Sarenco, (Isaia Mabellini) Vobarno (BS) 1945 – Brescia, 6/02/2017

“Sono sempre stato costretto a creare scandali per spiegare me stesso…

Opporre Opposizione, scritto in nero, con alcune lettere rosse per formare la parola poesia. La poesia, per me, esiste solo come lotta, come opposizione a qualcosa. Opposizione ideologica, opposizione politica, opposizione linguistica. Credo che la mia poetica possa essere riassunta in questo titolo. Opporre Opposizione, ai Rossi e ai Neri, l’eterno conflitto…

La poesia è violenza, cioè: la trasgressione della spietata logica della società d’opulenza e del suo razionalismo metodico ed autoritario. D’altra parte è anche la trasgressione della civiltà stessa: o la poesia, e l’arte in genere, trasforma profondamente i costumi oppure non è niente.”

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Sarenco, Isaia Mabellini, nasce a Vobarno (Brescia), nel 1945.
Dopo gli studi di filosofia compiuti presso l’Università di Milano inizia la sua attività artistica come poeta lineare nel 1961 (cfr. La condizione instabile, Archivio Denza 1974), per poi passare rapidamente alla ricerca verbo-visiva. A partire dal 1963 entra in contatto con il fiorentino Gruppo 70 e stringe personale amicizia con Eugenio Miccini. Sempre nel 1963 fonda e dirige la prima di moltissime riviste di esoeditoria di cui sarà ideatore nella propria carriera, Il Tarlo Valsabbino. Fin da questi primi anni di militanza nel mondo artistico svolge un’intensa attività editoriale e organizzativa, ed espone in Italia e all’estero le sue opere, entrando in contatto con artisti come Ugo Carrega, Julien Blaine, Jean-François Bory, Jochen Gerz, Paul De Vree, Jean-Claude Moineau e critici come Gillo Dorfles. Nel 1968 fonda con Enrico Pedrotti la Galleria-Libreria La Comune di Brescia e poco più tardi inaugura le pubblicazioni della rivista «Amodulo» e delle omonime Edizioni. Sempre nella città lombarda Sarenco aprirà negli anni importanti spazi espositivi come la galleria Amodulo (1970) e lo Studio Brescia (1972). Nel 1971 fonda con Paul De Vree la rivista «Lotta Poetica» tentando di unire il lavoro della casa editrice Amodulo con quello della belga De Taffelronde. Sotto la direzione dei due, la rivista avrà una vita piuttosto lunga e sarà edita in tre serie (1971/1975; 1982/1984 e 1987). Nel 1972 Sarenco espone per la prima volta presso la Biennale di Venezia (vi tornerà altre due volte, nel 1986 e nel 2001). Nello stesso anno fonda con Eugenio Miccini, la casa editrice SAR.MIC con lo scopo precipuo di promuovere il lavoro di numerosi poeti visivi italiani e internazionali. Nel 1977, sempre con Miccini, dà vita alla casa editrice Factotum Art e alla conseguente rivista «Factotum» (1977/1979). In questi anni partecipa attivamente anche alla programmazione della galleria Centro di Paolo Berardelli a Brescia e si impegna in prima persona nello sviluppo dell’Archivio Denza di poesia visiva con cui collabora dal 1970. Negli anni Ottanta fonda la rivista di dischi «RadioTaxi» (1982/1984), con la quale pubblica in versione audio importanti autori di poesia d’avanguardia e sperimentale. Nello stesso periodo apre a Illasi (Vr) la Domus Jani, centro di ricerca culturale e fonda con Miccini Verona Voce. Il mensile intelligente di Verona. Nel 1984 realizza il suo primo cortometraggio, Collage, e l’anno seguente viene invitato al XLII Festival del cinema di Venezia. Negli anni successivi realizzerà altri cinque film: In attesa della terza guerra mondiale nel 1985, Benvenuto grande cinema nel 1987, Pagana nel 1988, Safari nel 1990 e Performance nel 1993. Dal 1982 Sarenco intraprende numerosi viaggi in Africa che lo porteranno ad instaurare un legame profondo con questa terra, tanto da decidere di trasferirsi per un lungo periodo in Kenya e di dedicarsi con grande entusiasmo alla promozione dell’arte e della fotografia africana. Da questo momento in poi l’Africa diventa protagonista all’interno della sua produzione artistica: l’opera più emblematica di questo suo nuovo percorso è senza dubbio l’installazione La platea dell’Umanità, presentata alla Biennale di Venezia del 2001. Il lavoro è composto dall’assemblage di oltre 300 opere: dipinti, disegni, tavole incise, sculture di grandi dimensioni realizzate a Malindi in Kenya, da artisti e artigiani locali. Personaggio senza dubbio eclettico Sarenco si dedica nel corso degli anni anche alla sperimentazione video e sonora; nei suoi lungometraggi riprende l’idea del collage montando, senza un apparente intento narrativo, scene di diversa ambientazione e tematica. Scrive il suo primo soggetto cinematografico nel 1968, che poi gira nel 1984 con il titolo Collage. A Malindi apre quindi una galleria d’arte e pubblica raccolte poetiche e poetico-visive, come Malindi dias, Malindi e M.A.L.I.N.D.I., e organizza importanti esposizioni come la Prima Biennale d’Arte Contemporanea di Malindi. L’anno successivo viene invitato a presentare la pellicola al Festival del Cinema di Venezia. A questa ne seguono altre cinque: In attesa della terza guerra mondiale nel 1985, Benvenuto grande cinema nel 1987, Pagana nel 1988, Safari nel 1990 e Performance nel 1993. Anche negli ultimi anni, tra l’Italia e il Kenia, Sarenco persevera nella propria azione di promoter, organizzatore culturale e artista visivo. Tra le ultime imprese ricordiamo la fondazione della rivista «Sarenco’s», la nuova seria di «Lotta Poetica» (The New Lotta Poetica), la costituzione della Galleria Sarenco Club e di alcuni centri come l’Archivio Europeo del Film e del Video d’Artista.
Sarenco ha realizzato con Sergio Dangelo Bella come la bella Blanzesmano, Edizioni rare 1988; con Paul de Vree, Il libro 1968-71, Amodulo 1976; con Richard Onyango M.A.L.I.N.D.I., Parise 1991. Molto più numerosi e rilevanti i libri d’artista, o i libri di poesie visive pubblicati individualmente da Sarenco, tra cui non si può non ricordare Achtung Dichter pubblicato dall’editore Sampietro come “fuori numerazione” nella collana «Underground/A» (1972).

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Ricorda Renato Corsini, direttore del Macof:Nel 2016 avevamo curato insieme la mostra Due poeti a Brescia alla Fondazione Berardelli. E l’anno scorso abbiamo condotto con un’esposizione su Fabrizio Garghetti la rivalutazione di un archivio che racconta la nostra storia recente da un punto di vista affascinante”.
Gli ultimi tempi sono stati un calvario. Il trapianto, la dialisi, le ricadute. Le febbri. La broncopolmonite che ha colpito, infine, un fisico ormai provato. Ma la curiosità per la vita non è mai venuta meno.
Gian Paolo Laffranchi: “Due anni fa era stato colpito da un ictus, eppure dopo 3-4 mesi era già in piedi. Una forza d’animo pazzesca. Solo una settimana fa parlavamo di nuove mostre. Un carattere forte.

Il precursore della poesia visiva è stato salutato da una quindicina di intimi senza cerimonie funebri per sua espressa volontà.

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Principali mostre

1970 – Stedeljik Museum, Amsterdam
1972 – Biennale di Venezia; Documenta di Kassel
1986 – Biennale di Venezia
1995 – Rocca di Umbertide
2001 – Biennale di Venezia
2002 – Mostra Nazionale Svizzera, Biel
2004 – Fondazione Mirò, Barcellona; Biennale di Siviglia
2006 – Castello Visconteo, Pavia
2007 – Biennale di Malindi
2008 – Franco Riccardo, Napoli
2009 – Centre Culturel Français, Pointe Noire; Centro Allende, La Spezia; Fondazione Berardelli, Brescia; Biennale di Malindi, Malindi


 

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