Analivia Cordeiro, Isabelle Cornaro, Vincenzo Maria Coronelli, Hanne Darboven, Pippo Delbono, Marcel Duchamp, Marlene Dumas, Jimmie Durham, Olafur Eliasson, Federico Fellini, Didier Fiuza Faustino, Lucio Fontana, Carlos Garaicoa, Adalberto Giazotto, Arash Hanaei, Camille Henrot, Thomas Hirschhorn, Joakim, Polina Kanis,Tadeusz Kantor, Tigran Khachatryan, Robert Kusmirowski, Andrey Kuzkin, Volodymyr Kuznetsov, Suzanne Lacy, Ahmed Mater, Boris Mikhailov, NASA, Henrique Oliveira, Lydia Ourahmane, Pëtr Pavlensky, Gianni Pettena, Agnieszka Polska, Pablo Picasso, Pussy Riot / Taisiya Krugovykh, Qiu Zhijie, Józef Robakowski, Batoul S’Himi, Fari Shams, Santiago Sierra, Hiroshi Sugimoto, Luis Urculo, Emmanuel Van der Auwera, Ekaterina Vasilyeva & Hanna Zubkova, Andy Warhol, Ingrid Wildi Merino, Andrzej Wróblewski, Alik Yakubovich, David Zink Yi

Aveva dichiarato il direttore Fabio Cavallucci: Costruiremo la mostra sul nuovo sito perché i curatori e gli artisti potranno interagire con la gente, sempre attraverso il web, un vero e proprio laboratorio, work in progress, magari, arrivando perfino a modificare percorsi e opere”, aveva dichiarato.
La mostra di apertura infatti occupa tutta la superficie del Centro Pecci ed è stata affiancata da una serie di eventi collaterali, spettacoli teatrali e di danza, performance, concerti, proiezioni, talk e incontri. Il complesso ospita l’archivio e biblioteca specializzata CID/Arti Visive, che conta un patrimonio di circa 50.000 volumi, il teatro all’aperto, l’auditorium, il bookshop, una caffetteria/bistrot e un’area polifunzionale dedicata ai bambini.


Una nuova piattaforma online per interrogare il mondo
Un museo d’arte contemporanea oggi deve confrontarsi col suo tempo, con le grandi trasformazioni sociali, geopolitiche, territoriali, tecno-scientifiche e filosofiche sia su scala locale sia globale. L’arte non può parlare solo a pochi iniziati ma deve compiere un passo di avvicinamento a ciò che la gente sperimenta e verifica nel quotidiano. Per questo il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato dopo aver intrapreso una serie di incontri su temi sociali e politici, con personalità di fama internazionale come Zygmunt Bauman, Luis Sepúlveda, David Grossman, estende il dibattito sul suo nuovo sito Internet. Non un mero canale informativo e promozionale del museo, con sezioni dedicate alle mostre, alla collezione, agli eventi e alla didattica, ma una piattaforma di ricerca e discussione che si sviluppa su diversi temi che abbracciano molteplici campi del sapere. Il sito ha una struttura basata su un intuitivo sistema di tag che permette ai contenuti di connettersi per tema. Il sistema di navigazione risponde al metodo di lavoro del Centro Pecci basato sulla ricerca. Il sito Internet, progettato dallo studio grafico Muttnik e sviluppato da QZR Studio, rispecchia la nuova missione del Centro Pecci, un luogo non solo dedicato all’esposizione e alla conservazione di opere d’arte contemporanea ma un palcoscenico multisensoriale e interdisciplinare in cui s’intrecceranno teatro, danza, musica, cinema, architettura, moda e letteratura.
Lo strumento d’approfondimento all’interno del sito è il Journal che ospita saggi, interviste, contributi di scrittori, filosofi, scienziati, teorici che investigano tutte le complesse sfaccettature della contemporaneità. Un luogo partecipato, interattivo e aperto a tutti coloro che vorranno alimentare il dibattito, con commenti, integrazioni, proposte.
Riformula il concetto stesso di esclusività dell’informazione, anticipando i contenuti, mettendoli a disposizione di tutti e soprattutto modificandoli progressivamente a seconda della partecipazione del pubblico, del flusso di contributi e degli stimoli ricevuti. Un nuovo modo di comunicare le attività del Centro attraverso la condivisione con tutte le comunità online che, quotidianamente, interagiscono sui social media.
Il primo tema di dibattito è stato intorno al titolo della mostra inaugurale La fine del mondo, scelto dal direttore artistico Fabio Cavallucci a cui si deve il primo contributo. Il tema non scaturisce da una visione catastrofica, ma dalla considerazione che ciò che abbiamo conosciuto finora è obsoleto. I mezzi, anche concettuali, d’interpretazione della realtà non sono più in grado di comprenderla. Il nostro mondo finisce perché cambia. Da qui emerge una sorta di esercizio della distanza che spinge a vedere il presente da lontano e a pensare alle incommensurabili distanze cosmiche e ai lunghissimi tempi della storia della Terra e dell’Universo, di fronte ai quali le nostre esistenze sono solo frammenti inconsistenti. 
Al Centro Pecci  la Regione Toscana attribuisce il compito di coordinamento del contemporaneo in regione, darà anche l’opportunità di ospitare, nella città di Prato, una serie di eventi e mostre parallele. Tra queste un’iniziativa con grandi opere prodotta dai galleristi toscani in uno spettacolare edificio di archeologia industriale, mostre dedicate ai giovani artisti, opere negli spazi pubblici, e i progetti del recente concorso per il Parco Centrale di Prato che vede la partecipazione di alcuni dei migliori architetti e paesaggisti mondiali.
Il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci è stato fondato nel 1988, in memoria del figlio dell’industriale Enrico Pecci su progetto dell’architetto razionalista fiorentino Italo Gamberini. È la prima istituzione italiana costruita ex novo per presentare, collezionare, documentare e promuovere le ricerche artistiche più avanzate. Dalla sua apertura nel 1988 ha prodotto una vasta attività espositiva e di documentazione sull’arte contemporanea, numerosi programmi didattici, spettacoli ed eventi multimediali. Ha raccolto nella sua collezione permanente oltre mille opere che mappano le tendenze artistiche dagli anni Sessanta ad oggi: pittura, scultura, cinema e video, installazioni, opere su carta, libri d’artista, fotografie, grafica, e progetti commissionati. Fra il 2005 e il 2011 sotto la presidenza di Valdemaro Beccaglia, ha preso il via il potenziamento dello spazio espositivo in un processo di rifunzionalizzazione del museo con la commissione del nuovo progetto all’architetto Maurice Nio.


Fabio Cavallucci (Santa Sofia di Romagna, 1961) ha fondato e diretto dal 1990 al 1998 la Galleria d’arte contemporanea “Vero Stoppioni” di Santa Sofia, dove ha contribuito alla realizzazione del parco sculture (con opere permanenti di Staccioli, Mattiacci, Poirier e Nagasawa, tra gli altri).
Dal 1996 al 2005 ha insegnato (come assistente di Renato Barilli) Fenomenologia degli Stili all’Università di Bologna.
Dal 1996 al 2000 è stato direttore artistico e fondatore di “Tusciaelecta, Arte Contemporanea nel Chianti” invitando a realizzare interventi ambientali in vari luoghi nell’area compresa tra Firenze e Siena artisti internazionali come Mario Merz, Joseph Kosuth, Christian Boltansky, Bill Viola, Jannis Kounellis, Michelangelo Pistoletto e altri.
Nel 2001 ha curato insieme a Pier Lugi Tazzi un progetto specifico per la Biennale di Venezia (refreshing_) con gli artisti Massimo Bartolini, Cai Guo-Qiang, Olafur Eliasson, Tobias Rehberger e Rirkrit Tiravannija chiamati a realizzare in forma artistica un bar, un ristorante e un carrello ambulante.
È stato direttore dal 2001 al 2008 della Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento. Sotto la sua direzione la Galleria Civica è stata definita da Art-Sites, Guide to Northern Italy Museums (San Francisco, 2005) come “uno spazio artistico dinamico con un programma all’avanguardia in grado di rivaleggiare con i grandi musei di arte contemporanea” Nel corso degli otto anni Cavallucci ha organizzato e curato più di 350 mostre ed eventi speciali di artisti quali Cai Guo-Qiang, Katarzyna Kozyra, Maurizio Cattelan, Santiago Serra, Aernout Mik, Gillian Wearing. Sempre sotto la sua direzione sono stati esposti in mostre collettive lavori di importanti artisti internazionali (da Duchamp a Klein, da Beuys a Basquiat) e inoltre sono stati sostenuti progetti di giovani emergenti molti dei quali italiani e provenienti dalla regione (Michael Fliri, Stefano Cagol ed altri). E’ stato inoltre il fondatore del Premio Internazionale della Performance che ha visti fra i partecipanti alla giuria alcuni fra i maggiori esperti a livello mondiale di performing art come Marina Abramovic, Valie Export, Jimmie Duhram. Il premio è stato il trampolino di lancio per alcuni dei più interessanti artisti d’oggi come Nico Vascellari e Michael Fliri.
Dal 2006 al 2008 Cavallucci è stato coordinatore di “Manifesta 7. Biennale europea di arte contemporanea” che è stata realizzata nel 2008 in Trentino Alto Adige coinvolgendo quattro città (Trento, Rovereto, Bolzano e Fortezza) e più di 180 artisti provenienti da ogni parte del mondo.
Nel 2009 ha curato l’apertura dello spazio Alt (Arte, Lavoro, Territorio) di Alzano Lombardo (Bergamo).
Nel 2010 è diventato direttore artistico della XIV Biennale Internazionale di Scultura di Carrara. Attraverso il progetto “Postmonument” la biennale ha analizzato la necessità di monumenti nella società presente con la partecipazione dei maggiori artisti e architetti contemporanei quali Carl Andre, Urs Fischer, Maurizio Cattelan, Frank O. Gehry, Zaha Hadid, Paul McCarthy, Monica Bonvicini e giovani promesse come Rossella Biscotti e Marcelo Cidade.
Sempre nel 2010 Fabio Cavallucci viene nominato direttore del Centro d’arte contemporanea Castello Ujazdowsky di Varsavia che comprende, oltre al dipartimento delle arti visive anche musica, teatro, danza e cinema. Sotto la sua direzione sono state organizzate varie mostre tra qui quella di Maurizio Cattelan “Amen” ; quella di Jòzef Robakowski “My Own Cinema” ; e inoltre “Ukranian News” (mostra di giovane arte ucraina); “Laboratory of the Future” (con opere di Ashford, Sierra, Deller e Lacy) e infine “British British Polish Polish” (con lavori degli Young British Artists e dell’arte critica polacca degli anni Novanta).
Dalla metà degli anni Ottanta Fabio Cavallucci ha pubblicato numerosi testi, libri e cataloghi molti dei quali collegati alle mostre da lui curate. Ha collaborato con varie riviste di arte ed estetica come “Rivista di Estetica” , “New York Arts” , “Arte Mondadori” , “Flash Art Italia” e “Flash Art International”, “Exibart” e “Abitare”
Ha tenuto conferenze e dibattiti in varie Accademie e Università italiane e straniere.


Orari: da martedì a domenica h. 11:00-23:00; lunedì chiuso; la biglietteria chiude alle 22:30
Biglietti: intero € 10,00; Ridotto € 7,00: sotto i 26 anni, sopra i 65 anni, gruppi organizzati (min. 12 persone) con prenotazione, studenti, soci UniCoop Firenze, FAI e Chianti Mutua, Soci Touring Club, abbonati trenitalia (abbonamento regionale Toscana annuale, mensile, settimanale), viaggiatori trenitalia (su presentazione del biglietto regionale di corsa semplice), viaggiatori CAP (su presentazione del biglietto di corsa semplice); Ridotto 50% € 5,00: insegnanti e studenti universitari di materie artistiche, architettoniche e delle Accademie di Belle Arti: Omaggio-Sotto i 6 anni -Soci del Centro (+ sconto 10% bistro e bookshop) -Soci dei musei convenzionati (Castello di Rivoli – Museo di Arte Contemporanea, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, MART – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, Peggy Guggenheim Collection). I soci dei musei convenzionati hanno diritto ad uno sconto 10% sulle pubblicazioni del Centro Pecci -Amici del Museo Pecci -Visitatori con disabilità + accompagnatore -Giornalisti -Soci ICOM (+ sconto 10% catalogo e merchandising) -Guide turistiche nell’esercizio della loro attività professionale -Ai soggetti che ne facciano richiesta per periodi determinati per ragioni di studio e di ricerca finalizzate alla pubblicazione, attestate da istituzioni scolastiche o universitarie, da accademie, da istituti di ricerca e di cultura italiani o stranieri, da organi del Ministero per i Beni e le Attività culturali.
Multiplo (nominativo) € 20: consente più ingressi al museo nell’arco della medesima mostra
CulturePass2X1 € 10: il coupon CulturePass2x1 dà diritto al possessore di un ingresso gratuito, a condizione che sia accompagnato da una persona pagante l’ingresso a prezzo intero di listino. 
Prenotazioni:
La prenotazione è consigliata per i gruppi organizzati e per le scuole. È possibile prenotare i biglietti chiamando i seguenti numeri:  0574 531840 (lun-ven)  – 334 7740680 (sab-dom) oppure: 06.39967450 (lun-ven h 9-13 / h 15-18) / (sab h 9-14); 
È possibile prenotare i biglietti anche scrivendo a tour@coopculture.it
Come arrivare:
IN TRENO 
per gli orari del treno consultare il sito di Trenitalia.
IN BUS Da Firenze con la Linea PO-FI direzione PRATO via autostrada. Fermata Berlinguer. Frequenza 15 minuti nei giorni feriali e 30 nei giorni festivi.
Da Prato Ovest (Maliseti, Narnali, San Paolo), Ospedale, Centro Storico e Stazione Centrale con la Linea Lam Blu direzione Repubblica. Fermata Museo Pecci 1. Frequenza 7 minuti nei giorni feriali e 20 nei giorni festivi.
Da Pomeria, Soccorso con la Linea PO-FI direzione FIRENZE via autostrada. Fermata Questura. Frequenza 15 minuti nei giorni feriali e 30 nei giorni festivi.
IN AUTO: Da Autostrada A1 (Milano-Roma):  all’altezza dell’uscita per Firenze, lasciare la A1 e immettersi sull’autostrada A11 (Firenze-Mare) direzione Pisa; uscire al casello Prato Est; Da Autostrada A11 (Firenze-Mare): uscita Prato Est, seguire le indicazioni per il Centro d’Arte Contemporanea lungo la tangenziale Leonardo Da Vinci, direzione Pistoia;
Parcheggi: Nei pressi del Centro Pecci si trovano diversi parcheggi gratuiti non custoditi in grado di contenere numerose automobili. 
IN AEREO: 
l’aeroporto più vicino è Firenze Peretola. Una volta atterrati è possibile arrivare al Centro Pecci con il bus di linea CAP Firenze-Prato (ogni 20 minuti nei giorni feriali, circa ogni ora la sera e nei weekend), la cui fermata si trova all’uscita dell’aeroporto.
Ufficio StampaLara Facco P&C – Tel. +39 02 36565133 – press@larafacco.com – www.larafacco.com

Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato
Viale della Repubblica 277
59100, Prato
Tel. +39 0574 5317 – info@centropecci.it

 

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