Pietro Paolo Rubens e la nascita del Barocco, Palazzo Reale, Milano

Il mio talento è tale che nessuna impresa, per quanto vasta di dimensioni, mai supererà il mio coraggio.
Pietro Paolo Rubens


La grande mostra di Palazzo Reale a Milano vede protagonista Pietro Paolo Rubens (Siegen 1577 – Anversa 1640), la più significativa esposizione mai realizzata in Italia che ha il pregio di presentarlo con una nuova ed illuminante visione che svela il profondo legame che ha unito il padre della pittura barocca all’Italia, attraverso un continuo confronto tra i dipinti di Rubens e quelli dei pittori del Cinquecento e del Barocco italiano.
Rubens, artista famoso e di centrale importanza per la storia dell’arte europea, ma ancora poco conosciuto in Italia, spesso considerato frettolosamente nella schiera dei “pittori fiamminghi”, nonostante il suo importantissimo soggiorno nella penisola, dal 1600 al 1608, lascia un segno indelebile che rimarrà vitale in tutta la sua vasta produzione artistica. In lui i sogni del passato diventano realtà.
Il 28 ottobre 1608, a cavallo come vi era giunto, Rubens lascia l’Italia per non tornarvi mai più. L’amore per questo paese e il desiderio di farvi ritorno saranno in lui sempre fortissimi. Il suo insegnamento vive nelle opere dei tanti artisti che ne hanno seguito la strada.

Una mostra corposa, frutto di un lungo lavoro, come  racconta la curatrice Anna Lo Bianco: “Ci sono voluti tre anni per realizzare questa esposizione che consente di valutare l’influenza di Rubens sugli italiani. Considero pittori come Pietro da Cortona, Giovanni Lanfranco, Luca Giordano e Gian Lorenzo Bernini debitori del suo linguaggio. È una mostra non cronologica, ma che procede per confronti, come quello tra sculture classiche quale l’”Afrodite al bagno” ripresa da Rubens in “Susanna e i vecchioni”: in lui rivive la forza del mito come massima espressione della cultura occidentale. Mi piacerebbe che l’incontro con Rubens lasciasse una traccia della sua natura radiosa del profondo amore per l’arte e la vita che lo contraddistingue. L’architetto Corrado Anselmi ha lavorato per valorizzare il confronto su stile, temi o dettagli.

Per l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno: “Questa mostra offre una visione di Rubens dall’orizzonte ampio, capace di contenere in sé la parabola di sviluppo della sua poetica passando attraverso le influenze classiche, il rapporto con l’arte italiana, la relazione con alcuni artisti suoi contemporanei conosciuti durante i suoi soggiorni nel nostro Paese. Un progetto artistico importante per consentire a tutti di ammirare da vicino l’opera di un grande artista di tutti i tempi, ma anche un’operazione culturale di riscoperta della centralità dell’Italia nello sviluppo della storia dell’arte.

L’Italia è fondamentale per Rubens, così come Rubens per l’Italia: a lui si devono i primi segnali della nascita del Barocco che si diffonde in espressioni altissime in ogni regione. Un’influenza che tutta la critica gli riconosce ed esalta al punto che Bernard Berenson ama definirlo “un pittore italiano”. Infatti scriveva e pensava in italiano.
I suoi rapporti con Genova, Mantova, Venezia e la sua vicenda romana ci permettono di ricostruire il filo che lo lega così profondamente alla cultura italiana, che resterà il tratto d’identità per tutta la sua produzione successiva. Ed è appunto questo il leit motiv della mostra “Pietro Paolo Rubens e la nascita del Barocco”: mettere in evidenza i rapporti di Rubens con l’arte antica e la statuaria classica e la sua attenzione verso i grandi maestri del Rinascimento come Tintoretto e Correggio e soprattutto a far conoscere la straordinaria influenza esercitata dal grande Maestro sugli artisti italiani più giovani, protagonisti del Barocco come Pietro da Cortona, Bernini, Lanfranco, fino a Luca Giordano.
L’evento espositivo, supportato da un prestigioso comitato scientifico composto da Eloisa Dodero, David Jaffe’, Johann Kraeftner, Cecilia Paolini e Alejandro Vergara, patrocinato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, promosso e prodotto dal Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e Civita Mostre, è aperto al pubblico fino al 26 febbraio 2017, nei saloni nobili di Palazzo Reale.
Si potranno ammirare 40 opere di Rubens assieme a quelle di una trentina di artisti italiani, grandi protagonisti del ‘500 e dei primi del ‘600. I prestiti arrivano dai più importanti musei europei come l’Ermitage di San Pietroburgo, il Prado di Madrid, la Gemaldgalerie di Berlino, la collezione del Principe del Liechtenstein e dai Musei Capitolini, la Galleria Nazionale di Arte Antica di Roma, la Galleria Borghese, gli Uffizi e la Galleria Palatina di Firenze, Palazzo Ducale di Mantova, il Museo Archeologico di Napoli.
Tra i capolavori esposti si trovano Saturno che divora uno dei suoi figli, San Gregorio con Santa Domitilla, San Mauro e San Papiniano, il Ritratto della figlia Clara Serema e la splendida Adorazione dei Pastori, proveniente da Fermo, che lo scorso anno a dicembre fu ospitata a Palazzo Marino, ammirata da più di 120mila persone.

LE SEZIONI DELLA MOSTRA

La prima sezione: Nel mondo di Rubens, è dedicata al personaggio Rubens, uomo magnanimo,  aperto e artista dalla creatività impetuosa. La sua personalità assolutamente unica di intellettuale e grande pittore, in grado di trasmettere energie positive in ogni campo nel quale si impegnasse, ha certo una ricaduta particolare sulla sua attività e sui rapporti con principi e protettori, ma anche con altri artisti.  In mostra si trova un suo autoritratto insieme a quello della moglie, conservato agli Uffizi, e della figlia Clara proveniente dalle collezioni del Principe del Liechtenstein. Con supporti informatici è restituita l’immagine della sua casa, come oggi appare, che rispecchia in pieno il volto nuovo di un grande intellettuale imprenditore di se stesso.
In questa sezione, oltre alla sua famiglia sono presentati alcuni dei suoi compagni di strada, come Gaspar Scioppius, messi a confronto con la scultura classica di Seneca e con altri busti antichi, oltre che con il quadro di Seneca morente proveniente dal Prado a sottolineare il filo reiterato dell’ispirazione dell’artista alla filosofia antica.
Pietro Bellori, mette in luce una grandezza d’animo pari a quella d’artista.
 “Benchè egli stimasse sommamente Raffaello e l’antico, li alterava tanto con la sua maniera che non lasciava in essi forma o vestigio per riconoscerli”.
Dopo circa due secoli, nel 1898, leggiamo in Burckhardt parole molto simili, ricordando come Rubens: “Fu anche una natura radiosa, che già con la sua presenza suscitava fiducia e concordia”. L’amore di Rubens per la famiglia va di pari passo con quello per gli amici, espressione di quelle “sue doti naturali di bontà” di cui scrive Bellori.
Lo testimonia il ritratto dell’umanista cattolico Gaspar Schoppe, italianizzato in Scioppius, partecipe del movimento neostoico in cui si coltiva una visione etica del mondo antico, condivisa pienamente da Rubens e dal circolo di intellettuali stranieri che ne fanno parte. Tra questi, vi sono anche l’amatissimo fratello Philip e il filosofo e studioso di Seneca Justus Lipsius. Non meraviglia quindi il grande dipinto Seneca morente, in cui l’artista si ispira a un ritratto antico del pensatore romano. Vi leggiamo l’elogio della saggezza e della ragione dell’uomo giusto, per Rubens modello di tutta una vita. L’antico rappresenta per l’artista una fonte infinita d’ispirazione. Lo vediamo anche nella preziosa tela raffigurante l’Apoteosi di Germanico, rara copia di un cammeo romano. In una lettera del 1622, scritta a Parigi e inviata da Nicolas-Claude Fabri de Peiresc a Girolamo Aleandro a Roma, leggiamo che l’artista è a Parigi e che “ha promesso di disegnare di sua mano i cammei di Augusto et Tiberi“.

La seconda sezione: Santi come eroi, si incentra sulla pittura di soggetto sacro nella quale Rubens per primo introduce elementi di fortissima carica edonistica e classica come nel caso delle pale della Chiesa Nuova, qui documentate da bozzetti e da confronti con dipinti di artisti più giovani da lui fortemente influenzati. Così la grandiosa Adorazione dei Pastori di Rubens, oggi a Fermo, è accostata a quella di Pietro da Cortona, dipinta per la chiesa di S. Salvatore in Lauro, tra le primissime opere del pittore, che dichiaratamente sottolinea la carica innovativa di Rubens, amplificandone l’idea.
Al contempo viene documentata  l’attenzione del maestro verso la pittura veneta e in particolare Tintoretto con il confronto tra il Martirio di Sant’Orsola di Rubens e il Cristo e l’adultera di Tintoretto di cui riprende la luce fulminante.
Nel corso del suo soggiorno italiano Rubens esegue opere di soggetto sacro, grandiose e rivoluzionarie, a Mantova, Genova, Roma e Fermo. L’impressione esercitata sulla generazione degli artisti più giovani, attratti dalla rivisitazione del mondo classico in termini sacri, si coglie in questi primi anni del secolo in quelli che diventeranno i protagonisti del nuovo Barocco: Bernini, Pietro da Cortona, Lanfranco, Luca Giordano e altri ancora. Nel 1606, la decorazione dell’altare centrale della chiesa romana di Santa Maria in Vallicella o Chiesa Nuova, rappresenta per l’artista un’occasione unica. Si tratta, infatti, della più famosa e frequentata chiesa di Roma. Le tre grandiose pale in lavagna, terminate nel 1608, divengono un modello al quale ispirarsi: i santi vi sono rappresentati in modo solenne, come eroi del mondo antico, con volti di imperatori; le sante sembrano matrone romane; al centro, un trionfo di angeli propone un dinamismo nuovo e irrefrenabile che investe tutti i personaggi. È una pittura mai vista prima. Si tratta della più grande novità all’inizio del secolo a Roma, dopo Caravaggio. La versione preparatoria del museo di Berlino testimonia la prima idea di Rubens per la decorazione da sottoporre ai suoi committenti, in cui si condensano le novità del suo originale linguaggio. Il Busto-ritratto femminile del II secolo d.C. ci appare come modello ideale per la santa di profilo, una figura centrale che ricorre anche nel bellissimo bozzetto della Circoncisione, dipinto nel 1605 per la Chiesa del Gesù di Genova. L’energia della decorazione della Chiesa Nuova colpisce così tanto il mondo dell’arte perché in essa si percepisce, in maniera chiarissima, la vera novità del messaggio: la seduzione della pittura sacra e la strada intrapresa verso la sua incontrastata secolarizzazione. Tra i giovani attratti da queste invenzioni spicca Lanfranco. Il suo San Silvestro doma il drago di Caprarola è infatti ricco di rimandi alle invenzioni della Chiesa Nuova, come testimoniano la grandiosità del protagonista e i resti delle antichità sul fondo.

La terza sezione è dedicata alla “Furia del pennello” riprendendo le definizioni dei suoi biografi, così efficaci per descrivere una maniera vorticosa e densa di movimento. La Battaglia dello stendardo e le altre scene concitate  testimoniano proprio questa pittura che, partendo da Leonardo, trova analogie in Bernini e Lanfranco.
Si vuole dare testimonianza dell’energia creativa dell’artista, dai biografi sempre sottolineata e evidente nella sua pittura veemente e impetuosa. Caratteristiche poi tipiche del barocco.

La forza del mito“, la sezione finale e conclusiva della mostra, è particolarmente ampia e scenografica perché riassume  la ricerca artistica di Rubens abbracciando i due fulcri della sua ispirazione: l’attenzione al passato e all’ archeologia e il rapporto con la contemporaneità dall’altra.
Il primo aspetto affronta proprio il rapporto tra Rubens e l’antico, ovvero la cultura classica, ma anche i grandi maestri che lo hanno preceduto,  che divengono spesso il motivo ispiratore della sua pittura. Il rapporto con l’antico è testimoniato dalla presenza della scultura classica. Importanti pezzi archeologici, amati e conosciuti da Rubens sono  presenti in mostra. Tra questi è centrale la figura dell’Ercole Farnese in quanto costituisce un motivo ispiratore davvero ricorrente, più volte e in più angolature ripreso o evocato nei dipinti. È così possibile mettere a confronto l’opera di Rubens con l’antico, ma anche con dipinti riferiti allo stesso tema di Pietro da Cortona dalla collezione del Principe del Liechtenstein e Guido Reni dalla galleria Palatina di Firenze.
Si mettono  infatti  a confronto le invenzioni dei primi anni italiani con l’opera degli artisti del barocco nascente, alimentato da una stessa corrente creativa.  In questa sezione sono presenti opere chiave del  rapporto tra Rubens e i suoi contemporanei ovvero Bernini, Pietro da Cortona, LanfrancoSalvator Rosa e Luca Giordano. Il confronto evidenzierà la comune ispirazione volta verso una secolarizzazione della pittura, sempre più seduttiva e stupefacente.

 

RUBENS E LA NASCITA DEL BAROCCO.
GLI ARTISTI PIÙ GIOVANI E L’EREDITÀ DI RUBENS
di Anna Lo Bianco

A distanza di oltre trecento anni, la percezione dell’ascendente italiano nell’arte di Rubens non cambia, se, in una famosa lettera del 23 febbraio 1608, il padre oratoriano Flaminio Ricci definisce l’artista “fiammingo, ma da putto allevato a Roma” e, nel 1957, Bernard Berenson scrive di Rubens che “è un italiano“. Lo stesso non avviene per altri personaggi importanti, come van Dyck o Velázquez – che pure si fermano in Italia, il primo anche a lungo – per citare solo quelli più vicini per cronologia e per fama. Il soggiorno italiano di Rubens è più lungo e ininterrotto, avviene nel momento iniziale della sua vita d’artista e realizza pienamente le aspettative con le quali egli si era messo in viaggio. I suoi studi sul mondo classico, nella cerchia di cultori dell’antico, la pratica della letteratura, della filosofia, della lingua italiana e del latino lo avevano spinto ad approfondire la conoscenza dell’arte del Rinascimento, con la quale desiderava finalmente incontrarsi. In questa felice congiuntura concorrono certamente tutte le circostanze favorevoli a creare quella che Kubler chiama “catena invisibile“. Secondo le tesi dello studioso, è sempre essenziale il momento in cui un artista compare in “una determinata sequenza storica” – che può essere propizio o meno – e nel quale entrano in gioco gli incontri con personaggi a volte determinanti per il suo successo. Tutto ciò, in buona parte legato al caso, deve poi mettersi in relazione con l’attitudine del carattere, non sempre in grado di cogliere le opportunità che la società gli offre. Il talento gioca quindi un ruolo primario, ma certamente non univoco: senza le occasioni propizie e un temperamento appropriato è molto difficile riuscire a svettare nella sequenza storica di cui si fa parte. Dunque il caso, o meglio la fortuna è assai importante. E Rubens fortunato lo è davvero molto. La sua vicenda sembra esemplificare in pieno le teorie di Kubler, mettendo in fila tutte le componenti necessarie al successo di un giovane artista. Innanzitutto il momento del suo arrivo in Italia, il 1600, anno giubilare, quando le novità in campo artistico sono più dense e stimolanti, come quelle proposte da pittori quali Caravaggio e Annibale Carracci, attivi in grandi committenze ufficiali, in un fiorire di nuovo mecenatismo. Nella prima sosta a Venezia – oltre a un emozionante contatto dal vivo con la grande pittura di Tiziano e Tintoretto studiata ad Anversa – l’artista ha la fortuna di incontrare il segretario del marchese Vincenzo Gonzaga, interessato, fra l’altro, alla ricerca di un pittore da ingaggiare per la corte della nobile famiglia. Rubens resterà al servizio dei Gonzaga fino alla sua partenza, nel 1608, affiancando nel tempo a questo incarico molti altri, tra cui le missioni in Italia e in Spagna, grazie alle quali avrà occasione di arricchire la sua formazione e la sua maturazione artistica. Al convergere di queste favorevoli circostanze Rubens aggiunge la propria straordinaria capacità di intrattenere rapporti interpersonali, da cui emergono la sua statura morale, la benevolenza del carattere e la vocazione diplomatica, elementi particolarmente apprezzati dai Gonzaga e da tutti i committenti con cui sarà in contatto.
Su questa parte della vita di Rubens e sul suo rapporto con l’Italia, Michael Jaffé ha scritto pagine intense e bellissime, dense di intuizioni che accompagnano la lettura filologica dell’opera di quegli anni, evidenziando l’influsso sulla creatività di Rubens dell’arte italiana e del mondo classico, a partire dai quali egli costruisce un vero e proprio patrimonio di idee cui attingere per tutta la sua futura attività artistica. La mole di materiali analizzati da Jaffé è vastissima e va dalle numerose lettere scritte da Rubens, fonti imprescindibili di prima mano, ai documenti, ai molti disegni dall’antico – risalenti soprattutto agli anni romani, 1605-1606, e ben identificabili – da cui emerge l’idea di un mondo classico vibrante e pieno di vita.

Rubens, Autoritratto, 1623

Rubens, Autoritratto, 1623

Pietro Paolo Rubens, nato a Siegen, nell’attuale Germania, il 28 giugno 1577, si trasferì con la famiglia ad Anversa nel 1589, ricevendo un’educazione umanistica e filosofica che volle completare con un viaggio in Italia. Qui soggiornò dal 1600 al 1608, e poté studiare la scultura antica e i maestri del Rinascimento, lasciando importanti capolavori come il trittico per l’altare maggiore di Santa Maria della Vallicella a Roma.
Tornato in patria con un bagaglio di grandi novità artistiche, divenne pittore di corte degli Arciduchi delle Fiandre, intraprendendo parallelamente anche una brillante carriera diplomatica presso i regni di Spagna e d’Inghilterra. Ottenne il cavalierato del Re di Francia e d’Inghilterra. Rubens fu ambasciatore di pace nella guerra dei 30 anni. Si sentiva un cittadino del mondo. Richiesto da molte corti europee e dai maggiori collezionisti del tempo, realizzò grandi capolavori tra cui il famoso ciclo della Vita di Maria de’ Medici per il palazzo del Lussemburgo.
Uomo magnanimo, dedito agli affetti familiari che viveva felicemente come nei suoi rapporti d’amicizia, oltre che grande artista, ebbe anche una ricca bottega con molti allievi tra cui Antoon van Dyck e altri importanti pittori. Rimasto vedovo di Isabella Brant, si risposò con la giovane Hélène Fourment, avendo in tutto sette figli. Morì ad Anversa il 30 maggio 1640: il suo stile magniloquente, denso di energia creativa,  segnò la nascita del nuovo linguaggio barocco. 


Pietro Paolo Rubens e la nascita del Barocco
Sede: Milano, Palazzo Reale – Primo Piano Nobile
Dal 26 ottobre 2016 al 26 febbraio 2017
A cura di: Anna Lo Bianco
Comitato Scientifico: Eloisa Dodero, David Jaffé, Johann Kraeftner, Anna Lo Bianco, Cecilia Paolini, Alejandro Vergara.
Una mostra: Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale, Civita Mostre
Patrocinio: MIBACT – Ministero dei beni e delle attività culturali e del Turismo
Sostegno di : VISITFLANDERS – Ente del Turismo delle Fiandre, della media partnership con il  Corriere della Sera  e di ATM, Kartell, Ferrovie dello Stato – Trenitalia, la Rinascente, TRI-R by Toshiba Materials come sponsor tecnici.
Catalogo: Marsilio
Progetto allestimento: Corrado Anselmi
Info mostra: 199.15.11.21 (dall’estero 02 89096942) (dal lunedì al venerdì 9.00-18.00; il sabato 9.00-12.00) – www.palazzorealemilano.it – www.mostrarubens.it
Orari: Lunedì: 14.30 -19.30, martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30 -19.30, giovedì e sabato: 9.30 – 22.30; La biglietteria chiude un’ora prima
Biglietti: Intero € 12,00; Riduzioni per i possessori biglietto Treno e Cartafreccia
I possessori del biglietto ferroviario Frecce Trenitalia con destinazione Milano (data di viaggio entro 5 giorni dalla visita mostra) e i possessori di Cartafreccia, possono accedere con la formula 2×1; Ridotto € 10,00, per studenti dai 6 ai 26 anni, gruppi (minimo 15 massimo 25 persone), over 65, disabili, militari, forze dell’ordine non in servizio, insegnanti, tesserati Touring Club e FAI, card Musei Civici Milanesi, card Lunedìmusei; Ridotto Card Lombardia € 8,00 per i titolari Card Lombardia; Ridotto speciale € 6,00 clienti di Share’ngo a Milano, per scuole di ogni ordine e grado, gruppi organizzati direttamente da FAI e Touring Club (senza diritto di prenotazione), abbonati annuali e dipendenti ATM, titolari Rinascentecard, giornalisti non accreditati, studenti Summer School
Biglietto famiglia: € 10,00 a testa per uno o due adulti + € 6,00 per ciascun bambino dai 6 ai 14 anni.
Biglietto aperto: € 14,00, utilizzabile senza vincolo di data e orari, acquistabile in biglietteria e online
Gratuito: per minori di 6 anni, un accompagnatore per gruppo, due insegnanti accompagnatori per classe, un accompagnatore per disabile che ne presenti necessità, giornalisti accreditati dall’Ufficio Stampa del Comune o della mostra, guide turistiche abilitate, tesserati ICOM, dipendenti della Soprintendenza ai Beni Paesaggistici e Architettonici di Milanoù
Uffici StampaComune di Milano: Elena Conenna – Tel. 02 88453314 –  Elenamaria.conenna@comune.milano.it
Civita: Ombretta Roverselli – Tel. 02 43353527 –  o.roverselli@operalaboratori.com; Barbara Izzo – Arianna Diana: Tel. 06 692050220-258 –  b.izzo@operalaboratori.com; a.diana@operalaboratori.com 
Marsilio Editori: Valentina Bortoletto – tel. 041 2406546 – V.Bortoletto@marsilioeditori.it    

Palazzo Reale
Piazza del Duomo, 12
Milano


Catalogo: Marsiglio Editore
A cura di: Anna Lo Bianco
Formato: 24 x 29 cm; brossura con alette
Pagine: 272 con 134 immagini a colori
Prezzo: in mostra 29; in libreria 34

“Il soggiorno di Rubens in Italia lascia una traccia indelebile nel suo mondo di artista. Finalmente a contatto con l’arte antica e con il Rinascimento, oggetto dei suoi amati studi, l’artista sprigiona una vena creativa densa di energia drammatica che reinterpreta tutti gli stimoli del passato in invenzioni personalissime e ardite. Se l’Italia è stata così importante per Rubens, non possiamo altresì non riconoscere che Rubens è stato ugualmente determinante per l’Italia, per tutti quegli artisti di una generazione più giovane che hanno visto in lui un’energia creativa nuova e prorompente. Le opere di Pietro da Cortona, Bernini, Lanfranco, fino a Luca Giordano e Salvator Rosa testimoniano l’evidente debito nei confronti dell’artista fiammingo, interpretato poi da ognuno secondo la propria visione. Quanto ha contribuito Rubens alle vicende italiane del Barocco nascente? È una domanda che a questo punto ci si deve porre.
Anna Lo Bianco

Negli ultimi venti anni sono stati dedicati un gran numero di eventi espositivi alla cultura figurativa del Seicento, indagandone le personalità più significative nonché il tessuto ideale alla base di tanti movimenti culturali. Possiamo ricordare le mostre monografiche su Domenichino, Pietro da Cortona, Bernini, Algardi, Lanfranco, Caravaggio, Gentileschi. L’idea di proporre una monografia su Rubens si presenta in linea con la rilettura della complessa cultura figurativa di questo secolo, permettendoci di far luce su un personaggio centrale per gli sviluppi del nuovo gusto barocco, ricapitolando il ruolo svolto dal passato e dai suoi monumenti classici. Nasce così un volume che ripercorre la produzione di un artista così famoso e così centrale per la storia dell’arte europea, eppure forse ancora poco o parzialmente conosciuto in Italia. Il catalogo si apre con il lungo saggio della curatrice Anna Lo Bianco (Rubens e la nascita del Barocco. Gli artisti più giovani e l’eredità di Rubens). Seguono i saggi di Alejandro Vergara (L’idealismo di Rubens: visioni dell’assoluto), David Jaffé (Rubens e l’Italia), Eloisa Dodero (Rubens e il dialogo con l’antico) e Cecilia Paolini (Il gentiluomo d’Anversa: una vita fra arte e diplomazia).
Completano il volume le tavole di 71 opere che illustrano, in quattro sezioni tematiche, la visione universale, densa di vitalità impetuosa, di uno dei precursori del Barocco e mettono in evidenza la fortissima influenza esercitata dai dipinti di Rubens sugli artisti italiani della generazione più giovane.

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