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PALAZZO ITALIA DIVENTA UN LIBRO E UN DOCUFILM

Skira in collaborazione con Nemesi pubblica uno straordinario libro, curato da Luca Molinari con le fotografie di Luigi Filetici, sulla  costruzione del Padiglione Italia per EXPO 2015.
Il volume è stato presentato all’Auditorium di Palazzo Italia, seguito da This is me, un docufilm prodotto da Scarfilm e Nemesi, con la regia e la sceneggiatura di Paolo Scarfò e Raffaele Festa Campanile. Presenti: la Dott.ssa Diana Bracco - Presidente Expo 2015 e Commissario Generale Padiglione Italia; l'Arch. Michele Molè e l'Arch. Susanna Tradati - Fondatore e Direttore, Partner Associato-Nemesi; l'Ing. Umberto Sgambati - AD Proger SpA; l'Ing. Nicola Malatesta - Socio Bms Progetti; l'Ing. Enrico Scalchi - Vicedirettore Innovazione Italcementi Group; l'Ing. Luca Benetti - Direttore Commerciale Stahlbau Pichler srl; l'Arch. Sergio Zambelli - AD Styl-Comp Group; il curatore del libro Luca Molinari e i registi del docufilm Paolo Scarfò e Raffaele Festa Campanile, moderatore dell'incontro stampa: Walter Mariotti.


PADIGLIONE ITALIA EXPO 2015
Curatore: Luca Molinari
Collana: Architettura
Editore: SKIRA

Direzione artistica: Nemesi
Fotografie: Luigi Filetici
Edizione: 2015
Lingua: italiano-inglese

Formato: 30 x 23,5 cm
Pagine: 216
Illustrazioni: 226 colori e b/n
Rilegatura: Cartonato
ISBN: 978-88-572-2814-3
Prezzo: € 39,00


Padiglione Italia

Padiglione Italia

Il Padiglione Italia a Expo Milano 2015 non è concepito per vivere nel breve intervallo dell’evento espositivo, ma come un’opera permanente, visionaria per design e innovazione; cuore e simbolo di un evento internazionale e dell’Italia che guarda al futuro con fiducia e orgoglio, l’orgoglio di essere italiani e di aver vinto questa importante sfida...
Il Padiglione Italia è stato immaginato e progettato come luogo in grado di rappresentare un intero Paese attraverso l’idea del “saper fare” Italiano, raccontando in maniera inedita le nostre eccellenze culturali, paesaggistiche e produttive. L'edificio rimarrà infatti traccia permanente lasciata in eredità dall’esperienza di Expo Milano 2015, e questo volume intende raccontarne la storia, l’evoluzione fisica e la complessa gestione sino alla sua realizzazione.
Il Padiglione Italia è stato progettato dallo studio di architettura Nemesi con il gruppo Proger- BMS, che si è occupato della gestione complessiva del progetto oltre che della progettazione strutturale e impiantistica, e Livio de Santoli per la strategia ambientale ed energetica. La realizzazione dell’opera ha visto protagoniste quattro imprese italiane, Italcementi per la fornitura del cemento biodinamico utilizzato per la realizzazione della pelle ramificata di rivestimento, il General Contractor Italiana Costruzioni, Stahlbau Pichler per la costruzione della vela di copertura in acciaio e vetro, Styl-Comp per l’ingegnerizzazione, produzione e montaggio del rivestimento architettonico ramificato. Voci di un coro composito che hanno abbracciato le differenze e le complessità portando a termine un’opera in grado di interpretare il tema di Expo “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” e, insieme, il disegno dello spazio pubblico, una grande piazza coperta in grado di riunire la comunità dei visitatori.
Corredato di immagini spettacolari, il libro ospita le voci e i lavori delle realtà che hanno dato forma all’edificio, vero laboratorio sostenibile e tecnologico all’avanguardia, rappresentazione dell’industria più evoluta del sistema Italia.


Docufilm THIS IS ME
Produzione Scarfilm Italia srl e Nemesi
Regia e sceneggiatura Paolo Scarfò/Raffaele Festa Campanile, Fotografia Paolo Scarfò
Genere:
Documentario 2015, sottotitolato in inglese, HD 1920x1080, Durata 57’

This is me racconta il progetto e la realizzazione di Padiglione Italia ad Expo 2015, attraverso la voce stessa dell'opera e dei suoi protagonisti, dal committente, ai progettisti, alle imprese di costruzione, agli operai che ne hanno seguito la realizzazione.
Il film narra come lo spirito stesso della natura dia vita a questa maestosa Architettura- foresta.
Palazzo Italia è un edificio osmotico, che dialoga con l'ambiente e scambia energia con esso, un'opera innovativa e sperimentale che ha coinvolto grandi eccellenze italiane che in questa esperienza hanno investito passione e sacrificio.
This is me è un viaggio nell'immaginazione, che racconta il talento e l'orgoglio di essere italiani.


Un laboratorio per il futuro di Luca Molinari

La visita a un cantiere può sempre essere un’inaspettata fonte di sorprese e scoperte. Un edificio in costruzione raccoglie tutto il potere della visione che si fa forma e materia, oltre ad avere la capacità di raccontare molto del progetto e delle sue aspettative, del modo di lavorare e di presagire il futuro.
Il cantiere è una scommessa molto difficile da gestire perché tra le sue carni di ferro, vetro e cemento si comprimono i desideri, i saperi e le attese di chi ha progettato l’edificio, di chi lo ha voluto e di chi lo sta realizzando, in attesa, chiaramente, di chi poi lo verrà ad abitare.
Queste sensazioni si sono moltiplicate all’ennesima potenza la prima volta che ho potuto visitare il cantiere del Padiglione Italia nel sito di Expo 2015.
Fino a quel momento c’erano stati solo disegni, rendering, racconti e immagini prese molto a distanza, ma poi la visita accurata del sito ha avuto il potere di chiarire molti elementi che erano rimasti in sospeso e, insieme, di aprire visioni inattese.
Il confronto è quello con un edificio complesso e a modo suo difficile per la storia di cui è portatore: l’unico corpo di fabbrica immaginato per rimanere, ideato per rappresentare il nostro Paese e con una dimensione doppia rispetto a tutto quello che verrà realizzato nell’area Expo.
Ma di questo non possiamo certamente ritenere responsabile il gruppo dei progettisti che ha vinto un concorso internazionale, rispondendo alle richieste di un bando molto dettagliato e chiaro nei suoi obiettivi.
Nell’aprile del 2013 sessantotto studi professionali si sono presentati con una proposta per il nuovo Padiglione Italia, partecipando a uno dei pochissimi concorsi internazionali indetti all’interno di Expo 2015. La richiesta era legata alla progettazione dell’edificio principale e a una serie di architetture realizzate intorno al Cardo, che avrebbero fatto da ala d’ingresso al padiglione del Paese organizzatore di questa importante manifestazione.
L’intero sistema prevede circa 27.000 m2 realizzati, di cui oltre la metà destinati a rimanere anche dopo la fine di ottobre a memoria di Expo e insieme come cardine di un sistema di spazi pubblici e piantumati che saranno la vera memoria collettiva e la base da cui ripartire per il ripensamento integrale di questa nuova porzione di città.
Il gruppo vincitore si presenta da subito come una compagine di lavoro molto ben strutturata: lo studio di architettura Nemesi, il gruppo Proger, che insieme alla consociata BMS si occupa della gestione complessiva del progetto oltre che della progettazione strutturale, e Livio de Santoli per la strategia ambientale ed energetica.
Sono certo che, oltre alle immagini di grande impatto evocate dalle tavole di progetto, abbia giocato un ruolo centrale nella scelta della giuria il fatto che da subito la proposta vincente era stata immaginata come un sistema complesso e stratificato da sviluppare grazie a un gruppo di consolidate competenze tecniche che avrebbero garantito la massima qualità in un tempo così breve di sviluppo e realizzazione.
Sempre più l’architettura dovrà essere letta sotto questa prospettiva, nella sua capacità di fornire una risposta multipla a condizioni finanziarie, produttive e gestionali compresse e fluide, imponendo al pensiero progettuale una metodologia di lavoro integrata che non rinunci necessariamente al tema della qualità linguistica e formale del risultato finale.
Nelle tavole di concorso ai grandi rendering erano così affiancate simulazioni di fire engineering, modelli energetici e ambientali, crono-programmi e simulazioni strutturali e di flusso dei visitatori, che rendevano con chiarezza che la macchina del Padiglione Italia andava da subito imbrigliata in un sofisticato progetto di sistema che lo avrebbe retto fino al giorno della sua inaugurazione.
E un altro, decisivo, elemento che ha avuto la forza di dare consistenza e senso al progetto è sicuramente la visione energetica che sottende la proposta e che aveva l’ambizione di trasformare il padiglione in un vero e proprio laboratorio ambientale, capace di veicolare lo sviluppo di una futura normativa sull’efficienza della nuova architettura in Italia. L’edificio era stato infatti immaginato come un sistema energetico integrato che non puntasse all’isolamento termico tradizionale ma piuttosto a una innovativa visione osmotica di accumulo e uso dell’energia nel tempo, in cui la scelta dei materiali e l’organizzazione degli spazi principali giocassero insieme per raggiungere il 70% di energie rinnovabili dell’intero fabbisogno energetico dell’edificio.
La scelta iniziale di utilizzare il sistema fotovoltaico molto diffuso, combinato con un disegno della piazza interna che giocasse con il moto naturale dell’aria consentendo una riduzione di 2-3 gradi a seconda delle stagioni, generava una prestazionalità ambientale molto radicale, che andava ben oltre la richiesta di legge del 50% e la media del 35% attualmente in uso nei nuovi edifici realizzati nel nostro Paese.
A questo punto il progetto architettonico dell’edificio dello Studio Nemesi acquisisce una densità e una complessità molto superiori alla semplice considerazione sulle scelte linguistiche e formali sviluppate dai progettisti romani.
L’italianità dell’intervento sta nella sua capacità di contrapporre a un sistema di facciata, chiuso e variato a seconda delle diverse esposizioni, una piazza interna potente ed emozionale, che porta al sistema pubblico delle risalite che giocano continuamente con sguardi e viste differenti sul vuoto centrale, fino ad arrivare alla grande terrazza superiore, che consente un dialogo unico con il sito di Expo e con il paesaggio lombardo.
Ma sarebbe sbagliato pensare a questo cuore pubblico interno come alla riedizione di una piazza tradizionale, piuttosto il lavoro di Nemesi ha la capacità d’interpretare un elemento identitario così caratterizzante ripensando le sue qualità ambientali e spaziali, come un frammento di natura rimeditata e, insieme, come una reinterpretazione contemporanea di un luogo comunitario per eccellenza.
Oltre a questo il progetto del Padiglione Italia rilegge in maniera originale un carattere tipicamente milanese dell’idea di spazio collettivo, visto che la metropoli lombarda non ha mai avuto piazze formalmente riconoscibili fino alla seconda metà dell’Ottocento, elaborando un modello urbano originale, fondato sul sistema di corti e chiostri spesso collegati tra di loro in una interessante, fluida relazione tra pubblico e privato.
Il sistema di piante e sezioni lavora principalmente sull’esperienza individuale del visitatore, che sarà spinto dalla sequenza degli spazi a scoprire i luoghi senza mai averne una visione immediata d’insieme. La curiosità e lo stupore saranno elementi molto importanti nell’esperienza del Padiglione Italia e passeranno soprattutto dalla continua relazione con gli spazi pubblici, che saranno il vero elemento narrativo dell’edificio.
A tutto ciò concorrerà sicuramente il disegno delle facciate esterne e interne di questa architettura immaginata da Nemesi come un “oggetto naturale”, la concretizzazione astratta di una relazione con un’idea di Natura sempre più complessa, sintetizzata dai pannelli di cemento armato innovativo che rivestiranno l’edificio principale.
La “pelle” finale del Padiglione Italia diventa, oltre che uno dei segni linguistici più chiari e potenti di Expo, anche l’immagine più interessante di come questo edificio sia stato uno dei laboratori costruttivi più importanti per raccontare l’eccellenza nella filiera produttiva italiana.
Ogni pannello dalle dimensioni di 4 x 4 m ha un disegno di facciata differente, che ha imposto un sistema costruttivo ancora più sofisticato. Il cemento biodinamico è stato fornito da Italcementi che, grazie alla capacità di ricerca e innovazione, ha messo a punto un materiale innovativo, sostenibile e unico per proprietà e caratteristiche, mentre Styl-Comp ha investito su un apposito sistema produttivo che consentisse un controllo di qualità assoluto su ogni singolo elemento realizzato. Il montaggio a secco in opera è stato realizzato applicando i pannelli a una struttura in acciaio sottostante, che permette una visione complessiva della facciata che non renda visibili i giunti, pensati a scomparsa. La stessa qualità realizzativa la ritroviamo nel sistema della copertura della corte centrale e dell’edificio, grazie al lavoro di carpenteria portato avanti da Stahlbau Pichler, che ha dovuto risolvere i numerosi problemi di curvatura e montaggio dei singoli pannelli in cristallo che rivestono come un morbido mantello trasparente tutto il livello superiore del padiglione.
La presenza di queste aziende e di tante altre piccole e medie realtà coordinate da Italiana Costruzioni ha reso possibile un’impresa che sembrava quasi impossibile due anni fa e che racconta di un Paese che rappresenta ancora una delle grandi eccellenze mondiali nel campo delle costruzioni e della componentistica.
In questo periodo il progetto è stato sottoposto a enormi tensioni di tipo economico, gestionale e organizzativo che hanno visto, ad esempio, un incremento significativo in corso d’opera delle superfici per gli allestimenti rispetto alla prima richiesta, o il taglio altrettanto importante di una parte del fotovoltaico, ma la struttura complessiva degli spazi sembra avere ben assorbito questi passaggi, dimostrando la flessibilità necessaria per opere di questo tipo.
L’immagine bianca e spiazzante di questo edificio “naturale”, capace di attrarre i visitatori grazie alla sua dimensione fuori scala e al suo linguaggio, diventerà sicuramente una delle icone visive di questa Expo, ma sono ancora più certo che sarà soprattutto la scoperta della corte interna e delle tante viste che si sveleranno lungo la risalita la vera sorpresa di questo edificio. In questo il Padiglione Italia ricorda i tanti “palazzi in forma di città” di antica memoria in cui il percorso e il dialogo continuo tra ombra e luce, aperto e chiuso, scoperte e sosta, hanno da sempre costruito la “fortuna” dei nostri centri abitati e la traccia di un’identità resistente che ancora riusciamo a trovare in alcune opere contemporanee.
Una volta terminata Expo vedremo quanto questo progetto avrà o meno la forza di diventare uno dei centri importanti di un’azione pubblica e progettuale che aiuti a ripensare tutta l’area di Expo perché diventi un frammento vivo e rigenerato della metropoli lombarda. Rimane per il momento un frammento importante, che racconta di un Paese che sta cercando una nuova identità e un ruolo nel mondo, ancora forte di tante eccellenze produttive e progettuali che ci consentono di sperare in un futuro migliore.

Luca Molinari
Curatore Architettura Padiglione Italia Expo Milano 2015


Ufficio Stampa Skira: Lucia Crespi - Tel. 02 89415532- 02 89401645
Cell. 338 8090545 - lucia@luciacrespi.it

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