Javier Marín, Pinacoteca Comunale Casa Rusca, Locarno, Svizzera

Dal 18 settembre 2016 al 8 gennaio 2017


“Utilizzo la figura umana per parlare dell’essere umano, non parlare dell’anatomia.

Non mi interrogo più di tanto sulla questione maschile/femminile, per lo meno nel mio lavoro. Ciascun essere umano è uomo ed è donna, così trova la sua completezza. Ho riflettuto e il mio ideale è un essere che non pone nessun problema di genere e lascia libero da pregiudizi.

In ogni singola opera mi piace spingermi fino al limite estremo. Questo per ricercare la massima espressione. Mi piace il gioco dei contrasti, individuare le linee di tensione tra il gesto e lo sguardo.”

Javier Marín


La Pinacoteca Comunale Casa Rusca presenta, per la prima volta in Svizzera, un’ampia mostra dedicata a Javier Marín (Uruapan, Michoacán, 1962), a cura di Rudy Chiappini. Una mostra entusiasmante in cui  l’allestimento straordinario, realizzato da Mario Botta, riesce a coniugare le grandi grandi sculture con gli spazi “ristretti” di Casa Rusca, regalando allo spettatore un rapporto intimo con le opere rendendo difficile resistere alla tentazione di accarezzarle.

Javier MarÍn, Casa Rusca, Locarno, 16:09:2016 - 347

Javier Marín è considerato il più importante scultore messicano vivente. Nel 2015 l’esposizione nella capitale del suo paese ha accolto più di 600.000 visitatori.
Javier Marín (vive e lavora a Città del Messico) ha sviluppato sull’arco di trent’anni una solida carriera, con oltre 90 esposizioni personali e più di 200 partecipazioni a mostre collettive in diversi paesi del Sud America, Stati Uniti, Asia e Europa.
Le sue opere si trovano in numerose collezioni private e pubbliche, tra Ie quali il Museum of Modern Art a
Città del Messico, il Museum of Fine Arts a Boston e il Santa Barbara Museum of Art.
Ha esposto in spazi pubblici di grande prestigio, quali il Museo d’Arte Contemporanea di
Roma, i Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique a Bruxelles e il Museo del Palacio de Bellas Artes a Città del Messico.
Ha inoltre partecipato a eventi di riferimento per l’arte emergente come la 50° Biennale di Venezia nel 2003.
L’artista è inoltre artefice di opere commissionate da istituzioni (nel 2010 ha realizzato Retablo, la monumentale pala d’altare che si erge nella cattedrale di
Zacatecas, patrimonio mondiale dell’UNESCO in Messico), come avveniva nella tradizione del Barocco coloniale.
Non a caso, barocca è stata definita anche l’arte di
Javier Marín.
Il barocco è nato nella Roma del Seicento, trapiantato in Spagna e, grazie alle conquiste spagnole, declinato successivamente in forme autoctone in alcuni paesi dell’America Latina.
Lo scultore messicano, noto per la sua capacità di contaminare il vecchio con il nuovo, “reinterpreta” lo stile barocco e lo plasma, modella e fonde con gli occhi della contemporaneità.

Javier MarÍn, Casa Rusca, Locarno, 16:09:2016 - 351

La mostra di Casa Rusca permette al pubblico di avvicinarsi all’opera di Marín, artista prettamente figurativo, con una significativa panoramica del suo lavoro. L’esposizione a carattere antologico si concentra, attraverso la selezione di una cinquantina di opere di medie e grandi dimensioni, sullo sviluppo del percorso artistico dello scultore dalla metà degli anni Novanta ad oggi.

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Nella concezione di  Marín un’importanza analoga al corpo è assunta dallo spazio in cui le opere vanno a collocarsi. Le sculture visibili nelle sale di Casa Rusca permettono di vedere in azione le dinamiche di interazione fra opera d’arte, spettatore e ambiente circostante, grazie all’allestimento estremamente efficace dell’architetto Mario Botta che ha saputo coniugare gli spazi raccolti di Casa Rusca con le imponenti sculture di Marín, solitamente collocate all’aperto o in ampi spazi, creandone una nuova dimensione, intima e coinvolgente. Per avvicinare i visitatori a questo nuovo rapporto che si instaura con la scultura è stata allestita una prima sala che consente di animarne, viverne una (“Hombre de pie blanco“), grazie ad un software complesso, prendendo coscienza anche del rapporto più intimo che Marín ci propone con i corpi rappresentati in ceramica, in resina (che gli consente di avere più spazi colorati e densi) e in bronzo. I materiali che usa sono scelti per la loro storia, come il sale, il tabacco, i semi, la carne essicata… L’utilizzo della figura umana è rivolto non a darne una rappresentazione anatomica, ma nel voler cogliere l’uomo in quanto tale, con la sua storia. L’interpretazione del visitatore diviene parte integrante dell’opera. L’intuizione supera la razionalità. Le sculture sono esseri che in se rappresentano il maschile ed il femminile in un’unica visione androgina, alchemica. I volti rimandano a quelli Aztechi.
Marín in ogni opera si spinge fino al limite estremo per ricercare la massima espressività in un gioco di contrasti che individuano la tensione tra il gesto e lo sguardo. Una mostra emozionante, da non perdere.

Pinacoteca Comunale Casa Rusca
Piazza Sant’Antonio
CH-6600 Locarno

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