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Gaetano Pesce: Frammenti Maestà Tradita, dal 4 al 9 marzo, Brera, Milano

Il design di Gaetano Pesce omaggia la donna in occasione della Design week. Presentata a Palazzo MarinoMaestà tradita”, l’istallazione che in Brera sarà dedica al rispetto e contro ogni violenza di genere. A illustrare i contenuti del progetto, a stampa e operatori, l'Assessore a Politiche del lavoro, Attività produttive, Commercio e Risorse umaneCristina Tajani, il critico d’arte Vittorio Sgarbi, con il curatore dell’iniziativa Mattia Martinelli di Robertaebasta e Clarissa e Giancarlo Gobbetto di Gobbetto Resine.

Dal 4 al 9 marzo Brera ospiterà un vero e proprio monumento alla donna. Una versione “Gigante” della famosa UP chair di Gaetano Pesce, delle dimensioni di 4 metri, verrà posizionata all’incrocio tra via Fiori Chiari e via Brera, mentre altre sei più piccole “UP Galeotte”, dall’inconfondibile livrea a strisce, verranno collocate lungo le vie limitrofe in un simbolico percorso alla scoperta del quartiere.

FRAMMENTI: Maestà Tradita è una mostra che racconta la creatività e racconta le donne, inserendosi perfettamente nel contesto milanese in cui l’intreccio tra arte, impegno sociale e design rappresenta una cifra rilevante nel racconto produttivo e culturale della città. È in questo contesto che va rintracciata la convinzione con cui l'Amministrazione comunale ha deciso di sostenere l’insediamento dell’esposizione di Gaetano Pesce nel quartiere di Brera, centro pulsante con la sua Accademia dell’arte che si fa disegno, prodotto, vita quotidiana. La potenza creatrice e creativa del femminile esplodono nelle iconiche poltrone di Pesce, ma tutta la sua produzione ne è innervata. Milano non può che sposare questa visione; Milano città simbolo delle donne al lavoro, con i suoi dati che la collocano tra le prime città in Europa per la presenza femminile nel mercato e con la consapevolezza di avere le donne protagoniste in settori chiave per l’innovazione e lo sviluppo della città. Non si tratta solo di contrastare logiche di sopraffazione di genere, impegno oggi più che mai prioritario, ma di riconoscere la potenza dell’espressione sociale femminile in ogni settore. Pesce esalta questa sensibilità e la rende universale, dando voce ai corpi delle donne di tutto il mondo, attraverso i loro abiti utilizzati per comporre una versione “gigante” della celebre poltrona che qui, a Milano, rilancia il simbolo femminino e la sua valenza generatrice. È questo significato politico, reso ancora più esplicito dalla collaborazione del centro Antiviolenza Artemisa Onlus, a caratterizzare l’installazione, inserita nel contesto della Milano Design Week, patrocinata dal Comune di Milano e realizzata con il supporto dell’Associazione Commercianti di Via Fiori Chiari. È la politica e l’impegno delle “cose”, in cui Milano è maestra, nelle sue Scuole d’arte, nei suoi laboratori artigiani, nelle sue produzioni artistiche, culturali, materiali.

Le Metamorfosi del Pesce di Vittorio Sgarbi

"… Tendo ad essere sospettoso quando un contenuto, una mozione degli affetti, una battaglia per i diritti si manifesta in arte. Ci vuole autonomia e coraggio per schivare la retorica. Ci riesce, come nessuno avrebbe potuto, Gaetano Pesce che, in una città sacra per i suoi monumenti, come Firenze, in piazza Santa Maria Novella, e ora a Milano innalza meravigliosi (cioè generatori di meraviglia) monumenti alla donna. E nessuno meglio che lui riuscirebbe in quest’impresa, perché la creatività di Pesce è femminile più che maschile. È morbida più che rigida, è colorata più che monocroma, è avvolgente più che penetrante. Pesce è madre di immagini prima che padre. La sua natura femminile si avverte in un dilagare di forme incontinenti che si cristallizzano, che rendono splendenti e variegate di colori le acque del parto, come un fiume carsico che s'immerge e riemerge colpito dai raggi del sole. Pesce non è il primo artista donna in un universo maschile. Per un incredibile scambio di genere lo fu anche Orazio Gentileschi, il padre di Artemisia, pittore prima che pittrice, per l'evidenza drammatica dei suoi ammazzamenti. Orazio sempre li evitò, per essere morbido e flessuoso, elastico e cristallino, proprio come le creature di Gaetano Pesce. Facile per un artista ottenere consenso con la denuncia, illustrando temi alti e nobili. Pesce sceglie un'altra strada: piegare la denuncia alla bellezza che muove in noi il consenso non per dovere ma per piacere, non per indignazione ma per persuasione, non per negazione ma per affermazione. Pesce afferma i diritti della donna, facendosi donna ed esprimendo la sua sensibilità femminile. Fortunata la città di Milano che può innalzare a una giusta causa un monumento non retorico ma intimamente umano."

A proposito di Pesce di Vittorio Sgarbi

"… Il punto di vista privilegiato, umano e appassionante, per capire Gaetano Pesce, è vederlo davanti a un'opera d'arte con l'emozione di chi riconosce anche quello che non conosce e, in ogni caso, si compiace di aver incontrato una persona notevole, da cui imparare qualcosa. È l'istinto che guida Pesce, prima della conoscenza storica. E benché egli sia quasi ariostesco, con la sprezzatura di chi non vuol far trapelare il suo ambizioso pensiero, tu lo guardi e pensi che qualcosa di Leonardo, senza la retorica del genio, viva in lui. E poi vedi il travestimento di un uomo di teatro che si monta barba, capelli e cappelli, per somigliare a Leonardo, e pensi che quella sia una caricatura mentre questo, quello che hai davanti, è un uomo; e che forse Leonardo va restituito a una dimensione umana , di gentilezza ,di ingenuità e di fulminante talento, che è quello con il quale l'intelligente e anche iroso Pesce ti affascina. In tanti incontri e in tanta umana fraternità, e con il ricordo affettuoso e vero della sua radice veneta in comune con mio padre, Pesce è la persona più sorprendente e originale che ho conosciuto negli ultimi anni; Gaetano è sempre curioso e stupito come un ragazzo, a Los Angeles come a Venezia, desideroso soltanto e continuamente di conoscere e meravigliarsi. Orgogliosamente italiano anche, soprattutto, nel Nuovo mondo dove anche Leonardo sarebbe certamente andato se gli aerei che stava concependo glielo avessero consentito; era certamente per questo che voleva volare. Pesce gli aerei, tra vecchio e nuovo mondo, li prende con straordinaria frequenza ed è contemporaneamente qua e là, in un Italia reale e in un Italia del cuore."


FRAMMENTI:MAESTA’TRADITA di Gaetano Pesce New York, Marzo 2017

"In occasione Salone del Mobile di Milano2017, con il Comune di Milano e il sostegno di Gobbetto Resine e Robertaebasta, ho pensato di proporre un frammento della grande esposizione "Maestà Tradita", inaugurata lo scorso ottobre a Firenze in Piazza Santa Maria Novella e al Museo 900.
Si tratta di una grande poltrona UP 5&6, qui ricoperta di vestiti femminili provenienti da culture, epoche e paesi diversi a simboleggiare l’universalità del suo messaggio. Il significato di questo lavoro sarà trovato da ognuno di voi, ma non è un mistero che le donne, simboleggiate dalle forme archetipe della mia poltrona (metà della popolazione mondiale!) soffrono di ingiustizie , rappresentate dalla palla al piede che funge dal pouf, in certi casi semplicemente economiche, ma in altri raggiungano le soglie della schiavitù. L’Up gigante di vestiti è esposta ingombrantemente di fronte al Museo di Brera, glorioso luogo dell'arte mondiale e intorno a questa "grande presenza" sono disposte alcune poltrone vestite con la tuta dei galeotti che parlano evidentemente di mancata libertà." 


Nota Biografica di Stefano Morelli e Giovanni Lettini

Gaetano Pesce è uno dei meglio riconosciuti interpreti della cultura contemporanea internazionale, capace di declinare e anticipare l’odierno universo figurativo esplorando - dal micro al macro - tutte le scale della creatività umana. L’opera di Gaetano Pesce abbatte i confini tra arte, architettura, design e industria, costruendo un universo immaginifico di valori e oggetti, diventati delle vere e proprie icone riconosciute in tutto il mondo. Apprezzati e ricercati per le qualità emotive che le animano e per l’uso generoso e allegro del colore studiato per caricare le opere di identità psicologica, i lavori di Pesce sono realizzati sempre con materiali innovativi "contemporanei perché interpretano lo spirito della contemporaneità" sviluppati mediante la costante ricerca di nuove tecnologie.
Nato a La Spezia nel 1939, ma di identità veneta, si forma come architetto a Venezia insieme a personalità come Carlo Scarpa, Ernest Nathan Rogers, Bruno Zevi, aderendo in seguito al GruppoN, uno dei primi collettivi d’architettura che riconobbe nelle nuove materie e nella macchina i mezzi espressivi della “nuova arte”: un universo in cui non possono esistere separazioni fra architettura, pittura, scultura e prodotto industriale, ma in cui ciascuna materia contamina l’altra. Fin dalla gioventù Pesce fa di se stesso un manifesto in difesa del “diritto all'incoerenza dell'artista”, della necessità del cambiamento, della libertà, della diversità. Le opere “multidisciplinari” di Gaetano Pesce fanno oggi parte delle collezioni permanenti delle più importanti istituzioni culturali del mondo (MoMA e MET di New York, il Victoria and Albert di Londra, il Centre George Pompidou di Parigi , il Vitra di Basilea, la Triennale di Milano). Tra gli esempi della produzione di Pesce, sicuramente va ricordata l’iconica Serie Up (1969): sette esemplari di sedute biomorfe che potevano essere sgonfiate e appiattite per il trasporto, ma che una volta aperte e riespanse riacquistavano di colpo le forme voluttuose. Primo prodotto industriale dotato di un esplicito messaggio politico la “UP5 ” (insieme alla "sorella" UP6)  sin dal suo debutto è stata subito riconosciuta simbolo del design italiano ed è divenuta uno dei prodotti di disegno industriale più famosi al mondo,nonchè maggiore testimonianza del design radicale e dell'arredamento anni Sessanta/Settanta. La Up5 richiama immediatamente tramite le sue forme archetipe, la pienezza e flessuosità delle veneri paleolitiche ed è simbolo della femminilità creatrice, mentre la sorella Up6, pouf sferico, sta a simboleggiare il pregiudizio dell'uomo, che la costringe a l'appesantisce quasi a renderla schiava.

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